Bolzaneto (, pronunciato , o ) è un quartiere genovese della Val Polcevera, compreso tra i quartieri di Rivarolo a sud e Pontedecimo a nord e confinante con i comuni di Ceranesi a nord-ovest e Serra Riccò e Sant'Olcese a nord-est.
Il territorio della ex circoscrizione confina anche, ad ovest, lungo i crinali dei monti, con Sestri Ponente, ma non vi sono strade di collegamento dirette.
Bolzaneto è stato comune autonomo dal 1854 al 1926 (riconducibile al 1797, quando la sede del comune era nella frazione di Brasile).
Descrizione
L'ex circoscrizione di Bolzaneto fa parte insieme a Rivarolo e Pontedecimo del Municipio V Valpolcevera e comprende le unità urbanistiche "Bolzaneto" e "Morego", che insieme hanno una popolazione di abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2022).
Territorio Il territorio dell'ex circoscrizione di Bolzaneto si estende su entrambi i versanti del Polcevera. Il centro principale (Bolzaneto) si trova sulla sinistra del torrente, lungo la ex Strada statale 35 dei Giovi.
Sull'argine che divide l'abitato dal torrente, costruito intorno alla metà dell'Ottocento, corre il ramo più vecchio della linea ferroviaria Genova-Torino, quello passante per Busalla.
All'interno delle due unità urbanistiche che formano la circoscrizione sono comprese le frazioni di Brasile, Cremeno e Geminiano, in collina sul versante sinistro della Val Polcevera, Murta, anch'essa in collina ma sul versante destro, Morego e Morigallo alla confluenza tra il Secca e il Polcevera. Il paesaggio della Valpolcevera alle spalle di Bolzaneto, sul lato sinistro della valle, è caratterizzato dalla presenza dei forti Diamante e Fratello Minore, che costituiscono parte delle antiche fortificazioni genovesi.
Sul versante destro della Valpolcevera, sul monte Figogna (804 metri), sorge il santuario di Nostra Signora della Guardia, dal quale si gode un'ampia vista su tutta la valle. Il santuario, situato nel comune di Ceranesi, è raggiungibile con la strada provinciale 52 che ha inizio a Bolzaneto.
Origine del nome Il nome di Bolzaneto deriva dall'antico termine genovese bossonea, che indicava un luogo in cui crescevano rovi o simili piante spinose.
Secondo Gaetano Poggi (1856-1919), che fu assessore alle Belle Arti del Comune di Genova, invece Bolzaneto significherebbe "la casa del pastore" (Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol XXX).
Storia Dalle origini al Settecento Le origini di Bolzaneto sono da ricercare negli insediamenti sviluppatisi sui versanti collinari, lungo le antiche vie di comunicazione dalla costa verso l'entroterra e la pianura Padana: Geminiano, Brasile e Cremeno sul versante sinistro della Val Polcevera e Murta dalla parte opposta. Il fondovalle, dove oggi è concentrata la parte più consistente del moderno insediamento, era un tempo in gran parte occupato dal greto del Polcevera, soggetto a piene improvvise quanto devastanti e per questo assai temuto e di conseguenza quasi completamente spopolato. Nell'attuale zona di Bolzaneto i primi insediamenti lungo le sponde del torrente, dovuti a ragioni di carattere militare o religioso, furono il castello di Montebello (intorno al XIV secolo) e il convento di S. Francesco alla Chiappetta (fine del XIII secolo), attorno ai quali nel tempo si svilupparono i due nuclei storici dell'attuale quartiere.
Del borgo di Bolzaneto, costituito da un gruppo di povere case ai piedi del castello, alla sinistra del torrente, in prossimità del punto in cui questo formava un'ampia ansa, si hanno notizie certe a partire dal 1050. Il paese era una piccola frazione sottoposta all'autorità civile e religiosa di Brasile e tale rimase fino alla metà dell'Ottocento, quando la sede comunale ed il titolo parrocchiale furono trasferiti a Bolzaneto. Nel Trecento nel borgo fu costruita una cappella intitolata a Nostra Signora della Neve.
A breve distanza, ma a quell'epoca ancora sulla sponda destra del Polcevera, alla fine del Duecento fu edificato il convento di S. Francesco alla Chiappetta.
Nel 1337 il borgo di Bolzaneto fu devastato nel corso delle cruente lotte di fazione fra guelfi e ghibellini; durante questi combattimenti fu distrutto il fortilizio fatto costruire dagli Adorno, poi ricostruito nel 1380 dalla Repubblica di Genova.
A partire dal XV secolo ha inizio una massiccia presenza delle famiglie patrizie genovesi, che costruirono nella zona le loro residenze di villeggiatura, alle quali erano spesso associate tenute agricole, che per vari secoli hanno caratterizzato il paesaggio della vallata, legandone strettamente l'economia a quella della vicina città.
La guerra del 1746 Nel Settecento la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca. La Valpolcevera nel 1746 fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, che arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all'insurrezione popolare del 5 - 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla.
L'11 aprile 1747 un altro esercito austriaco, al comando del conte di Schulenberg, ritentò di occupare nuovamente Genova. Gli invasori, scesi da nord attraverso i valichi appenninici, occuparono tutta la Valpolcevera, portando saccheggi e distruzioni, e strinsero d'assedio Genova. Avvennero aspri combattimenti tra gli austriaci da una parte e volontari della Valpolcevera (inquadrati in compagnie divise per parrocchie) e truppe regolari della Repubblica di Genova dall'altra. Il 19 luglio 1747 gli Austriaci abbandonarono la Valpolcevera, lasciandosi alle spalle una scia di morte e distruzione e furono definitivamente ricacciati oltre Appennino nel febbraio del 1748.
A fare le spese di quel triste periodo furono soprattutto le località collinari, sia durante la prima avanzata delle armate austriache nel 1746, sia durante il lungo assedio ai confini della città nei primi mesi dell'anno successivo. Numerosi sono i resoconti sulle violenze e le distruzioni perpetrate dai soldati austriaci, assetati di bottino. Delle proteste della popolazione si fecero portavoce i parroci, le cui chiese erano state depredate e gravemente danneggiate. I centri più colpiti furono Brasile, Cremeno, Geminiano e soprattutto Murta, dove nella villa Bonarota (villa Clorinda) il generale Schulemberg aveva posto nell'aprile del 1747 il proprio quartier generale, nell'attesa, rivelatasi poi vana, di poter riconquistare Genova. In precedenza, nel settembre del 1746, gli austriaci avevano distrutto la canonica e depredato la chiesa. Altro centro che aveva subito gravi perdite era Cremeno, dove era morta la metà dei circa 500 abitanti, soprattutto per le misere condizioni di vita in quei tragici mesi. Subito dopo la guerra in tutti i paesi colpiti ebbe inizio l'opera di ricostruzione di chiese, case, fienili e stalle e il ripristino dei campi coltivati, saccheggiati dagli invasori.
Pochi anni più tardi un notevole contributo allo sviluppo economico della valle fu dato dall'apertura, negli anni settanta del Settecento della nuova strada sul fondovalle, chiamata “Camblasia” perché costruita a proprie spese dal doge della Repubblica di Genova Giovanni Battista Cambiaso, in cambio di benefici fiscali (ed anche per rendere più agevole il percorso tra Genova e la sua villa di Cremeno). La nuova arteria creò nuove opportunità di lavoro legate ai servizi offerti ai viaggiatori, nel campo della ristorazione, con l'apertura di numerose osterie e nei servizi di assistenza (riparazione dei carri, accudimento degli animali e magazzinaggio delle merci), attività che affiancarono la tradizionale economia agricola della zona, che beneficiò a sua volta di nuove opportunità di vendita dei propri prodotti.
L'Ottocento L'istituzione del comune
Nel 1797 la discesa in Liguria dell'esercito napoleonico decretò la fine della plurisecolare Repubblica di Genova che, ribattezzata “Repubblica Ligure”, passò sotto il controllo francese; anche in questa circostanza i valligiani polceveraschi, diffidenti verso le idee rivoluzionarie di cui i francesi erano portatori e che mettevano in discussione il loro consolidato attaccamento alle tradizioni, tentarono di resistere, ma nulla poterono contro il potentissimo esercito francese. Con i nuovi ordinamenti francesi dal 1798 fu istituito il comune di Brasile, capoluogo dell'VIII Cantone all'interno del circondario di Rivarolo, nel Dipartimento di Genova, con giurisdizione, oltre che sul borgo di Bolzaneto anche sulle comunità di Casanova e Cremeno.
Nel 1800, durante la guerra tra la Francia e le potenze europee (Austria, Inghilterra, Russia e Prussia), Genova subì un duro assedio per mare e per terra da parte di austriaci e inglesi ed ancora una volta la Valpolcevera divenne teatro di battaglia (aspri scontri tra gli assedianti austriaci e i francesi avvennero nella zona di Brasile e Geminiano, senza peraltro che le popolazioni locali partecipassero) fino alla provvisoria resa del generale Massena del 4 giugno 1800. Venti giorni dopo, in seguito alla vittoria nella battaglia di Marengo, i francesi rioccuparono definitivamente la Liguria. Anche se non paragonabili con le sofferenze patite durante la guerra del 1747, i polceveraschi subirono molti disagi, soprattutto per la mancanza di cibo in conseguenza dell'assedio anglo-austriaco.
Nel 1805 la Repubblica Ligure fu annessa all'Impero francese e con essa tutti i paesi della Valpolcevera. Nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna la ex Repubblica Ligure napoleonica passò al Regno di Sardegna, e quindi anche il comune di Brasile, che nel 1834 il Casalis descriveva ancora come un piccolo comune con una economia prevalentemente agricola:
Il piccolo comune riuscì a svolgere i compiti essenziali che gli erano affidati, pur tra molti problemi, quali la mancanza di una idonea sede (le riunioni si tenevano in abitazioni private o nella sagrestia della chiesa di S. Felice), la scarsità di risorse e la difficoltà a reperire tra la popolazione locale le competenze necessarie per l'amministrazione del comune. Il primo sindaco, Giuseppe Vivaldi, era un funzionario governativo inviato a svolgere il compito di segretario comunale, poi divenuto sindaco durante l'amministrazione francese e confermato dopo il 1814 da quella sabauda.
La costruzione della ferrovia e l'espansione edilizia
Il quadro descritto dal Casalis era destinato a mutare rapidamente nei decenni successivi, quando quei pochi addetti alle arti meccaniche fugacemente citati dallo storico piemontese sarebbero cresciuti di numero diventando la principale forza lavoro dell'economia locale. Infatti, intorno al 1850, con l'apertura della linea ferroviaria e l'arginatura del Polcevera, ebbe inizio una radicale trasformazione urbanistica accompagnata dalla progressiva industrializzazione del territorio bolzanetese. Con la costruzione della ferrovia Genova-Torino, inaugurata nel 1853, si rese necessario rettificare ed arginare il corso del torrente Polcevera, eliminando l'ansa da questo formata. La costruzione del terrapieno sopraelevato sul quale correva la nuova linea ferroviaria, che costituiva anche un solido argine alle acque del torrente, veniva anche a risolvere definitivamente i problemi creati dai frequenti straripamenti che causavano periodicamente gravi danni e talora anche vittime. L'ultimo grave episodio si era verificato il 26 agosto del 1834, quando le acque in piena avevano inondato la zona della Chiappetta ed altre aree nel fondovalle.