La celebrazione della Passione del Signore (Missale Romanum 2002, Feria VI in Passione Domini (p.313); detta anche azione liturgica della Passione del Signore o celebrazione 'in Passione Domini') è la funzione liturgica della Chiesa cattolica che si tiene nel pomeriggio del Venerdì santo (e per questo è detta anche azione liturgica pomeridiana), in ricordo della passione di Gesù e della sua morte in croce.
È la seconda celebrazione del Triduo Pasquale e tradizionalmente tale celebrazione era officiata alle ore 15:00 del venerdì, ora nella quale, secondo i Vangeli, Cristo esalò l'ultimo respiro; oggi, secondo necessità, essa può essere spostata a ora più tarda, ma comunque sempre nel pomeriggio.
Struttura della celebrazione nel rito romano La celebrazione incomincia in silenzio: nessun'antifona introitale è prevista e non si effettua alcun canto; il sacerdote e il diacono (se partecipa un diacono) indossano i paramenti da messa di colore rosso. Arrivati al presbiterio, si prostrano o si inginocchiano per qualche momento in silenziosa preghiera, mentre tutti gli altri si inginocchiano. Quindi si alzano e raggiungono il loro posto insieme al clero. Arrivato alla sede il sacerdote pronuncia una orazione, senza saluto o parole di introduzione.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 4–6
Segue la liturgia della Parola, che consta di: una prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia (Is ); il salmo responsoriale (Sal ); una seconda lettura tratta dalla Lettera agli Ebrei (Eb ); la Passione secondo Giovanni (Gv ), preceduta dal canto di acclamazione e seguita solitamente dall'omelia; la Preghiera Universale, formata da dieci intenzioni in preghiera, introdotte da un diacono o un altro ministro e concluse ciascuna con l'orazione del sacerdote.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 7–13
Quindi comincia l'adorazione della Santa Croce, in una delle due forme previste dal rito; nella prima, si porta al presbiterio una croce velata; ivi il sacerdote la svela in tre momenti, intonando (con il canto a cappella) o recitando l'"Ecce lignum crucis" (Ecco il legno della croce), a cui il popolo risponde "Venite adoremus" (Venite adoriamo); a ogni momento, dopo il canto, tutti si inginocchiano in silenziosa adorazione. Svelata totalmente la croce, essa viene esposta per il bacio della croce, da parte del clero e del popolo, mentre la schola può intonare dei canti, come gli Improperia (in genere senza il supporto di organo o altri strumenti musicali, che comunque non possono suonare senza canto) o si possono leggere delle antifone indicate.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 14–21
Seguono i riti di Comunione; la croce viene posta sopra l'altare e, dal luogo della riposizione, vengono portate le Ostie consacrate la sera prima. Quindi il sacerdote introduce il Padre nostro e alcune poche orazioni, riceve la Comunione e la distribuisce al popolo.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 22–28
Terminata la Comunione, le ostie che restano sono portate a un luogo fuori della chiesa o, se necessario, messe nel tabernacolo.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 29
Quindi, letta l'Orazione dopo la Comunione e l'Orazione sul popolo, senza dare alcuna benedizione, il sacerdote e i ministri, dopo avere fatto genuflessione alla croce, fanno ritorno in sacrestia in silenzio, senza canti o musica.Missale Romanum, Feria VI in Passione Domini, 30–32
Il Venerdì santo è richiesto a tutti i fedeli con più di 14 anni l'astinenza dalle carni e ai fedeli tra i 18 e i 60 anni il digiuno ecclesiastico.
Struttura della celebrazione secondo il messale del 1962 La forma celebrativa presente nell'edizione 1962 del Messale Romano promulgata dal papa Giovanni XXIII differisce dalla riforma introdotta dal papa Pio XII nel 1955 (con effetto dal 25 marzo 1956)Decreto Maxima redemptionis, AAS 47 (1955), p. 838 solo nella preghiera per la conversione dei giudei: rimosse l'aggettivo "perfidis" e sostituì Judaicam perfidiam con Iudaeos. Papa Pio XII aveva già fatto accompagnare tale preghiera per i giudei con Oremus. Flectamus genua. Levate. La preghiera fu riscritta da papa Benedetto XVI nel 2008.
Nella riforma il titolo della celebrazione diviene De solemni actione liturgica postmeridiana in Passione et Morte Domini e non più Missa Praesanctificatorum. L'altare è sprovvisto di croce, tovaglia e candelabri. Vanno all'altare il celebrante, rivestito di camice e stola nera, il diacono, che indossa anch'egli la stola nera, e il suddiacono. In nessun punto della celebrazione si prevede l'uso del manipolo. Il celebrante e i ministri sacri (diacono e suddiacono) si prostrano e gli altri si inginocchiano. A conclusione di questa preghiera fatta in silenzio, mentre tutti gli altri restano in ginocchio, il celebrante si alza e canta un'antica orazione (non inclusa nelle edizioni del Messale romano prima di quella del 1962) senza Dominus vobiscum e senza Oremus e con le mani giunteLe mani non sono estese davanti al petto, ma tenute in modo che la palma dell'una guardi verso l'altra e che le dita non debbano elevarsi più in alto delle spalle né estendersi più ampiamente, come prescritto generalmente nel messale tridentino prima dell'edizione del 1962..
Quindi si legge in latino un passo del libro del Profeta Osea e si canta o si recita un responsorio di versetti del cantico di Abacuc. Poi il diaconoSe manca il diacono, è il celebrante a dire Flectamus genua e Levate. dice Flectamus genua e, dopo una breve preghiera silenziosa inginocchiati, Levate, e un'altra orazione. Si legge l'inizio del capitolo 12 del Libro dell'Esodo, cui segue in forma responsoriale alcuni versetti del salmo 140/139. Segue il canto o la lettura della Passione secondo Giovanni, in questo giorno luttuoso senza l'incenso e i lumi che di solito accompagnano la proclamazione del Vangelo. Si prevede che la prima lettura sia proclamata da un lettore, la seconda da un suddiacono e quella della Passione da tre diaconi; in assenza di tutti questi le letture sono fatte dal celebrante.Messale Romano 1962, Feria Sexta in Passione et Morte Domini, 4–11
Quindi il celebrante indossa il piviale nero, il diacono la dalmatica nera e il suddiacono la tunicella nera. Gli accoliti stendono una tovaglia sull'altare e mettono al centro il Messale, da dove il sacerdote canterà le "Orazioni Solenni, dette anche Orazione dei Fedeli". A ciascuna di queste nove orazioni, il celebrante invita i fedeli a pregare per un'intenzione, il diacono comanda di mettersi in ginocchio e, dopo qualche istante di silenzio, lo stesso diacono (non il suddiacono, come nelle edizioni del Messale Romano fino al 1955) comanda di rialzarsi. Poi il sacerdote recita l'Orazione. Queste orazioni sono nell'ordine pro Sancta Ecclesia, pro Summo Pontefice, pro omnibus ordinibus gradibusque fidelium, pro res publicas moderantibus, pro catechumenis, pro fidelium necessitatibus, pro unitate Ecclesiae, pro conversione Iudaeorum, pro conversione infidelium.Messale Romano 1962, Feria Sexta in Passione et Morte Domini, 12–13a
Poi il celebrante e i sacri ministri si tolgono i paramenti neri, ma il celebrante e il diacono conservano la stola nera. Il diacono porta la croce velata al presbiterio e il celebrante la scopre in tre fasi al canto Ecce lignum. Segue la sua devota adorazione da parte di ministri e fedeli, mentre si cantano gli Improperia: il Popule meus con l'inno Trisagio, l'antifona Crucem tuam adoramus con un versetto del salmo 67/66 e il Crux fidelis.Messale Romano 1962, Feria Sexta in Passione et Morte Domini, 14–19
Terminata l'adorazione, il celebrante e i sacri ministri (se ci sono), tolta la stola nera, si mettono i paramenti violacei (senza manipolo). Il diacono porta dall'altare della reposizione la pisside con delle ostie piccole consacrate il giorno precedente. Tutti recitano in latino il Padre nostro con Amen e si dà la Comunione ai partecipanti. Poi il sacerdote dice tre Orazioni e si ritira con i ministri. Più tardi si riporta il Santissimo Sacramento senza solennità all'altare della reposizione e si spoglia l'altare della chiesa.Messale Romano 1962, Feria Sexta in Passione et Morte Domini, 20–38
Struttura della celebrazione tridentina fino al 1955
Prima della riforma liturgica introdotta da papa Pio XII nel 1955 la celebrazione liturgica del Venerdì santo, Feria sexta in Parasceve, si faceva nella tarda mattinata. Il sacerdote indossa una pianeta di colore nero; il diacono e il suddiacono, ai quali in simili giorni di lutto non è permesso portare dalmatica e tunicella, indossano (almeno nelle chiese più grandi, che ne erano fornite) delle pianete plicate nere. Questa è l'unica occasione fuori dai requiem in cui il Messale tridentino prevede l'uso di paramenti di questo colore.
All'arrivo nel presbiterio i ministri sacri si prostrano in silenzio per un po', tradizionalmente per la durata della recita del Miserere, e gli accoliti stendono sull'altare una sola tovaglia bianca che rappresenta il sudario di Cristo, e ci mettono sopra il messale dal lato dell'Epistola. Poi i ministri sacri si alzano e salgono all'altare.
Non essendoci né introito né Kyrie, si comincia poi direttamente con le letture bibliche, le stesse che sarebbero state conservate nella riforma del 1955, ma seguite da tratti, che la riforma del 1955 riformulò in responsori. Mentre vengono proclamate le letture, il sacerdote, stando all'altare, le legge per sé stesso a bassa voce. Si prevede che la Passione sia cantata da tre diaconi, riservando l'ultima parte al diacono principale.
Vengono poi cantate le orazioniNel Messale romano non avevano nome, la riforma del 1955 le avrebbe chiamate "Orazioni Solenni, dette anche Orazione dei Fedeli"., il cui testo rimase uguale fino alla modifica, nel 1962, di quella per i giudei. Fra esse si trovava un'orazione per l'Imperatore, che però, dopo lo scioglimento del Sacro Romano Impero, non venne più recitata.La riforma del 1955 l'avrebbe sostituita con l'orazione pro res publicas moderantibus. Queste orazioni sono senza titoli, titoli che vennero aggiunti nel 1955. In quella che nel 1955 sarebbe stata intitolata pro conversione Iudaeorum il Messale indica che – contrariamente a quello che si faceva nelle altre orazioni – dopo l'invito del sacerdote a pregare non ci si mette in ginocchio e il sacerdote recita senza pausa intermedia la corrispondente preghiera, alla quale non si risponde Amen.
Poi i ministri sacri si tolgono i manipoli, il sacerdote la pianeta, il suddiacono la pianeta plicata. Il diacono ha già rimosso la sua pianeta plicata e si è messo la stola lata, detta popolarmente "stolone", durante il canto della Passione. Il sacerdote riceve dal diacono la croce velata e la scopre gradualmente mentre canta per tre volte Ecce lignum Crucis.... Appoggia la croce sui gradini dell'altare, si toglie le scarpe e fa tre doppie genuflessioni (su ambedue le ginocchia e inchinandosi profondamente) avvicinandosi alla croce per baciarla. Gli altri ministri fanno lo stesso gesto, durante il quale si cantano gli Improperia, che il sacerdote recita privatamente.