La collezione Barberini è una collezione d'arte nata nel corso del Seicento a Roma, una delle principali espressioni del barocco..

La figura familiare dominante in ambito mecenatico fu quella di papa Urbano VIII, che con la sua politica diventa un vero e proprio manifesto dell'arte barocca, grazie al quale si raggiungono apici in ogni ambito artistico, da quello letterario a quello architettonico, pittorico e scultoreo (anche di antichità, seppur risulta marginale per quantità la raccolta di marmi antichi rispetto alle altre collezioni romane coeve).

La raccolta, organizzata tra il palazzo ai Giubbonari, quello della Cancelleria e soprattutto in gran parte nel sontuoso palazzo familiare alle Quattro Fontane di Roma, deve la sua evoluzione ai nipoti che hanno operato nell'orbita pontificia, i cardinal nipoti Antonio iuniore e, soprattutto, Francesco seniore nonché il principe di Palestrina Taddeo Barberini.

Estinto il ramo principale sul finire del Settecento con Cornelia Costanza, ultima discendente diretta del casato, la collezione (che già nel frattempo vide la vendita di alcuni pezzi per far fronte ai debiti familiari) è stata gravemente divisa a seguito del matrimonio della donna con un esponente dei Colonna di Sciarra tra le due linee createsi, da un lato gli originari Barberini principi di Palestrina e dall'altro gli eredi dei titoli Colonna dei principi di Carbognano, da cui quest'ultima è scaturita la vendita di un'ulteriore buona parte delle opere della collezione. Un successivo frazionamento ha interessato la collezione nell'Ottocento, con gli eredi Barberini dei principi di Palestrina che hanno creato ulteriori due rami familiari imparentati con i Corsini, che nel 1892 donarono allo Stato italiano buona parte della loro collezione, tra cui alcuni pezzi Barberini, e con i Sacchetti.

Il Regio decreto del 1934 ottenuto su pressioni della famiglia Barberini (nei rami Corsini e Sacchetti) causò tuttavia ancora un'altra dispersione della collezione. In ordine al dispositivo di legge, infatti, una parte esigua della raccolta doveva essere alienata allo Stato italiano, che qualche anno dopo comperò anche il palazzo di via Quattro Fontane per farne sede della Galleria d'arte antica, un altro gruppo di opere sarebbe rimasto di proprietà agli eredi Barberini, i cui discendenti del ramo Sacchetti tutt'oggi rimangono proprietari assieme ad alcuni locali di pertinenza del palazzo, mentre ancora un altro gruppo di opere era libero di alienazione nel mercato, anche estero, trovando così collocazione in vari musei e collezioni del mondo.

Nel 1952 lo Stato Italiano compra dagli eredi della collezione ulteriori centododici opere, cui se ne aggiunsero nel tempo altre ancora, portando la Galleria nazionale sita nell'originario palazzo familiare alle Quattro Fontane a possedere circa duecento opere dell'originario fondo Barberini.

Composta da opere dei principali autori del barocco romano (come Caravaggio, Guido Reni, Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Guercino, Giovanni Lanfranco, Andrea Sacchi e Nicolas Poussin), a oggi della collezione Barberini una parte è rimasta agli eredi della famiglia, un'altra è sita nell'omonimo palazzo di Roma, sede delle Gallerie nazionali d'arte antica, mentre un'altra parte è sparsa in vari musei del mondo.

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Storia Seicento L'ascesa al soglio pontificio di Urbano VIII (1623)

Il cardinale Maffeo Barberini, studente in legge presso il collegio gesuita di Roma, viveva con lo zio monsignor Francesco Barberini seniore, che lo chiamò nel 1584 con sé dopo la prematura morte del fratello, nonché padre di Maffeo, Antonio Barberini. Francesco rappresenta quindi il primo approdo della famiglia nella città pontificia: nel 1581 acquista il palazzo ai Giubbonari, che rimarrà interamente di proprietà del nipote una volta che l'uomo morirà nel 1600.

Divenuto cardinale nel 1606, Maffeo finanzia altri acquisti immobiliari a Roma, compresi alcuni ampliamenti del palazzo ai Giubbonari (dove intanto viveva anche il fratello Carlo dal 1600) e la cappella di famiglia in Sant'Andrea della Valle, per la quale furono chiamati a decorarla Matteo Castelli, Pietro e Gian Lorenzo Bernini, Cristoforo Stati, Francesco Mochi e Ambrogio Bonvicino, mentre la pala che orna l'altare è di Domenico Passignano del 1616, anno anche di ultimazione dei lavori.

Maffeo inizia a raccogliere le prime opere della collezione artistica personale già dal 1603-1604, dove si registrano i pagamenti di complessivi 100 scudi a Caravaggio per la realizzazione del Sacrificio di Isacco (oggi agli Uffizi). Alla data del 1604, in occasione di una donazione di opere al fratello Carlo, risale un primo inventario dei beni del cardinale Maffeo, cui poi ne seguì un altro del 1608 che descriveva le opere in suo possesso collocate nel palazzo della famiglia Salviati presso il Collegio Romano, dove il cardinale viveva in fitto, fino a quello ultimo del 1623, in occasione di un ennesimo lascito al fratello Carlo quando fu eletto papa col nome di Urbano VIII. In quest'ultimo documento figuravano già il San Sebastiano gettato nella Cloaca Massima di Ludovico Carracci e la scultura del San Sebastiano di Gian Lorenzo Bernini, commissionate in origine nel 1612 e nel 1617 dal cardinale per l'ipogeo dedicato al santo sotto la cappella familiare in Sant'Andrea della Valle, progetto che poi sfumò.

Nel 1623 il cardinale sale al soglio pontificio col nome di Urbano VIII: iIl suo pontificato succede cronologicamente quelli Borghese di Paolo V e Ludovisi di Gregorio XV, pertanto rappresenta l'ultimo tassello, e probabilmente il più influente, di quel processo di rinnovamento artistico barocco avviato dal Borghese che ha caratterizzato la Roma del Seicento e di cui il pontificato Barberini ne diviene il manifesto culturale..

Qualche mese dopo la nomina di Urbano VIII vennero elevati a cardinali nipoti Francesco e Antonio Barberini, i quali contribuirono in maniera determinante, assieme all'altro fratello Taddeo, allo sviluppo in campo politico, economico e artistico della famiglia. Francesco aveva come suo artista prediletto Pietro da Cortona, Antonio prediligeva Andrea Sacchi e Carlo Maderno mentre Taddeo teneva sotto la sua protezione Andrea Camassei. Con la loro ascesa sociale i Barberini poterono assicurarsi una posizione influente nella Curia romana, con l'investitura anche di ruoli diplomatici cruciali per le logiche politiche.

Tanti furono i cantieri attivi sotto il regno di Urbano VIII, molti dei quali che hanno visto l'intervento di Gian Lorenzo Bernini (che invece era l'artista prediletto del papa, il quale realizzò nel 1628 su richiesta dello stesso pontefice il suo sepolcro monumentale in San Pietro), come i completamenti dei rifacimenti barocchi della basilica di San Pietro (compresa la commessa del Martirio di Sant'Erasmo a Nicolas Poussin), la costruzione della chiesa di Santa Maria Immacolata a via Veneto, quella di Santa Bibiana, l'ampliamento del palazzo del Quirinale con l'innalzamento della cinta muraria perimetrale e altri lavori di urbanistica, come la creazione di piazza del Tritone.

Oltre agli interventi pubblici Urbano VIII finanziò anche quello privato, con la costruzione del sontuoso palazzo di via Quattro Fontane, avviato nei lavori subito dopo l'elezione pontificia, sotto la supervisione del cardinale Francesco (che rappresenta in generale la figura più significativa della famiglia per quel che riguarda il mecenatismo). Con la salita al soglio, infatti, si pose il problema per i Barberini di dotarsi di un'adeguata dimora di rappresentanza poiché il palazzo ai Giubbonari, assegnato in un primo momento a Carlo e alla sua morte, nel 1630, passato al figlio Taddeo (principe di Palestrina dopo l'acquisto nello stesso anno del feudo dalla famiglia della moglie, i Colonna), Generale della Chiesa che vi manterrà la sua residenza per tutta la vita, non appariva più adeguato ad ospitare l'intero nucleo familiare.

Il grande manifesto politico di Urbano VIII e lo "Stile Barberini" Urbano VIII mise in atto un sistema di controllo della produzione artistica romana, elaborando per il suo regno un preciso e ben riconoscibile stile artistico. Il movimento si poneva sostanzialmente a metà strada tra il classicismo carraccesco e il naturalismo caravaggesco, dove brillavano su tutti i bolognesi Guido Reni e Domenichino, il parmense Giovanni Lanfranco, il ritrattista romano Ottavio Leoni, i giovani Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona e Andrea Sacchi, il paesaggista Filippo Napoletano e Alessandro Turchi. Fu molto prolifica anche la schiera di artisti francesi che, promossi dai cardinali vicini agli ambienti barberiniani (come Mazzarino e Richelieu), trovarono consacrazione sotto il pontificato di Urbano VIII, come Nicolas Poussin, François Duquesnoy, Valentin de Boulogne, Jacques Stella.

Nel ventennio che caratterizza il pontificato di Urbano VIII si creò un vero e proprio "stile Barberini", inteso come quel modo di pensare l'arte e di fare collezionismo che diventa modello in tutta Europa, contribuendo alla rinascita della Roma cristiana trionfante contro l'avanzare del protestantesimo e alla diffusione del prestigio del casato papale.

Molteplici furono poi le personalità circolanti l'orbita familiare che ne hanno assorbito la cultura e che hanno contribuito alla diffusione del modus Barberini, come Cassiano dal Pozzo, segretario di Francesco Barberini, il cardinale Ascanio Filomarino, il cardinale Giulio Cesare e il banchiere papale Marcello Sacchetti, i cardinali Antonio Santacroce e Marzio Ginetti, l'archiatra del pontefice Giulio Mancini, i cardinali francesi, Giulio Mazzarino e Armand-Jean du Plessis de Richelieu, il marchese Vincenzo Giustiniani, il cardinale Bernardino Spada e i cardinali e futuri pontefici Fabio Chigi e Giulio Rospigliosi.

La prima grande architettura messa in piedi dalla nuova famiglia più potente di Roma fu il palazzo alle Quattro Fontane, edificato su preesistenti corpi di fabbrica. Francesco Barberini chiamò nel 1623 l'architetto Carlo Maderno (coadiuvato da Francesco Borromini) a eseguire il progetto dell'edificio, cui poi seguirono alla sua morte interventi di Gian Lorenzo Bernini, sempre col supporto del Borromini, che completarono il cantiere fino all'ultimazione nel 1633, dove furono realizzati anche i due scaloni monumentali alle estremità della facciata principale, uno quadrato (Bernini) e l'altro elicoidale (Borromini).

Oltre al monumentale palazzo familiare, il cui modello sarà ripreso anche per alcuni edifici realizzati in Europa, come il palazzo prussiano di Potsdam, a Urbano VIII si deve l'utilizzo dell'arte pittorica quale strumento di manifestazione del proprio dominio. Esemplificativa in tal senso è la sontuosa commessa avanzata a Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639 del ciclo di affreschi del salone grande del palazzo alle Quattro Fontane, dov'è rappresentato in chiave celebrativo il Trionfo della Divina Provvidenza e il compiersi dei suoi fini sotto il pontificato di Urbano VIII. L'opera si colloca tra le massime espressioni decorative barocche, senza precedenti fino a quel momento in campo artistico e che consacra definitivamente il Berrettini nella scena romana.