Con il termine personalità si intende l'insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali (inclinazioni, interessi, passioni) che definiscono il nucleo delle differenze individuali, nella molteplicità dei contesti in cui la condotta umana si sviluppa. Ogni nucleo teorico, in psicologia, concettualizza la personalità entro modelli diversi, adoperando metodi, obiettivi e modalità d'analisi anche molto dissonanti fra loro.

Storia

Il più antico precursore dello studio della personalità fu Ippocrate che, in un'ottica di considerazione dell'uomo quale microcosmo, con le stesse qualità del macrocosmo, definì quattro tipi personali, in base all'umore fondamentale presente nel suo corpo: melanconico, collerico, flemmatico, sanguigno.

Il termine latino personalitāte(m) deriva dal greco πρόσωπον e dall'etrusco phersu. Cicerone la definì come l'aspetto e la dignità di un essere umano, oppure, in un'altra definizione, quella parte che si recita nella vita, e non a caso "persona" rappresentava la maschera indossata dagli attori.Peter R. Hofstätter, Psicologia, Milano, Feltrinelli, 1964, alla voce "Personalità", pagg. 175, 181.

Il teatro antico giapponese (nō) contemplava un certo numero di maschere, aventi caratteristiche corrispondenti al concetto di personalità contemporaneo, simboleggianti il passaggio da una fase di vita ad un'altra più matura.

Alla soglia del XX secolo si affermò la convinzione che la personalità del soggetto si rispecchi nel modo in cui la realtà gli appare e nelle idee che esprime. Questo modello, che in Kurt LewinFoschi R., Lombardo G.P. (2006), Lewinian contribution to the study of personality as the alternative to the mainstream of personality psychology in the 20th century. In: Trempala, J., Pepitone, A. Raven, B. Lewinian Psychology. (vol. 1, pp. 86–98). Bydgoszcz: Kazimierz Wielki University Press. ISBN 83-7096-592-X e Kurt Koffka ebbe i suoi migliori esponenti, venne definito "fenomenologico", seppur discordante in molti aspetti dalla corrente filosofica di Husserl.

In quegli anni si diffusero le tecniche di indagine e di diagnosi della personalità che esplorarono tre vie di accesso alla personalità:

L'osservazione esterna, costituita dall'insieme degli elementi biografici, fisiologici, anatomici, oltre alla motricità e ai test di efficienza. L'autointerpretazione, che utilizza i questionari. L'analisi fenomenologica (analisi dei sogni, visioni del mondo).

Lo psicologo anglo-tedesco Hans Eysenck (1916-1997), studioso della struttura della personalità, nella sua opera "The structure of Human Personality" afferma che:

Sviluppo della personalità La personalità è un concetto tipicamente dinamico nell'arco di vita di una persona e gli esseri umani affrontano, durante tutto l'arco della loro vita, alcuni nodi cruciali di passaggio necessari per evolvere una maturazione psicofisica adeguata al contesto sociale. Le varie fasi possono essere distinte come segue:"Psicologia dello sviluppo ed educazione" di Orsola Coppola, ediz. Esselibri, Napoli, 1999 (alla pag. 38,44 - voce "Lo sviluppo della personalità") La prima infanzia, dai 0 ai 3 anni, in cui il bambino deve ricevere le cure materne necessarie, per evitare l'insorgere di insicurezze e di ansie. Lo svezzamento, che comporta le prime privazioni, e il superamento della dipendenza. L'indipendenza, che consente al bambino di allargare il suo mondo e di acquisire quelle capacità di base per far da sé. La fase del no, nella quale il bambino prova il piacere di opporsi ai genitori. I conflitti con i genitori dello stesso sesso. La prima socializzazione, che avviene grazie all'ingresso nella scuola. Qui il bambino riceve il giudizio di soggetti esterni alla famiglia e quindi rafforza l'immagine di sé. La pubertà, con il crescente interesse nei confronti dei genitali. L'adolescenza, che comporta una forte opposizione al mondo degli adulti, oltre all'insorgere di varie contraddizioni interne e all'insoddisfazione dei valori tradizionali. La formazione dell'identità maturando l'indipendenza di pensiero con l'acquisizione, in una prima fase, di valori conformisti nei confronti del gruppo di appartenenza, ma trasgressivi nei riguardi dei valori sociali e, in una successiva, di accettazione delle figure simbolo della società (insegnante, genitore, ecc.). La vita adulta, in cui il soggetto cerca di realizzare il suo progetto di vita (lavoro, famiglia ecc.), definendo il più possibile la sua identità, distaccandosi dal nucleo familiare originario e rendendosi il più possibile socialmente indipendente. L'anzianità, che comporta importanti cambiamenti nelle attitudini, nello stile di vita e nell'evoluzione psicofisica.

Alcuni passaggi nello sviluppo della personalità Durante i primi anni di vita il bambino si identifica con i suoi simili (Sé Presimbolico). Comincia a comprendere l'alterità, ad esempio rispetto alla madre quando non riceve immediatamente il seno alla sua richiesta di essere nutrito. La coscienza di sé cresce al crescere del confronto con l'alterità (gli "altri" significativi), oltre a rappresentare il proprio corpo, includendo le potenzialità d'azione nei confronti del mondo. Il Sé spirituale prescinde invece dal corpo, essendo formato da tutto ciò che va oltre esso, ad esempio l'appartenenza ad un gruppo.

A 2 anni il bambino comincia a parlare di sé ("io","me","mio"), a 4-5 al centro delle sue riflessioni vi sono i concetti di cattiveria/bontà, riconducibili al concetto biologico di avvicinamento/allontanamento da un pericolo.

Questi concetti permettono di sviluppare l'autostima. Visioni particolarmente negative di sé stessi possono condurre ad una depressione già a 3-5 anni.

A 3 anni il bambino conosce il nome di alcune emozioni, a 4 riesce ad associarle alle situazioni.

Si sviluppano due tipologie di emozioni: le emozioni esposte (imbarazzo, invidia, gelosia, empatia) e le emozioni auto-coscienti (vergogna, senso di colpa) che hanno una funzione maggiormente regolatrice del comportamento. La vergogna è una sensazione pervasiva dell'intero essere che spinge a nascondere un proprio errore, mentre il senso di colpa può avere funzioni positive o negative:

il senso di colpa predisposizionale: si presenta solo in alcune situazioni, in presenza di un errore riparabile e si correla positivamente con l'empatia, la spinta al volontariato, l'antirazzismo, ecc. Può essere incentivato da uno stile educativo basato sull'attenzione verso le emozioni altrui e le proprie responsabilità;

il senso di colpa cronico: è uno stato mentale stabile dovuto ad errori ritenuti irreparabili (ad es. la morte di una persona cara) o scaturito da uno stile educativo che tende sistematicamente a far sentire in colpa il soggetto. Il senso di colpa cronico si correla positivamente con aggressività e depressione.

Lo sviluppo del senso morale e dell'empatia può altresì essere facilitato da caratteristiche biologiche e dalle influenze del contesto familiare.

In parallelo la deresponsabilizzazione ha diversi modi di agire: svalutazione della gravità della colpa; confronto con colpe peggiori; uso di eufemismi; diffusione della responsabilità ("Stavo solo eseguendo gli ordini"); suddivisione del lavoro in parti in modo da ridurre responsabilità individuale; disumanizzazione della vittima; trasferimento della colpa sulla vittima;

A 2 anni i bambini cominciano a rispettare regole, comincia quindi a presentarsi il rifiuto semplice che avvia una dinamica di opposizione e negoziazione con il genitore. L'obbedienza al genitore è la preparazione ad un comportamento morale senza bisogno di supervisioni.

A 4-5 anni la personalità del bambino è prettamente egoistica. A 6-7 comincia a sviluppare un senso morale unidirezionale e rigido ad esempio incentrato sull'egualitarismo. A 9 anni le sue posizioni divengono meno rigide e seguono principi di equità.

Psicologia delle personalità Assunti base

Un elemento che caratterizza in maniera trasversale tutti i modelli di studio della personalità (e che ne rappresenta un elemento cardine nei suoi aspetti più recenti) è l'interazione tra fattori costituzionali innati, e fattori educativi ed ambientali. La tradizione di studi psicologici relativi alla personalità è una delle più rilevanti della psicologia contemporanea, un campo in cui si susseguono studi empirici, teorici e storici, tesi a comprendere la natura dell'identità personale nel contesto biologico e sociale di sviluppo. Lombardo G.P, Foschi R. (2003), "La costruzione scientifica della personalità. Itinerari storici della psicologia", Bollati Boringhieri, Torino. "Handbook of Personality, Third Edition: Theory and Research" by Oliver P. John, Richard W. Robins, and Lawrence A. Pervin, The Guilford Press, New York, 2008 Foschi R. (2003). "L'indagine sulla Personalità alle origini della psicologia scientifica francese (1870-1885)". Physis, Rivista internazionale di storia della scienza, vol. 40 (1-2); p. 63-105, ISSN 0031-9414 Lombardo, G.P., Foschi R. (2002). The european origins of personality psychology. European psychologist, 7, 134-145, doi:10.1027//1016-9040.7.2.134 Lombardo G.P, Foschi R. (2003). The Concept of Personality between 19th Century France and 20th Century American Psychology. History of Psychology, vol. 6; 133-142, ISSN 1093-4510, doi: 10.1037/1093-4510.6.2.123 Una significativa parte della psicologia delle differenze individuali, analizza e valuta la personalità attraverso test volti ad individuarne i tratti (vedi test di personalità).

È possibile definire i tratti di personalità come configurazioni dell'esistenza, ma in realtà non esiste un'unica teoria dei tratti. Differenti sostenitori dell'approccio basato sui tratti, adottano strategie concettuali differenti nel definire la relazione tra persona ed ambiente. Gli assunti di base degli orientamenti teorici, che incentrano lo studio della personalità sui tratti personali, sono descritti con molta chiarezza da Lewis GoldbergIPIP - International Personality Item Pool. A Scientific Collaboratory for the Development of Advanced Measures of Personality and Other Individual Differences., uno dei principali studiosi delle teorie dei tratti: Le persone mostrano configurazioni di esperienza e di azione consistenti e stabili che le distinguono l'una dall'altra. Si ipotizza in questo senso l'esistenza di costrutti psicologici corrispondenti a tendenze comportamentali abituali. Tali costrutti possono essere definiti come variabili di tratto, o variabili disposizionali.

Le variabili di tratto sono decontestualizzate, sono cioè definite come tendenze globali atte a mostrare un tipo di comportamento piuttosto che un altro. I tratti, quindi, si riferiscono direttamente ad elementi comportamentali mostrati dalle persone in diverse situazioni. In questa caratteristica differiscono significativamente dalla motivazione, per definizione legata ad una meta. È chiaro che tratti differenti abbiano una diversa rilevanza nei vari contesti. Tuttavia l'approccio basato sui tratti sceglie di studiare la personalità attraverso unità di analisi di tipo dominio-generali.

Diversi nuclei teorici evidenziano approcci operativi riconducibili a due linee guida: approcci di tipo idiografico ed approcci di tipo nomotetico. Le strategie idiografiche postulano che ogni persona possa possedere un insieme unico di tratti, organizzati in maniera singolare e specifica. Diversamente gli approcci nomotetici ricercano invece una tassonomia universale di tratti.