Le Argonautiche () sono un poema epico in greco antico scritto da Apollonio Rodio nel III secolo a.C.. Unico poema di età ellenistica sopravvissuto, racconta il mitico viaggio di Giasone e degli Argonauti per recuperare il Vello d'oro nella remota Colchide.
Le loro eroiche avventure e la relazione di Giasone con Medea, principessa e maga colchiana, erano già ampiamente note al pubblico ellenistico, permettendo così ad Apollonio di superare la semplice narrazione per presentare un'esposizione che aderisca ed enfatizzi i valori dei suoi tempi, l'età della grande Biblioteca di Alessandria: la sua epica incorpora infatti la sua ricerca nei campi della geografia, dell'etnografia, delle religioni comparate, della letteratura omerica. Comunque, il suo principale contributo alla tradizione epica risiede nell'evoluzione dell'amore tra l'eroe e l'eroina: egli sembra esser stato il primo poeta epico a studiare la «patologia d'amore».
Le Argonautiche ebbero un profondo impatto sulla poesia latina: tradotte da Varrone Atacino e imitate da Valerio Flacco, influenzarono Catullo e Ovidio, e indicarono a Virgilio un modello per lEneide.
Antefatto
L'antefatto remoto, che Apollonio non espone, è il mito dei fratelli Elle e Frisso, figli del re di Orcomeno Atamante, che, per sfuggire ai maltrattamenti della matrigna Ino, fuggono sul dorso di un montone dal vello d'oro che li conduce in volo attraverso il mare; durante la traversata Elle cade e muore in quello stretto che porta il suo nome (Ellesponto).
Giunto in Colchide, Frisso sposa Calciope (figlia del sovrano locale) e immola il montone affidando il vello d'oro a un drago, che veglia giorno e notte sulla spoglia.
Trama L'opera è suddivisa in quattro libri, per un totale di 5836 versi in esametri.
Libro primo
Invocazione a Febo e alle Muse - Motivo della spedizione (1-22) Nella città di Iolco, in Tessaglia, il re Pelia ha assunto il comando su tutta la regione, dopo aver spodestato il fratello Esone. Un oracolo gli ha predetto di guardarsi da un ragazzo che è senza un sandalo, perché quel giovane lo spodesterà. Giasone, il figlio di Esone, costretto ad allontanarsi per non essere ucciso, superati i vent'anni, ritorna a Iolco. Giunto al guado del fiume Anauro, trova una vecchia che non riesce ad attraversarlo. La porta in braccio in mezzo ai flutti e nel fango perde un sandalo. Quando Pelia si vede davanti Giasone, il ragazzo senza un sandalo, decide di sbarazzarsene e gli affida un'impresa ritenuta impossibile: raggiungere la Colchide e conquistare il Vello d'oro. Rassegna degli eroi (23-231) Giasone raduna un nutrito gruppo di giovani valorosi (circa cinquanta eroi): il poeta e cantore Orfeo, Asterione, Polifemo figlio di Elato, Admeto, signore di Fere, i ricchissimi figli di Ermes, esperti di inganni, Erito e Echione e Etalide, Corono, figlio di Ceneo, Mopso Titaresio, l'indovino, Eurimadante, Menezio, Eurizione e il possente Eribote, Oileo, Canto dall'Eubea, destinato a perire prima del ritorno, Clizio e Ifito, Peleo, il genitore di Achille, e suo fratello Telamone, padre di Aiace, il fortissimo Bute e il valoroso Falero, i Dioscuri, Polluce e Castore, Eracle con il suo scudiero Ila, Tifi, il timoniere, Argo di Tespi, figlio di Arestore, il costruttore della nave, Fliante, Taleo, Areo, Leodoco, Nauplio, Idmone, altro indovino, Augia, orgoglioso della sua ricchezza, Meleagro, molto forte e con lui Lacoonte, Ificlo, zio materno di Giasone e Ificlo, figlio di Testio, esperto nel giavellotto, Palemonio, storpio, Asterio, Anfione, Eufemo, il più veloce di tutti, Anfidamante e Cefeo, Anceo, vestito di una pelle d'orsa e armato di una scure a doppio taglio, il tracotante Ida e suo fratello Linceo, dalla vista acutissima, Periclemo, dal potere di mutarsi in ciò che voleva in battaglia, Zete e Calais, i due figli di Borea, Acasto figlio di Pelia e altri ancora. Congedo (232-316) Preparativi al porto e sacrificio a Febo (317-518) Inizio della navigazione (519-608) L'isola di Lemno (609-909) Partiti dalla Grecia, dal porto di Pagase, gli Argonauti giungono sull'isola di Lemno per fare rifornimento. Le donne dell'isola hanno ucciso tutti gli uomini con l'eccezione di Toante, il padre di Ipsipile, che ora è regina. Nonostante le nuove leggi dell'isola impongano alle donne di uccidere gli Argonauti appena sbarcati, Ipsipile decide di risparmiarli, a condizione che gli uomini della spedizione si uniscano a loro per concepire dei figli: le abitanti di Lemno temono infatti per la sopravvivenza della loro gente, visto che non vi sono uomini con cui accoppiarsi. Gli Argonauti accettano la proposta e si trattengono sull'isola fino a quando Eracle richiama all'ordine i compagni e li convince a proseguire il viaggio. Da Samotracia al paese dei Dolioni (910-1077) Il re Cizico accoglie ospitalmente gli eroi, che riescono anche a sconfiggere i Giganti prima di ripartire. L'episodio si conclude però in maniera infelice perché una tempesta riporta indietro la nave e di notte, senza riconoscersi, gli Argonauti e i Dolioni combattono fra di loro e il re Cizico muore.
La Misia (1078-1363) Argo riparte, ma dopo pochi giorni di navigazione, Eracle, che ha rotto il remo, per procurarsi il legno adatto a costruirne un altro, sbarca a terra e nel bosco il suo giovane amico Ila, mandato a prendere acqua, sparisce rapito dalla ninfa della fonte. Nel frattempo gli Argonauti salpano senza accorgersi dei compagni rimasti a terra.
Libro secondo Il paese dei Bebrici (1-163) Amico, re dei Bebrici, sfida nel pugilato tutti coloro che giungono nel suo paese. Polluce accetta la sfida, vince e uccide il re. I Bebrici, per vendicarlo, affrontano gli eroi in battaglia, ma vengono sconfitti. La terra di Bitinia (164-530) Giasone e gli Argonauti approdano nella terra dell'indovino Fineo. Una maledizione è stata scagliata dagli dèi sul luogo: gelosi infatti della straordinaria capacità che Fineo ha nel predire gli avvenimenti lo hanno punito rendendolo balbuziente e cieco; per di più gli hanno abbattuto il palazzo e hanno inviato alla sua mensa le mostruose Arpie, che gli insozzano il cibo con i loro escrementi. Giasone e i compagni in breve tempo uccidono i mostri alati e si fanno predire dal vecchio le loro prossime tappe. Le Simplegadi (531-647) La nave degli Argonauti giunge nello stretto delle Simplegadi, enormi scogli che cozzano continuamente fra di loro, distruggendo inevitabilmente qualunque nave tenti di passarci in mezzo. Purtroppo, non vi è altra strada possibile. Giasone segue i consigli di Fineo e fa volare in avanti una colomba in modo che esse si chiudano; quando si riapriranno la nave tenterà il passaggio. Grazie all'aiuto di Atena, la nave Argo riesce ad attraversare lo stretto, anche se subisce qualche danno alla parte posteriore.
Ponto Eusino (648-751) La navigazione prosegue lungo le coste del Ponto Eusino. Apparizione di Apollo sull'isola di Tinia. Il paese dei Mariandini (752-929) Gli Argonauti sono ospitati dal re Lico. L'indovino Idmone è ucciso da un cinghiale, il timoniere Tifi muore per malattia. Tifi viene sostituito da Anceo e al momento della partenza si unisce agli Argonauti anche Dascilo, figlio di Lico, che può assicurare una buona accoglienza presso i popoli vicini. La terra delle Amazzoni e l'isola di Ares (930-1285) Gli Argonauti hanno contatti con i Calibi, i Tibareni e i Mossineci. L'isola di Ares è infestata da uccelli che sono cacciati dagli Argonauti. Incontro con i figli di Frisso, che sono naufragati in viaggio verso la Colchide e che, d'ora in poi si uniscono agli eroi. Oltrepassata l'isola Filireide, arrivano al fiume Fasi.
Libro terzo
Invocazione alla Musa Erato (1-5) Gli Argonauti, giunti finalmente nella Colchide, si appostano in un canneto. Le dee in aiuto di Giasone (6-166) Le dee Era ed Atena si recano da Afrodite affinché persuada il figlio Eros a far innamorare la figlia di Eeta, Medea, di Giasone: le arti magiche della fanciulla possono dare un aiuto decisivo per la conquista del vello. Alla reggia di Eeta (167-441) Gli Argonauti decidono di tentare di convincere Eeta a cedere il vello e si recano con i figli di Frisso, Telamone e Augia alla sua reggia. Eeta, furioso per la sfida di Giasone, gli impone una prova difficilissima: aggiogare tori enormi dagli zoccoli di bronzo, che soffiano fuoco dalle narici e dalla bocca e seminare dei denti di serpente nella terra arata e poi uccidere i giganti che ne nascono. Per non parlare poi del drago insonne! Giasone accetta la prova. Medea innamorata (442-1162) Medea, ferita da Eros e ormai perdutamente innamorata, si tormenta per tutta la notte che precede il giorno della sfida. Usa le sue arti magiche e prepara delle pozioni per proteggere Giasone. Superamento della prova (1163-1407) Giasone, protetto da un liquido che lo rende invulnerabile, aggioga i buoi che gli sputano fuoco e fiamme, e poi, quando è il momento di uccidere i giganti, getta una pietra lontano affinché costoro, per averla, si uccidano a vicenda.
Libro quarto
Invocazione alla musa (1-5) Conquista del vello (6-182) Medea con un filtro potente addormenta il drago e Giasone si impadronisce del vello d'oro. Fuga dalla Colchide (183-618) La nave Argo salpa con Medea a bordo. Gli Argonauti si dirigono verso l'Istro (oggi Danubio) e ne seguono il corso, ma i Colchi guidati da Apsirto, fratello di Medea, riescono ad arrivare al mare di Crono (oggi mare Adriatico) prima di loro e tagliare le vie di fuga. Giasone e Medea ordiscono contro Apsirto un inganno: lo attirano con dei doni e lo uccidono. All'isola di Circe (619-752) L'assassinio necessita della purificazione: Medea e Giasone giungono supplici da Circe e vengono purificati, ma non possono restare. Le Sirene, Scilla e Cariddi, e le Plancte (753-963) Quando gli Argonauti riprendono la navigazione, devono affrontare numerose insidie: le Sirene, Scilla e Cariddi, e le Plancte. La Sicilia e i pascoli delle vacche del Sole (964-981) L'isola dei Feaci (982-1227) Gli Argonauti sbarcano sull'isola dei Feaci, da Alcinoo, a cui raccontano la loro storia. Giunge sull'isola anche un altro gruppo di Colchi, che reclama la restituzione di Medea. Alcinoo non vuole la guerra, ma decide che la ragazza vada consegnata al padre solo se è ancora vergine. Arete, sposa di Alcinoo, informa Giasone della decisione del consorte. Per evitare che Medea debba tornare dal padre, vengono quindi celebrate le nozze di Giasone e Medea. Ciò avviene nella grotta un tempo abitata da Macride, figlia di Aristeo, con la partecipazione delle ninfe e degli eroi. Libia (1228-1637)
Una tempesta spinge la nave Argo verso le coste della Libia, dove si insabbia nella Sirte. Le eroine protettrici della Libia soccorrono però gli eroi greci, che sono tuttavia costretti a trasportare la nave attraverso il deserto fino al lago Tritonide, dove può riprendere la navigazione. Lo sforzo immenso del trasporto spinge gli eroi a cercare una fonte: viene d'aiuto quella fatta scaturire il giorno prima da Eracle, indicata agli eroi dalle Ninfe Esperidi, appena private dei pomi d'oro. La ricerca di Eracle non dà però frutto, mentre muoiono gli Argonauti Canto e Mopso. La navigazione riprende e con difficoltà gli eroi escono dal lago Tritonide. Creta e ritorno in patria (1638-1781) Nella terra di Creta Medea affronta un mostro di ferro chiamato Talo: una guardia meccanica che uccide con palle di bronzo infuocato i visitatori stranieri. Medea fa impazzire Talo con i suoi filtri, quest'ultimo urta la caviglia (unico suo punto debole) su uno spunzone di pietra e muore. Con una degna supplica al dio Apollo, alla fine, Giasone viene ricondotto sano e salvo con la nave degli Argonauti a Iolco.
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