Lallattamento è il processo con il quale una femmina di mammifero nutre il proprio piccolo, dalla nascita e durante il suo primo periodo di vita, attraverso la produzione e l'emissione di latte dalle mammelle (lattazione) il quale viene poi direttamente succhiato dal cucciolo tramite attaccamento orale al capezzolo materno (qualora presente nella specie).
L'allattamento, quindi, risulta essere lo strumento fisiologico e più naturale che hanno tutti i mammiferi, essere umano compreso, per nutrire e accudire la propria prole nel periodo iniziale di vita. Inoltre, è una delle caratteristiche fondamentali che contraddistingue la medesima classe dei mammiferi, ereditata (in termini evoluzionistici) fin dal triassico superiore dai rettili cinodonti. Nei casi di allattamento di prole non propria, tipico di alcune specie sociali tra cui l'uomo, si parla di baliaggio.
Per distinguerlo dall'eventuale nutrizione artificiale, l'allattamento naturale viene definito anche allattamento materno o, nel caso dell'uomo, più specificamente allattamento al seno. Recentemente si è incominciato a definirlo semplicemente allattamento, differenziandolo dalla nutrizione con formula.
Allattamento nei mammiferi e ipotesi evolutive Caratteristica comune di tutta la classe è, fra le altre, proprio lo sviluppo della particolarità dell'allattamento della prole da parte della madre. Esistono tuttavia, in particolare fra le specie sociali, casi di baliaggio. Per gli animali domesticati, da produzione e reddito, nonché da compagnia, la nutrizione artificiale è una pratica utilizzata.
Darwin riconobbe correttamente che le ghiandole mammarie si sviluppano da ghiandole cutanee e ipotizzò un'evoluzione dai sacchetti di covata dei pesci, dove forniscono il nutrimento per le uova. L'aspetto ultimo della sua ipotesi non è ancora stato confermato, ma di recente lo stesso meccanismo è stato postulato per i primi sinapsidi. Pesci come il Symphysodon aequifasciatus sono noti per l'alimentazione (biparentale) della loro prole con la secrezione di muco epidermico. Uno sguardo più attento rivela che similmente alla maggior parte dei mammiferi la secrezione del liquido nutriente può essere controllata dalla prolattina.. Più tardi terapsidi come i cinodonti sembrano aver secreto una lattata complessa e ricca di sostanze nutritive. Questo li ha portati a un vantaggio evolutivo, consentendo una diminuzione delle dimensioni delle uova, e ha avviato alla successiva evoluzione nella cura della prole tipica dei mammiferi.
Storia della fisiologia mammaria La storia della fisiologia mammaria può essere sintetizzata in tre fasi che corrispondono alle tre diverse ipotesi che si sono succedute nel tempo sulla origine del latte. I fase: quasi tutti gli antichi ritengono che sia il sangue a fornire direttamente la materia per il latte. In particolare sostengono che il sangue sia lo stesso che nutre il feto e che viene trasportato dall'utero alle mammelle attraverso anastomosi tra i vasi mammari e quelli epigastrici. Secondo la concezione ippocratica il latte è una specie di sangue di cui cambia solo la natura e il colore. L'ipotesi di una provenienza del latte direttamente dal sangue viene sostenuta fino al XVIII secolo da medici celebri. quando la secrezione lattea è scarsa bisogna innanzitutto considerare se il sangue che irrora le mammelle sia deficiente di quantità o pecchi di qualità. Se il sangue non sarà copioso si useranno sostanze che generano buon latte. II fase: l'ipotesi che il latte provenga dal chilo viene sviluppata nei secoli XVII e XVIII, senza peraltro sostituire l'ipotesi precedente. In particolare alcuni autori sostengono che il latte si forma dal chilo ed è apportato alla mammella dalle arterie della grande circolazione, mediante la meditazione dei fluidi nervosi; altri pensano che il latte provenga dal dotto toracico e si porti alle mammelle attraverso dei vasi molto sottili e difficili da identificare. In questo gruppo possiamo comprendere anche autori che sostengono delle ipotesi abbastanza originali. Alcuni affermano che il latte si porti dallo stomaco al pancreas alle mammelle sotto forma di vapore attraverso particolari quanto imprecisate vie di diffusione. Raspail nel 1833 ritiene che le ghiandole mammarie siano in qualche modo in connessione con lo stomaco e che estraggono direttamente dal contenitore gastrointestinale alcuni dei sali e dei componenti organici che entrano nella composizione del latte. III fase: nella seconda metà del XIX secolo incominciano gli studi microscopici della ghiandola mammaria e dei suoi prodotti di secrezione, oltre che lo studio dell'azione del sistema nervoso sulla regolazione della lattazione. Il primo a dare una credibile spiegazione ai meccanismi di produzione del latte è Nasse nel 1840. Egli afferma che questo liquido è dovuto a una sostanza gassosa risultante dalla degenerazione delle cellule più superficiali dell'epitelio dei dotti, che egli sostiene essere stratificato. Secondo teorie poco più tardive il ciclo funzionale completo della cellula mammaria è il seguente: la cellula, inizialmente appiattita e a contorni irregolari, aumenta di volume e forma una cupola dove si accumulano delle sferule grassose che fanno salienza verso le cavità dell'acino. Successivamente la parte saliente con i suoi inclusi, e spesso con uno dei nuclei della cellula, viene decapitata e cade nell'alveolo. La cellula ridiventa appiattita e il ciclo ricomincia. Nel 1886 Nissen cerca di stabilire il ruolo dei nuclei nella secrezione e conferma che si determina una loro degenerazione che sortisce nella formazione di piccole sfere, chiamate più tardi CORPI di NISSEN, ricchi di detriti nucleari. Nel 1902 Limon divise il ciclo secretorio della cellula mammaria in tre parti:
fase della secrezione cellulare; fase dell'escrezione cellulare caratterizzata dalla decapitazione della cellula; fase della ricostruzione della cellula.
Lo sviluppo morfogenetico e la funzione secretoria Le più importanti conoscenze sullo sviluppo morfogenetico della ghiandola mammaria e sulla sua funzione secretoria in relazione alle connessioni nervose e ormonali, si sviluppano nella seconda metà del XIX secolo e nei primi anni del XX. Si può affermare che la storia dell'antropologia ha inizio nel 1849, quando Arnold Adolph Berthold, fisiologo di Gottinga, fornisce la prima dimostrazione sperimentale dell'esistenza di una secrezione interna.
Allattamento al seno nella specie umana
Produzione del latte nella specie umana
Il latte materno viene prodotto grazie all'azione di numerosi ormoni che circolano nel corpo della donna durante la gravidanza, con intense variazioni in occasione del parto e quindi della nascita del bambino. Fra i tanti ormoni che influiscono sul processo della lattazione, i due principali sono la prolattina e l'ossitocina: la prima è responsabile della produzione del latte, la seconda invece della sua emissione. Già dal quinto mese di gravidanza il seno è pronto per la produzione del latte, durante l'ultimo periodo il seno può cominciare a produrre il colostro, una prima forma di latte molto nutriente e concentrata, assolutamente indispensabile per il neonato. Il colostro è un liquido di colore giallo trasparente che potrebbe fuoriuscire dal seno anche prima della nascita del bambino, con alcune gocce o più copiosamente. Questa eventualità non avviene in tutte le donne, e in ogni caso non ha nulla a che fare con la capacità di produrre il latte, che invece è una caratteristica comune a tutte le donne. Il colostro è particolarmente ricco di anticorpi e cellule immunitarie (come i linfociti) che proteggono il neonato appena arrivato nel mondo esterno, in particolare con l'immunoglobulina di tipo A, e che rafforzano il suo sistema immunitario.
Dopo il parto, puerpera e neonato sono stanchi, è importante quindi che possano instaurare subito il primo contatto extrauterino e che siano liberi di riposarsi insieme. È raccomandato quindi che la madre e il bambino non siano separati, anzi, che venga favorito un immediato approccio al seno della madre per avviare subito l'allattamento, preferibilmente entro un'ora dalla nascita. In base alle linee guida dell'American Academy of PediatricsAmerican Academy of Pediatrics (febbraio 2012). Pediatrics, doi:10.1542/peds.2011-3552. il neonato dovrebbe essere attaccato al seno immediatamente dopo il parto e la sua asciugatura, l'assegnazione dell'indice di Apgar e la valutazione fisica iniziale sono procedimenti che dovrebbero avvenire mentre il bambino è a contatto con la madre, che rappresenta per lui la fonte di calore ideale. La pesata, il bagnetto, i test e la profilassi antibiotica oftalmica dovrebbero essere invece posticipati dopo la fine della prima poppata. Il recepimento delle linee guida americane è incominciato anche in Italia, dove alcuni ospedali (come l'Ospedale Maggiore di Verona e di Novara) hanno già adottato questa procedura con l'obiettivo di favorire l'allattamento.
Il primo consiglio da dare a una mamma che allatta è quello di avere fiducia in una buona riuscita dell'allattamento, di fidarsi di sé stessa e del proprio bambino; occorre inoltre evitare, in particolare in questi primi momenti, l'introduzione di elementi di disturbo, come succhiotti o biberon, anche di soluzioni di glucosio o camomilla, che possono costituire un forte disturbo all'avviamento del bambino alla corretta suzione del capezzolo.
Dopo due o tre giorni dal parto, ma a volte anche di più (tempo fisiologico, che va atteso per la formazione della montata lattea, senza introdurre altra forma di nutrizione), il colostro si trasforma gradualmente in latte di transizione, e successivamente, nelle prime due o tre settimane, in latte maturo. Rispetto al colostro il latte diventa più opaco, ed è di colore bianco.
La montata lattea compare dopo tre-cinque giorni in media (ma anche più tardi); le mammelle possono gonfiarsi, e in certi casi le puerpere possono avvertire dolore. Il meccanismo alla base della montata lattea è l'aumento della prolattina. La produzione di latte si regolerà in base alle effettive necessità del neonato, seguendo la tipica legge della domanda e dell'offerta: più il bambino succhia e più il latte viene prodotto. Il neonato infatti tramite la suzione, dà vita a un riflesso nervoso che assicura una continua e abbondante produzione di prolattina. Al contrario l'eccesso di accumulo nel seno inibirà la produzione di latte.
In particolare si è visto che nella specie umana la composizione del latte può variare da donna a donna e modificarsi in funzione delle esigenze a al sesso del nascituro.
È molto importante, quindi, fin dall'inizio, non interferire in alcun modo con i ritmi di suzione di quel specifico neonato: l'allattamento dovrà essere a richiesta (vedi sotto), e non soggetto a orari (vedi sotto).
È consigliabile trascorrere molte ore con il bambino, per comprendere e rispondere ai suoi bisogni, e accantonare per quanto possibile tutte le altre faccende, come i lavori di casa, gli impegni professionali e altro.
Occorre tenere presente che ogni lattante ha esigenze particolari e che numero e ore dei pasti e durata delle poppate vanno adattati a ogni singolo caso. I segnali di fame nel bambino sono molto evidenti, e compaiono prima del pianto (che è un segnale tardivo): in genere il neonato gira la testa, oppure si stiracchia, o apre le labbra tirando fuori la lingua in cerca del capezzolo. Quando la madre riconosce questi segnali è opportuno che allatti il bambino. Dal momento che non è possibile stabilire quanto latte assuma il bambino, è necessario usare strumenti alternativi per verificare l'adeguata alimentazione.