Telefo () è un personaggio della mitologia greca. Fu un re della Misia.
Etimologia
Già gli autori antichi cercarono di spiegare l'origine del nome Telefo () attraverso un'etimologia di carattere popolare e fantasiosa, legandola direttamente al mito della sua infanzia. Il nome veniva infatti interpretato como un composto di (thḕlē, "mammella" o "allattamento") e (élaphos, "cerva"), con il significato di "allattato da una cerva", in riferimento all'animale che lo avrebbe nutrito dopo l'abbandono sul monte Partenio.
Gli studi filologici moderni tendono invece a ricevere con scetticismo questa ricostruzione greca, ipotizzando che il nome possa essere una forma ipocoristica del nome teoforico o descrittivo (Tēlephánēs), che significa "colui che risplende da lontano" o "visibile da lontano", composto dall'avverbio (tēle, "lontano") e dal verbo (phaínō, "mostrare", "apparire" o "brillare").Adrian Room, Room's Classical Dictionary, p. 287. Questo accostamento linguistico era peraltro già stato rilevato in antico all'interno del lessico Suda, che alla voce tēlephanēs riporta la glossa ("che appare da lontano").
Questa versione è evocata anche in un frammento della tragedia perduta di Euripide (Telefo), che propone una derivazione simile del nome, legata proprio alla lontananza dal luogo di nascita. Nel frammento si legge che, divenuto sovrano di Misia, il suo popolo lo chiama Telefo poiché viveva lontano () da dove era nato.Euripide, Telefo, fr. 696 .
Genealogia
Figlio di Eracle e di Auge. Sposò Astioche che lo rese padre di Euripilo.
Diodoro Siculo scrive che sposò Argiope.
Telefo risulta sposo di Ièra ed anche padre di CizicoScolio ad Apollonio Rodio, I, 948. e dei gemelli Tarconte e Tirseno.
Il latino Igino confonde i miti e scrive che sposò Laodice.
Mitologia
Le vicende della vita di Telefo, pur non essendo mai menzionate nei poemi di Omero, sono narrate da vari autori classici (in particolare da Apollodoro, Ditti Cretese ed Igino, talvolta con varianti significative). Questo eroe divenne oggetto di un profondo culto nella città di Pergamo, in Misia e le sue imprese mitologiche sono celebrate nel celebre fregio minore dell'Altare di Pergamo, oggi conservato nell'Altare di Zeus esposto al Pergamonmuseum di Berlino.
A riguardo della sua stirpe, Pausania sottolinea come sua madre Auge, giunta in Asia, avesse generato con Eracle il figlio in assoluto più simile al padre rispetto a tutta la progenie dell'eroe.
L'episodio centrale della sua biografia fu la battaglia contro l'armata greca diretta a Troia che, credendo di aver raggiunto la Troade, era sbarcata per errore sulle coste della Misia. Questo scontro causò gravissime perdite in entrambi gli schieramenti e Telefo fu ferito alla coscia da Achille. Il tema del suo ferimento e della successiva guarigione per mano dello stesso Achille divenne un motivo letterario popolarissimo, ripreso da numerosi autori antichi e posto alla base di diverse tragedie greche perdute.
Concepimento e nascita
Secondo la versione più diffusa del mito, il re Aleo era stato avvertito da un oracolo che i suoi figli maschi sarebbero stati uccisi da un futuro nipote.Alcidamante, Contro i Sofisti (o Odissea), 14-16: ("Fu infatti dato un oracolo dal dio ad Aleo, padre di Cefeo e Licurgo: se sua figlia avesse partorito un figlio, i suoi propri figli sarebbero morti per mano di colui che sarebbe nato da lei").
Per evitare la profezia, consacrò la figlia Auge come sacerdotessa nel Tempio di Atena Alea, minacciandola di morte se non avesse mantenuto la castità. Tempo dopo, l'eroe Eracle, giunto a Tegea come ospite, si ubriacò durante un banchetto e violentò la fanciulla all'interno del recinto sacro, lasciandola incinta. Auge partorì un bambino e lo nascose nel tempio, ma Aleo, recatosi sul luogo per indagare su una grave pestilenza che stava devastando il regno, scoprì il neonato ed ordinò che il piccolo venisse esposto sul monte Partenio e che la figlia venisse punita.
Secondo Pausania, la violenza di Eracle ai danni di Auge non si consumò all'interno dell'edificio sacro, bensì all'esterno, presso una fontana monumentale situata immediatamente a nord del tempio.
Secondo Esiodo, Telefo non nacque in Arcadia ma direttamente in Anatolia, come testimoniato da un papiro di Ossirinco.Papiri di Ossirinco, P.Oxy. XI 1359 fr. 1 (Catalogato in Esiodo, Catalogo delle donne, fr. 165 Merkelbach-West / fr. 101 Evelyn-White). Nel 'Catalogo delle donne si racconta che il re Teutrante accolse Auge nella propria casa, crescendola e onorandola al pari delle sue stesse figlie. La donna, unitasi ad Eracle mentre quest'ultimo era in viaggio alla ricerca dei cavalli di Laomedonte e reduce dalla guerra contro le Amazzoni, diede alla luce Telefo in territorio misio. Il frammento esiodeo sottolinea comunque l'origine ellenica dell'eroe designandolo con il patronimico di Arcaside, ovvero «della stirpe di Arcade»,Il termine greco utilizzato nel frammento è . e riassume brevemente le sue gesta successive, menzionando come Telefo riuscì a respingere i Greci dalla Misia costringendoli a reimbarcarsi sulle loro navi prima di essere a sua volta abbattuto.
L'abbandono sul monte Partenio
Scoperta la gravidanza, Aleo fece esporre l'infante sul monte Partenio, dove il piccolo sopravvisse venendo allattato da una cerva, mentre Auge fu affidata al re Nauplio per essere venduta come schiava all'estero. Nauplio la condusse in Misia dove fu riscattata dal re Teutrante che la accolse a corte. Apollodoro aggiunge che Teutrante, essendo privo di discendenza, la trattò formalmente come una figlia.
Diodoro Siculo riporta una variante in cui Aleo ordinò a Nauplio di affogare la figlia; durante il tragitto, tuttavia, Auge riuscì a partorire il bambino in un bosco, nascondendolo tra i cespugli prima di essere venduta a Teutrante. Il neonato, nutrito da una cerva, fu poi trovato da alcuni pastori locali che lo consegnarono al re Corito, il quale lo allevò e lo chiamò Telefo (da thele, mammella, e elaphos, cerva) in onore della sua prima nutrice. La nascita sul monte e l'allattamento ferino sono menzionati anche da Quinto Smirneo ed evocati da Pausania, il quale ricorda che a Tegea sorgeva un tempio dedicato ad Ilizia (rappresentata come Auge sulle ginocchia) proprio nel punto in cui la donna aveva partorito.
Strabone fornisce un'ulteriore variante (ripresa dalla tradizione tragica) secondo la quale Aleo non espose il nipote sui monti, ma chiuse Auge ed il neonato all'interno di una cassa di legno e li abbandonanò in mare. La cesta navigò fino alla foce del fiume Caico in Misia, dove il re Teutrante la recuperò. In questa versione, il sovrano sposò Auge ed adottò il piccolo Telefo come proprio erede.
L'infanzia con Partenopeo
Telefo, neonato ed esposto, incrociò il suo destino con Partenopeo che, a sua volta esposto da Atalanta sul monte Partenio, fu allevato dagli stessi pastori. Crescendo i due ragazzi strinsero una profonda amicizia e, ritrovatosi adulti, combatterono insieme e sconfissero Idas.
La ricerca della madre
Divenuto adulto e desiderando conoscere l'identità dei propri genitori, Telefo consultò l'Oracolo di Delfi, che gli ordinò di mettersi in viaggio verso la Misia dove al suo arrivo seppe che il regno di Teutrante era devastato da Idas e che Teutrante aveva promesso il trono e la mano della figlia adottiva Auge a chiunque lo avesse liberato dalla minaccia. Telefo, affiancato dal compagno Partenopeo, scese in campo, sconfisse Idas in battaglia e salvò il regno.
Poiché madre e figlio non si erano riconosciuti a causa del lungo tempo trascorso, Teutrante tenne fede alla promessa e concesse Auge in sposa al vincitore e l'incesto sul letto nuziale venne evitato grazie ad un enorme serpente inviato dagli dei, che si interpose tra i due e spaventando Auge. La donna invocò il soccorso di Eracle e sentendo il nome del proprio padre, Telefo riconobbe sua madre e la riabbracciò.
Una volta chiarita l'origine dell'eroe, Teutrante mantenne la promessa di cedergli la successione al trono della Misia insieme alla mano di sua figlia. Secondo la testimonianza di Diodoro Siculo, la sposa ricevuta da Telefo era la figlia biologica del re, il cui nome era Argiope.
Lo scontro con i Greci
Divenuto sovrano della Misia, Telefo si trovò a dover difendere i propri confini dall'improvviso attacco della flotta greca ed all'inizio della guerra di Troia, l'armata achea salpò dall'Aulide ma, sbagliando rotta, sbarcò erroneamente in Misia credendo di aver già raggiunto la Troade ed iniziò a saccheggiare i villaggi costieri.
Telefo guidò l'esercito locale per respingere gli invasori e nella furiosa battaglia uccise Tersandro, mentre sul fronte acheo Aiace tolse la vita a Teutranio, che era il figlio biologico di Teutrante e quindi fratello adottivo dello stesso Telefo.
Filostrato riporta che tra i Misi combatté anche una schiera di donne guerriere a cavallo guidate dalla moglie di Telefo, la regina Ièra, che descrive come una donna dotata di una bellezza superiore persino a quella di Elena e che fu uccisa in duello da Nireo. Secondo la testimonianza dell'opera (lEroico di Filostrato), l'incredibile valore e la bellezza di Ièra avrebbero spinto Omero ad omettere dai suoi poemi l'intera battaglia della Misia per non oscurare i personaggi di Elena e Achille.
Durante il combattimento sul fiume Caico, Telefo affrontò Achille ma, costretto a indietreggiare nel duello, rimase impigliato nei tralci di una vite ed Achille lo ferì gravemente alla coscia con la sua lancia di frassino, costruita dal centauro Chirone. La vite fu fatta spuntare improvvisamente dal terreno da Dioniso per punire lo stesso Telefo dei mancati onori religiosi a lui tributati dal popolo della Misia.
Dopo gravi perdite reciproche, i Misi e gli Achei concordarono una tregua per seppellire i caduti. Durante le trattative, i capi invasori scoprirono che Telefo era in realtà figlio di Eracle e poiché molti dei comandanti greci vantavano legami con lui decisero di interrompere il conflitto per rispetto della sua stirpe e strinsero un patto di non aggressione con il re, per poi imbarcarsi sulle loro navi ed abbandonando le coste della Misia.
Darete Frigio fornisce una versione completamente differente, in cui i Greci non sbarcano in Misia per un errore di rotta, ma per compiere un saccheggio logistico. In questa narrazione, Telefo fa già parte del contingente alleato dei Greci insieme ad Achille. Durante l'assalto, tuttavia, l'eroe decide di proteggere il sovrano nemico Teutrante con il proprio scudo in segno di gratitudine per l'ospitalità ricevuta in passato. Dopo il reimbarco strategico dei Greci ordito da Diomede, il morente Teutrante nomina Telefo suo successore sul trono di Misia.Darete Frigio, De excidio Troiae historia, 16.
La guarigione della ferita
La ferita inferta da Achille si rivelò inguaribile, costringendo Telefo a consultare l'oracolo di Delfi ed il responso stabilì che il trauma sarebbe stato risanato dallo stesso oggetto che lo aveva causato. Per ottenere l'aiuto del Pelide, l'eroe si recò ad Argo travestito da mendicante e, una volta introdotto alla corte degli Atridi, prese in ostaggio il piccolo Oreste direttamente dalla culla, minacciando di ucciderlo se i Greci non lo avessero soccorso. Poiché il veggente acheo Calcante aveva profetizzato che la città di Troia non sarebbe mai caduta senza il supporto e le indicazioni geografiche dello stesso Telefo, Agamennone impose ad Achille di intervenire.
Su suggerimento di Ulisse, Achille applicò sulla piaga i residui di ruggine raschiati dalla lamina della propria lancia di frassino. Una volta risanato, Telefo adempì ai patti indicando la rotta marittima corretta per la Troade e guidando la flotta greca; dopodiché si ritirò in Misia, confermando la propria assoluta neutralità nel successivo conflitto.