Il capovaccaio (Neophron percnopterus ) è l'unica specie del genere Neophron , è un piccolo avvoltoio del Vecchio Mondo. Occupa un'area molto vasta dall'Europa sud-occidentale e dall'Africa settentrionale fino all'India. La colorazione contrastante del sottoala e la coda a forma di cuneo lo rendono inconfondibile in volo o quando si lascia sollevare dalle correnti termiche nei momenti più caldi del giorno. Si nutre soprattutto di carogne, ma è opportunista e può anche catturare piccoli mammiferi, uccelli e rettili.
Mangia inoltre le uova di altri uccelli, e rompe le più grosse scagliando loro addosso grandi ciottoli. Utilizza anche rametti per arrotolare ciuffi di lana usati per la costruzione del nido, rappresentando così l'esempio di impiego degli utensili, raro negli uccelli. I capovaccai che nidificano nelle regioni temperate migrano a sud in inverno, mentre le popolazioni tropicali sono relativamente sedentarie. Il numero di esemplari è diminuito nel corso del XX secolo, e alcune popolazioni insulari sono minacciate dalla caccia, dagli avvelenamenti accidentali e dalla collisione con i cavi elettrici.
Tassonomia e sistematica Il genere Neophron comprende un'unica specie. Alcune specie preistoriche del Neogene del Nordamerica classificate nel genere Neophrontops (nome che significa «simile a Neophron») si ritiene siano state molto simili a questo avvoltoio nello stile di vita, ma le relazioni genetiche intercorrenti con esso sono incerte. Il genere Neophron è considerato il ramo più antico dell'albero evolutivo degli avvoltoi. Assieme al suo parente più stretto, il gipeto (Gypaetus barbatus), viene classificato in una sottofamiglia a parte, quella dei Gipetini (Gypaetinae). Gli studiosi riconoscono tre sottospecie di capovaccaio, ma la separazione tra esse non è sempre netta a causa degli spostamenti e dei mescolamenti delle popolazioni.
La sottospecie nominale, N. p. percnopterus, occupa l'areale maggiore, che comprende Europa meridionale, Africa settentrionale, Medio Oriente, Asia centrale e India nord-occidentale. Le popolazioni si riproducono nella zona temperata e migrano a sud durante l'inverno. Ha il becco color grigio scuro.
Il subcontinente indiano è dimora della sottospecie N. p. ginginianus, la più piccola delle tre, riconoscibile per il becco giallo chiaro. Prende il nome dalla città di Gingee, nell'India meridionale, dove l'esploratore francese Pierre Sonnerat la descrisse per la prima volta come le vautour de Gingi. Ricevette il nome latino da John Latham nel suo Index Ornithologicus (1790).
Una piccola popolazione presente solamente nelle isole Canarie orientali si è rivelata geneticamente distinta ed è stata identificata come una nuova sottospecie, N. p. majorensis, nel 2002. Nota localmente come guirre, è geneticamente distante da N. p. percnopterus, addirittura molto più di quanto N. p. ginginianus non lo sia da N. p. percnopterus. Diversamente dalle popolazioni presenti in Africa ed Europa meridionale, non ha abitudini migratorie e ha dimensioni considerevolmente più grandi.
Il nome majorensis deriva da «Majorata», l'antico nome di Fuerteventura, chiamata così dagli spagnoli nel XV secolo per i «Majos», la principale tribù di nativi guanci. Uno studio del 2010 suggerisce che la specie vi si sia stabilita circa 2500 anni fa, quando l'isola venne colonizzata per la prima volta dall'uomo.
Nel 1902 Nikolai Zarudny e Härms descrissero la sottospecie N. p. rubripersonatus, presente nel Belucistan. Avrebbe una pelle di colore arancio-rossastro più intenso sulla testa e un becco scuro dalla punta gialla. Solo raramente questa forma viene considerata una sottospecie valida, poiché il becco di colorazione intermedia suggerisce un incrocio tra sottospecie.
Attualmente, quindi, vengono riconosciute 3 sottospecie di capovaccaio:
N. p. ginginianus () (dal Nepal all'India meridionale); N. p. majorensis (isole Canarie); N. p. percnopterus () (Europa meridionale, Medio Oriente e Africa).
Il nome generico deriva dalla mitologia greca. Timandra era madre di Neofrone. Egipio era un amico di Neofrone e aveva circa la stessa età. Venuto a sapere dell'intesa amorosa tra la madre ed Egipio, Neofrone, meditando vendetta, fece a sua volta delle avances alla madre di Egipio, Bulide. Convinse Bulide a entrare nella camera buia dove presto si sarebbero incontrati sua madre ed Egipio. Neofrone distrasse sua madre, ed Egipio, entrato nella camera, giacque con la propria madre Bulide. Quando Bulide scoprì l'inganno, cavò gli occhi al figlio e si uccise. Egipio si rivolse agli dei per avere vendetta, e Zeus trasformò Egipio e Neofrone in avvoltoi. Percnopterus significa «ali nere», dal greco περκνóς (perknos, «nero-blu») e πτερόν (pteron, «ala»).
Descrizione
Il piumaggio dell'adulto è bianco, le ali presentano penne remiganti nere. Il piumaggio degli esemplari selvatici generalmente è sporcato da una patina color ruggine o marrone, dovuta al fango o al terreno ricco di minerali ferrosi. Gli esemplari in cattività che non hanno accesso al suolo hanno un piumaggio bianco candido.
Il becco è sottile e lungo, e la punta della mascella superiore è uncinata. Le narici sono due fessure orizzontali allungate. Le piume del collo sono lunghe e formano un pennacchio. Le ali sono appuntite, con la terza primaria più lunga; la coda ha forma di cuneo. Le zampe sono rosa negli adulti e grigie nei giovani. Gli artigli sono lunghi e diritti, e il terzo e quarto dito sono leggermente palmati alla base.
Il becco è nero nella sottospecie nominale, di colore chiaro o giallastro negli adulti della sottospecie indiana N. p. ginginianus. Rasmussen e Anderton (2005) ipotizzano che questa variazione vada ulteriormente indagata, in particolare a causa del becco dalla colorazione intermedia con la punta nera riscontrato nella presunta sottospecie N. p. rubripersonatus. La zona di pelle facciale glabra che si estende fino alla gola è gialla. I sessi hanno piumaggio identico, ma i maschi in età riproduttiva hanno la pelle facciale di un colore arancio più intenso. In media le femmine sono leggermente più grandi dei maschi e più pesanti del 10-15%. Gli esemplari giovani sono ricoperti da un piumaggio nerastro o marrone cioccolato con macchie bianche e nere. Il piumaggio adulto viene indossato dopo circa cinque anni. DimensioniN. p. percnopterus Becco 31–34 mm Ala ♂ 470–536 mm♀ 460–545 mm Coda ♂ 220–251 mm♀ 240–267 mm Tarso 75–87 mm Peso 1600-2400 gN. p. ginginianus Ala ♂ 393–490 mm♀ 455–505 mm Coda 228–251 mm Tarso 72–85 mmN. p. majorensis Ala 485–554 mm Coda 240–285 mm Tarso 73,5–93 mm Peso 1900-2850 g
I capovaccai adulti misurano 47–65 cm dalla punta del becco all'estremità delle penne della coda. Nel più piccolo N. p. ginginianus i maschi misurano circa 47–52 cm e le femmine 52-55,5 cm. L'apertura alare è pari a circa 2,7 volte la lunghezza del corpo. Gli esemplari della Spagna pesano circa 1,9 kg, mentre i rappresentanti della sottospecie N. p. majorensis costituiscono un caso di gigantismo insulare e pesano in media 2,4 kg.
Distribuzione e habitat
Il capovaccaio è presente in gran parte del Vecchio Mondo, e il suo areale di nidificazione comprende Europa meridionale, Africa settentrionale e Asia occidentale e meridionale. Raramente alcuni esemplari vaganti si spingono fino allo Sri Lanka. Vive prevalentemente nelle pianure aride e sulle colline poco elevate. Sull'Himalaya in estate può spingersi fino a circa 2000 m di quota.
Le popolazioni europee migrano in Africa in inverno. Esemplari vaganti possono spingersi verso sud fino al Sudafrica, ma fino al 1923 questa specie era solita nidificare nella regione del Transkei. Nidifica soprattutto su falesie rocciose, ma talvolta costruisce il nido anche su davanzali di alti edifici e su grossi alberi.
Come molti altri grandi migratori che volano a quote elevate, evitano spostamenti troppo lunghi sopra la superficie del mare. Gli esemplari italiani effettuano il passaggio dalla Sicilia alla Tunisia compiendo brevi spostamenti attraverso le isole di Marettimo e Pantelleria. Quelli che migrano attraverso la penisola iberica raggiungono l'Africa sorvolando lo stretto di Gibilterra, mentre altri ancora sorvolano il Levante.
Talvolta durante le migrazioni possono coprire 500 km in un solo giorno fino a raggiungere i confini meridionali del Sahara, distanti 3500–5500 km dalla loro dimora estiva. Gli esemplari giovani che non ancora in età riproduttiva possono svernare nelle praterie e nelle regioni semidesertiche del Sahel.
Biologia
Il capovaccaio viene avvistato generalmente da solo o in coppia mentre si lascia sollevare dalle correnti ascensionali assieme ad altri necrofagi e rapaci, o mentre sta appollaiato sul terreno o sulla sommità di un edificio. Sul terreno si sposta con un'andatura ondeggiante. Si nutre di una vasta gamma di alimenti, compresi escrementi di mammiferi (anche quelli umani), gli insetti attratti da essi, carogne, sostanze vegetali e, talvolta, piccoli animali. Quando si unisce ad altre specie di avvoltoi attorno alla carcassa di un animale, tende a rimanere nei dintorni e aspetta che le specie più grandi lascino il campo libero. I conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) costituiscono una parte significativa della dieta dei capovaccai spagnoli. Gli studi suggeriscono che consumino feci di ungulati per ricavare carotenoidi, i pigmenti responsabili della colorazione gialla e arancio brillante della pelle facciale. La capacità di assimilare pigmenti carotenoidi può servire come segnale affidabile di fitness.
I capovaccai sono prevalentemente silenziosi, ma possono emettere acuti miagolii o sibili quando sono nel nido, e rumori gracchianti mentre si contendono una carogna. Gli esemplari giovani sono stati uditi fare una sorta di gracidio sibilante in volo. Emettono inoltre sibili o ringhi quando sono minacciati o irritati.
Trascorrono la notte in dormitori comunitari su grossi alberi, edifici o falesie. I siti vengono scelti generalmente nei pressi di discariche o di altre aree di foraggiamento. In Spagna i dormitori estivi sono occupati prevalentemente da esemplari immaturi. Quando decidono di stabilire il dormitorio su un albero, tendono a prediligere grandi pini morti. Il numero di adulti presso un dormitorio cresce verso giugno. Si ritiene che gli adulti riproduttori possano trovare cibo con maggior efficienza unendosi alla colonia e seguendo i consimili verso aree di foraggiamento migliori. Gli adulti riproduttori che hanno perso la covata possono congiungersi in giugno agli uccelli immaturi del dormitorio.
La riproduzione ha luogo in primavera. Agli inizi della stagione riproduttiva le coppie effettuano parate aeree che comprendono una giostra di rapide picchiate seguite da repentine risalite. Sono monogami, il legame di coppia può essere mantenuto per più di una stagione riproduttiva e lo stesso nido può essere riutilizzato ogni anno. Il nido è una rudimentale piattaforma di ramoscelli imbottita con materiali morbidi e situata sul fianco di una falesia, un edificio o la biforcazione di un grosso albero. Possono essere riadattati all'uso anche vecchi nidi di aquila. Nidi posti sul terreno sono rari, ma sono stati registrati nelle sottospecie N. p. ginginianus e N. p. majorensis. Sono stati registrati anche accoppiamenti extraconiugali con uccelli che nidificano nelle vicinanze, e forse è proprio per questo che i maschi adulti restano vicini alla femmina prima e durante la deposizione delle uova. Talvolta una femmina può associarsi a due maschi e tutti e tre gli esemplari collaborano all'allevamento della covata.
La covata tipica è composta generalmente da due uova che vengono covate a turno da entrambi i genitori. Le uova sono color rosso mattone con l'estremità maggiore fittamente punteggiata da macchioline rosse, marroni e nere.