Quasi quasi mi sposo è un film del 1982 diretto da Vittorio Sindoni
Trama È la storia d'amore di due giovani neo-laureati, entrambi in cerca di lavoro e completamente diversi caratterialmente.
Leo ha 26 anni, un padre scapestrato e contestatore, una laurea in lettere antiche con 110 e lode e, in attesa di insegnare a scuola, vende enciclopedie porta a porta. Roberta ha i suoi stessi anni, un padre che vende scarpe al corso, una laurea in biologia con 110 e lode e conta le macchine per strada per un istituto di statistiche. Uno è compassato, tranquillo, granitico; l'altra è esuberante, estrosa e bugiarda. I due si incontrano per caso in un taxi e si innamorano, nonostante tutte le resistenze di lei. Si sposano e si sistemano in casa di Leo, dormono nella camera del padre e finalmente trovano un lavoro. Lui come insegnante in una scuola serale di recupero, lei come analista ad un ospedale. Per colpa degli orari, però, i due non si incontrano mai se non la domenica. Finché Leo ha l'occasione di diventare ricco, facendo l'imitazione di una gallina per uno spot televisivo. Il giovane è bravissimo e il produttore sarebbe disposto a pagargli un contratto di 70 milioni, ma Leo rifiuta per conservare la propria dignità e il rispetto di sé stesso. Roberta accetta la sua scelta con amore, i due ripartiranno da capo.
Critica Quasi quasi mi sposo è la commedia delle illusioni perdute, degli ideali consumati che hanno lasciato il posto ai lavori improbabili o impossibili, alla vita di coppia vista come azzardo, necessità e minaccia. Il protagonista oppone il suo rifiuto alla società per conservare la propria dignità in una società consumistica che non permette più sogni e nemmeno un'affermazione di sé senza compromessi. Commedia capace di raccontare a perfezione il riflusso degli anni Ottanta, il disorientamento di un'intera generazione di giovani a fare da cerniera tra l'età d'oro della commedia all'italiana e quella nuova, minimalista e paratelevisiva. Questo film del 1982 anticipava quello che sarebbe successo vent'anni dopo: lo sfascio totale della personalità umana, i valori che non contano più, la solitudine che comincia a prendere piede. La bravura di Sindoni è di far emergere questo dissesto ideologico, questa vittoria morale che è una sconfitta sociale, attraverso una narrazione frivola, schematica, sincopata, lievissima.
Sindoni racconta e non dimostra, mettendo in scena le ragioni di ogni personaggio. Per Krupper è incomprensibile il rifiuto di Leo, perché fuori dalla sua logica capitalistica, e per questo motivo continua ad alzare l'offerta del contratto, credendo che sia una questione di soldi, mentre il delusissimo mediatore Marcello, conoscendo Leo, capisce la natura del suo rifiuto ma non riesce a farsene una ragione. In questo modo la resistenza di Leo ha questa forza e sincerità. A differenza degli schemi canonici della commedia all'italiana, il punto di vista della regia aderisce a quello dei due protagonisti: la dignità dell'uomo medio, la volontà di non conformarsi ai nuovi valori di riferimento, diventano stravaganza agli occhi della società. Ma sono anche quegli elementi che segnano la complicità dell'autore alla ricerca di una via alternativa alla società del consumismo.
Nonostante le comparse di Renzo Arbore, Luciano Salce, Mario Marenco, Enrico Maria Salerno, Luciano De Crescenzo e Gabriele Ferzetti, il film non ottiene il successo sperato.
Note
Categoria:Film commedia