Fabrizio De André, cantautore italiano che tra il 1961 e il 1999 (anno della sua morte) si è distinto come uno dei maggiori esponenti del panorama artistico italiano, è colui che ha avuto maggiore influenza nel mondo della musica Italiana e sulla cultura di massa in generale, la sua figura è infatti la più rivisitata tra i cantautori nel mondo artistico, dal cinema alla letteratura.
Molti parchi, piazze e vie sono stati intitolati a suo nome, ed annualmente molte commemorazioni avvengono in tutta Italia e parti dell’Europa per riproporne l’immagine e le sue opere.
Influenza
Fabrizio De André ha avuto un forte impatto sulla memoria collettiva e la cultura di massa italiana, con alcune canzoni che hanno fatto scuola e vocaboli che sono entrati nella lingua italiana, come Bocca di Rosa che è diventato un vocabolo riconosciuto dalla Treccani o l'album Creuza de mä che è stato più volte elogiato da Rolling Stone come una delle più grandi opere musicali di sempre.
L'influenza sul mondo della musica Diversi cantanti hanno dichiarato che De André ha influenzato molto il loro modo di fare musica, come Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Diodato, Emis Killa, Nayt, Vinicio Capossela, Fiorella Mannoia, Bresh, Mina, Gazzelle, Ex-Otago, Willie Peyote e Vasco Rossi.
De André segna una nuova pagina nel panorama musicale italiano quando nel 1967 pubblica il suo primo album, prendendo in mano il ruolo di pioniere del cantautorato italiano che era stato lasciato libero da Luigi Tenco poco tempo prima. Questo nuovo stile musicale della poesia-canzone contribuirà alla nascita della scuola genovese e allo sviluppo del cantautorato italiano.
De André ha rivoluzionato molto il modo di fare musica in Italia soprattutto grazie hai suoi concept album che, prima delle pubblicazione di Tutti morimmo a stento, era un concetto pressoché inesistente in Italia. Faber ha infatti sviluppato questo tipo di album anche nelle sue pubblicazioni successive, con La buona novella (spesso definito come il miglior album della storia della musica italiana), Non al denaro non all'amore né al cielo (nel quale subentra anche l'elemento della trascrizione da opera letteraria a opera in musicale, con De André che si ispirò all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters) e Storia di un impiegato.
L'impatto maggiore che ha avuto sul panorama musicale internazionale è quello ottenuto grazie alla ricerca storico-linguistica-musicale che De André faceva ogni volta che doveva fare un brano che rappresentava un popolo o una cultura diversa da quella italiana (in totale De André ha cantato in dieci lingue diverse: Italiano, genovese, gallurese, napoletano, tedesco, spagnolo, portoghese, inglese, provenzale e romanì) d'esempio è l'album Creuza de mä inciso completamente in dialetto genovese arcaico e frutto di una approfondita ricerca delle sonorità e degli strumenti usati ai tempi della repubblica marinara di Genova (come il Bouzouki usato nell'intro del primo brano) non a caso è l'album di De André più apprezzato dai cantanti e dai critici musicali sopratutto all'estero. Il disco è considerato dalla critica una pietra miliare della musica degli anni ottanta e, in generale, della musica etnica; David Byrne ha dichiarato alla rivista Rolling Stone che è uno dei dieci album più importanti della scena musicale internazionale del decennio, e la rivista Musica e Dischi lo ha eletto migliore album degli anni ottanta. L'album è inoltre nella posizione numero 4 della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, secondo la rivista Rolling Stone Italia.
Impatto sulla società
Il linguaggio volgare Quello che più di tutti ha consacrato De André nella cultura di massa italiana è stato il suo impatto socio-culturale. De André infatti ha innanzitutto abbattuto un muro morale riguardo al linguaggio volgare, usando spesso parolacce e venendo perciò censurato e criticato, come:
il brano Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers scritto con Paolo Villaggio, per il quale ricevette una denuncia e dovette rimuovere la frase "quel gran faccia di culo" dal testo. Fu costretto a rimuovere "specie di troia" dal brano La città vecchia che sostituì con "pubblica moglie" In Bocca di Rosa dovette sostituire la strofa "Spesso gli sbirri e i carabinieri, al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e l’accompagnarono al primo treno." con una più moderata poiché considerata oltraggio a pubblico ufficiale A De André fu impedito di pubblicare La canzone di Marinella poiché inizialmente conteneva questa strofa: "Prima fu una carezza ed un bacino, poi si passò decisi sul pompino, e sotto la minaccia del rasoio, fossi costretta al biascico e all'ingoio"
De André nella sua carriera ha usato 30 parolacce diverse, ma si può nettamente notare come nei primi anni della sua carriera ne facesse uno uso molto più moderato, anche perché erano poche quelle che gli venivano permesse di pubblicare, poi negli anni 80 quando ormai era diventato accettabile inserire termini scurrili in un brano, De André ha avuto più libertà nella stesura dei testi e il suo utilizzo di termini volgari è sensibilmente aumentato. Canzoni come Via del Campo, che addirittura ipotizzavano un matrimonio tra un uomo e una "puttana", vennero censurate dalle radio e dalle televisioni. Attraverso l'insistenza da parte del cantautore nel non piegarsi alla censura si è arrivati nel decennio seguente ad una maggiore libertà di testi.
Le tematiche sociali e i riferimenti La narrativa di De André si è sempre incentrata sulle tematiche difficili, trattando figure normalmente poste ai margini della società (guadagnandosi così il soprannome di Poeta degli ultimi o Cantautore degli sconfitti) è stato tra i primi a parlare nei suoi brani di moltissime categorie fino ad allora tenute all'oscuro e severamente messe alla gogna (come i suicidi o gli appartenenti alla categoria lgbt), ma ciò che la contraddistinto è stato il suo narrare senza giudicare, approvare e/o assolvere nessun individuo. Nella sua carriera ha scritto canzoni sul: suicidio, matrimonio tardivo, etera, prostituzione, amore non corrisposto, libertà individuale, paura della morte, infedeltà, omicidio, tossicodipendenza, depressione, pedofilia, pena di morte, guerra, pietà, stupro, ipocrisia, lutto, morte in combattimento, solitudine, droga, violenza nelle carceri, milite ignoto, delitto d'amore, delitto d'onore, monarchia, Ius primae noctis, verginità, morte di malattia, morte sul lavoro, rissa, violenza poliziesca, femminicidio, aborto, morte per affogamento, religione, pazzia, blasfemia, anticristianesimo, paraplegia, disabilità, ciarlataneria, povertà, vagabondaggio, minoranza etnica, patriottismo, inaffetività, libertà, filosofia della vita, anarchia, terrorismo, errore giudiziario, odio per le istituzioni, violenza, non-violenza, pacifismo, genitore narcisista, sindrome da alienazione genitoriale, megalomania, amore a prima vista, vedovanza, sadismo, dipendenza affettiva, disinnamoramento, erotomania, cattiva influenza, invecchiamento, rassegnazione, alzheimer, omosessualità, latitanza, lite per eredità, sequestro di persona, eccidio, rapporto sessuale, esclusione sociale, bigottismo, mafia, zoofilia, matrimonio tra cugini, transessualità, destino, ribellione, perdono e omertà.
L'impatto sull'istruzione e sulla lingua italiana Nei suoi testi De André ha affrontato qualsiasi tipo di linguaggio, dal neorealismo di Vol 1° all'ermetismo di Vol 8° per passare anche al futurismo (Storia di un impiegato), crepuscolarismo (La città vecchia, Il testamento), decadentismo (Il suonatore Jones) ed espressionismo (Nella mia ora di libertà).
Il termine Bocca di Rosa, proveniente dal suo omonimo brano, è stato inserito nel 2008 dalla Treccani come sinonimo di prostituta, anche se in realtà nel brano la ragazza non faceva questo mestiere. In merito De André era già intervenuto nel 1996, quando parlando di una prostitua qualcuno aveva usato il termine Bocca di Rosa:
In tempi più recenti la Treccani ha preso in considerazione (per ora senza aver dato una risposta definitiva) di cambiare il significato del termine in un più corretto "donna libera". Nel tempo De André è diventato materiale didattico dei programmi delle scuole superiori d'Italia e di alcune università con esami e borse di studio dedicate, ma già mentre era in vita De André finì nelle antologie scolastiche delle scuole medie. La sua prima canzone ad essere inserita in un programma scolastico fu La guerra di Piero a inizio anni 70. Fabrizio si dichiarò più volte contrariato da questa cosa, in un intervista spiegò proprio come innanzitutto lui non era né un musicista né un poeta, ma un cantautore e che quindi non si potevano inserire le sue parole su un libro togliendoli la musica, perché gli toglieva la loro essenza, e poi dichiarò come questo andava a suo svantaggio, perché i bambini costretti ad imparare a memoria le sue canzoni incominciavano ad odiarlo invece che ad amarlo. Iconico fu poi il discorso che fece dal palco della Bussola in Versilia, in occasione del suo primo concerto, per annunciare quella che era la prossima canzone:
L'influenza sull'anarchia e le conseguenze nel mondo della politica Singolare tra i cantautori è l'influenza che De André ha avuto sulla politica. Con la pubblicazione di Storia di un impiegato nel 1973 ha infatti cambiato di molto la percezione culturale dell'anarchia in Italia, fino a prima vista come un tabù, dopo accettata come ideale utopico e non solo come ideologia politica dedita alla violenza.
L'album mosse subito le acque ai tempi della pubblicazione, ricevendo critiche sia dalla destra per essere troppo di sinistra, sia dalla sinistra per essere troppo di destra. Neanche De André era troppo soddisfatto del risultato, probabilmente anche per colpa della collaborazione con Giuseppe Bentivoglio, che non era anarchico ma bensì marxista, a differenza di De André che era un anarchico individualista, ed ha sicuramente influenzato l'album in una direzione diversa rispetto a quella voluta originariamente da De André.
L'album è diventato invece in tempi più recenti uno dei più apprezzati dai fan.
Esempi più recenti sull'influenza politica che De André continua ad avere in Italia sono le varie discussioni nate sulla neutralità del cantautore, non associabile né a destra né a sinistra, quando invece molti esponenti di entrambe le parti fanno proprie le sue parole per motivi di campagna politica o arrivando addirittura a dire che "lui avrebbe voluto così". Classico è l'esempio di quando nel 2019 il politico della Lega Matteo Salvini ricordò Faber nel ventennale dalla morte citando Il pescatore e definendosi un suo grande fan, venendo attaccato da una moltitudine di persone di destra perché De André "era un cantante di sinistra" e da una moltitudine di persone di sinistra perché "non ne aveva capito il significato". Rimasta iconica e riutilizzata successivamente molte volte fu la dichiarazione di Cristiano De André a riguardo, che disse:
Non è l'unico caso in cui il politico della Lega è stato al centro delle polemiche: nel 2026 a un concerto tributo per De André una fan ha iniziato a contestare la presenza di Salvini all'evento. È dovuta intervenire Dori Ghezzi per riportare alla calma e incitare al dialogo, ma l'accaduto ha avuto molta risonanza mediatica sopratutto dopo le parole via social di Alice De André (nipote del cantautore, ma che non l'ha mai conosciuto) che invece dava ragione alla contestatrice.
La continuità Per tutti questi motivi a più di vent'anni dalla sua scomparsa De André continua ad influenzare l'immaginario collettivo e la musica italiana e internazionale, grazie alle importanti innovazioni artistiche che ha apportato e all'impatto socio-culturale che ha avuto.
Commemorazioni
Cantata Anarchica