L'assedio di Ferrara fu un episodio della guerra della Seconda coalizione che vide coinvolte le truppe francesi, arroccate nel capoluogo romagnolo, e le truppe austro-russe sotto il comando del generale Klenau. La città si arrese dopo breve tempo alle truppe imperiali mentre i francesi, nel tentativo di prolungare la loro resistenza si asserragliarono all'interno della cittadella. Dopo qualche settimana, si arresero, comprendendo di non poter ricevere alcun soccorso dalle altre armate repubblicane.
Contesto storico
Durante la Prima Campagna d'Italia, una delle forze contro cui si scontrarono i francesi furono le armate papali. Lo lotta tra le due potenze si dimostrò molto rapidamente sbilanciata in favore della giovane repubblica transalpina: dopo una sonora sconfitta a Faenza e la discesa lungo la costa adriatica delle forze di Lannes e di Victor, lo stato papale si arrese, firmando un trattato con il quale cedeva alla Repubblica Cisalpina, stato satellite della Francia, ogni suo territorio a nord di Ancona. Qualche mese dopo, le ostilità in Italia ebbero fine, in seguito alla firma dell'armistizio di Leoben prima e della pace di Campoformio poi.
Il protagonista di questi eventi, il giovane generale Napoleone Bonaparte, acclamato al pari di un salvatore della patria, si imbarcò presto in una spedizione militare in Egitto, lasciando la Francia priva del suo miglior generale per un considerevole periodo. Sfruttando la sua assenza e usando come pretesto l'ingiustificato attacco all'Impero Ottomano, di cui formalmente faceva parte l'Egitto, le potenze europee si coalizzarono nuovamente contro la repubblica francese, con il chiaro obiettivo di rovesciarla e riportare in vigore il precedente regime monarchico.
Antefatti Il teatro delle prime operazioni dell'esercito francese in Italia fu il Veneto: l'esercito di Schérer attaccò la città di Verona, roccaforte difesa dagli austriaci, la cui presa avrebbe portato le armate repubblicane in una posizione a loro molto favorevole. Schérer si dimostrò molto titubante ed insicuro: in un primo tentativo di conquistare la città ottenne solo un successo parziale nei pressi di Pastrengo, venendo sconfitto a Legnago e concludendo con un nulla di fatto sotto le mura di Verona. Nonostante si fosse palesata di fronte a lui la possibilità di attaccare la città nuovamente, decise di prendere tempo ed aspettare, non cogliendo il momento favorevole e concedendo alle forze imperiali del generale Kray di riorganizzarsi e di rendere la città sostanzialmente inespugnabile.. Schérer decise di attaccare nuovamente: lo scontro tra le due forze nei pressi di Magnano fu molto cruento e inizialmente sembrò premiare le forze repubblicane, eccellentemente guidate dal generale Moreau. Tuttavia, con l'arrivo dei rinforzi da Verona, l'equilibrio mutò in favore degli austriaci. Dopo una fase di relativa incertezza, furono le forze di Kray ad avere la meglio e a mettere gli avversari in rotta: la possibilità di prendere il capoluogo veneto tramontò definitivamente, tra lo sconforto dei francesi e l'entusiasmo austriaco. Nel frattempo, l'avvicinamento delle forze di Suvorov, giunte dalla Russia per supportare le operazioni in Italia, costrinsero i francesi a ritirarsi prima sulla linea del Mincio e poi su quella dell'Adda, fornendo le varie fortezze lungo il loro tragitto di cospicue guarnigioni..
Mentre tutto ciò accadeva, il maresciallo russo aveva inviato in Emilia Romagna un distaccamento di 4500 uomini ad occuparsi dell'ala destra francese, che stava difendendo la regione. La difesa dell'Emilia Romagna era affidata al generale Montrichard, che disponeva di guardie nazionali cisalpine e circa 5500 soldati regolari francesi, ma doveva anche affrontare numerose bande di rivoltosi, che complicavano molto il lavoro che la sua colonna mobile doveva svolgere. Gli austro-russi, dopo essere discesi nel Polesine, riuscirono a neutralizzare la flottiglia francese del Po. Il 15 aprile, Klenau richiese alla guarnigione della città di Ferrara di arrendersi, ma ottenne solo un rifiuto. Di lì a breve, iniziarono le operazioni di assedio.
L'assedio
Dal 19 aprile 1799 il generale austriaco Klenau pattugliò il basso Po, occupando Pontelagoscuro, Borgoforte e Mirandola. Il 21 aprile lasciò un distaccamento ad assediare Ferrara, difesa dal commissario cisalpino Bertelli e dal francese Lapointe con circa uomini tra truppe regolari e guardie civiche. Il blocco fu stretto dal colonnello Oreskovich con croati, insorti ferraresi e varie bande locali. Gli attacchi frontali contro Porta San Paolo e le sortite francesi del 27 e 30 aprile e del 5, 14 e 19 maggio non modificarono la situazione.
Il 25 aprile Melas istituì una reggenza a Pontelagoscuro per gestire la logistica austriaca. Nel frattempo, diverse bande insurrezionali si erano consolidate sul Po, respingendo i cisalpini verso Bologna. Il 24 aprile un tentativo modenese di sollevare l’assedio fallì. Il 29 aprile Montrichard tentò un grande convoglio verso Ferrara, ma fu fermato a Cento da alcuni gruppi di militari croati e di insorti, subendo varie perdite, e dovette ritirarsi su Bologna. Solo la colonna dell’aiutante generale Hulin riuscì a rompere le linee nemiche e rifornire Ferrara, formando poi una “colonna mobile” per controllare il basso Po.
All’inizio di maggio i francesi, temendo sbarchi nel Polesine, si ritirarono verso Bologna e Forte Urbano, mantenendo piccole guarnigioni nelle città romagnole. La situazione generale in Emilia Romagna stava evolvendo in favore degli alleati: Cesena fu presa dagli austriaci con uno stratagemma mentre Lugo cambiò brevemente di mano. Nel frattempo Hulin ristabilì una fragile linea difensiva tra Lugo, Massa Lombarda e Primaro.
Il 19 maggio gli austriaci arrivarono a Pontelagoscuro regolari con artiglieria pesante. Con una netta superiorità di uomini e mezzi, il 21 maggio Klenau intimò nuovamente la resa: il giorno seguente Lapointe abbandonò Ferrara per asserragliarsi nella cittadella, un pentagono ben fornito, sperando di prolungare la resistenza. In risposta gli austriaci eressero rapidamente alcune batterie d'artiglieria e aprirono il fuoco il 23 all’alba: la cittadella fu pesantemente colpita. Dopo l’esplosione di due depositi di munizioni, la guarnigione inviò la bandiera bianca e la capitolazione fu firmata alle 1 del mattino del 24. Klenau catturò circa prigionieri, 90 cannoni e ingenti magazzini. Gli ebrei ferraresi pagarono ducati per evitare il saccheggio.
Conseguenze Alla guarnigione francese fu concesso di tornare in patria, con l'obbligo di non combattere per sei mesi sul fronte italiano. Con la resa di Ferrara, l'Emilia Romagna cadde rapidamente sotto il dominio austriaco. Klenau fece di Ferrara la sua base operativa, almeno per il momento. Assieme alle divisioni di Hohenzollern ed Ott, i tre si stabilirono nella Pianura emiliana e si adattarono alla supervisione del territorio.
Il 27 maggio ulteriori reparti austriaci sbarcarono al Primaro e occuparono Ravenna, mentre gli ultimi reparti piemontesi e francesi si ritiravano. Lugo fu nuovamente evacuata; gli 80 piemontesi rimasti nel castello si arresero a 150 ribelli appoggiati da ussari. Poco dopo, le forze dell'Armata di Napoli giunsero in Emilia, liberando Modena e minacciando direttamente la stessa Ferrara. Solo l'intervento diretto di Suvorov pose fine alla minaccia.
Note
Bibliografia
Categoria:Guerra nel 1799 Categoria:Battaglie della Seconda coalizione Categoria:Assedi delle guerre rivoluzionarie francesi