Con il termine polifonia (dal greco antico, "tante voci") si definisce in musica uno stile compositivo che combina due o più voci (vocali e/o strumentali) indipendenti, dette anche parti. Esse si evolvono simultaneamente nel corso della composizione, mantenendosi differenti l'una dall'altra dal punto di vista melodico e generalmente anche ritmico, pur essendo regolate da principi armonici. In senso compositivo il termine polifonia si contrappone a quello di monodia con una sola voce.

Storia ed evoluzione I prodromi remoti Sebbene si sappia con certezza che pratiche affini all'organum e al falso bordone fossero note sin dai tempi più antichi, non sappiamo se le civiltà primitive abbiano sviluppato la polifonia. Dalle testimonianze bibliche dellorchestra del tempio di Gerusalemme (Salmi, Cronache), sembra che la polifonia non fosse un concetto ignoto.

Le origini popolari della polifonia Gli studi etnomusicologici ci riferiscono di una certa disposizione da parte di culture musicali etniche verso forme di polifonia. Tra le forme si individuano la pratica delleterofonia, del bordone, dellimitazione e canone, e del parallelismo.

Eterofonia: nella sua forma primitiva, si tratta di una melodia intonata da più voci dove uno o più esecutori producono delle varianti ritmiche e/o melodiche.

Bordone: consiste in un suono basso e costante che sostiene la melodia.

Imitazione e canone: per imitazione si intende quando lo stesso elemento viene riproposto in momenti diversi in un'altra voce. Il canone è una forma musicale basata sull'imitazione che ne struttura l'intera composizione.

Parallelismo: quando più voci differenti seguono la stessa struttura ritmica. In certi casi il parallelismo riguarda anche la curvatura melodica. In questo caso si può parlare di diafonia.

Inizi della polifonia nella cultura occidentale Le prime fonti scritte che attestano l'uso della pratica polifonica si collocano intorno al 900 circa. Nel trattato anonimo dal titolo Musica enchiriadis, proveniente dalla Francia settentrionale, sono infatti riportate le prime informazioni su questa pratica consistente nel sovrapporre a una melodia desunta dal repertorio gregoriano, detta vox principalis, una seconda voce detta organalis, a distanza intervallare di quarta o di quinta, procedente per moto parallelo.

Questa prima pratica polifonica, che può essere definita diafonia, e che trova le sue origini nell'ambito profano, ha dato origine allorganum parallelo.

Le forme musicali polifoniche tra il '200 e il '300 Organum L’organum rappresentò per moltissimo tempo, nell'ambito della musica sacra, la forma nella quale si fanno esperienze e nuove acquisizioni contrappuntistiche importantissime per l'evoluzione della pratica polifonica. Dalla pratica del punctum contra punctum, ovvero nota contro nota (da cui deriva il termine contrappunto), che prevedeva che a ogni nota del canto ne corrispondesse una della nuova voce, la polifonia si evolve verso una maggiore autonomia delle voci. Innanzitutto dal “primigenio” moto parallelo fra le due voci via via vi si insinua l'impiego del moto obliquo e del moto contrario, come ci viene testimoniato da Guido d'Arezzo nel suo Micrologus.

La tecnica polifonica ha conosciuto il suo periodo di maggior splendore a partire dall'undicesimo secolo. Verso il XII secolo appaiono composizioni polifoniche in cui la voce superiore incomincia ad arricchirsi nel suo andamento, offrendo libere ornamentazioni melismatiche in corrispondenza delle singole note del canto (vox principalis). Il nuovo stile, che viene comunemente codificato come organum melismatico, nasce in particolare dal lavoro dei maestri dell'Abbazia di S. Marziale di Limoges.

Il secolo XII vede anche il delinearsi di strutture musicali formali nate da diversi orientamenti nella pratica polifonica. Accanto all'organum troviamo infatti altre forme:

Conductus Anche il conductus, come l'organum, è una composizione vocale basata su una melodia (chiamata tenor), che però non è desunta dal repertorio sacro, ma può essere di natura extraliturgica o inventata. Il testo, in lingua latina, era di argomento profano e spesso a sfondo politico. A differenza dell'organum, il conductus mantiene una certa uniformità ritmica fra le parti, e la pronuncia del testo rimane piuttosto ben sillabata. Motetus Il motetus è una composizione nata dalla tropatura di una clausola. Il tenor viene desunto dal gregoriano, utilizzandone però solo l'incipit, o parte di esso.

Il tenor probabilmente veniva eseguito da strumenti. Un'altra voce era posta sopra il tenor, e a essa veniva affidato il testo. Questa voce poteva essere chiamata duplum o motetus (dal francese mot, che significa parola, in quanto i testi potevano essere in francese). Esisteva poi una terza voce detta triplum. In alcuni casi il motetus può presentarsi anche a 5 voci.

Una caratteristica tipica del motetus è la politestualità. Le varie voci intonavano testi diversi, ma in qualche maniera il loro contenuto era attinente. Va da sé che il messaggio contenuto nel testo era di difficile comprensione al momento dell'ascolto. Il mottetto, infatti, rivelava la sua bellezza in particolare al momento della lettura. Oggi viene chiamato mottetto in italiano.

Nel Duecento e nel Trecento, il motetus si sviluppa fuori dal contesto liturgico, adottando testi di contenuto profano.

Clausula Si tratta di una parte o sezione di un brano musicale, in cui il tenor incontra un melisma. Il testo della clausula consiste nella sillaba sulla quale si sviluppa la fioritura (o melisma). La clausula si distingue dall'organum proprio nel tenor, che si presenta piuttosto ricco di note.

Copule Le copule sono un contrappunto dall'andamento agogico veloce. Ce ne dà testimonianza Francone da Colonia (CousS I, 133 b) definendola velox discantus ad invicem copulatus.

Sono pervenuti esempi di copula a due voci scritti da Francone, e a tre voci scritti da Walter Odington, il quale precisa che la copula va inserita solo alla fine di una composizione.

Hoquetus LHoquetus più che una forma è una tecnica, consistente nell'alternare una pausa dopo ogni nota, e facendo coincidere la pausa con il momento in cui l'altra voce intona la nota e viceversa. Questa tecnica poteva essere applicata a diverse composizioni, in particolare al motetus. Quando questa tecnica investiva tutta la composizione, il termine hoquetus indicava la composizione stessa.

Rondellus Il Rondellus è un canone al quale, però, manca l'imitazione iniziale. Secondo le testimonianze lasciate da Francone (CousS I, 130 a), il rondellus era una composizione polifonica in cui il contrappunto era di tipo sillabico, e tutte le parti avevano lo stesso testo. Secondo Walter Odington, il rondellus poteva essere privo di testo.

L'Ars Antiqua

Dal punto di vista cronologico, con Ars antiqua si designa quel periodo che comprende lo sviluppo della polifonia tra il XI secolo e il 1320, anno in cui si fa incominciare l'epoca dell'Ars nova.

Verso la fine del sec. XII la polifonia vive un periodo di fecondo sviluppo. A questa crescita si accompagna il fatto che la musica esce dal suo anonimato, e le composizioni sono chiaramente frutto di una personalità musicale. Incominciano così a emergere le figure degli artisti.

In questo periodo il maggior centro culturale musicale, che contribuisce in maniera fondamentale allo sviluppo del linguaggio polifonico, si trova a Parigi, e più in particolare si identifica nella Scuola di Notre-Dame.

Come ci viene testimoniato dal trattato Anonimo IV, scritto dopo il 1280 (CousS I, 327), una figura di particolare rilevanza fu quella di Magister Leoninus, vissuto, sembra, nel 1160, Leoninus era considerato optimus organista (compositore di organa), e autore di una grande libro di organa, il Magnus liber organi. Lo stesso Anonimo IV ci dà testimonianza di come l'opera di Leoninus fu continuata e ampliata da Magister Perotinus Magnus, il quale rielaborò l'opera di Leoninus, aggiungendovi organa a 3 e 4 voci e componendo moltissime clausole. Altri maestri di fondamentale importanza furono Francone da Colonia (metà del sec. XIII) e Petrus de Cruce (fine sec. XIII).

I trattati Al fine di renderli più accessibili agli studiosi, molti trattati e opere del Medioevo sono stati trascritti e stampati. I musicologi che si sono occupati di questo lavoro di catalogazione sono stati Martin Gerber (GerbS) e Charles-Edmond-Henri de Coussemaker (CousS), i quali ci hanno lasciato due raccolte contenenti ciascuna alcuni volumi.

Scriptores ecclesiastici de musica sacra potissimum ex variis Italiae, Galliae et Germaniae codicibus manuscriptis collecti et nunc primum publica luce donati; di Martin Gerber (St. Blasien, 1784) – 3 volumi Scriptorum de musica medii aevi nova series a Gerbertina altera, di Edmond de Coussemaker (Parigi, 1864-1876) – 4 volumi. Il lavoro di Coussemaker riprende e completa l'opera già incominciata dal Gerber.

La notazione modale All'epoca della polifonia, l'antica notazione neumatica, che faceva uso appunto dei cosiddetti neumi, non era più sufficiente a soddisfare le nuove esigenze che la scrittura a più voci imponeva.

I neumi erano dei segni che, nati dai primordiali segni grafici degli accenti grammaticali (/ acuto, \ grave, /\ circonflesso) venivano posti sopra le sillabe del testo liturgico da cantare, per ricordare al praecentor la direzione della melodia (ascendente o discendente). Egli avrebbe così tradotto tali segni in movimenti della mano di fronte ai cantori (indicazioni chironomiche). L'evoluzione dei neumi e l'unificazione delle diverse scritture neumatiche che si formarono nei vari centri europei, portò alla notazione quadrata (XII secolo), la quale fu dapprima espressa con dei segni posti direttamente sopra le sillabe del testo, senza nessun'altra indicazione (notazione adiastematica o detta “in campo aperto”). Più tardi tali segni furono fissati facendo riferimento a una linea (linea a secco, e più tardi linea a inchiostro), la quale stabiliva la posizione del fa; in seguito ne fu aggiunta un'altra per il do. Questa notazione è detta diastematica. La notazione neumatica esprimeva l'altezza dei suoni e la qualità degli intervalli, ma non portava con sé alcun riferimento circa la durata dei suoni. Fu infatti impiegata per i canti monodici medievali, sacri e profani. La nuova pratica polifonica, con l'evoluzione del contrappunto, mise subito in luce la necessità di determinare dei criteri per stabilire i valori temporali delle note. Per la scuola di Notre-Dame la questione da risolvere era quella di assegnare un significato metrico a dei simboli che ne erano privi. Nacquero così i modi ritmici. Questo tipo di notazione combinava due valori principali – la longa e la brevis- secondo sei modi. Molti trattati dell'epoca (come ad esempio Anonimo IV – CousS I, 327 b-, J.de Garlandia _ CousS I, 175 a) danno testimonianza del fatto che il modo (detto anche manieres) è un'organizzazione di valori lunghi e brevi, con chiara derivazione dalla prosodia classica, nella quale il metro era regolato dalla successione di sillabe brevi e lunghe.

Nella teoria dei modi, le note venivano raggruppate nelle ligature (neumi della notazione quadrata formate da due o tre suoni). La maniera utilizzata per il raggruppamento corrispondeva alla formula metrica caratteristica di un determinato modo. Ne deriva, perciò, che la durata dei singoli suoni non era determinata da un simbolo grafico che ne definiva il valore in termini matematici, bensì dai rapporti che si costituivano all'interno di un raggruppamento, e che definivano il modo.

I sei modi ritmici 1° modo longa + brevis ˉ ˘ 2° modo brevis + longa ˘ ˉ 3° modo longa + 2 breves ˉ ˘ ˘ 4° modo 2 breves + longa ˘ ˘ ˉ 5° modo 2 o più longae ˉ ˉ 6° modo 3 o più breves ˘ ˘ ˘