L'attività letteraria di Giovanni Verga, dopo le prime opere giovanili e di scarso rilievo, può essere divisa in due fasi: una prima caratterizzata dalle descrizioni di ambienti artistici e dell'alta società, in cui unisce residui romantici e modi scapigliati con la tendenza generica a una letteratura "vera" e "sociale"; una seconda che può essere definita quella propriamente verista.

Opere Le opere giovanili Amore e patria

Le opere giovanili comprendono tutti i testi scritti da Verga durante l'età giovanile, fino ai sedici anni. Abbiamo il suo primo romanzo Amore e patria, scritto tra il 1856 e 1857. Rimase però inedito sino al 1929, poiché la sua scrittura venne considerata troppo acerba. Successivamente Federico De Roberto e Lina Perroni ne pubblicano alcuni capitoli. Esso narra un avvenimento della guerra d'indipendenza americana e descrive grandi eroi ma anche vili traditori con uno stile romantico dove la passione amorosa si intreccia a quella patriottica. La storia ha un lieto fine. A guerra terminata il protagonista, il colonnello Edoardo di Walter, giovane di bell'aspetto e ardente patriota, sposa la pura e bella Eugenia di Redward.

I carbonari della montagna La vera attività letteraria di Verga si fa iniziare con il romanzo storico I carbonari della montagna scritto nel 1860 e pubblicato tra il 1861 e il 1862 a Catania per l'editore Galàtola a spese dell'autore in quattro volumi. Esso risente di tutte le letture fatte in quei tempi dal giovane, dall'Abate al Castorina, dal Manzoni al Foscolo, dal D'Azeglio a Byron, Dumas e Scott oltre ai vari poemi cavallereschi.

Il romanzo, di carattere idealmente autobiografico, è pieno di forte amore di patria e di "risentimenti antifrancesi".Sarah Zappulla Muscarà in Invito alla lettura di Verga, Mursia, Milano, 1984, pag. 65

La vicenda si svolge nel 1810-1812 durante la guerra partigiana dei carbonari che combattono per ottenere l'indipendenza. I Borboni, per combattere l'usurpatore Gioacchino Murat raccolgono uomini coraggiosi al comando del giovane Corrado. L'intreccio avventuroso vedrà alla fine il giovane protagonista che, deluso per il tradimento dei Borboni e di Carolina, la donna che ama, morirà restando però venerato da tutte le genti d'Italia.

Sulle lagune Nell'appendice del quotidiano di Firenze "La Nuova Europa" viene pubblicato a puntate, il 5 e 9 agosto 1862 e tra il 13 gennaio ed il 15 marzo 1863, il racconto lungo "Sulle lagune", terza opera giovanile dello scrittore, nel quale prevalgono i motivi romantici e l'eco dell'opera foscoliana Jacopo Ortis.

La vicenda si svolge tra Venezia e Oderzo (TV) nel periodo del dominio austriaco (qui deplorato) dal settembre del 1860 al 1861 e racconta la storia d'amore del giovane ufficiale ungherese Stefano de Keller (antiaustriaco) e la giovane opitergina Giulia Collini (patriota italiana), che, dopo aver superato numerosi ostacoli, riescono a fuggire insieme su una gondola verso Chioggia con la decisione di suicidarsi per protesta contro le prepotenze austriache.

La prima maniera Risalgono alla prima maniera tutti quei romanzi, come Una peccatrice del 1866, Storia di una capinera del 1869, Eva del 1873, Eros e Tigre reale del 1875, che si possono considerare autobiografici nel senso che, come scrive Giuseppe Petronio,Giuseppe Petronio, Compendio di Storia della letteratura italiana, 1968, pag. 403 "... il Verga mirava a effondere stati d'animo e sentimenti che erano anche suoi, e a vivere, nei suoi libri, avventure non vissute effettivamente ma sognate".

Oltre a questo suo desiderio autobiografico si trova però in questi romanzi la volontà di analizzare la società del suo tempo, soprattutto dello strato sociale più elevato, mettendo in evidenza i fallimenti sentimentali e l'immoralità, non solo dei singoli personaggi ma di tutta la società.

Le storie di questi primi romanzi, dal tono spiccatamente melodrammatico, descrivono tutte un mondo che, se pur descritto, è in un certo senso negato "... la baronessa russa è sconfitta dall'amor familiare, e il treno che ne porta in Russia il cadavere si incontra in una stazione, simbolicamente, con quello che porta in villeggiatura il suo ex amante con la moglie e la figlia. Enrico Landi, il pittore romantico e bohémien di Eva, sconfitto nell'arte e nell'amore, ferito in duello e ammalato, va a morire in Sicilia, tra gli affetti, sia pure oleografici della famiglia: il mondo della passione, del lusso, dei sentimenti facili e superficiali, si svela più debole di altre cose, più semplici ma sane, radicate nel costume sociale e nella coscienza dei personaggi".op. cit., pp. 403-404

In una lettera scritta a Felice Cameroni il 18 luglio del 1875 lo scrittore, come se presagisse la conclusione di questa sua prima fase, scrive:

Una peccatrice

Nel 1866 Verga pubblica il romanzo Una peccatrice che aveva iniziato a Catania e terminato a Firenze durante il suo primo soggiorno. In esso si ritrovano molti di quei motivi che il giovane scrittore riprenderà, rielaborandoli, nei romanzi che seguiranno. È anche considerato un romanzo autobiografico, sebbene Verga non lo ritenga tale: arriverà addirittura a ripudiare l'opera negli anni successivi.

Storia di una capinera

Storia di una capinera, romanzo scritto in forma epistolare e definito dallo stesso Verga in una lettera a Louis Edouard Rod di "genere romantico e sentimentale", venne scritto nell'estate del 1869 e pubblicata nel 1871 ottenendo subito un grande successo. In esso si intravedono alcuni temi tipicamente verghiani come quello della famiglia e della campagna.

Il romanzo, pur presentando una sensibilità ultraromantica, "... presenta anche uno studio dell'ambiente ben documentato e la ricerca di verità e di efficacia sociale".Mario Pazzaglia, L'Ottocento. Testi e critica con lineamenti di storia letteraria, Zanichelli, Bologna, 1992, pag. 654

Eva

Il romanzo Eva, pubblicato nel 1873, narra la passione di un giovane pittore per una ballerina e in esso si nota "un notevole realismo nello studio della psicologia di Eva e nella considerazione dell'influenza decisiva del motivo economico sulla vicenda amorosa".op. cit., pag. 654

Eros

Il romanzo Eros, pubblicato nel 1875 è un romanzo "mondano" costruito sulla violenza delle passioni in un mondo raffinato ed elegante ma falso e "costituisce una tappa significativa nell'iter narrativo dello scrittore siciliano (influenzato dal milanese clima scapigliato), un bisogno di semplicità e naturalezza, di verità, dopo tanti artifici di sentimenti, di situazioni, di linguaggio".Sarah Zappulla Muscarà, op. cit., pag. 81

Tigre reale

Tigre reale, pubblicato da Brigola nel 1875, narra la storia dell'attrazione del giovane diplomatico Giorgio La Ferlita per una contessa russa "avida e capricciosa, malata di tisi e condannata a breve vita".Sarah Zappulla Muscarà, Invito alla lettura di Giovanni Verga, Mursia, Milano, 1984, pag. 78 Anche in questo romanzo spiccano alcuni di quei temi "... che ritroveremo nell'arte compiuta del Verga maturo, in una disposizione di toni e di parole che nascono con un timbro loro e ci obbligano ad appoggiare la voce su alcune e smorzarla su altre".Dino Garrone, G. Verga, Firenze, Vallecchi, 1941

Il graduale passaggio al verismo Nedda

Nel 1874 la serie di romanzi romantici e sentimentali, che però denunciavano già una forma di pre-verismo, vengono interrotti da una novella, intitolata Nedda, completamente diversa sia per l'argomento trattato che per lo stile. In essa Verga non descrive più il mondo borghese dell'alta società milanese o fiorentina, ma il mondo umile e povero, lontano da ogni specie di vita mondana, di un piccolo paese siciliano. In Nedda si avverte, come già nei precedenti romanzi, l'accusa contro un certo tipo di società, ma l'accusa in questo caso è molto più concreta e si basa su uno studio attento e realistico di una situazione sociale ben precisa che l'autore denota di ben conoscere.

Primavera e altri racconti Nel 1876 l'editore Brigola di Milano pubblica la prima raccolta di novelle dello scrittore intitolata Primavera e altri racconti che verrà ristampata nel 1877 con l'aggiunta di Nedda. Le novelle erano apparse precedentemente sulla rivista "Illustrazione italiana" e "Strenna italiana". Il tema comune che lega queste novelle dal carattere eterogeneo è l'amore e in esse si possono già cogliere significativi tratti di realismo. Tra le novelle più riuscite di questa raccolta si ricorda Primavera, dove viene narrata la storia d'amore di una sartina, chiamata la Principessa, per Paolo, un giovane musicista giunto a Milano dove "... girondolava, masticando pensieri musicali, e sogni di giovinezza e di gloria".da Primavera, Giovanni Verga. Tutte le novelle, Mondadori, Milano, collana I Meridiani, 1979, pag. 35 In questa novella l'autore ritenta, come già aveva fatto in Nedda e in qualche passo di Eros, l'uso del discorso indiretto libero che adotterà in seguito e che risulterà una nuova e vincente tecnica narrativa.

Il verismo

Dopo Nedda, che può considerarsi un episodio isolato, Verga continuò a scrivere i romanzi alla prima maniera, per poi riprendere dopo un po' di anni le posizioni stilistiche e umane che aveva espresso nella novella, iniziando così la sua nuova fase narrativa. Risalgono al 1880 la raccolta di Vita dei campi, al 1883 la raccolta Novelle rusticane e la progettazione di cinque romanzi del Ciclo dei Vinti del quale scrisse i primi due: I Malavoglia nel 1881 e Mastro-don Gesualdo nel 1888 con la pubblicazione tra i due, nel 1882, di un romanzo tra la vecchia maniera e la nuova, intitolato Il marito di Elena.

Lo sfondo di tutte queste opere sono i luoghi intorno a Catania al quale lo scrittore era fortemente legato e hanno tutte come protagonisti uomini di umili origini sociali, come contadini, pastori, pescatori, artigiani. Se vengono messi in scena alcuni rappresentanti della nobiltà del paese, essi hanno tutti caratteristiche assai diverse dal modo di pensare dei primi personaggi verghiani. Tutto quindi cambia, dai temi, all'ambiente e ai personaggi dando spazio allo scrittore per una nuova maniera di intendere l'arte e la vita.

Vita dei campi

La nuova stagione dello scrittore si può far iniziare con la raccolta di novelle intitolata Vita dei campi, pubblicata a Milano dall'editore Treves nel 1880, che può essere considerata "il primo capolavoro della narrativa verghiana; un libro che contiene alcune tra le sue più celebri novelle, da Rosso Malpelo a Jeli il pastore, da Cavalleria rusticana a Fantasticheria.Mario Pazzaglia, L'Ottocento. Testi e critica con lineamenti di storia letteraria, Zanichelli, 1992, pag. 653

In queste novelle Verga descrive, dal punto di vista popolare, gli eventi e le situazioni di quell'ambiente contadino siciliano che egli conosceva bene e a cui era particolarmente legato, focalizzando l'attenzione sul piccolo mondo locale.

Il "Ciclo dei Vinti"

Lo scrittore siciliano aveva progettato un ciclo di cinque romanzi, Il ciclo dei vinti, dei quali, però, scrisse solo i primi due: I Malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1889), ai quali interpose Il marito di Elena (1882), romanzo che mostra ancora l'indecisione di Verga all'adozione del verismo.

I successivi tre titoli che dovevano completare il ciclo non furono mai scritti: essi comprendono La duchessa di Leyra (di cui rimangono solo i primi capitoli), L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso. Questi ultimi, in ordine, dovevano narrare la sconfitta di quella vanità che può sussistere solo ad un alto livello sociale, la sconfitta nelle ambizioni politiche tese alla conquista del potere, e la sconfitta nell'ambizione dell'artista che aspira alla gloria.

I Malavoglia