Biografia Nasce a Berlino nel 1896 da genitori ebrei. Divenuto medico e pediatra, dopo un'analisi freudiana con Otto Fenichel e Sàndor Radò, Bernhard passò all'analisi junghiana.
Dal 1935 a Zurigo lavora con lo stesso Carl Gustav Jung del quale divenne un seguace radicalizzando le teorie junghiane con spiccate venature teosofiche ed esoteriche. Studiava e applicava la chiromanzia e l'astrologiaRomano Màdera, "Maestri scomodi", in: Rivista di psicologia analitica, Roma, 54/96, p. 99: "Dopo poche parole mi chiese la data di nascita per vedere l'oroscopo e definire le mie linee astrologiche", p. 121: "Non fu un incontro piacevole: guardò il libretto delle Effemeridi che aveva sempre sul tavolo e disse, con tono severo, che quello sarebbe stato un giorno sbagliato e che avrei dovuto rinviare le nozze.", faceva lunghi digiuni, consultava assiduamente l'I ChingLuciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 38-42., l'antico libro-oracolo cinese con prefazione a firma di Carl Gustav Jung.
A seguito delle leggi razziali naziste, che lo privarono della cittadinanza tedesca e di molti diritti (come accaduto a tutti gli ebrei che vivevano in Germania), per sfuggire alle persecuzioni decise di trasferirsi in Inghilterra come Freud, ma Londra gli rifiutò l'ingresso perché pare suscitasse perplessità proprio la sua pratica di discipline esoteriche, in particolare la chirologia e l'astrologia" Bernhard, con la sua compagna Dora Friedländer, cerca asilo in Inghilterra, ma viene respinto dai funzionari del British Immigration Office perché sulla scheda d'ingresso, alla voce "professione" ha scritto "chirologo e astrologo". Opta allora per l'Italia." Luciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 134.. Decise così di stabilirsi in Italia insieme alla moglie Dora e precisamente a Roma dove praticò per trent'anni la psicoterapia junghiana.
Qui entra in contatto con un piccolo gruppo di freudiani diretti da Edoardo Weiss. Dall'amicizia con Weiss scaturì anche una significativa armonia tra i primi junghiani e freudiani.
A seguito delle leggi razziali fasciste del 1938 ebbe molte limitazioni nella professione, e nel 1940 fu arrestato a Roma, in quanto "cittadino straniero apolide di razza ebraica" e portato nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria, dal quale fu liberato nel 1941, in seguito ad un intervento in suo favore di Giuseppe Tucci. Dal campo di Ferramonti non avvenne alcuna deportazione non volontaria verso i lager oltr'alpe a causa della sua posizione poco accessibile e grazie agli interventi del Vaticano che continuarono fino alla sua liberazione da parte delle forze Alleate il 14 settembre 1943; evitò comunque la prigionia nella zona malarica in cui era situato il campo e l'incertezza di poter essere deportato in un campo di sterminio, le notizie dei quali avevano raggiunto i prigionieri"Lo psicologo junghiano ebreo tedesco Ernst Bernhard [...] scrive commentando un sogno fatto l'11 ottobre 1935 [riportato a p. 7 di Mitobiografia], che quando era internato in un campo in Calabria nel 1940-41 deve a Tucci il fatto di non essere stato deportato nei campi nazisti ma che gli fosse stato permesso di tornare a Roma e vivere nascosto in casa." Enrica Garzilli, L'esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti: Con il carteggio di Giulio Andreotti, Milano, Memori / Asiatica Association, 2012, vol. 1, p. 373.. Poté tornare a vivere a Roma, dove visse nascosto nel periodo dell'occupazione nazista (1943-1944)"Che io stesso non sia stato prelevato dal campo d'internamento e deportato in Polonia, ma che potessi uscire dal campo e tornare nella mia abitazione e viverci nascosto, le devo al celebre indologo italiano Giuseppe Tucci, che aveva saputo di me attraverso pazienti e ottenne la mia liberazione." Ernst Bernhard, Mitobiografia, Milano, Adelphi, 1969..
Terminata la guerra riprende la sua attività di psicoterapeuta junghiano sempre a Roma, dove rimarrà per tutta la vita pur non prendendo mai la cittadinanza italiana e restando apolide. Ed è da qui che si è diffusa in Italia la psicologia junghiana, grazie agli allievi che Bernhard ha formato tra i quali: Aldo Carotenuto, Mario Trevi, Bianca Garufi, Gianfranco Draghi, Carlo L. Iandelli, Silvana Radogna, Claudio Modigliani, Paolo Aite, Marcello Pignatelli, Silvia Montefoschi, e Hélène Erba-Tissot, che ha curato l'unico libro di Bernhard: Mitobiografia, opera non organica tratta dagli appunti che prese durante la sua vita.
Nel 1961 lui e i suoi allievi fondarono l'AIPA (Associazione italiana di psicologia analitica)
Nel 1966 da questa associazione iniziale si staccherà un gruppo di dissidenti che assumerà il nome di Centro italiano di psicologia analitica (CIPA).
Personaggi di spicco della cultura italiana gravitarono intorno a Bernhard o furono in analisi con lui; tra questi Federico Fellini, Giacomo Debenedetti, Natalia Ginzburg, Gabriella Bemporad"Gabriella Bemporad aveva conosciuto a Roma Bobi Bazlen e Ernst Bernhard. Con quest'ultimo aveva iniziato un percorso intenso di psicoanalisi che si sarebbe protratto per tre anni e si sarebbe concluso soltanto dopo la morte dello psicoanalista junghiano, quando Adelphi le affidò uno dei compiti più delicati: volgere in italiano gli scritti raccolti con il titolo di Mitobiografia, l'archetipo degli archetipi della casa editrice.", , Giorgio Manganelli"La sua "deliriumtremante" "timidezza patologica", presa in cura dal famoso psicoterapeuta junghiano Ernst Bernhard", , Cristina Campo, Amelia Rosselli e Roberto Bazlen"Non si sarebbe ancora detto tutto se non si aggiungesse che l'influsso di Bernhard era mediato da un uomo abbastanza inenarrabile, Bobi Bazlen [...] Bazlen era stato da Bernhard appena terminata la guerra mondiale e aveva saputo ricavarne l'essenziale di ciò che gli era predestinato." ", Elémire Zolla, "Terapia per Psiche", p. 120., fondatore con Luciano Foà della casa editrice Adelphi, Luciano Emmer, Carla Vasio, Vittorio De Seta e Adriano OlivettiLuciana Marinangeli, I Ching di Ernst Bernhard, La Lepre ed., Roma, 2015, p. 137.Enrica Olivetti, Gli Olivetti e l'Astrologia, Ed. Mediterranee, Roma, 2004, 276 p..
Ernst Bernhard, che amava definire il suo orientamento psicoanalitico con il termine di "psicologia del processo di individuazione", piuttosto che adottare la definizione dello stesso Jung di "psicologia analitica", muore a Roma nel 1965.
Poco prima di morire sentendo avvicinarsi il momento del "distacco" aveva scritto nella sua autobiografia, ripensando alla mai dimenticata esperienza di sopravvissuto alla persecuzione razziale:
La Mitobiografia L'attività intensissima di Bernhard in Italia fu eminentemente dialogica e discorsiva: pazienti, allievi, seminari occupavano quasi tutto il suo tempo. Il suo essere di madrelingua tedesca, inoltre, gli rendeva ostico lo scrivere in italiano, lingua nella quale pure lavorò prevalentemente, dal momento della sua emigrazione nel 1936.
Come accennato sopra, di lui ci è rimasto un unico testo (uno dei primi titoli della Biblioteca Adelphi, il n. 25), dichiaratamente non organico, prodotto collettaneo di materiali diversi (testi di conferenze, registrazioni di conversazioni, il suo diario), ordinati cronologicamente da Hélène Erba-Tissot.
La natura stessa di quest'opera, e la scelta dell'ordinamento cronologico, forniscono volutamente un panorama "orizzontale", per così dire, del suo pensiero piuttosto che una sua rappresentazione "architetturale". Ne emergono comunque i poli delle riflessioni che accompagnarono la sua vita e la sua opera.
Il polo più profondo e personale di questo pensiero è l'appartenenza alla radice culturale e psicologica ebraica, nelle sue espressioni più mistiche, e la meditazione del rapporto tra ebraismo e cristianesimo, intesi come correnti profonde e strettamente intrecciate della struttura psicologica dell'uomo contemporaneo. Non a caso, nell'ultimissima riflessione citata nel libro e dettata pochi mesi prima della morte, egli ritorna alla prima lettura di Buber fatta durante la prima guerra mondiale, e a come quella lettura lo aveva stimolato ad approfondire la figura del Cristo. Nel tentativo di teorizzare filosoficamente il principio radicalmente monistico del proprio pensiero (radicato nell'ebraismo, ma anche nelle filosofie orientali) Bernhard ritorna al concetto di entelechia ("la vita secondo un disegno", come la definisce egli stesso), principio metafisico posto come motore primario della vita e della coscienza, che (citiamo l'autore) "si manifesta nella coscienza facendo apparire l'interna 'necessità' a cui è soggetta ogni parte, come 'volontà'.".È questa base filosofica, che induce Bernhard a trasformare la psicologia analitica di Jung in "psicologia del processo di individuazione": la via dell'individuazione è infatti l'esplorazione, da parte dell'individuo, di un percorso di conoscenza che "può significare soltanto la conoscenza del posto e del compito che la 'parte' [soggettivamente, l'individuo] ha nell'organismo dell'Uno".
Ernst Bernhard visto dagli altri
Ernst Bernhard nel ricordo di Cristina Campo "Cristina Campo va da lui per curare l'agorafobia e le crisi di vomito. Lo vede per un periodo piuttosto lungo (almeno due anni), anche se non intraprende un'analisi regolare. Manca per mesi poi, quando l'angoscia le toglie il respiro, si rifugia nello studio di via Gregoriana: "Si sente - non è vero- che ieri sono stata da B. Ho dovuto andarci per non perdere, una volta ancora, il controllo della situazione. C'era una bruma di un rosa-lilla sui 14 campanili che si vedono dalle sua finestre...B. mi ha ridato, come altre volte, un pezzetto di terreno su cui posare i piedi". Cristina ammira Bernhard, lo considera una specie di mago, un taumaturgo. Le piace la sua capacità di leggere la mano e di consultare lI Ching. La sua abilità nel disegnare, per ogni paziente, la Casa del Cielo. Soprattutto apprezza il suo coraggio nell'andare fino in fondo: "È un uomo che ha il senso esatto degli estremi rimedi. Io lascio tutto in equilibrio instabile, le sue parole e le cose". Grazie a lui approfondisce i testi di Jung, che a Firenze ha solo sfiorato. ("È un grandissimo pensatore, lo conosci?" Scrive a Traverso. "C'è tanto di Simone Weil nei suoi scritti scientifici"). A Bernhard manda gli amici più cari, come Gianfranco Draghi, che diventerà uno dei dirigenti della Società junghiana."Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo, Milano, 2002, p. 65.. "Bernhard mi ha insegnato a badare all'essenziale; e l'essenziale non può far male a nessuno"Margherita Pieracci Harwell, Cristina Campo e i suoi amici, Ed. Studium, Roma, 2005, p. 24..
Ernst Bernhard nei ricordi di Natalia Ginzburg Nell'estate del 1944 la scrittrice non aveva ancora trent'anni. Suo marito, Leone Ginzburg, era morto in carcere.
"Ero molto depressa, e allora un'amica mi consigliò di andare da Bernhard. Non sapevo niente di lui e mi era indifferente che fosse junghiano, anche perché avevo nozioni confuse sulla differenza tra Jung e Freud."
Bernhard si sedeva davanti a lei e l'ascoltava fumando in un bocchino d'avorio.
"Era un uomo alto, con una coroncina di riccioli argentei, piccoli baffi grigi e spalle un po' strette."
"Mi mettevo a parlare a precipizio"[....]"Benché sapessi di essere io la paziente, trovavo lui molto paziente con me. Prima di salire, mi sedevo in un caffè e appuntavo giù in fretta i miei sogni, con l'affanno di una scolara che deve presentare il compito."
Un episodio buffo, senza significato apparente, tuttavia farà precipitare la situazione:
"Un giorno lo trovai con una camicia chiusa al collo e una cravattina a farfalla. Sulla sua persona austera ed ebraica mi sembrò il più stupido segno della frivolezza.. Di colpo smisi di andare da lui."
Di questo incontro con Bernhard Natalia Ginzburg ha scritto in Mai devi domandarmi (1970).