La storia di Faenza ha origini antiche, legate a insediamenti preistorici e successivamente allo sviluppo romano. La città, nota come Faventia, ebbe un ruolo importante in età repubblicana e imperiale, con vocazione agricola, tessile e ceramica. Nei secoli successivi attraversò fasi di declino e rinascita, divenendo prima Comune, poi signoria dei Manfredi, fino al dominio veneziano e pontificio.
L'antichità
Le origini della città sono incerte. Alcuni cronisti storici, come Agostino Tolosano o Giulio Cesare Tonduzzi, ne fanno risalire la fondazione alla mitologia: i coloni attici che risalendo l'Adriatico avrebbero fondato Ravenna si sarebbero spinti anche nell'entroterra fondando l'insediamento di Foentia. Studi più recenti testimoniano come, soprattutto nelle zone pedecollinari del territorio faentino, vi siano tracce di insediamenti sia neolitici che risalenti all'età del bronzoEnnio Golfieri, Faventia Faenza, 1977.. Non vi sono certezze su quali popoli abitassero il territorio prima della conquista romana nel II secolo a.C.. I ritrovamenti archeologici indicano che, anche grazie alla posizione favorevole offerta dall'incrocio fra il fiume Lamone, la via salaria che attraverso gli Appennini portava il sale in Etruria e Campania, e la strada pedecollinare che poi i romani avrebbero lastricato e chiamato Aemilia, gli abitanti della zona ebbero contatti con tribù umbre, con gli etruschi e forse anche con i sabini, prima dell'invasione dei celti. Plinio riferendosi ai primi tempi repubblicani parla di "popoli faentini" alleati dei romani e Silio Italico nella sua descrizione della seconda guerra punica (218 a.C.) racconta come i faentini, a differenza degli insediamenti celtici della zona, appoggiarono i romani contro i cartaginesi. Quello che è certo è che, dopo la definitiva conquista romana della Gallia Cisalpina, attorno al 180 a.C. nel territorio fu insediata una colonia alla quale venne assegnato il nome benaugurante di Faventia, che significa "città favorevole" ossia "città amica"Gabriele Albonetti, Storia di Faenza. Dalla preistoria all'anno Duemila, 2018. ed è quindi questo l'avvenimento che sancisce la nascita della vera e propria città. L'insediamento fu ascritto alla tribù Pollia e si sviluppò grazie alla produzione agricola, tessile e ceramica. Qui, nell'82 a.C. il sillano Cecilio Metello sconfisse l'esercito del popularis Gneo Papirio Carbone, durante le guerre civili della tarda repubblica romana. Con la nascita dell'Impero romano e la susseguente riorganizzazione amministrativa voluta da Augusto entrò a far parte della Regio VIII. Tra il primo e il secondo secolo d.C. l'insediamento cittadino andò ampliandosi, espandendosi anche all'esterno del pomerio originale. In questo periodo Faventia è ricordata per essere stata la città di residenza di una delle famiglie più importanti dell'epoca, la gens Avidia di Gaio Avidio Nigrino, console romano e nonno del futuro imperatore Lucio Vero. Dei primi anni del IV secolo è invece la prima testimonianza certa di un vescovo faentino, Constantius, a dimostrazione della presenza in città della religione cristiana. La città non venne eccessivamente colpita dalle crisi del periodo tardo imperiale, grazie alla vicinanza con Ravenna, sede della flotta imperiale prima e in seguito capitale dell'Impero. Soltanto nel tardo V secolo il diffuso declino dell'autorità romana nella zona iniziò a manifestarsi concretamente anche a Faenza. In seguito alla caduta dell'Impero d'Occidente è ricordata dalle cronache per essere il luogo dove avvenne il tradimento di Tufa nei confronti di Teodorico durante la Conquista dell'Italia di Teodorico (488-493)Emilio Rosetti, La Romagna, Geografia e storia, 1894. e per la battaglia combattutasi nel 542, nella quale Totila e l'esercito ostrogoto sconfissero i Bizantini comandati da Costanziano. Con la successiva riconquista dell'Italia da parte dei Bizantini a danno dei Goti, Faenza entrò a far parte dell'Esarcato. All'VIII secolo risale la prima cinta muraria, costruita per difendere la città dai Longobardi. L'esercito di Liutprando l'assediò e la conquistò nel 740 e in seguito, insieme al resto dell'odierna Romagna, passò numerose volte di mano tra Longobardi e Bizantini fino alla definitiva discesa in Italia di Carlo Magno che, al termine della campagna contro i Longobardi, la cedette nominalmente alla Chiesa nel 774.
Il Medioevo Al momento della pacificazione del territorio da parte di Carlo Magno, Faventia era una città prostrata da secoli di declino e ulteriormente devastata dalle guerre longobardiche. L'area urbana, che nel momento di massima espansione in epoca romana (III secolo d.C.) poteva contenere dodicimila abitanti, si era ridotta sensibilmente e le mura altomedievali racchiudevano solo una porzione di quella che era stata la città romana. Gli ultimi due secoli del primo millennio videro una lenta ripresa della città, testimoniata dall'edificazione di alcuni importanti luoghi di culto, e una significativa evoluzione della sua vita politica. Faenza era infatti sotto la giurisdizione della Santa Sede ma nei secoli il modello di governo carolingio della città iniziò ad evolvere verso quello che sarebbe diventato il modello comunale.
Nell'XI secolo viene attestata per la prima volta a Faenza la presenza di un consul (1045). Di poco posteriori sono le prime testimonianze di screzi con le città vicine. Nel 1080 infatti i faentini, con l'aiuto del conte francese di Vitry, sconfissero tra Albereto e Prada i ravennati che avevano invaso il territorio faentino, scacciandoliAntonio Messeri, Achille Calzi, Faenza nella storia e nell'arte, 1909.Nel 1969, a distanza di nove secoli dall'episodio, le due città fecero pace. A Ravenna i due sindaci, Secondo Bini ed Elio Assirelli, piantarono un castagno nel parco di piazza d'Armi. Le figure dei consoli, scelti tra le maggiori famiglie cittadine, vennero in seguito affiancate da un podestà forestiero. In entrambi i casi la carica aveva la durata di un anno. Il più antico podestà appare in un documento del 1155. Verso la metà del secolo XII si era dunque ormai saldamente costituito il governo comunale e nello stesso periodo anche a Faenza, come in tutta l'Italia centrosettentrionale, iniziarono a manifestarsi i primi contrasti tra sostenitori del papato e dell'imperatore. Proprio in quegli anni la famiglia Manfredi iniziò ad imporsi come una delle più importanti famiglie cittadine. Già distintisi in alcune delle ormai consuete battaglie contro i Comuni limitrofi, nei primi mesi del 1164 i Manfredi ospitarono infatti nelle loro case faentine l'imperatore Federico I Barbarossa, sceso in Italia per una campagna militare, onorandolo con un torneo a cavallo. Successivamente ottennero dal sovrano del Sacro Romano Impero importanti diritti vassallatici, che accrebbero la loro influenza sulla città romagnola.
Nel giro di pochi anni si ebbero però due importanti svolte concernenti la politica faentina. Faenza si allontanò infatti dalle posizioni ghibelline per avvicinarsi decisamente a quelle guelfe tant'è che già nella seconda metà degli anni settanta le truppe imperiali tentarono senza successo di riportarla sotto l'obbedienza imperiale e in seguito Faventia fu tra le città aderenti alla Lega Lombarda che siglarono la Pace di Costanza con l'imperatore nel 1183. Nello stesso periodo, inoltre, la devoluzione dei poteri dai consoli ai podestà ebbe una drammatica accelerazione: il 9 febbraio 1184 una sommossa del popolo condusse a disordini e saccheggiamenti e, per ripristinare l'ordine, l'autorità in capo ai consoli venne attribuita in toto al Podestà, il milanese Guglielmo Burro. L'anno seguente il legato imperiale Berthold von Königsberg pensò di approfittare della complessa situazione politica in città e condusse nel territorio faentino armate ghibelline provenienti da Ravenna, Forlì e Forlimpopoli ma i faentini sconfissero sonoramente l'armata ghibellina costringendo il legato imperiale a stringere la paceSalvatore Muzzi, Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796, 1840..
Gli anni tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo furono caratterizzati dalla stabilizzazione del nuovo assetto politico comunale, che vedeva i Podestà susseguirsi nel governo della città ma assicurava la diretta rappresentanza del popolo nelle cariche pubbliche tramite il Consiglio di CredenzaFausto Renzi, I Manfredi signori di Faenza e di Imola, 2010., e da una certa crescita demografica ed economica della città, come testimoniato dall'ampliamento delle mura cittadine nei pressi del monastero di Santa Maria Foris Portam e dalla realizzazione di alcuni canali esterni che circondavano e proteggevano l'intero centro abitato.
Nel 1226 Faenza aderì alla seconda Lega Lombarda (unica tra le città romagnole). La reazione imperiale fu dura: Federico II la cinse d'assedio, ma senza esito. Nel periodo guelfo la città fu spesso contrastata dalla ghibellina Forlì. Nel 1237 Federico II sconfisse la Lega Lombarda. Il potere su Faenza fu assegnato alla famiglia ghibellina degli Accarisi, che cacciarono i guelfi Manfredi. Ma questi ultimi ripresero il potere. Nel 1239 Faenza era l'unica città guelfa di RomagnaL'anno seguente anche i Traversari di Ravenna si volsero alla parte guelfa..
Nel 1241 la città manfrediana tornò nelle mire dell'imperatore. Federico II la pose di nuovo sotto assedio e la prese, dopo un'inattesa resistenza di sette mesi. Risultò decisivo l'aiuto dei ghibellini forlivesi e del loro capitano, Teobaldo Ordelaffi. In questa occasione, Federico, trovatosi a corto di risorse, fece coniare dalla zecca di Forlì degli augustali in cuoio, che rimborsò poi in oro, dopo la vittoria su Faenza. Le benemerenze acquisite dai forlivesi presso l'Imperatore furono comunque d'aiuto agli stessi faentini: infatti, Federico aveva già emanato l'ordine di distruggerne la città, quando l'intercessione dei forlivesi, dispiaciuti di una simile sorte, lo convinse a ritornare sulla sua decisione e a risparmiare Faenza. L'imperatore germanico comunque ordinò di abbattere la cinta muraria e fece costruire una nuova rocca, nella parte ovest della città.
Nel 1248 l'esercito di Federico II riportò una clamorosa sconfitta da parte delle forze guelfe. Ne approfittò Bologna, potenza guelfa, che estese la sua egemonia fino alla Romagna. Nello stesso anno, infatti, entrò in città il primo capitano del popolo nominato da Bologna: Rainerius Laçari. Durante il periodo bolognese fu rifatto il ponte sul Lamone e furono ricostruite le Porte della città, con annesse torri fortificateStefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it).. Con la fine del dominio bolognese sulla Romagna negli anni settanta, Faenza, che era stata fino ad allora una città guelfa, effettuò un improvviso cambio di campo. Nel 1274, infatti, il podestà, della famiglia Accarisi, si alleò con Guido da Montefeltro, comandante dei ghibellini di Romagna, e cacciò i rivali Manfredi in esilio. Trovarono così rifugio in Faenza i ghibellini bolognesi della famiglia Lambertazzi, che erano stati a loro volta cacciati da Bologna dove avevano preso il potere i guelfi Geremei. Nel 1279, papa Niccolò III riuscì ad imporre una riconciliazione fra le parti, prima a Faenza e poi a Bologna, ma la pace non durò che pochi mesi. Rifugiatisi nuovamente a Faenza, i Lambertazzi vi rimasero spadroneggiandovi fino alla tragica notte del 13 novembre 1280, quando i bolognesi Geremei vi irruppero, favoriti dal tradimento di Tebaldello Zambrasi, che aprì loro Porta Imolese, alla cui difesa era stato comandato. Dante Alighieri, suo contemporaneo, nella Divina Commedia collocò Tebaldello nel nono cerchio dell'Inferno come "traditore della patria". Di lui rimane famoso il verso: