Le elezioni federali in Germania del 2025 si sono tenute il 23 febbraio per il rinnovo del Bundestag, il parlamento del paese.
Esse sono state indette in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, prevista per la fine del 2025, a causa di una crisi emersa nel novembre dell’anno precedente all’interno del governo in carica: incentrata su diverse questioni, principalmente economiche (come il debito pubblico e la legge di bilancio), ma anche politiche, essa ha infine portato al crollo dell’esecutivo e, conseguentemente, all’approvazione poco più di un mese dopo di una mozione di sfiducia, concordata preventivamente con le opposizioni per garantire il rispetto del quadro costituzionale del paese, ed alla convocazione delle elezioni.
Le elezioni, marcate dalla più elevata partecipazione al voto sin dalla riunificazione tedesca nel 1990, hanno visto la vittoria, come previsto ampiamente anche dai sondaggi e dagli exit-poll, dei democristiani a guida Unione CDU/CSU — coalizione composta dall’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) e dall’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU) — che, giunta prima con 208 seggi, ha cosi ottenuto, sebbene con numeri un po’ al di sotto delle aspettative, la maggioranza relativa in Parlamento. Ciò è stato permesso a discapito dell’altra parte dello spettro politico, costituita dagli ex-membri della “Coalizione semaforo” al governo — ossia Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), Alleanza 90/I Verdi (Verdi) e Partito Liberale Democratico (FDP) — che, a vario titolo, hanno registrato, vittime di una forte emorragia di consensi e di una crescente impopolarità, risultati deludenti: i socialdemocratici sono giunti terzi con soli 120 seggi, registrando così uno dei peggiori risultati della loro storia, i verdi, pur in perdita, hanno visto una sostanziale inerzia, stabilizzandosi ad 85 seggi ed i liberali, i più colpiti, non sono riusciti ad ottenere alcun tipo di rappresentanza, giungendo disastrosamente sesti. Gli eventi maggiormente degni di nota della tornata elettorale, tuttavia, verificatisi agli estremi dell’emiciclo, sono stati l’enorme crescita del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) che, capitalizzando sull’importante opposizione agli altri partiti politici tradizionali, su tematiche di forte impatto come immigrazione e sicurezza, nonché su un forte sentimento di insoddisfazione ed abbandono generale da parte della politica nazionale (specie nella parte orientale del paese, corrispondente all’ex-Repubblica Democratica Tedesca), è così giunto al secondo posto con ben 152 seggi, e del partito di estrema sinistra Die Linke (Linke) che, sebbene considerato ormai da tempo ai margini del dibattito nazionale, è invece riuscito a beneficiare — a differenza della sua fazione scismatica Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), esclusa dalla rappresentanza parlamentare — di un consistente aumento di consensi dovuto in capo ad un maggiore coinvolgimento dell’elettorato sulle tematiche sociali, che ha così portato la formazione alla quinta posizione ed all’ottenimento di ben 64 seggi. In generale, tuttavia, pur lasciando sul tavolo alcune opzioni percorribili, la circostanza di netto arretramento dei principali partiti politici a favore delle frange più esterne del Bundestag ha determinato una gravosa situazione di polarizzazione e frammentazione politica, a sua volta causa di una sentita difficoltà nella formazione di un nuovo Governo federale (anche per via delle esigue potenziali maggioranze e delle ideologie delle formazioni politiche).
Sistema elettorale Disposizioni generali
Per le elezioni parlamentari, la legge elettorale tedesca prevede l’applicazione di un sistema elettorale misto (da alcuni definito anche “Sistema proporzionale personalizzato” — “Personalisierte Verhältniswahl” — in virtù delle tre anime che lo compongono: proporzionalità del voto, personalismo maggioritario del candidato e vari “meccanismi di correzione” volti a dare stabilità al sistema) che, per questo motivo, prevede l’attribuzione a ciascun elettore di due voti distinti all’interno della medesima scheda elettorale, denominati rispettivamente “primo voto” (Erststimme) e “secondo voto” (Zweitstimme), sebbene l'uso di questa terminologia non sottintenda un ordine di importanza, dato che entrambi i voti hanno una funzione specifica e, semmai, è di solito il secondo voto a determinare i rapporti di forza tra i vari partiti politici.
Nello specifico:
Circa la metà dei seggi disponibili sono assegnati tramite un sistema maggioritario secco, in cui, dunque, l'elettore esprime una preferenza per uno dei candidati presenti nel proprio collegio uninominale ed il candidato più votato di ciascun collegio risulta eletto (Pluralità), se adeguatamente coperto dalla quota proporzionale (Zweitstimmendeckung, "copertura del secondo voto"), altrimenti risulta escluso. Scopo di questo voto, in tal senso, è creare un rapporto più diretto (Direktmandat, "mandato diretto") tra eletti ed elettori;
I restanti seggi, infine, sono distribuiti per il tramite del secondo voto, che serve invece a determinare, concretamente, la suddivisione proporzionale dei seggi tra i vari partiti politici e pertanto è determinante per la formazione di possibili maggioranze di governo e/o riequilibrare eventuali sbilanciamenti. Con il secondo voto, dunque, l'elettore è chiamato a scegliere un partito politico, i cui candidati sono bloccati su una lista elettorale per ciascun Land (detta "Landesliste"). In questo contesto, i seggi sono suddivisi tra i partiti in base alla percentuale dei secondi voti in ciascun Land, escludendo i partiti che abbiano ottenuto meno del 5% dei secondi voti a livello federale (Fünf-Prozent-Hürde, "soglia del cinque percento"), sebbene vi sia una deroga per i partiti che abbiano vinto in almeno tre collegi uninominali (Grundmandatsklausel, "clausola di mandato di base").
Trattandosi, infine, di due votazioni differenti, seppur sulla stessa scheda elettorale, è ammesso il voto disgiunto (Stimmensplitting).
Riforma elettorale del 2023 Tale sistema, tuttavia, è stato il frutto di una profonda riforma elettorale approvata dal Bundestag nel 2023 che, in un contesto di sregolato ingrandimento dell’organo legislativo (giunto, dopo le elezioni del 2021, alla cifra record di 736 seggi nonostante fosse già dal 2013 periodicamente corretto ed aggiustato), ha visto la rimozione di alcune modalità di accesso alla rappresentanza parlamentare. Nello specifico, la riforma:
Ha stabilito un tetto massimo di 630 membri e revisionato i collegi uninominali; Ha eliminato i c.d. “seggi addizionali” (Ausgleichsmandate), una particolare forma di seggio compensativo che veniva assegnata ai partiti politici che avessero ecceduto in un Land la quota che gli sarebbe spettata secondo il secondo voto a livello nazionale, facendo sì che, da questo momento, la distribuzione potesse attuarsi esclusivamente attraverso l’effettivo valore numerico percentuale ottenuto dal secondo voto (Zweitstimmendeckung), senza eccezioni (eliminando dunque anche la Grundmandatsklausel) e che eventuali eccedenze avrebbero semplicemente determinato l’esclusione dei candidati eccedenti in ordine di lista decrescente.
Poco dopo l’approvazione dell’atto, tuttavia, i partiti Die Linke (LINKE) e Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), che secondo i sondaggi sarebbero stati i più impattati dalla riforma, nonché il governo della Baviera a guida CSU, hanno adito la Corte costituzionale federale (BVerfG), dopo aver invano richiesto al Presidente federale della Germania, Frank-Walter Steinmeier, di non promulgare la legge, ritenendola incostituzionale. La magistratura costituzionale, dopo aver accolto il caso, si è alla fine espressa a favore della legge, salvo per l’inderogabile Zweitstimmendeckung poiché, pur riconoscendo l’intento di evitare la frammentazione politica, non permettendo la possibilità di far entrare nel Bundestag le formazioni che avessero ottenuto un minimo di consenso si sarebbero andati a “sprecare” di fatto dei voti, elemento che la Corte ha ritenuto prevenire in modo prevalente rispetto alla generale razionalizzazione del sistema.
In tale contesto, al fine di risolvere la controversia in tempo sufficiente per eventuali nuove elezioni, la Corte non ha ordinato al Bundestag di modificare la legge, bensì ha censurato la norma nel significato in cui non prevedesse la Grundmandatsklausel “come misura applicabile”, di fatto reintroducendola (al fine di evitare, secondo le raccomandazioni del Codice di Buona Condotta delle Elezioni redatto dalla Commissione di Venezia, cambiamenti troppo incisivi a partire da un anno dalla scadenza della legislatura), ma salvando almeno la possibilità, insieme ad altri interventi minori, di modificare o abolire la soglia di sbarramento del 5% per avere comunque un margine legislativo di intervento.
Liste e candidati Principali formazioni politiche Leader Designazione Partito Friedrich Merz Kanzlerkandidat und Spitzenkandidat Unione CDU/CSU (CDU/CSU) Olaf Scholz Kanzlerkandidat und Spitzenkandidat Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) Robert Habeck Kanzlerkandidat und Spitzenkandidat Alleanza 90/I Verdi (GRÜNE) Annalena Baerbock Spitzenkandidatin Jan van Aken Kanzlerkandidat und Spitzenkandidatin La Sinistra (LINKE) Heidi Reichinnek Spitzenkandidatin Alice Weidel Kanzlerkandidatin und Spitzenkandidatin Alternativa per la Germania (AfD) Tino Chrupalla Spitzenkandidat Sahra Wagenknecht Kanzlerkandidatin und Spitzenkandidatin Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) Christian Lindner Kanzlerkandidat und Spitzenkandidat Partito Liberale Democratico (FDP)
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2025 Germania