Per sistema tributario della Cina imperiale (zh. ) o sistema Cefeng (zh. ) non s'intende l'insieme dei tributi cui l'Impero cinese ricorreva per garantirsi gettito fiscale (v.si Tassazione nella Cina premoderna), bensì la rete di relazioni internazionali libere incentrate sulla Cina imperiale atte a facilitare, per un paese straniero, il commercio e le relazioni diplomatico-militari con la stessa previo riconoscimento della superiorità formale del Celeste Impero in accordo al Sinocentrismo che dominava la dottrina politica estera dei cinesi.
Il Cefeng coinvolgeva molteplici rapporti di commercio, forza militare, diplomazia e rituali: gli stati interessati dovevano inviare nei tempi previsti un'ambasciata tributaria in Cina, il cui capo-ambasciatore si sarebbe dovuto prosternare (zh. Kowtow) davanti all'Imperatore come parte integrante del tributo per riconoscerne la superiorità e preminenza. Gli stranieri coinvolti (Coreani, Giapponesi, Vietnamiti, Cambogiani, Turchi, ecc.) accettarono i modi ed i tempi imposti dalla Cina per mantenere la pace con il potente vicino, egemone in quell'areale geopolitico, e poter beneficiare di aiuto diplomatico e/o militare, al contempo senza compromettere la loro autonomia politica, restando, in quasi tutti i casi, praticamente indipendenti dal Celeste Impero. Molti paesi "tributari" furono oltretutto ex-nemici, anche pluri-secolari, della Cina..
L'interpretazione del Cefeng da parte dei sinologi varia notevolmente. Molti lo descrivono come un sistema che incorporava un caleidoscopio d'istituzioni, convenzioni socio-diplomatiche ed istituzioni che caratterizzarono i contatti della Cina con il mondo esterno per due millenni.V.si per es. . Formalizzato ed ufficializzato al tempo della dinastia Tang (618–907), il sistema collassò intorno alla fine del XIX secolo, regnate la dinastia Qing (1636–1912), quando la Cina era ormai divenuta parte d'una comunità di stati sovrani di tipo europeo e aveva stabilito relazioni diplomatiche ufficiali con gli altri paesi seguendo i parametri del diritto internazionale e non più del sinocentrismo. Altri, su tutti Odd Arne Westad, intendono il Cefeng come una varietà di relazioni che differivano nel carattere, non semplificabili nel loro complesso come un "sistema tributario" quanto piuttosto come un "sistema sinocentrico", in cui la cultura cinese era centrale per l’autoidentificazione delle élite di molti dei paesi asiatici circostanti il Celeste Impero.. Alcuni studiosi hanno addirittura suggerito che il Cefeng sia un utile modello per comprendere le relazioni internazionali nell'Asia orientale odierna, mentre altri sostengono che il concetto di Cefeng sia fuorviante sia per quanto riguarda le relazioni internazionali estremo-asiatiche della prima età moderna sia contemporanea..
Premessa terminologica "Sistema tributario" è un termine occidentale che non trova equivalente in lingua cinese e mal si presta a descrivere il Cefeng. Anzitutto formalmente: per sistema tributario (o fiscale), la scienza delle finanze intende infatti l'insieme delle norme di uno Stato che regolano i tributi, intesi come entrate dello Stato e degli altri enti pubblici prelevate ai privati cittadini contribuenti in modo coattivo, nell'esercizio di pubblici poteri e sotto la regolamentazione del diritto tributario. In stridente contrasto, il Cefeng, come anticipato, si applicava non ai cittadini del Celeste Impero ma alle potenze straniere che con la Cina volevano commerciare e/o intraprendere relazioni diplomatiche.
In generale, lo Zhōnghuá Cháogòng Tǐxì non fu concepito come istituzione né come sistema propriamente detto. I sinologi John King Fairbank (1907–1991) e Teng Ssu-yu (1906–1988) postularono la teoria del "Sistema tributario cinese" in una serie di articoli all'inizio degli Anni '40 per descrivere «un insieme di idee e pratiche sviluppate e perpetuate dai governanti della Cina nel corso di molti secoli.» Il concetto fu sviluppato e divenne influente dopo il 1968, quando Fairbank curò e pubblicò un volume di conferenze, The Chinese World Order, con quattordici saggi sulle relazioni diplomatiche pre-moderne della Cina con Vietnam, Corea, Tibet, Asia centrale, Sud-est asiatico e Ryūkyū ed un'introduzione descrivente la visione cinese imperiale dell'ordine mondiale. Il modello Fairbank-Teng presenta il Cefeng come un'estensione dell'ordine sociale confuciano gerarchico e non egualitario..
La diffusione al di fuori della Cina del Confucianesimo (es. in Corea a partire dal VII secolo) favorì poi il diffondersi di un humus geopolitico favorevole al Cefeng: qualora il paese straniero coinvolto fosse uso alla pratica confuciana era probabile che partecipasse senza rimostranze ai rituali imposti dal Celeste Impero..
«Tributo», come sottolineato da Peter C. Perdue, storico delle relazioni estere della dinastia Qing (1636–1912), è però una «traduzione inadeguata di gong, termine dai molteplici significati nel cinese classico», poiché il suo «significato radicale di fare doni da inferiori a superiori applicato a tutte le relazioni personali.» Il postulato Sistema tributario di Fairbank-Teng «ha trasformato una pratica flessibile con molteplici significati in un sistema rituale eccessivamente formalizzato» in cui il gong aveva sempre gli stessi significati e il suo rituale era esclusivamente e prevalentemente un indicatore di relazioni estere, mentre i Qing gestirono «molte forme diverse di rituali tributari.».
Contesto
L'Antica Cina originò da un gruppo di culture (il termine "stati" sarebbe eccessivo) sorte nella valle del Fiume Giallo durante il Neolitico (v.si Culture neolitiche cinesi). Secondo il sinologo Li Feng, al tempo della prima dinastia storica cinese, nell'Età del Bronzo, la dinastia Zhou occidentale (1041–771 a.C.), la contrapposizione tra gli Zhou-Cinesi e gli Xirong e Dongyi non Cinesi/Barbari era «più politica che culturale o etnica.» spiega che il significato di Xirong era grossomodo "stranieri bellicosi" mentre Dongyi era traducibile come "stranieri conquistabili". Un altro sinologo, Lothar von Falkenhausen, osserva che la percezione d'un contrasto tra i Cinesi propriamente detti ed i Barbari s'accentuò solo durante la dinastia Zhou orientale (770–256 a.C.), quando l'aderenza ai rituali degli Zhou prese ad essere riconosciuta come il «barometro della civilizzazione», indice di cultura sofisticata e raffinata.. Fu allora che si diffuse il concetto di Sinocentrismo (zh. ) e si creò la c.d. "dicotomia sino-barbarica" secondo cui solo il popolo/nazione cinese, la Huaxia (zh. ), era detentore unico della civiltà in un mondo di barbari che potevano però a loro volta entrare a far parte della Huaxia se ne avessero adottato la cultura ed i costumi (c.d. "Sinizzazione")..
Contestualmente alla genesi della dicotomia sino-barbarica, gli Zhou posarono un'altra pietra miliare del Sinocentrismo creando il c.d. "Mandato del cielo" (zh. ) quale legittimazione della loro sovranità. Gli Zhou se ne servirono per giustificare la loro usurpazione del potere della precedente, semi-mitica dinastia Shang (1675–1046 a.C.) i cui re-sciamani legittimavano la propria autorità vantando una parentela col potere divino tramite ascendenti sovrannaturali. Gli Zhou, rifacendosi all'allora già strutturantesi storia tradizionale cinese, sostennero la legittimità della loro usurpazione ai danni degli ormai indegni Shang rifacendosi all'usurpazione da questi ultimi connessa ai danni della precedente, mitica dinastia Xia (2195–1675 a.C.) dimostratasi indegna del potere divino di cui era stata investita. Il supremo monarca cinese guadagnò allora l'appellativo di Figlio del Cielo (zh. ), garante terreno del Mandato celeste..
L'Epoca Zhou orientale, consumatasi durante l'Età del ferro cinese, fu interessata da uno status costante di guerre e catastrofi durante le quali, seppur spesso ridotto ad un re fantoccio, il monarca Zhou mai perse il suo prestigio di Figlio del Cielo.. Quest'epoca travagliata, ricordata come Periodo delle primavere e degli autunni (770–476 a.C.) e Periodo degli Stati Combattenti (453–221 a.C.) si concluse quando la dinastia Qin (221–206 a.C.), militarmente dominante sugli altri stati del disgregato impero Shang-Zhou ma comunque rapida a dichiararsi erede del Mandato del cielo degli Zhou scomparsi nel 256 a.C., stabilì il primo stato unificato pienamente cinese, pacificando, unificando e standardizzando una Huaxia allargata tramite un'ambiziosissima politica architettonico-infrastrutturale ed una riforma del sistema di scrittura che acuirono la sopracitata dicotomia sino-barbarica. La successiva e più longeva dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.) affondò il colpo con la costituzioni d'una persistente identità etno-culturale Han, l'adozione del Confucianesimo come filosofia/morale di stato e la sistematica legittimazione del proprio potere tramite il riferimento al Mandato del cielo.. La Huaxia era ormai diventata il Celeste Impero.
L'impero cinese, inteso come impero dell'etnia e, soprattutto, della cultura Han diventò ben presto un polo di attrazione geopolitica che influenzò pesantemente lo sviluppo socio-politico dei popoli confinanti. La corte del Figlio del Cielo dovette pertanto definire le modalità tramite le quali gestire i rapporti con i potentati vicini, amici o nemici che fossero, per meglio gestire la propria politica esterna. I positivi risultati di quest'organizzazione permisero al già vasto impero Han di costruirsi una sfera di influenza di respiro quasi continentale, estesa dall'Asia orientale all'Asia centrale..
Storia Le relazioni diplomatico-commerciali tra il mondo cinese e le etnie/culture circostanti datano ad un periodo certamente antecedente allo sviluppo stesso del concetto di Huaxia sopra esposto ma sono materia di difficile approfondimento. Gli Stati Combattenti sviluppatisi dai regni che componevano il dominio Zhou dovevano certamente avere relazioni diplomatiche stabili con i loro vicini non-Han: es. i popoli Yue del Guangdong e del Guangxi, a sud dei Monti Nanling, accampanti comunque una "parentela" con gli Han per tramite degli Xia, allora scorporati dalla Huaxia e che il primo imperatore Qin Shi Huang (r. 221–210 a.C.) assoggettò nel 214 a.C.;. l'impero nomade degli Xiongnu dell'Altopiano della Mongolia, parimenti oggetto d'importanti sforzi militari di Qin Shi Huang;. ecc. Solo con la creazione dell'Impero cinese propriamente detto queste relazioni furono formalizzate tramite lo Zhōnghuá Cháogòng Tǐxì e poterono ammassare il sostrato documentale che permette oggi ai sinologi di studiarle.
Dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.)
Già al tempo della dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.), i rapporti con i potentati esteri che non si potevano/volevano conquistare furono gestiti dalla Cina in accordo a due distinte modalità:
l'alleanza matrimoniale Heqin (zh. ), cui ricorrere con i vicini/nemici troppo potenti per essere risolutivamente sconfitti: es. gli Xiongnu; e il vassallaggio tributario cui costringere gli stranieri non in grado di costituire una minaccia per il Figlio del Cielo ma i cui territori non volevansi includere nell'impero: es. i greco-battriani Dayuan, sconfitti nella Guerra dei cavalli celesti del 104–101 a.C.