La rivolta del Tricolore è un'insurrezione avvenuta tra il 6 e l'8 maggio 1831 a Pieve Fosciana, nel Ducato di Modena e Reggio, nell'ambito dei moti del 1830-1831. Nel 2011 è stata rinvenuta ed esposta al pubblico la bandiera originale che fu issata dagli insorti sulla rocca del paese.
Eventi Un piccolo paese toscano, Pieve Fosciana, situato nell'area della Garfagnana, nel 1831 fu protagonista, anche se per pochi giorni, di un moto rivoluzionario che attesta la diffusione anche in questa zona delle idee risorgimentali. L'adesione alle massime rivoluzionarie e agli ideali di libertà verrà pagato con la soppressione temporanea della Comunità e la sua annessione a quella di Castelnuovo dal punto di vista politico e, sotto il profilo giuridico, con condanne al carcere o all'esilio degli individui riconosciuti come sovversivi.
Antefatti
Il territorio del ducato di Modena dopo il Congresso di Vienna, quando ad Ercole III era subentrato l'arciduca d'Austria Francesco IV, figlio di Ferdinando d'Austria (fratello dell'imperatore Giuseppe II) e di Maria Beatrice (ultima della casata d'Este), comprendeva prevalentemente l'Emilia, oltre l'Appennino, in Toscana, gran parte della Garfagnana, oltre le Alpi Apuane, Massa, Carrara e la Lunigiana estense.
Il clima introdotto dalla Restaurazione fece sì che anche qui lentamente si affermassero quelle idee che miravano ad un diverso assetto della società e una trama rivoluzionaria si era infiltrata nel ducato di Modena, nonostante la vigilanza austriaca e la dura repressione.
Già nei moti del 1821, a Modena, era stato arrestato don Giuseppe Andreoli, poi condannato a morte nel 1822; pure uno studente in legge di Pieve Fosciana, Andrea AmicottiArchivio Plebanale di Pieve Fosciana, Vol.38-E4, f.4. (nato a Pieve Fosciana nel 1795, dottore in legge e cugino di Antonio Angelini), il 27 marzo 1821 venne arrestato, anche se poi prosciolto, con l'accusa di aver esternato “principj rivoluzionarj” ed [abbia] ascritto ad una pericolosa società parecchi giovani”.Archivio di Stato di Modena, Archivio della polizia, b.1, fasc.5. Lo stesso Francesco IV, con l'obiettivo di diventare re del Piemonte, si era lasciato indurre fin dal 1826 da Enrico Misley a cospirare contro l'Austria. Verso la fine del 1830 il ruolo del Misley, trasferitosi a Parigi, fu assunto da un industriale di Carpi, Ciro Menotti, che aveva costituito comitati a Bologna, nelle Romagne, a Firenze, Parma, Mantova e si era proposto di formarne in ogni città italiana con la finalità di conseguire l'indipendenza, l'unità e la libertà della penisola, con capitale Roma e un sovrano da designare.
Tuttavia l'atteggiamento del duca era sempre rimasto ambiguo, poi prudente, quindi contrario alla congiura. Pertanto Ciro Menotti decise di procedere all'azione con un'insurrezione simultanea nel ducato, a Bologna e nelle Romagne, fissata per la notte fra il 5 e il 6 febbraio.
Il 3 febbraio 1831 il duca Francesco IV aveva fatto arrestare, a casa di Ciro Menotti a Modena, il dottor Nicola Fabrizi e altri esponenti della congiura anti-austriaca, che avrebbe dovuto sfociare nella sollevazione fissata tra il 5 e il 6 febbraio. I capi della rivolta, ritenutosi traditi dal duca, quella sera stessa si incontrarono nella casa di Ciro Menotti per anticipare l'azione, ma la casa fu circondata dai soldati di Francesco IV e, nonostante i tentativi di difesa, i congiurati, non riuscendo a resistere all'assedio, dovettero arrendersi. L'immediata impiccagione (il duca aveva fatto venire il boia da Reggio) dei prigionieri non ebbe seguito, perché il duca fuggì a Mantova la sera del 5, dando credito alla notizia invero infondata di una rappresaglia da parte dei rivoluzionari bolognesi, ma condusse con sé Ciro Menotti, che verrà impiccato con Vincenzo Borelli successivamente il 26 maggio 1831.
Rivolta Anche in Garfagnana i sentimenti liberali dettero origine a manifestazioni che raggiunsero il momento culminante a Pieve Fosciana tra il 5 e il 6 marzo, nonostante fosse stato previsto dal governo provvisorio modenese e dai liberali di Garfagnana una sollevazione nel capoluogo per la destituzione del governo estense e la sua sostituzione. Nell'alta Garfagnana il malumore si era particolarmente diffuso a Gragnana a causa delle tassazioni considerate eccessive e a Camporgiano per l'elevato prezzo del sale e la tassa personale da cui si voleva essere esentati.Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861). Tuttavia l'attività sovversiva era particolarmente significativa a Castelnuovo e a Pieve Fosciana.
L'avvocato Felice Spezzani, emissario del Governo Provvisorio, che verrà condannato in contumacia con sentenza della C.M. Stataria 19-6-1837 alla galera a vita come “reo di Lesa Maestà per aver assunto dal Governo Rivoluzionario il mandato di tentare la sollevazione in Garfagnana”,Dagli appunti di famiglia del Sig.Conte Poggio Poggi di Piandicerreto, in La breve rivolta liberale del 1831 a Pieve Fosciana, Mariano Torriani, Tipografia Sordomuti, Firenze 1931. fu visto scendere da San Pellegrino a piedi "con il cavallo a mano";A.S. Mo., Alta Polizia, b. 56, inf. nº 14 (rep.2022), dichiarazione Angelo Giovannetti, in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861). il giorno 1 o 2 di marzo si era stabilito a Castelnuovo nell'“Osteria della Scala” di Alfonso Bertoletti con il compito affidatogli dal governo provvisorio modenese di coordinare l'attività sovversiva, tenere i contatti tra i rivoluzionari, illustrare notifiche e decreti del governo provvisorio modenese ai quali doveva uniformarsi anche la Garfagnana. Molti furono gli incontri avvenuti con personaggi locali, in particolare il venerdì 4 marzo, tra cui Agostino Vittoni e Raffaello Coli. La sera dello stesso giorno si tenne a Castelnuovo una cena e molti dei partecipanti erano “rivoluzionari”, tra cui il dottor Battista Togni di Rontano, il dottor Porta di Pieve Fosciana, il capitano Giovan Battista Vittoni e il fratello Agostino, comandante della milizia urbana della provincia, il brigadiere Ferretti dei Reali Dragoni, il sergente Roversi, il magazziniere dei Sali a Castelnuovo Raffaello Coli, il notaio Satti. Durante la cena si stabilirono i piani da seguire, si affermò che tutti i politici ducali sarebbero stati sostituiti; anche il governatore sarebbe stato rimosso se non avesse seguito il corso che le cose avevano preso a Modena e a Reggio, tanto che si fece il progetto di “unirsi al dr. Togni venti persone per condursi in Rocca inalberando la tricolore bandiera che già ne erano state recate tre in Castelnuovo e di prezzo, per le quali nella cena si erano tassati ognuno di quattro-cinque scudi”.A.S. Mo., Alta Polizia, Rep 2006 dep. Santina Bertoncini, in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861). Tuttavia tra le comunità della Garfagnana i rapporti non erano facili, tanto che il Togni nella cena sopra citata intervenne con la considerazione che “i pievarini avrebbero voluto possedere il vanto di qui e spiegar essi il vessillo della rivolta, della quale proposizione avea sdegno che torto avrebbe apportato ai castelnuovesi”. Un'altra testimonianza afferma che “… quei paesani non fidandosi de' Castelnovesi tra i quali è sempre valsa una certa antipatia volevano far agire nelle loro mire piuttosto l'alta Garfagnana e che contassero in proposito molto sul fisico dottor Angiocchi di Casatico (…) che il medico o almeno iniziato all'estero ne' studi di medicina giovine Amicotti (Nicolao) unitamente ad un Pierotti (Iacopo di Sebastiano, detto poi Iacopetto) gli dissero essere questi cittadini vigliacchi, e che non avrebbero operato come si dovea. Essi designarono a reggere ordine di cose il prefato Angiocchi, Agostino Vittoni, non che il sindaco di Vergemoli Saverio Girolami e fors'anco l'avv. Battista Raffaelli, i quali ultimi due erano di fatto all'oscuro di un tale disegno”.A.S. Mo., Alta Polizia, inf.nº 12, dep. Raffaello Coli, 20 aprile 1831, in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861).
In data 5 marzo 1831 il governatore della provincia convocò una riunione, su richiesta del governo provvisorio di Modena, per decidere se adeguarsi o meno alla nuova situazione.
Nella mattinata dello stesso giorno a Castelnuovo circolavano inusitatamente molte persone; si vedevano “i pievarini tener conferenze, piccoli gruppi, complotti”,A.S. Mo., Alta Polizia, inf.nº 11, dep. Bertoletti., in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861). si diceva che “se non deliberavano presto si sarebbe veduta la bandiera”.A.S. Mo., Alta Polizia, inf.nº 10, dep. Angiocchi, in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861).
In realtà nella riunione con il overnatore si prese tempo e una delegazione, della quale facevano parte Cirillo Cilla e Agostino Vittoni, venne inviata a Modena per discutere in modo più dettagliato sulla situazione in cui si sarebbe trovata la Garfagnana col nuovo assetto politico; l'idea della delegazione non fu da tutti condivisa e molti erano favorevoli ad un'azione immediata finalizzata alla destituzione del governo estense.
La sera del 5 marzo a Pieve Fosciana uomini come Nicolao Amicotti, Lorenzo Grilli, Battista Tognarelli, Antonio Angelini, Pietro Mariani, Felice Azzi contribuirono a rendere l'atmosfera particolarmente animata,A.S.Mo., Alta Polizia, inf.nº 21, del 9 aprile 1831, deposizione anonima, in Dalla sottomissione di Ercole III al governo di Luigi Carlo Farini, Notini- Raggi- Rossi, in La Garfagnana dall'arrivo di Napoleone all'unità d'Italia (1796 – 1861). discutendo sull'andamento delle cose, tanto che il sindaco ritenne opportuno far rimuovere e porre in sicurezza lo stemma di S.A.R. Verso le dieci dello stesso giorno ebbe inizio la sollevazione con l'esposizione della bandiera tricolore sulla facciata della Casa Comunale, dove sventolò fino alle ore dieci pomeridiane del giorno martedì 8; la bandiera era sorvegliata da due uomini armati con fucili sottratti alla sezione dei vigili urbani e la coccarda «bianca, rossa e verde» sul berretto militare. La domenica del 6 marzo vennero nominati i nuovi amministratori nelle figure di Giuseppe Giovannetti e Antonio Pierotti; per tutta la giornata si festeggiò anche con la partecipazione dei liberali castelnovesi più in vista, mentre nel vicino paese del Sillico si tentava una analoga azione di rivolta.