La didattica acquisizionale è un sotto-campo della glottodidattica, che a sua volta è una scienza interdisciplinare che studia e insegna i vari approcci e metodi per insegnare in classe o da autodidatti una lingua. La didattica acquisizionale in particolare fa uso delle conoscenze dell'acquisizione della lingua madre (L1) e ancora di più della linguistica acquisizionale delle lingue seconde (L2), per cui utilizza in modo concreto un corpus di conoscenze che altrimenti, secondo l'opinione di Krashen, resterebbe confinato alla linguistica teorica. La didattica acquisizionale fa anche uso della psico-pedagogia e della didattica. Attraverso i suoi fondamenti, la didattica acquisizionale ha istituito l'approccio naturale o "approccio umanistico-affettivo" nella sua versione moderna; esso contiene tutti i vari metodi naturali o "metodi biologici" o "metodi umanistico-affettivi" di insegnare una lingua, per cui lo studio delle regole grammaticali è messo quasi interamente a margine.

In quanto la didattica acquisizionale si fonda sulla linguistica acquisizionale delle L2, essa si occupa di fare acquisire una L2 e di svilupparne competenze e fluenza richiamate dalla memoria procedurale invece che conoscenze grammaticali apprese e note in modo esplicito (ad esempio attraverso la spiegazione esplicita e memorizzazione delle regole grammaticali, il loro richiamo dalla memoria dichiarativa, lo svolgimento dei drill e dei esercizi classici di grammatica e perfino la discussione delle regole grammaticali fatte indovinare a intuito attraverso il problem solving e l'induzione.

Tra i fondamenti sia della didattica acquisizionale che dell'acquisizione delle lingue straniere in particolare si contano le ipotesi di Krashen, che spiegano che gli esseri umani acquisiscono una lingua (L1 o L2) allo stesso modo: attraverso l'esposizione a dosi massicce di input linguistico reso comprensibile. La didattica acquisizionale riporta il percorso caotico di acquisizione di una L2 dal contesto informale a un ambiente controllato e formale, quello della classe, in cui l'input viene sistematicamente trattato e reso comprensibile dal docente con delle strategie apposite. I fondamenti teorici dell'acquisizione delle L2 sono insegnabili in classe per sviluppare la capacità metacognitiva dei discenti.

Dagli approcci tradizionali a quello naturale

Dal punto di vista storico, lo "studio" della lingua è un fenomeno recente nella Storia dell'umanità, siccome le lingue nei secoli più remoti si acquisivano, per esempio durante gli scambi commerciali tra diversi popoli. Lo studio attraverso il metodo classico formalista, basato sullo studio verticale delle regole grammaticali astratte, è stato istituito per lo studio della lingua latina classica durante il Rinascimento, nel momento in cui il latino post-classico ha perso la sua centralità come interlingua in Europa. A partire dal 1600, sono apparsi i primi testi scolastici di lingue viventi, che però facevano largo uso della L2 invece che della L1; lo studio verticale della grammatica, nonostante l'esistenza di un vasto patrimonio di studi grammaticali risalente al periodo greco e romano, era perlopiù confinato al latino classico. Lo studio delle regole grammaticali del latino comunque era probabilmente indirizzato allo studio dei testi antichi: siccome il latino era un'interlingua effettivamente parlata fino al Rinascimento, gran parte della competenza parlata derivava dall'interscambio linguistico.

Successivamente, lo studio tradizionale delle lingue viventi si è arroccato sullo studio delle regole grammaticali siccome ha ripreso il metodo di studio verticale applicato al latino. Anche il latino si è interamente ridotto allo studio verticale e mnemonico dei paradigmi verbali e delle declinazioni di nomi e aggettivi in quanto non veniva più attivamente usato nella produzione orale e scritta; la causa di questo abbandono progressivo è stata la perdita di importanza nel contesto socio-culturale a partire dal periodo post-rinascimentale, per cui il latino era nei fatti studiato come ginnastica mentale ed era rilegato ormai ai testi del passato. Tra il Settecento e l'Ottocento, i libri di grammatica di lingue viventi come il francese erano basati interamente su regole astratte e esercizi di applicazione delle regole, quindi promuovevano un metodo di studio usato in origine solo per lo studio specificatamente dei testi antichi in latino classico. Inoltre, nell'Ottocento non era ancora nata la linguistica acquisizionale.

La nascita e diffusione dell'approccio naturale/diretto/informale formalizzato, da cui derivano i vari metodi informali, si registra solo a partire dal 1901. Tuttavia, questi primi metodi naturali formalizzati non erano basati sulle ricerche sulla linguistica acquisizionale delle lingue straniere, per cui sono pionieristici e pre-moderni. Il primo metodo naturale che fa dunque capo all'approccio naturale è detto "Natural Method" ed è attestato nel rapporto del Comitato dei Dodici (Committee of Twelve) della Modern Language Association negli Stati Uniti. Il Natural Method si basa su monologhi del docente in lingua straniera con delle sessioni di intermezzo di domande tra docente e discente; il docente rendeva il monologo comprensibile attraverso la pantomima ("pantomime", dunque la gestualità), gli oggetti concreti ("realia") e diagrammi e tabelle ("diagrams and charts"). In tal modo, il discente associava ogni parola in L2 al suo significato. Soltanto dopo un primo periodo si approdava al testo scritto e soltanto alla fine si approdava allo studio della grammatica. Un altro metodo naturale, detto "Psychological Method", era pressoché identico. Sempre a inizio Novecento, è nato il Reading Method, anch'esso non basato sulla linguistica acquisizionale; il Reading Method, formalizzato nel Modern Foreign Language Study coordinato da Algernon Coleman e sponsorizzato dalla Carnegie Corporation, spiegava che lo sviluppo di competenze da parte del discente era proporzionale alla quantità di letture svolte in L2, per cui lo studio consigliava di aumentare la quantità di letture da svolgere in silenzio dentro e fuori dall'aula invece di svolgere esercizi di studio della grammatica e traduzione. Il volume più importante di questo studio è "The Teaching of Foreign Modern Languages in the United States". Tuttavia, in contesto scolastico statunitense (in cui le lingue non erano ancora una materia centrale) si usava ancora il metodo tradizionale, basato perlopiù sullo studio mnemonico delle regole grammaticali, delle eccezioni e delle frasi esempio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il metodo tradizionale entrò in crisi siccome i soldati al fronte si resero conto di avere problemi di comunicazione con le lingue straniere nonostante le avessero studiate a scuola. Il fallimento comunicativo era causato dal fatto che i metodi tradizionali non preparano alla comunicazione nei contesti reali/della vita quotidiana. Contestualmente, l'Esercito Statunitense aveva bisogno di soldati addestrati nelle lingue straniere, in particolare nelle lingue parlate in Asia e nel Pacifico, che erano di appannaggio dei linguisti in quanto erano state descritte solo di recente. I linguisti hanno dunque inventato il metodo audio-linguistico che, pur essendo un metodo tradizionale, fa un largo uso di dialoghi fatti leggere in classe e basati su situazioni quotidiane che venivano commentati e fatti studiare. Dunque univa la conoscenza della grammatica e l'uso di drill orali a un lavoro sistematico di fornitura di input comprensibile. La produzione orale precedeva la produzione scritta. Il metodo audiolinguistico, che è ancora un metodo tradizionale ma che per la prima volta introduce l'input comprensibile, diventò un'istituzione negli Stati Uniti durante la guerra fredda: dopo il lancio del primo satellite nello spazio, lo Sputnik 1, il Congresso statunitense approvò nel 1958 il National Defense Education Act (NDEA). Questa legge, approvata sotto al mandato di Eisenhower, veniva sancita l'importanza dello studio delle lingue e più in generale lo sviluppo delle risorse mentali dei giovani e tecniche nell'ambito della sicurezza e della difesa nazionale.

A partire dal 1974 circa, sono iniziati gli studi sull'acquisizione delle L2 condotti da vari autori tra cui Krashen. A partire da questi studi, sono stati formalizzati i metodi naturali moderni, che fanno sempre capo all'approccio naturale. Uno dei primi a nascere è stato proprio il Natural Approach (dove "approccio" è inteso come "metodo"), sviluppato dal linguista Tracy Terrell nel 1977 e ha cui ha dato ulteriori contributi Krashen; il testo fondamentale che riguarda questo metodo è "The Natural Approach: Language Acquisition in the Classroom", pubblicato dai due autori nel 1983.

Lo stimolo ottimale Lo stimolo "ottimale per l'acquisizione" è l'elemento fondamentale di ogni metodo classificato sotto l'approccio naturale e derivante dalla didattica acquisizionale. L'input ottimale è uno stimolo reso comprensibile da parte dell'interlocutore, per cui il discente riesce a comprendere facilmente o riesce ad avvicinarsi al significato entro pochi tentativi. Lo stimolo comprensibile si dice anche "stimolo migliorato" (enhanced input). Lo stimolo si rende comprensibile anche senza l'intervento della traduzione in una lingua ponte, per cui il docente può tendenzialmente evitare di fare perno su altre lingue qualora sia possibile. Alcune strategie, in parte analoghe con il baby talk, sono:

parlare lentamente (cosa che anche il CEFR indica nei livelli pre-A1, A1 e A2) per lasciare ai discenti il tempo di processare il messaggio separare bene le parole evitare i modi di dire/idiomi evitare il lessico raro usare frasi brevi usare le ripetizioni usare le pause (a fine frase, in corrispondenza di una virgola, in parole o strutture a cui si da enfasi o che sono cognitivamente più complesse) usare le onomatopee

Questi mezzi e strategie sono tutte linguistiche. Ai mezzi linguistici si aggiungono i mezzi e strategie extra-linguistiche come:

disegnare proiettare un'immagine o video usare i gesti per mimare un oggetto o verbo o avverbio (cuore, camminare, lentamente...) usare le espressioni del viso e il linguaggio del corpo (ad es. per spiegare alcuni aggettivi qualificativi tra cui le emozioni) usare direttamente l'oggetto reale di cui si parla (uso dei "realia"). L'oggetto o concetto può essere presente fisicamente in aula (ad es. "sedia, banco, astuccio, maglietta, scarpa, testa, naso, colore rosso, colore nero...") o essere portato (ad es. portare un sacco di posate quando si fanno acquisire i nomi delle posate).

Il docente o interlocutore è dunque un parlante che, secondo la definizione del CEFR, è "collaborativo".