La Guerra delle Alpi fu un conflitto minore all'interno della guerra della Prima coalizione, nel contesto delle guerre rivoluzionarie francesi, e venne combattuta principalmente dal Regno di Sardegna e dall'Austria, supportati da Gran Bretagna e Spagna e altri stati minori, contro la Prima Repubblica francese dal 21 settembre 1792 al 28 aprile 1796, giorno dell'armistizio di Cherasco, lungo il fronte alpino che separa geograficamente Italia e Francia.
La sottoscrizione della pace con la Francia apre per il Piemonte una stagione di tensioni sia interne sia esterne: i movimenti repubblicani spingevano per la caduta della monarchia, nel frattempo rappresentata da Carlo Emanuele IV, figlio di Vittorio Amedeo III, mentre la nascita delle contigue repubbliche sorelle, quella Ligure e quella Cisalpina, scatenavano in ogni occasione incidenti diplomatici che aizzavano la fronda interna al regno. Paradossalmente, sino al dicembre del 1798, la sopravvivenza della monarchia era dovuta all'interesse francese del mantenimento dello status quo in Piemonte: a seguito del rifiuto sabaudo di dichiarare guerra al regno di Napoli, tuttavia, il generale Joubert, dietro istruzioni del Direttorio, prese possesso del territorio piemontese ancora in mano ai Savoia dichiarando la nascita della Repubblica con la conseguente fuga del re in Sardegna.
Antefatti La situazione del Regno di Sardegna allo scoppio dei moti francesi
Nelle fasi iniziali della Rivoluzione francese, i piemontesi erano particolarmente attenti agli sviluppi della situazione politica in Francia, lecitamente preoccupati che i moti di piazza e le stesse problematiche che affliggevano la secolare monarchia d'oltralpe si potessero trasferire anche all'interno del loro regno, specialmente nel Nizzardo e nella Savoia, dove una moltitudine di aristocratici francesi stava trovando un momentaneo rifugio, ed in Sardegna, una regione storicamente distante dagli ambienti della corte sabauda dove si temeva scoppiassero moti simili a quelli che avevano colpito la Corsica nei passati decenni..
Il re Vittorio Amedeo III, convinto sostenitore della legittimazione divina della monarchia e uomo profondamente religioso, riteneva abominevoli le posizioni progressivamente antimonarchiche e anticattoliche assunte dai rivoluzionari. L'arrivo del conte di Artois, dei duchi di Berry e di Angoulême e delle loro famiglie, con cui i Savoia erano peraltro imparentati, non fecero altro che radicalizzare le posizioni del re e della corte di Torino, dentro alla quale stava crescendo un forte movimento reazionario. In breve tempo, Torino, e più in generale lo stesso regno sabaudo, divennero una meta sicura per la nobiltà francese in fuga dal clima di crescente violenza ed odio nei loro confronti che stava aleggiando sopra la Francia..
Con l'eccezione della Savoia, che per lingua e posizione geografica era più affine alla Francia, dove si erano registrati degli episodi di vandalismi e violenze di ispirazione chiaramente rivoluzionaria, nel resto del regno, almeno fino al 1791, gli ideali della rivoluzione francese sembravano passare in sordina, ignorati dalla maggior parte della popolazione tranne che per qualche gruppo isolato di studenti e di intellettuali. Le rare manifestazioni di dissenso vennero fermate, cercando di evitare inutili spargimenti di sangue.. Nella sua politica di contenimento, Vittorio Amedeo cercò di limitare ulteriori ingressi di stranieri del suo regno, specialmente ai francesi, ritenuti probabili seminatori di scandali. A tale scopo, nel 1792, emanò una legge che impediva a chiunque fosse sprovvisto di uno speciale passaporto di poter entrare nel regno..
Gli accordi dell'Austria e la crisi internazionale
Mentre tenevano un occhio vigile su tutto quanto stesse accadendo in Francia, le altre potenze europee cercavano una soluzione per sbrogliare la complicata crisi sociale in corso e rimettere Luigi XVI al trono in Francia, sebbene ognuno con motivazioni differenti.. Ad esempio, gli imperatori del Sacro Romano Impero, Giuseppe II prima e Leopoldo II in seguito, agivano per personale interesse, essendo Maria Antonietta loro sorella., mentre i Savoia erano preoccupati per la stabilità e l'integrità dei loro domini, che vedevano fortemente minacciati specialmente nel caso dello scoppio di una nuova guerra con la Francia. Ad ogni modo, l'idea comune e consolidata della necessità di un intervento in favore della monarchia francese, i vari sovrani non avevano davvero un piano, anzi, cercavano tutti di sfruttare l'occasione per il proprio tornaconto.. Il fallito tentativo di fuga presso Varannes di Luigi XVI fu un primo catalizzatore, che portò i piemontesi e gli austriaci ad avvicinarsi diplomaticamente.. In un primo informale accordo, l'imperatore si sarebbe impegnato ad inviare svariate truppe a Milano e a fornire ai sabaudi le prestazioni di uno dei propri generali. Oltre a ciò, i due monarchi si accordarono per correre in reciproco soccorso l'uno dell'altro in caso di una guerra scatenata dai moti rivoluzionari..
Nel frattempo, l'imperatore austriaco aveva incontrato il re di Prussia ed i due, dopo aver parlato con il conte d'Artois diverse volte, erano giunti ad un accordo formale, redatto più per compiacere gli émigrés francesi in Austria che per una reale necessità. Il trattato nei suoi ultimi paragrafi aggiungeva una breve dichiarazione, nella quale Austria e Prussia si sarebbero adoperate in favore del re di Francia, per consentirgli di governare il proprio Paese nel modo che egli riteneva migliore.. Essendo l'incontro principalmente focalizzato sulla spartizione della Polonia e sulla fine della guerra austro-turca e considerando le perplessità della Spagna e l'opposizione del Regno Unito ad un'opera comune contro la Francia, gli accordi di Pillnitz risultarono solo vaghi e al massimo dannosi, giacché allontanavano le due potenze europee da una zona "moderata", facendole apparire come nemiche della rivoluzione in atto in Francia. Le prime basi per una coalizione antifrancese erano state create.
Le tensioni tra Austria e Francia crebbero ulteriormente l'anno seguente, dopo la scomparsa dell'imperatore Leopoldo e l'ascesa al trono del giovane figlio Francesco. I giacobini pressarono il re ad intervenire diplomaticamente con il nuovo imperatore per convincerlo a smantellare tutti gli accordi che miravano a distruggere la rivoluzione. Fu inviato a Vienna il generale Dumouriez, politicamente schierato a fianco dei rivoluzionari. Alle opposizioni dei rappresentanti austriaci, Dumoriez rispose con un ultimatum. Francesco si oppose nuovamente e la conseguente guerra fu dunque inevitabile.. Vittorio Amedeo, vista la natura del conflitto e ricevute rassicurazioni da Vienna che il fronte di guerra si sarebbe mantenuto solo a nord, si affrettò ad inviare le proprie forze a difesa dei confini, puramente a scopo precauzionale..
L'affare Sémonville e l'ingresso in guerra dei piemontesi Mentre la guerra imperversava sul fronte del Reno, con l'Austria e la Prussia intente a fronteggiare le armate francesi, Vittorio Amedeo tentava di unire gli Stati italiani in uno sforzo collettivo contro la Francia, nel tentativo di impedire che le pericolose idee rivoluzionarie contagiassero la popolazione della penisola. Scarsissima fu l'adesione, soprattutto perché, come storicamente era sempre accaduto, ogni singolo stato italiano pensava ai propri interessi, senza guardare al quadro generale delle cose. Solo l'Imperatore, in qualità di duca di Milano e Mantova era ben disposto a tale progetto..
Dumouriez interpellò il ministro piemontese Joseph-François Perret d’Hauteville riguardo a presunti spostamenti di artiglieria pesante in Savoia, di emigrati francesi a Nizza e nella sospetta concentrazione di truppe austriache nei pressi di Milano, dalla quale sarebbero convenientemente potute entrare in Piemonte, ma fu liquidato rapidamente essendo le prime due informazioni falsi e la seconda, per quando fondata, di responsabilità austriaca e non piemontese. La risposta compiacque gli organi di governo francesi, che vedevano di buon occhio la neutralità piemontese rispetto al conflitto in corso.. A mandare in crisi tutto ciò fu la questione del ministro Charles-Louis Huguet de Sémonville: incaricato di recarsi a Torino, il ministro francese, temporaneamente residente a Genova, attraversò i confini tra la repubblica marinara e la monarchia sabauda sprovvisto dello speciale passaporto introdotto quello stesso anno dalle autorità locali. Giunto ad Alessandria, Sémonville venne fermato dal governatore della città su ordine diretto del re, venendo cordialmente invitato a fare ritorno a Genova.. Le motivazioni dietro a questo gesto erano ben altre e la questione del passaporto non era più di una banale scusa per bloccare il diplomatico repubblicano, considerato da molti un sobillatore ed un istigatore di folle. Gli strascichi causati dalla questione Semonville furono immensi: Dumouriez, infuriato per il trattamento riservato al suo connazionale, pretese immediate spiegazioni dalla corte torinese ma venne deluso dalle loro risposte. Conseguentemente, nei primi di maggio, si informò i generali Montesquiou e d'Anselme, responsabili delle armate delle Alpi e del Varo, di tenere pronte le truppe in vista di una rappresaglia..
Poche giornate prima, il 20 aprile, Austria e Francia erano ufficialmente entrate in guerra. I primi scontri dimostrarono che l'esercito francese, dopo la fuga in massa dei suoi ufficiali, aveva molto da recuperare e che non era ancora all'altezza degli altri eserciti. Dumouriez, che aveva intenzione di invadere la Savoia già a maggio, fu costretto a rimandare i propri piani.. Mentre la guerra si scatenava tra il Belgio e la Francia nord-orientale, l'esercito piemontese iniziò a mobilitarsi: uomini era già stati predisposti in tre armate per difendere la Savoia, Nizza e le Alpi. Con l'arrivo di settembre, la situazione iniziò a mutare: Brunswick, che era penetrato nel territorio francese al comando di un esercito austro-prussiano fu fermato a Valmy e sull'onda dell'entusiasmo, due giorni dopo venne dichiarata la Repubblica.. Le tensioni che avevano caratterizzato i rapporti tra Francia e Piemonte, infine, portarono ad inevitabili conseguenze: il 10 settembre fu dato ordine al generale Montesquiou da parte del governo francese di avanzare verso la Savoia ed il 15 settembre i due paesi entrarono ufficialmente in guerra.
La campagna del 1792: l'invasione e i primi scontri nel Mediterraneo