È stato uno dei principali poeti della letteratura italiana del XX secolo. La sua poesia, inizialmente influenzata dal simbolismo francese, fu caratterizzata nei primi tempi da componimenti brevissimi, costituiti da poche parole essenziali e da analogie a volte ardite, compresi principalmente nella raccolta L'Allegria (1931);Ettore Allodoli, Giovanni Buti, Storia della letteratura italiana, Firenze, Sandron, 1963. passò poi a lavori più complessi e articolati dal contenuto concettualmente difficile. Una terza fase della sua evoluzione poetica, segnata dal dolore per la perdita prematura del figlio, ha compreso opere meditative dall'intensa riflessione sul destino umano. Negli ultimi anni le sue poesie furono specchio della saggezza, ma anche del distacco e della tristezza dell'età avanzata. È stato inoltre considerato da alcuni critici come anticipatore dell'ermetismo.Francesco Flora, La poesia ermetica, Bari, Laterza, 1936

Biografia Gli anni giovanili Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto, nel quartiere periferico Moharrem Bek,G. Ungaretti, Vita d'un Uomo (Tutte le poesie), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1969, p. LVII. l'8 febbraio del 1888 da genitori italiani originari di LuccaGiulio Ferroni, Antonio Saccone, La sabbia e il marmo, Donzelli, 2012, p. 25.. Il padre Antonio (1842-1890) era un operaio impiegato allo scavo del canale di Suez, che morì due anni dopo la nascita del futuro poeta a causa di un'idropisia, malattia contratta negli anni di estenuante lavoro.Che Antonio Ungaretti morì a causa di una malattia contratta mentre lavorava come operaio al Canale di Suez è narrato dallo stesso poeta (G. Ungaretti, Il lavoro degli italiani, in «Gazzetta del Popolo», 6 agosto 1931); la stessa ipotesi è ribadita da Leone Piccioni (Vita d'un poeta, Milano, Rizzoli, 1970) e da Walter Mauro (Vita di Giuseppe Ungaretti, Camunia, Milano 1990). Altri studiosi propongono l'ipotesi dell'infortunio sul lavoro (M. Diacono e L. Rebay, Cronologia di Saggi e Interventi, Milano, Mondadori, 1974). Una tesi leggermente diversa è proposta in C. Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Firenze, Le Monnier, 2019, pp. 5 e 319-320 dove - anche sulla base di un articolo ispirato dallo stesso poeta (G. Ansaldo, Giuseppe Ungaretti, «Il Lavoro» di Genova, 22 agosto 1933) - si osserva che Antonio Ungaretti a Suez non fece l'operaio ma il sorvegliante ai lavori. La madre, Maria Lunardini (1850-1926), mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale riuscì a garantire gli studi al figlio, che si poté così iscrivere presso una delle più prestigiose scuole di Alessandria d'Egitto, la svizzera École artistique Jacot. Alla figura materna dedicherà la poesia La madre, scritta nel 1930, a quattro anni dalla morte della donna.Maria Grazia Di Filippo, Chiara Smirne, Poesia italiana del Novecento, De Agostini, 2011, p. 115.

L'amore per la poesia sorse in lui durante questo periodo scolastico, intensificandosi grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti stesso ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica croata e una bambinaia argentina.

In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicinò alla letteratura francese e, grazie all'abbonamento a La Voce,Ungaretti sottoscrisse un abbonamento alla «Voce» nel 1910 (Lettera di Ungaretti a Prezzolini del 22 marzo 1911, Lettere a Giuseppe Prezzolini, a cura di M. A. Terzoli, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2000, p. 3). anche a quella italiana. Inizia così a leggere, tra gli altri, le opere di Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche e Charles Baudelaire, quest'ultimo grazie all'amico Moammed Sceab.Muḥammad Shihāb, di famiglia egiziana piuttosto benestante (Ungaretti lo qualificava, con enfasi poetica, come "figlio di Emiri nomadi"), era nato ad Alessandria d'Egitto il 23 gennaio 1887 da Ibrāhīm Shihāb e da ʿĀʾisha, di cui tuttavia non ci è pervenuto il nome di famiglia. Fu grande amico del futuro poeta, in quanto entrambi frequentavano il liceo Jacot, dove si appassionarono dei testi di Baudelaire e Nietzsche. Nel 1912, appena venticinquenne, emigrò in Francia, a Parigi, dove fu ben presto raggiunto da Ungaretti. Patì la frustrante condizione dell'esule (s'era dato, nel vano tentativo d'integrazione nella società parigina, persino il nome di Marcel), mantenendosi come contabile. Morì suicida il 9 settembre 1913, nella medesima pensione di Rue des Carmes 5 in cui viveva con Ungaretti. Moammed Sceab fu seppellito nel cimitero di Ivry-sur-Seine, come in una sua poesia ricorda il suo memore e affezionato compagno di scuola e amico di gioventù.

Ebbe anche uno scambio epistolare con Giuseppe Prezzolini. Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso, sede d'incontri per socialisti e anarchici.Giuseppe Ungaretti, Vita d'un uomo - Saggi e interventi, Segrate, Arnoldo Mondadori Editore, 1974, p. 681. ISBN 978-88-04-11459-8.

Iniziò a lavorare come corrispondente commerciale, attività che svolse per qualche tempo, ma realizzò alcuni investimenti sbagliati; si trasferì poi a Parigi per intraprendere gli studi universitari.

Il soggiorno in Francia Nel 1912, dopo un breve periodo trascorso a Il Cairo, lasciò dunque l'Egitto e si recò in Francia. Nel tragitto vide per la prima volta l'Italia e il suo paesaggio montano. A Parigi, frequentò per due anni le lezioni tenute dal filosofo Henri Bergson, dal filologo Joseph Bédier e da Fortunat Strowski, presso la Sorbona (presentando una tesina su Maurice de Guérin con Strowski) e il Collège de France.

Entrato in contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Guillaume Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani e Georges Braque. Invitato da Papini, Soffici e Palazzeschi, iniziò ben presto a collaborare alla rivista Lacerba, pubblicando tra il febbraio e il maggio del 1915 poesie d'ispirazione futurista (alcune sue liriche richiamano direttamente i versi di Palazzeschi).

Nel 1913 morì l'amico d'infanzia Moammed Sceab, suicida nella stanza dell'albergo di rue des Carmes,Nelle immediate vicinanze dell'attuale fermata "Maubert-Mutualité" della métro parigina. che condivideva con Ungaretti. Nel 1916, all'interno della raccolta di versi Il porto sepolto, verrà pubblicata la poesia a lui dedicata, In memoria. La figura dell'amico morto suicida a Parigi è presente anche in altri testi, quali ad esempio: Roman cinéma (in francese) e Chiaroscuro. Ungaretti ne parla più volte anche nella corrispondenza epistolare.Stereoscopie ungarettiane: In memoria e Roman cinéma.

In Francia, Ungaretti filtrò le precedenti esperienze, perfezionando le conoscenze letterarie e lo stile poetico. Dopo qualche pubblicazione su Lacerba (16 componimenti), avvenute grazie al sostegno di Papini, Soffici e Palazzeschi, decise di partire volontarioChe il poeta si fosse arruolato volontario l'ha sostenuto per primo Mario Puccini nel 1927 (Il Misticismo nella poesia: Ungaretti uomo di pena, «Bilycnis», n. 208, Aprile 1927, p. 248) e poi Luciano Rebay nel 1962 (Le origini della poesia di Giuseppe Ungaretti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1962, p. 13). Tuttavia alcuni studiosi hanno fatto presente che il poeta non s'arruolò volontario, trattandosi di un "normale" arruolamento in seguito alla Mobilitazione generale: N. Bultrini - L. Fabi, Pianto di pietra. La Grande Guerra di Giuseppe Ungaretti, Guidonia, Iacobelli, 2018, p. 19; P. Montefoschi, Cronologia di Viaggi e Lezioni, Milano, Mondadori, 2000, p. LXXIII; C. Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019, pp. 97-98. Stralci di documenti militari relativi alla partecipazione di Ungaretti alla Prima guerra mondiale e informazioni sulla sua presenza al fronte e nelle retrovie sono pubblicati su Giuseppe Ungaretti La Grande Guerra per la Grande Guerra.

La prima guerra mondiale

Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale Ungaretti partecipò attivamente alla campagna interventista, arruolandosi in seguito come soldato semplice nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata "Brescia", quando, il 24 maggio del 1915, l'Italia entrò in guerra. A seguito delle battaglie sul Carso cominciò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale) e stampate, in ottanta copie, presso lo Stabilimento Tipografico Friulano di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto.

Collaborava a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti. Trascorse un breve periodo a Napoli, nel 1916 (testimoniato da alcune sue poesie, per esempio Natale: "Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo di strade...").G. Ungaretti, Tutte le poesie, cit., p.62 Il 26 gennaio del 1917, a Santa Maria la Longa, vicino a Udine, scrisse la nota poesia Mattina. Nella primavera del 1918 il reggimento al quale apparteneva Ungaretti si recò a combattere in Francia, nella Champagne, con il II Corpo d'armata italiano del generale Alberico Albricci. Nel luglio 1918 scrisse Soldati con la celebre poesia:"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie", composta nel bosco di Courton.sulla Montagna di Reims (vedi: ), nei pressi, a Chaumuzy, è stato dedicato un monumento ai soldati italiani che hanno combattuto nella prima guerra mondiale. Al suo rientro a Parigi, il 9 novembre del 1918, nel suo attico parigino, trovò l'amico Guillaume Apollinaire a letto, probabilmente già morto, stroncato dalla febbre spagnola.

Tra le due guerre Dopo la guerra Ungaretti restò nella capitale francese, dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d'Italia, diretto da Benito Mussolini, e in seguito come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata italiana. Nel 1919 venne stampata, a Parigi, la raccolta di versi in francese La guerre - Une poésie, che sarà poi inclusa nella sua seconda raccolta di versi Allegria di naufragi, pubblicata a Firenze nello stesso anno.

Nel 1920 conobbe e sposò Jeanne Dupoix, dalla quale avrà tre figli: Jean-Claude, nato e morto nell'estate del 1921, Anna Maria (o Anna-Maria, come soleva firmare, con il trattino alla francese) detta Ninon (Roma, 17 febbraio 1925 - Roma, 26 marzo 2015), e Antonio Benito, detto Antonietto (Marino, 19 febbraio 1930 - San Paolo del Brasile 1939).Antonio Benito Ungaretti (detto Antonietto) nacque a Marino Laziale il 9 febbraio 1930. L'atto di nascita è riprodotto in Ungaretti a Marino. Giornata di ricordi e onoranze, a cura di U. Onorati, Biblioteca di interesse locale «G. Torquati», Marino, 1990, p. 33. Il libro di Onorati, a p. 33, riproduce anche l'atto di battesimo di Antonio Ungaretti.