La spondiloartrite assiale (abbreviata in axSpA) è una malattia cronica immunomediata che interessa principalmente lo scheletro assiale, cioè articolazioni sacroiliache e colonna vertebrale. Il termine indica un gruppo di malattie caratterizzate da caratteristiche cliniche e genetiche comuni. Dal 2009 il termine preferito in ambito medico è spondiloartrite assiale, che sostituisce la precedente denominazione di spondilite anchilosante.
Classificazione La spondiloartrite assiale fa parte delle malattie spondiloartritiche insieme a Artrite reattiva, Artrite psoriasica, Artrite enteropatica (collegata a malattie infiammatorie intestinali) e ad altre forme periferiche. La malattia può sovrapporsi ad altre spondiloartriti; ad esempio, l’artrite psoriasica può avere manifestazioni periferiche e assiali. Tutte queste patologie costituiscono disturbi reumatologici infiammatori.
La spondiloartrite assiale si distingue dalla forma periferica in base alle aree colpite: la forma assiale interessa principalmente Colonna vertebrale, bacino e gabbia toracica, mentre quella periferica colpisce arti superiori e inferiori.
Le due principali categorie sono:
Spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA): comprende fasi iniziali o forme meno gravi della spondilite anchilosante, senza alterazioni radiografiche evidenti. Spondiloartrite assiale radiografica: corrisponde alla spondilite anchilosante classica, diagnosticabile tramite alterazioni radiografiche delle articolazioni sacroiliache o della colonna vertebrale.
Segni e sintomi I sintomi principali sono dolore, infiammazione e rigidità della bassa schiena, fianchi o glutei, spesso alternati tra lato destro e sinistro. Possono manifestarsi anche dolori a spalle, colonna cervicale o gabbia toracica. Il mal di schiena infiammatorio peggiora di notte o dopo il riposo e migliora con l’attività fisica o farmaci antinfiammatori. I pazienti sperimentano alternanza tra remissioni e riacutizzazioni.
Si consiglia di valutare formalmente la spondiloartrite assiale nei pazienti con dolore infiammatorio alla schiena persistente per almeno tre mesi, specialmente se insorto prima dei 45 anni o con familiarità per la malattia.
Fisiopatologia La malattia coinvolge infiammazione cronica e formazione anomala di nuovo osso, con interessamento delle entesi. Il profilo immunitario è caratterizzato da attivazione di cellule Th17, TNF, vie IL-23/IL-17 e altre citochine pro-infiammatorie. L’infiammazione entesopatica può evolvere in ossificazione e formazione di sindesmofiti.
Diagnosi Gli esami includono radiografie del bacino per rilevare sacroileite e danni strutturali, spesso visibili anni dopo i primi sintomi.
La risonanza magnetica è utile per evidenziare infiammazione a entesi e articolazioni. Analisi del sangue includono HLA-B27 e proteina C-reattiva; la malattia è sieronegativa per fattore reumatoide e autoanticorpi.
Il follow-up e conferma diagnostica sono effettuati da reumatologi.
Prognosi Nei casi gravi può verificarsi fusione vertebrale (“colonna a bambù”). Uomini e donne possono manifestare differenze nella progressione e nella qualità della vita.
Gestione Non esiste cura definitiva, ma farmaci e terapie fisiche aiutano a controllare i sintomi. I FANS e gli inibitori selettivi della COX-2 sono efficaci; i farmaci biologici possono essere prescritti nei casi più gravi. Terapia fisica ed esercizio sono raccomandati.
Storia Nel 1984 furono definiti i “criteri di New York modificati” per la spondilite anchilosante. Nel 2009 furono introdotti i criteri ASAS per identificare anche forme precoci o meno tipiche, includendo HLA-B27 e risonanza magnetica.
Casi noti Beau Biden
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Note
Categoria:Malattie immunomediate Categoria:Malattie del sistema scheletrico