LArno è il principale corso d'acqua della Toscana, nonché l'ottavo fiume d'Italia per lunghezza.
Caratteristiche principali Ha una lunghezza totale di 241 km, un bacino di 8.228 km² e una portata media stimata annua presso la foce di circa 110 m³/s. Nasce sul versante meridionale del Monte Falterona, e precisamente dalla sorgente di Capo d'Arno, nell'Appennino tosco-romagnolo, a quota 1.358 m sul livello del mare, e sfocia nel Mar Ligure dopo avere attraversato Pisa. Dopo 12 km scorre con acque copiose già attorno ai 600 metri sul livello del mare grazie agli apporti dei numerosi affluenti che scendono dal Casentino e dal Pratomagno.
Il suo ampio bacino raccoglie le acque di vari sottobacini: il Casentino, costituito dall'alto bacino dello stesso Arno fino alla confluenza con il canale Maestro della Chiana; la Val di Chiana, piana bonificata nel XVIII secolo e in precedenza paludosa, tributaria anche del fiume Tevere; il Valdarno superiore, una lunga valle delimitata a est dal Pratomagno e a ovest dai rilievi della provincia di Siena; il sottobacino della Sieve, principale tributario dell'Arno che vi confluisce poco prima di Firenze; il Valdarno medio, che si estende dalla confluenza della Sieve fino alla confluenza con l'Ombrone pistoiese, include la piana di Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Prato e Pistoia; il Valdarno Inferiore, caratterizzato da vallate in cui scorrono numerosi affluenti importanti come la Pesa, l'Elsa, l'Era (affluenti da sinistra) e il canale Usciana (affluente da destra), che trasporta le acque raccolte dal Padule di Fucecchio e provenienti dai corsi d'acqua della Valdinievole e di una parte del Montalbano. A valle di Pontedera l'Arno scorre poi verso la foce a un livello più elevato rispetto alla pianura circostante.
Regime idrologico
A dispetto della notevole estensione del suo bacino idrografico (il quinto d'Italia dopo Po, Tevere, Adige e Tanaro), l'Arno ha un regime relativamente torrentizio, a causa della natura dei terreni circostanti (marne e argille impermeabili a esclusione di una modesta porzione del suo affluente Elsa) e dall'indiscriminato prelievo delle sue acque per uso agricolo e industriale (fino agli anni '40 del XX secolo era navigabile fino a Signa); da ciò si spiegano le magre quasi totali lungo tutto il corso: a Firenze per esempio a fronte di una portata media annua copiosa di circa 60 m³/s, d'estate il fiume è sceso in una straordinaria e lontanissima annata (1954) a 1 m³/s (per evidenti limiti tecnologici e di comprensione del corso d'acqua le misurazioni erano molto meno accurate e verosimili rispetto a oggi dato la facilità e la naturalezza del fiume nello scorrere anche al di sotto della parte visibile delle pescaie e anche del suolo nelle zone di riporto a valle delle stesse come per esempio alla pescaia delle Cascine), a Pisa, dove l'Arno ha ricevuto tutti i suoi affluenti e quasi raddoppiato la sua portata media, negli anni '30 del XX secolo una volta giunse a 2 m³/s.
Si tratta di eventi assolutamente eccezionali. Il trasporto solido del fiume è comunque forte per l'impetuosità del suo corso. Più variabile quello in sospensione. Per contro il fiume in autunno è soggetto a piene assai violente e impetuose, talvolta recanti alluvioni più o meno gravi: i documenti storici ne ricordano 172 dal 1177 al 1941. La più devastante, a memoria d'uomo, fu quella del 4 novembre 1966 che sfiorò secondo alcune stime 2.500 m³/s a Pisa, 3.540 a Rosano (Rignano sull'Arno) e ben 4.100 a Firenze (che ne fu pesantemente investita): allora l'Arno esondò dalle arginature invadendo ampie zone del Casentino, della piana empolese e pisana, e soprattutto l'intero centro storico di Firenze, causando decine di vittime e danni incalcolabili al patrimonio artistico e monumentale della città; a Pisa crollò uno dei principali ponti cittadini.
L'alluvione del 1966 è solo l'ultima in ordine di tempo di una serie di piene distruttive che nei secoli cambiarono numerose volte il volto di Firenze: nota è la disastrosa alluvione del novembre 1333, che distrusse il ponte che insisteva sul sito dell'attuale Ponte Vecchio e che travolse la statua mutila, che secondo i cittadini rappresentava Marte, antico protettore della città toscana. In tutta Firenze, e in molte altre città e paesi lungo il corso del fiume, sono visibili segni affissi per ricordare il livello di piene di diverse epoche. Anche per limitare i danni e fare defluire più velocemente le piene, il suo corso è stato progressivamente rettificato e arginato, tagliando pericolose anse che potevano rallentare il suo corso regolare, specie nella piana pisana.
Territori e città attraversate La sorgente dell'Arno, detta Capo d'Arno, si trova nel comune di Pratovecchio Stia in provincia di Arezzo. Presso Terranuova Bracciolini, Montevarchi e San Giovanni Valdarno, ultimo comune aretino, entra in provincia di Firenze, uscendone presso San Miniato. Da qui scorre in provincia di Pisa fino alla foce.
Lungo il suo percorso attraversa diverse città e diversi paesi. Le località più importanti sono: Firenze, Empoli, San Miniato, Fucecchio, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Pontedera, Cascina e Pisa.
Affluenti I principali affluenti dell'Arno sono:
da sinistra: Canale maestro della Chiana Ambra Greve Vingone Pesa Elsa Egola Era
da destra: Teggina Sieve Sambre Mugnone Bisenzio Ombrone Pistoiese Usciana
Il corso dell'Arno
Tradizionalmente il corso dell'Arno viene ripartito in sei bacini, separati da strettoie abbastanza ben definite:
Il Casentino La prima conca formata dall'Arno è costituita dalla valle del Casentino, che ha un asse da NO a SE. L'Arno nasce dal Monte Falterona, alto 1654 m, che si trova all'estremo Nord di questa conca, che è delimitata a occidente dal massiccio del Pratomagno. A est essa è chiusa dall'Alpe di Serra, che costituisce anche il confine politico fra Toscana e Romagna; più a Sud l'Alpe di Catenaia la separa dal bacino del Tevere.
La valle si chiude a Sud con lo stretto di S. Mama e la gola seguente, che prosegue fino a Subbiano e separa l'Alpe di Catenaia dalle ultime propaggini del Pratomagno. In questo primo bacino l'Arno, intendendolo dalla sua sorgente e dai numerosi torrenti che vi affluiscono dalle montagne del Pratomagno e del Casentino, scende di oltre mille metri e ha quindi un carattere torrentizio, con un letto irto di scogli e un corso impetuoso.
Il Casentino è interamente in provincia di Arezzo ed è accessibile da Firenze attraverso il passo della Consuma a ovest, da Forlì attraverso il passo la Calla a Nord, a Nord-Est per il passo dei Mandrioli verso Cesena, oltre che da Arezzo, a Sud.
Tutti gli affluenti dell'Arno in questo tratto hanno carattere torrentizio; i principali sono la Staggia, l'Archiano, il Corsalone e il Rassina da sinistra, il Solano, il Capraia, il Teggina e il Salutio da destra.
La piana di Arezzo Tanto è ben delimitato fisicamente il Casentino, tanto la piana di Arezzo è invece frastagliata, dai confini difficilmente determinabili. In essa l'Arno scorre nell'estremità settentrionale, spostando la propria direzione da Sud verso Est; ma la gran parte di questo bacino è costituito dalla val di Chiana, che si spinge molto verso Sud, arrivando fino al lago di Montepulciano e al lago di Chiusi.
La Chiana era anticamente un affluente del Tevere; e fu solo dopo secoli di studi che si procedette, fra la fine del XVIII secolo alla prima metà del XIX secolo, alla costruzione del Canale maestro della Chiana a opera di Ferdinando III di Toscana e di suo figlio Leopoldo II di Lorena, che concluse l'opera di inversione della Chiana: in altre parole, le acque cominciarono a correre da sud verso nord anziché in direzione opposta, secondo il progetto di Vittorio Fossombroni e Neri Corsini.
Il bacino della piana di Arezzo / Valdichiana è delimitato a Nord dal massiccio del Pratomagno, a Nord-Ovest dai Monti del Chianti e a est da una serie di alture che lo separano dal bacino del Tevere (Alpe di Poti 974 m, monte Coreta 742 m, Alta S. Egidio 1056 m). Amministrativamente è in parte in provincia di Arezzo e in parte in provincia di Siena.
Il maggiore affluente dell'Arno di questo tratto, a monte della Chiana, è la Chiassa, sempre da sinistra. Presso lo sbocco del Canale Maestro della Chiana l'Arno è attraversato dal celebre Ponte di Buriano, costruzione romanica che è forse quella raffigurata sullo sfondo della Gioconda di Leonardo.
L'Arno esce dalla piana di Arezzo, entrando nella gola dell'Imbuto, seguita immediatamente dalla Valle dell'Inferno, nome dovuto alla presenza di numerose fonti termali nella zona.
Il Valdarno Superiore
Il Valdarno superiore è una tipica valle, solcata dal corso d'acqua principale che scorre da Sud-Est a Nord-Ovest e ben delimitata a est dal Pratomagno e a ovest dai Monti del Chianti. L'Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto e percorso da grandi arterie di comunicazione (regionale 69, autostrada A1 del Sole, ferrovia e direttissima Firenze - Roma).
Da Laterina ai comuni di Terranuova Bracciolini e Montevarchi l'Arno è sbarrato da 2 centrali idroelettriche dell'Enel Produzione: La Penna e Levane, che insieme alla centrale termoelettrica di Santa Barbara forniscono elettricità alla rete nazionale. In questo tratto di fiume si trovano le suggestive rovine dell'antico ponte del Romito, crollato nel 1703. Poco più a valle, il fiume riceve dal Pratomagno le acque dell'Agna di Pratovalle e comincia ad allargarsi nell'invaso della Valle dell'Inferno, che alla confluenza con il torrente Ascione ospita l'oasi faunistica protetta di Bandella.
I centri di fondovalle (Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Figline Valdarno, Incisa in Val d'Arno e Rignano sull'Arno) risalgono al Medioevo, mentre nell'antichità era abitata solo la parte collinare (Bucine, Cavriglia, Loro Ciuffenna). In riva destra, tra Laterina e Pian di Scò, si estende la fascia delle Balze del Valdarno, ambiente naturale tra i più significativi della Toscana, purtroppo danneggiato dalle numerose gallerie della ferrovia direttissima Roma-Firenze.
In questo tratto, a valle della diga di Levane, gli affluenti principali sono l'Ambra da sinistra e il Ciuffenna da destra; dopo la stretta di Rignano e Sant'Ellero, l'Arno riceve le acque della Sieve provenienti dal Mugello e, con una portata notevolmente superiore ("Arno non cresce se Sieve non mesce"), entra nel bacino successivo.
Valdarno Medio Si sviluppa da Pontassieve fino alla confluenza con l'Ombrone Pistoiese, comprende la parte meridionale della piana di Firenze-Prato-Pistoia, che corrisponde a una vasta depressione alluvionale percorsa dall'Arno da Est verso Ovest; Firenze si trova nella parte orientale della conca, dove prima della confluenza con gli affluenti di destra Affrico e Mugnone, si trovava un ottimo guado, nelle immediate vicinanze dell'attuale Ponte Vecchio.
A nord la conca dell'Arno è delimitata dal Monte Morello e dai Monti della Calvana; a Sud dalle colline della Val di Greve; dopo Firenze l'Arno riceve da destra le acque del Bisenzio e poi dell'Ombrone Pistoiese, da sinistra quelle dell'Ema, della Greve e del Vingone.
Dopo Signa l'Arno entra nella stretta della Gonfolina, dove nel corso dei millenni si è scavato un varco attraverso la dorsale del Montalbano, svuotando quello che nel Pliocene doveva essere un immenso lago. Dopo la Gonfolina si apre dunque, a 25 m sul livello del mare, il Valdarno Inferiore.
Il Valdarno Inferiore