La pieve di San Zeno è una delle chiese più antiche che si trovano nel territorio di Lonato del Garda e in tutto il basso Garda in generale. La chiesa sorge in cima alla collinetta di San Zeno dove si sviluppò il primo nucleo abitato di Lonato, prima della distruzione del 1339 quando il centro fu spostato più a sud nella sua posizione attuale. È sussidiaria della parrocchiale di San Giovanni Battista.

Storia I primi insediamenti durante l'epoca romana I primi insediamenti nella zona circostante la collinetta di San Zeno, risalgono all'epoca romana. Nella vicina zona di Colombare delle Pozze è stato infatti ritrovato negli anni '60 del Novecento un complesso abitativo datato tra il I e il IV secolo d.C. Questa zona diventerà il primo centro di Lonato.

L'insediamento viene da alcuni ritenuto la "mansio Ad Flexum" presente nel basso Garda posizionata a metà strada tra Brescia e Verona sulla via Gallica, la cui posizione non è ancora però stata identificata con chiarezza. Le altre ipotesi considerano invece tre diversi luoghi dove collocare la mansio: Pontenove: (Bedizzole), Rivoltella (Desenzano del Garda) e Colombare di Sirmione. Secondo alcuni studiosi l'insediamento lonatese nacque dopo l'abbandono della mutatio situata poco più a nord, nella frazione di Sedena.

Non è inoltre ancora chiaro inoltre il percorso della via Gallica all'interno del territorio lonatese. In seguito al ritrovamento di due cippi miliari a Maguzzano, si diffuse l'idea che la strada romana passasse appunto per quella zona. Questa ipotesi è stata quasi totalmente scartata a causa della conformazione collinare del territorio che non avrebbe reso il tragitto facilmente percorribile. Gli studiosi hanno quindi tracciato altri ipotetici percorsi; alcuni ritengono che una volta superata la "Silva Lucana" e Rivoltella, la strada sarebbe passata prima per Castel Venzago, presso la zona delle fornaci romane, proseguendo poi verso la frazione di Brodena e arrivando infine a Lonato nei pressi di Colombare delle Pozze. Secondo un'altra teoria invece si pensa che per arrivare alla villa delle Pozze, la strada, superato il territorio desenzanese, passasse per la località Folzone, giungendo poi in località Bariselli e che in seguito raggiungesse la villa. Certo è che il complesso sorgesse sulla via Gallica, nei pressi di un'ampia curva, in latino "ad Flexum".https://www.tiscali.it/fag2000-wolit/fag/lonato.htm

La storia della pieve Con l'avvento del cristianesimo le ville furono progressivamente abbandonate e soppiantate dalla pievi. Questo accadde anche alla Villa delle Pozze. La primitiva pieve tuttavia non fu costruita nello stesso luogo dell'abitato romano, si tese ad avvicinarsi al cocuzzolo dove è ubicata l'odierna chiesa per stabilirsi in una posizione più elevata. Le prime tracce di un edificio religioso risalgono al V sec., questo edificio esistette fino al X sec. quando fu distrutto da un'invasione ungarica nel territorio. Nel XII secolo la chiesa viene ricostruita in stile romanico e ampliata, era probabilmente a tre navate. L'edificio, come molti edifici della zona, ha probabilmente subito alcuni danni a causa del terremoto di Verona del 1117 e del terremoto di Brescia del 1222, due tra i più forti eventi sismici che abbiano mai colpito il Nord Italia.

Giacomo Attilio Cenedella (1801-1878), ritenuto uno dei massimi storici lonatesi, scrisse che la prima parrocchiale dedicata a San Zeno sarebbe stata edificata tra il IV e il V secolo 500 metri più a sud, nel luogo in cui sorge l'antichissima e ormai sconsacrata chiesa di San Martino, della quale però molti collocano la prima costruzione intorno al VII-VIII secolo La teoria del Cenedella, dapprima considerata senza fonte, venne parzialmente confermata a seguito di alcuni scavi condotti presso le Pozze; poco lontano dalla villa venne ritrovato il tracciato di un'antica basilica, forse non nel medesimo luogo della chiesa di San Martino ma comunque nella pianura sottostante la collinetta.

I primi documenti, il privilegio falso di Berengario e la bolla di Eugenio III del 1145

Lonato viene probabilmente citato per la prima volta in un documento di Carlo Magno nel 774 e successivamente in un diploma di Carlo il Grosso nel 887. Tuttavia gli storici sono ancora incerti nel far coincidere il nome usato in questi documenti, ossia Lionam, con Lonato. Per anni si è quindi creduto che il nome del borgo comparisse per la prima volta in un documento del 909 in cui Berengario concedeva a Lonato la costruzione di nuove fortificazioni dopo la già citata distruzione avvenuta da parte degli ungari. Il documento viene ritenuto falso, si pensa sia stato comunque redatto in un'epoca non lontana o che sia una falsificazione di uno scritto autentico. In tal documento la pieve viene intitolata sia a San Zeno che a San Giovanni Battista, l'attuale patrono di Lonato. Inoltre si fa riferimento all'esistenza di un altro borgo fortificato, probabilmente la Cittadella, luogo che diventerà nel XIV secolo il centro di Lonato e del quale si ha conoscenza certa solo da documenti del XII secolo, quindi in epoca più tarda.

Oltre ad un documento del 977 dove si cita Leunado, senza aggiungere altre informazioni, ritroviamo il nome Lonato con riferimento alla pieve, in una bolla di papa Eugenio III del 1145. Nel documento Eugenio III riconosce al vescovo Tebaldo "plebem de Lonado cum capellis et castrum" . E' importante notare inoltre che oltre alla pieve viene citato un castello, stavolta confermato storicamente e del quale si possono ancora notare alcuni resti rarefatti; la fortificazione delle chiese era in quel tempo una pratica diffusa. Nel 1154 papa Anastasio IV riconferma a Tebaldo le medesime possessioni.

In un documento del 1166 l'arciprete di Lonato Ecardo partecipa ad un'investitura da parte di Pietro, preposto della chiesa di San Pietro in Oliveto di Brescia. Nel 1167 lo stesso arciprete è presente alla consacrazione della chiesa di San Michele in Drugolo.

La bolla papale del 1184 di Lucio III

Maggior quantità di informazioni riguardo la pieve e Lonato si ritrovano nella bolla concessa il 10 ottobre del 1184 da papa Lucio III all'arciprete Ricardo. Nel documento vengono elencati i beni appartenenti alla pieve di San Zeno, tra questi vengono citati: la pieve e il suo castello, definito castrum vetus, Drugolo, San Quirico (probabilmente Sant'Anna in Barcuzzi), Sognone, Sedena, Campagnola, Curlo (poi borgo Corlo), Prada (tra la località Fenil Nuovo e la frazione Bettola), l'antica chiesa di San Martino, la chiesa di San Cipriano, tutti possedimenti nelle località delle Decime, di Montesello, Sedumina e il sobborgo di Lonato (probabilmente la Cittadella), alcune possessioni nel pievato di Maderno e Salò e tutto ciò che stava all'interno dei confini di Lonato. Nella bolla si fa inoltre riferimento ad un altro sobborgo oltre quello situato intorno alla pieve, gli storici sono concordi nell'identificare questo suburbio con la Cittadella. Inoltre il termine vetus, quindi vecchio, riferito al castello della primitiva Lonato, fa presagire la presenza di un nuovo castello, quello che diverrà poi l'attuale rocca che serviva come difesa per la Cittadella. Nella lettera vengono poi confermate alcune libertà e immunità concesse dai vescovi di Verona, oltre alla possibilità di poter seppellire liberamente i morti.

Risale sempre al 1184 un privilegio di Federico Barbarossa rilasciato ai due consoli lonatesi al tempo reggenti i quali chiedevano fossero riconosciuti i loro privilegi. Dal documento si può intendere che le autorità civili lonatesi fossero in contrasto con quelle religiose, forse riguardo la proprietà del castello vecchio.

La distruzione del 1339 e l'ultima riedificazione Nel 1339 Lonato subisce uno degli eventi più infausti della sua storia. Il paese viene infatti distrutto quasi totalmente dalle truppe mercenarie di Lodrisio Visconti, in lotta con il nipote Azzone il quale era diventato nel 1337 signore di Brescia. Dopo la distruzione la popolazione rimasta decide di spostarsi più a Sud, dove sorge l'odierno centro e luogo in cui era già presente un piccolo borgo fortificato.

I soldati di Lodrisio radono al suolo anche la pieve del XII sec. e il castello che la circondava. Alla distruzione sopravvive solamente l'abside del XII, ancora visibile, inglobato poi nella nuova riedificazione. La chiesa venne infatti ricostruita poco dopo, furono riutilizzate le pietre del precedente edificio ma le dimensioni vennero ridotte. Il titolo di parrocchiale passò alla nuova chiesa dedicata questa volta a San Giovanni Battista, già titolare del fonte battesimale e, come scrive il Cenedella, forse primo titolare della pieve; venne edificata al di fuori delle mura della Cittadella e verrà ricostruita altre due volte, l'attuale duomo è la terza parrocchiale.

La pieve dopo il 1339 Tra il XV e il XVI secolo l'interno della chiesa venne decorato da una serie di affreschi dei quali sopravvivono solamente alcune tracce.

Nel 1530 la pieve viene ricordata dal vescovo Gian Matteo Giberti come l'antica parrocchiale.

Durante il XVII secolo l'interno dell'edificio assume le forme attuali. Nel 1787, per disposizione del consiglio comunale, viene trasportato nella chiesa l'altare in legno policromo proveniente dal santuario della Madonna di San Martino, dove fu sostituito dal nuovo altare marmoreo.

Nel 1980 l'allora parroco monsignor Alberto Piazzi, propone al Gruppo Alpini di Lonato di restaurare la chiesa ormai danneggiata con il passare del tempo. I lavori, che oltre a riguardare la chiesa, videro anche il rinnovamento della piccola strada che porta all'edificio, finirono nel 1981. Sulla sommità della collinetta vennero inoltre collocate dagli alpini una targa commemorativa dei caduti nelle guerre e un'asta per l'alzabandiera.

La gestione della chiesa è ancora affidata agli alpini lonatesi. Ogni anno a maggio, in occasione della ricorrenza di san Zeno, che nella diocesi veronese viene festeggiato il 21 maggio e non il 12 aprile, presso l'antica pieve viene celebrata una messa, l'unica durante l'intero anno.

Descrizione La primitiva pieve è stata edificata intorno al V secolo d.C., non si hanno notizie certe riguardo la prima costruzione, in particolare sul luogo in cui sorgeva. Nel corso della sua storia la chiesa è stata riedificata due volte, prima tra l'XI e il XII secolo e poi tra il 1339 e il 1340, quella odierna è appunto la terza costruzione. La chiesa attuale presenta ancora elementi appartenenti ai due edifici precedenti. Tuttavia il Cenedella scrive che le dimensioni della chiesa precedente erano quattro volte più grandi di quelle attuali.

Esterno L'edificio, orientato a est-ovest, si presenta ad aula unica con abside semi-circolare e misura 26,5 m. di lunghezza per 8,5 m. di larghezza. Le murature più antiche fanno presupporre che nel XI secolo l'edificio misurasse 8,5x13m. e che nel XII sec. sia stato ampliato nel XII secolo raggiungendo dimensioni simili a quelle di oggi.

Sono numerose le tracce delle precedenti costruzioni, un esempio è il tratto centrale della parete nord dove sono ben visibili tre diverse fasi costruttive; non è tuttavia certo che i muri più antichi facessero parte della primitiva pieve. Le strutture sono state realizzate in muratura di pietrame misto, tra cui pietra bianca di Botticino, rosso Verona, ciottoli e mattoni in cotto; molti materiali provengono dagli edifici antecedenti.

Nel perimetro sud, annessa alla chiesa, è presente la sacrestia con tetto a uno spiovente. Sempre in questo lato della chiesa si può vedere un grande arco, tamponato e all'interno del quale è stato ricavato un ingresso secondario. L'arco, che conserva tracce di affreschi, costituiva un passaggio verso un altro ambiente, forse il battistero.

Abside