La situazione dei diritti umani in Russia è stata criticata da organizzazioni internazionali e da organi di informazione nazionali indipendenti per numerose violazioni.

La Russia è uno stato autoritario ed è considerata da alcuni un regime ibrido o anocrazia, da altri un'autocrazia elettorale.

Formalmente la Costituzione della Federazione Russa tutela i diritti umani: «la persona, i suoi diritti e le sue libertà sono un valore supremo. Il riconoscimento, il rispetto e la difesa dei diritti e delle libertà della persona e del cittadino sono un obbligo dello stato» (articolo 2) e «lo stato salvaguarda la dignità della persona. Niente può giustificarne la menomazione [...] Nessuno può essere sottoposto a torture, violenze e ad altro trattamento oppure punizioni crudeli o pregiudizievoli della dignità personale» (articolo 21), benché di fatto le violazioni segnalate siano numerose.

La Russia è al 150° posto su 167 nel Democracy Index redatto da The Economist; nel 2022 è scesa di 22 posti (da 124 a 146), rappresentando il più grande crollo democratico e di stato di diritto del mondo. Nel 2026 la Russia si è classificata penultima come libertà di internet, superata solo dalla Corea del Nord. Nel 2022 sono state introdotte delle esplicite leggi sulla censura di guerra, benché ufficialmente la censura sia vietata dalla Costituzione. Inoltre la Russia utilizza la normativa antiterrorismo e la legge contro la diffusione di materiale estremista dei primi anni 2000 come mezzo per reprimere ogni forma di dissenso legale.

Situazione Alcune delle violazioni più comunemente citate includono le morti in custodia, l'uso sistematico e diffuso della tortura da parte delle forze di sicurezza e delle guardie carcerarie, l'esistenza di rituali di nonnismo all'interno dell'esercito russo, denominati dedovščina ("regno dei nonni"), nonché diffuse violazioni dei diritti dei bambini, e dei lavoratori.

Diffuse sono la violenza domestica e contro le donne tollerata, con diverse fattispecie decriminalizzate nel 2017Magnay, Diana (21 March 2021). "Russia's decriminalising of domestic violence means women continue to die". Sky News., violazioni del diritto alla salute, mancanza di fognature per il 40 % della popolazione, casi di violenza e pregiudizio contro le minoranze etniche e religiose, e gli omicidi mirati di giornalisti e di oppositori politici.

La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha ripetutamente condannato la Russia per violazioni di diritti umani da parte del sistema giudiziario, gli abusi e le inadeguatezze del sistema carcerario (ad esempio sentenza Poljakova e altri v. Russia sulle regole per l'assegnazione dei detenuti alle colonie remote, Tomov e altri v. Russia relativa agli standard nazionali delle condizioni di trasferimento in carcere, Muchametov e altri v. Russia, sull'autorizzazione alle visite in carcere per i detenuti in attesa di giudizio, ecc.), per tortura e violenza sessuale perpetrate da agenti di polizia e per diverse leggi politiche. La pena di morte in Russia non è in vigore, seppur non ufficialmente abolita, ma sono documentate esecuzioni capitali extragiudiziali, ad esempio in Cecenia. Dal 2022 sono state emesse condanne a morte sospese contro combattenti stranieri occidentali catturati in Ucraina.Crisp, James; Vasilyeva, Nataliya; Penna, Dominic (9 June 2022). "Captured British fighters Aiden Aslin and Shaun Pinner sentenced to death". The Daily Telegraph. ISSN 0307-1235. accesso 11 June 2022 La massima pena è per legge l'ergastolo per gli uomini (compresi i minorenni) e 27 anni per le donne, solitamente per reati collegati al terrorismo e organizzazione di sabotaggio (compresi piani non messi in atto), strage o all'alto tradimento.

In quanto successore dell'Unione Sovietica, la Federazione Russa è tenuta a rispettare gli stessi accordi sui diritti umani firmati e ratificati dal suo predecessore, come la convenzione internazionale sui diritti civili e politici e la convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Verso la fine degli anni Novanta, la Russia ha ratificato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e, dal 1998, la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo è diventata l'ultima corte di appello per i cittadini russi presso il loro sistema giudiziario nazionale.

In quanto ex membro del Consiglio d'Europa e firmatario della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Russia ha assunto obblighi internazionali relativi alla questione dei diritti umani. Nell'introduzione al rapporto del 2004 sulla situazione in Russia, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha rilevato che "i radicali cambiamenti avvenuti dopo il crollo dell'Unione Sovietica sono innegabili". A partire dal secondo mandato presidenziale di Vladimir Putin (2004-2008), sono aumentate le segnalazioni di violazioni dei diritti umani.

Dopo le elezioni della Duma di Stato del 2011 e il successivo ritorno di Putin alla presidenza nella primavera del 2012, si è verificato un assalto legislativo a molti diritti internazionali e costituzionali, ad esempio l'articolo 20 (Libertà di riunione e di associazione) della Dichiarazione universale dei diritti umani, sancito dagli articoli 30 e 31 della Costituzione della Federazione Russa (1993).

Nel dicembre 2015 è stata promulgata una legge che conferisce alla Corte costituzionale russa il potere di determinare l’applicabilità o l’inosservanza delle risoluzioni degli organismi intergovernativi, come la Corte europea dei diritti dell'uomo.

Esistono tuttavia delle figure pubbliche di difensori civici "autorizzati" dei diritti umani che collaborano con lo Stato, perorando i diritti dei carcerati e potendo visitare le prigioni, come i membri del Consiglio presidenziale per la società civile e i diritti umani, e il Commissario per i diritti umani che fa parte dei dipendenti del governo.Василенко А. В., Черных В. М. На страже прав человека // Современные проблемы гуманитарных и общественных наук. — 2014, No. 2, p. 25

Nel 2022 la Corte suprema di cassazione italiana ha negato l'estradizione di un cittadino greco poiché la Russia non è più membro del Consiglio d'Europa e della CEDU, e le sue carceri non garantiscono il rispetto degli articoli 3 e 6 CEDU (protezione dal "pericolo di torture o trattamenti inumani e degradanti e lesivi della dignità umana").

Ciò si ripetuto in seguito anche per un cittadino russo rifugiato in Lettonia incriminato per frode, e ha portato all'annullamento di tutti i mandati di cattura di Mosca e dell'Interpol in Italia e alla liberazione delle persone arrestate. Anche altri paesi europei adottano questa politica, come la Francia, che ha negato, come altri sette paesi dell'Unione europea, l'estradizione di un ceceno accusato di terrorismo a cui era stato tolto lo status di rifugiato. Anche l'Interpol rifiuta estradizioni o collaborazioni per i reati che sono considerati politici. La Russia ha emesso anche sentenze in contumacia, ritenute illegali e persecutorie dalla giurisprudenza internazionale nonché una forma di intimidazione, poiché rivolte contro cittadini stranieri all'estero, non soggetti alle leggi russe. La Federazione Russa non riconosce né la Corte europea dei diritti dell'uomo né la Corte penale internazionale e secondo i giuristi si tratta di un "uso della legge come arma di guerra" e costruzione di "un ordinamento giuridico parallelo in cui chi applica il diritto internazionale viene trattato come un criminale". Nel 2010 il sito WikiLeaks arrivò a definire la Russia "uno stato mafioso virtuale", nel quale è impossibile riconoscere le attività proprie del governo da quelle illecite di stampo mafioso, essendo forte il collegamento tra le due. Nel 2026 la relatrice speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti umani nella Federazione Russa, Mariana Katzarova ha detto che la repressione transnazionale russa costituisce una «violazione del diritto internazionale che mette a rischio la sovranità degli Stati ospitanti e deve cessare».

Dal 16 marzo 2022 la Russia non è più uno Stato membro del Consiglio d'Europa. Nel 2025, nell'ambito di una denuncia presentata dell'Ucraina nel 2021, la CEDU ha chiesto alla Russia di rispondere in giudizio alle accuse secondo cui sarebbe responsabile di 24 omicidi politici o tentati omicidi tra il 2003 e il 2020 sul territorio europeo e russo: tra questi, l'omicidio per avvelenamento di Aleksandr Litvinenko a Londra nel 2006, l'avvelenamento di Sergej Skripal' e della figlia a Salisbury nel 2018, l'avvelenamento di Aleksej Naval'nyj nel 2020, l'avvelenamento di Jurij Ščekočichin e l'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja nel 2006. Alla causa si è aggiunta anche la denuncia per il tentato duplice omicidio per avvelenamento di Vladimir Kara-Murza nel 2015 e nel 2017. Lo stesso anno la CEDU si è pronunciata contro la Russia in riferimento a crimini di guerra commessi in Ucraina. A partire dal Magnitsky Act del 2012 gli stati occidentali hanno cominciato a imporre sanzioni personali diplomatiche e finanziarie ai funzionari russi colpevoli di violazioni dei diritti umani, aumentate dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022, fino al mandato d'arresto contro il presidente Putin emesso dalla Corte penale internazionale delle Nazioni Unite nel 2023 per crimini di guerra.

Nel 2025 la CEDU (sentenza 13505/20) ha condannato la Russia per le persecuzioni politiche contro Aleksej Naval'nyj e la Fondazione Anti-corruzione; la corte ha ripetutamente condannato la Russia per il caso Naval'nyj, riconoscendo come illegali le sentenze e i provvedimenti a norma degli articoli 3 (divieto di tortura, trattamenti inumani o degradanti), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 6 (equo processo), 8 (rispetto della vita privata e familiare), 9 (libertà di pensiero, coscienza e religione), 10 (libertà di espressione), 11 (libertà di riunione e associazione), 18 (limite all'applicazione delle restrizioni ai diritti) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e dell'articolo 1 del primo protocollo aggiuntivo (protezione della proprietà). Le violazioni sono relative al periodo precedente al 2022 in cui la Federazione Russa era firmataria della convenzione e membro del Consiglio d'Europa. La Cedu ha dichiarato illecite le designazioni di "estremismo" e "agente straniero", ritenendo non fondate e motivate politicamente, come ritenuto anche dalle organizzazioni per i diritti umani e dagli avvocati, le condanne per motivi finanziari, riciclaggio di denaro e violazione di privacy inflitte a Naval'nyj.

La Russia è considerata politicamente non libera e dal 2007 non ci sono partiti di opposizione indipendenti alla Duma di Stato. Le elezioni sono spesso ritenute come effetto di brogli. Nel 2024 l'unico candidato indipendente e anti-guerra, alle elezioni presidenziali, Boris Nadeždin, è stato preventivamente escluso, e il presidente Putin ha ottenuto l'88 % dei voti contro due candidati ritenuti di facciata. Nel 2026 la Corte suprema ha impedito, con un pretesto legale (violazione di copyright e presunte "dichiarazioni estremiste"), per la prima volta, la partecipazione del partito Jabloko, unico partito di opposizione indipendente rimasto e su posizioni liberali, moderate e pacifiste, regolarmente registrato dal 1993, escludendolo dalle elezioni parlamentari per la Duma di Stato.

Repressione politica

Nel 2008 fu istituito il Centro per la lotta all'estremismo presso il Ministero degli Interni, che collabora con i servizi segreti interni e polizia politica (FSB), con il Comitato investigativo e il Ministero della Giustizia, in varie attività repressive.