La storia delle donne nasce come campo di ricerca accademico negli anni settanta del Novecento, sulla spinta del movimento femminista della seconda ondata affermatosi nel decennio precedente.

Altri fattori che contribuiscono alla sua nascita sono l'attenzione posta alle minoranze e alle culture dei popoli oppressi da parte dei movimenti contro la guerra e per i diritti civili e le nuove correnti storiografiche caratterizzate da un approccio interdisciplinare e dall'allargamento dei campi di indagine alle pratiche quotidiane, alle strutture sociali e alle dinamiche collettive delle società..

La Women's History si sviluppa inizialmente negli Stati Uniti e in Europa, dove le storiche femministe avviano i loro studi sotto l'influsso degli orientamenti degli studi di antropologia e della nuova storia sociale.

Lo scopo iniziale di questo nuovo campo di studi, che si connota per il suo approccio critico nei confronti della storia tradizionale, per la sua "alterità storiografica", è quello di recuperare e documentare la storia delle donne ignorate o poste ai margini della storiografia ufficiale, rivalutando e dando visibilità alla loro presenza e al loro contributo nella storia, esplorandole come soggetti storici...

Un altro obbiettivo, connesso al primo, è quello di promuovere una ricostruzione della storia delle donne a partire dal lavoro femminile, una riappropriazione della ricerca da parte delle storiche..

Costruendo la “her-story”, un termine coniato dal movimento femminista dei paesi anglosassoni in contrapposizione alla “his-story”, le studiose femministe intendono "contrastare l’epistemologia classica della storia, che attribuiva al soggetto maschile caratteri di universalità", indagando il passato delle donne omesso dalla narrazione dominante e interrogandosi nel contempo sulle scelte, le priorità, le metodologie e i valori della storia tradizionale..

A partire dalla seconda metà degli anni ottanta, il concetto di storia delle donne viene sempre più esteso, o sostituito, con quello di storia di genere,Il rapporto tra storia delle donne e storia di genere è stato a lungo dibattito tra le storiche, con esiti diversi. La storica Karen Offen, ad esempio, ritiene che siano "due aspetti dello stesso progetto". Cfr.: delle relazioni tra i sessi intese come prodotto di costruzione sociale, e si evolve verso nuove prospettive come l'intersezionalità e la storia globale.

Ambito della disciplina

La storia delle donne, inizialmente volta al recupero di biografie di donne "notabili" o di figure in precedenza poco esplorate e marginalizzate, come sante e streghe, mistiche e rivoluzionarie, prostitute e artiste, si è successivamente estesa, abbracciando un approccio multidisciplinare.

Si è occupata di una vasta gamma di temi che riguardano la storia politica e sociale (ruolo delle donne nel lavoro, nelle istituzioni politiche, nei movimenti sociali e nei cambiamenti storici più significativi), la storia culturale e religiosa (contributo femminile in ambito letterario, artistico, filosofico e scientifico; rappresentazione delle donne nella storia, nella cultura popolare, nei media); gli studi sul corpo (riproduzione, maternità, sessualità, dimensione performativa del corpo), gli studi intersezionali (interazione della categoria del genere con quella di classe, razza e altre identità sociale) e transnazionali, che hanno arricchito la disciplina offrendo prospettive diverse e globali.

La storia di genere, con la quale la storia delle donne si è rapportata a partire dalla metà degli anni ottanta, esamina le dinamiche di potere tra uomini e donne in tutti gli ambiti della storia e della società, analizzando come il genere sia costruito socialmente e come influisca sulle relazioni interpersonali e istituzionali, nei simboli, nella gestione della conoscenza, della trasgressione e della violenza, del discorso pubblico e politico.

Metodologie e approcci

Critica della storiografia tradizionale La storia delle donne si distingue per il suo approccio critico nei confronti della storiografia tradizionale, in quanto mette in discussione le modalità con cui la conoscenza storica è stata elaborata, le categorie di analisi impiegate, i soggetti ritenuti meritevoli di studio e l'idea di una "storia neutra"..

In particolare sostiene che le narrazioni storiche e la ricerca storica tradizionale sono influenzate da un punto di vista androcentrico che concepisce la storia come "fatta dagli uomini, vissuta dagli uomini, scritta dagli uomini", in cui le attività femminili risultano subordinate, poco rilevanti o ignorate...

In questo contesto la storia delle donne ambisce a costruire un nuovo quadro concettuale e nuovi paradigmi storiografici, capaci di riconoscere la rilevanza della connotazione sessuale dei soggetti e la centralità del genere nelle dinamiche storiche, restituendo visibilità alle esperienze femminili tradizionalmente marginalizzate.

Secondo le storiche coinvolte, non si tratta semplicemente di aggiungere le donne alle narrazioni esistenti ("add women and stir"), ma di riconsiderare le fondamenta concettuali della disciplina, problematizzando questioni come la periodizzazione, le teorie del cambiamento sociale e le categorie interpretative..

Periodizzazione e teorie del cambiamento sociale

Un importante aspetto della metodologia della storia delle donne ha riguardato la messa in discussione delle tradizionali periodizzazioni storiche. Nel saggio Did Women Have a Renaissance? (1976), la storica statunitense Joan Kelly si è chiesta se i momenti considerati svolte epocali nella storia e nella cultura occidentale - dal Rinascimento alla Rivoluzione francese - abbiano avuto lo stesso impatto per entrambi i sessi, se le esperienze vissute dalle donne siano assimilabili a quelle vissute dagli uomini..

Secondo Kelly, se si assumesse come criterio lo status delle donne - come sostenne Charles Fourier, indicando l'emancipazione delle donne come indice dell'emancipazione generale - la percezione dei "progressi" storici cambierebbe radicalmente, mostrando che periodi considerati fasi di avanzamento culturale potrebbero invece segnare un peggioramento per le donne..

Questa prospettiva ha offerto anche uno stimolo per il ripensamento critico di categorie storiche fondanti le narrazioni della storia e della cultura occidentale, come la tradizionale scansione tra medioevo ed età moderna, e di concetti come continuità e rottura, differenza e dipendenza, ripetizione e rinnovamento.

Alcune storiche hanno adottato la nozione di lunga durata della scuola delle Annales, sostenendo che l'oppressione patriarcale sia stata una costante attraverso i secoli, una lettura criticata da altre studiose per il rischio di rappresentare le donne come intrappolate in una condizione in una condizione di "immobilità" legata a una "natura femminile immutabile", senza margini di trasformazione.

Parallelamente, studi di storia economica e sociale, con risposte diverse, hanno analizzato l'importanza delle strutture economiche, del capitalismo, dell'industrializzazione e del lavoro salariato femminile come agenti di cambiamento nella storia delle donne.. Alcune studiose hanno proposto una periodizzazione basata sulla funzione riproduttiva e sulle trasformazioni del ruolo materno, ritenuta da parte di altre un approccio riduttivo e potenzialmente isolante rispetto ai più ampi processi storici.

Progressivamente si è andata affermando l'idea di una periodizzazione e di una teoria del cambiamento sociale in grado di incorporare le relazioni di genere nelle grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche.. Secondo Joan Kelly, il secondo importante contributo apportato dalla storia delle donne alla teoria e alla pratica della storia, dopo la revisione delle periodizzazioni, risiederebbe nell'introduzione della categoria della relazione tra i sessi, oltre a quella della classe e della razza, nell'analisi dell'ordine sociale..

Gender e nuove categorie di analisi

Negli anni Ottanta, Joan W. Scott ha introdotto il concetto di gender come categoria di analisi storiografica, in opposizione all’idea biologica di sesso. Attraverso le teorie post-strutturaliste e decostruzioniste, il genere è stato definito come una costruzione sociale e culturale, modellata da pratiche discorsive e rapporti di potere. Questa prospettiva ha spostato l'attenzione dalla sola esperienza femminile, all'analisi di come le categorie del maschile e del femminile sono prodotte, negoziate e agite nei diversi contesti storici.

Negli anni Novanta, la teoria queer ha ampliato ulteriormente il campo di ricerca, rifiutando la dicotomia maschile/femminile e sottolineando la fluidità e la pluralità delle identità di genere...

L’approccio della storia delle donne ha portato anche ad una revisione delle categorie interpretative tradizionali, mettendo in discussione la "gerarchia delle rilevanze", le dicotomie pubblico/privato, natura/cultura, attivo/passivo. Un concetto chiave della nuova storia sociale, la categoria di "agency", intesa come capacità di azione, resistenza e negoziazione, ha guidato la riconsiderazione della posizione delle donne nella storia, esaminate non più come vittime passive, ma come soggetti in grado di fare scelte, modellare le proprie vite e influenzare il contesto in cui vivono.Una critica alla categoria di "agency", con il suggerimento di sottoporla a una maggiore storicizzazione, è contenuta in

Sono stati così valorizzati ambiti prima ritenuti "non storici", come la vita domestica, il lavoro non retribuito, la sessualità e le emozioni, mettendo in discussione l’idea che questi aspetti appartenessero esclusivamente alla sfera privata..

Rivalutazione delle fonti Uno degli oggetti di revisione che ha impegnato la storia delle donne è rappresentato dalla revisione delle fonti. Poiché le donne sono state escluse dalla sfera pubblica per secoli, la documentazione tradizionale - politica, amministrativa, diplomatica - fornisce un quadro lacunoso della loro esperienza.

Per questo motivo, le studiose hanno adottato fonti "non convenzionali", come diari, lettere, autobiografie, atti giudiziari, inventari, oggetti materiali, testimonianze orali e rappresentazioni visive, con l'obbiettivo di recuperare le tracce della presenza femminile nella storia, ampliando il concetto stesso di documento storico. Intersezionalità e storia globale A partire dagli anni ottanta, la critica di parzialità rivolta alla storia delle donne da parte di studiose afroamericane, asiatiche e latino-americane, ha evidenziato la necessità di considerare come fattori quali razza e classe - estese successivamente anche a età, sessualità, etnicità, religione, abilità o disabilità fisica - si intreccino con il genere nel determinare le esperienze storiche delle donne.

Il concetto di intersezionalità sottolinea come le diverse forme di oppressione si intersechino, rendendo impossibile analizzare la condizione femminile in modo monolitico. Questo approccio ha portato a una maggiore attenzione alle differenze tra donne in base al contesto geografico, culturale e sociale...

Parallelamente, la spinta a considerare le specificità culturali e le relazioni di potere su scala mondiale ha condotto la storia delle donne a relazionarsi con il campo della storia globale e postcoloniale per esaminare come le identità e le esperienze di genere siano influenzate da processi globali come la migrazione, il colonialismo e la globalizzazione.

Evoluzione della disciplina: dalla storia delle donne alla storia di genere

Nascita della storia delle donne Secondo la storica statunitense Natalie Zemon Davis la forma più antica in cui si è espressa la storia delle donne è rappresentata dal genere delle raccolte di biografie di donne illustri, praticata in occidente dall’antichità sino al XIX secolo, e che ebbe in Christine de Pizan con La cité des dames l'esempio più illustre.