Du côté de la côte è un cortometraggio del 1958 scritto e diretto da Agnès Varda, anche questo commissionato dall’Ufficio del Turismo Francese così come lo era stato Ô saisons, ô châteaux, realizzato l’anno prima. Nei titoli di testa vi è la dedica ad André Bazin.

Produzione Nel 1961 la stessa Varda contestualizza il suo film con queste parole sul numero 60 della rivista francese Cinéma. «Prima di tutto: non amo la Costa. Per interessarmici, dovevo trovare un soggetto. Du côté de la côté è un saggio sociologico. La Costa non è un luogo, ma un fenomeno sociologico. Si trattava di trovare una spiegazione: perché la Costa, quando ci sono tanti altri posti altrettanto meravigliosi? Per me, il film è un saggio sul turismo, in uno dei suoi punti nevralgici. Quando l'ho visto così, mi ha appassionato. Ponendomi la domanda, ho cercato le ragioni, ragioni vere, ragioni bizzarre, ragioni false».

Accoglienza Jean-Marie Samocki su Cahiers du cinéma nota come nel film sia ripetuta più volte la parola Eden accompagnata dalla riflessione del perché i visitatori siano esclusi dai lussureggianti giardini privati. Du côté de la côte oscilla tra un polo oscuro e un polo luminoso, come quando la voce fuori campo dice che la Costa Azzurra è il più bel cimitero di Francia con viste mozzafiato e un mare che sempre si rinnova, che alcuni si fanno costruire la propria tomba come se fosse la propria casa, meno eterna, ma che ha lo charme dell'esistenza.

Entusiasta l'accoglienza di Jean-Luc Godard, «Du côté de la côté è un film splendido. È France Roche moltiplicata per Chateaubriand (quello delle Impressions d'Italie), per Delacroix (quello dei "Croquis africains"), per M.me de Staël (quella di "De l'Allemagne"), per Proust (quello di Pastiches et Mélanges), per Aragon (quello di Anicet ou le panorama), per Giraudoux (quello di La France sentimentale) e ne dimentico altri».

Critica Giulia Lavarone ha notato come «quasi la metà dei film di Agnes Varda contiene nel proprio titolo un'indicazione spaziale». Un nome di un luogo in La pointe courte, Plaisir d'amour en Iran, Garage Demy (Jacquot de Nantes), Quelques veuves de Noirmoutier , La rue Daguerre en 2005, [...]. «Oppure, un riferimento generico a una tipologia di paesaggio o di edificio», tra questi Du côté de la côte «o, ancora, a un singolo elemento architettonico [...]». In ciò la stessa critica rileva una «sensibilità nei confronti della dimensione spaziale che si traduce spesso, all'interno del film, in un'esigenza di localizzazione puntuale, consegnata alla voce over o a inquadrature di cartelli con nomi di località e di strade, [...]; quasi un necessario controcanto del movimento continuo, dell'irrequietezza che attraversa tutto il cinema di Varda, con i suoi personaggi nomadi o flâneurs, compreso la personaggia Varda».

Note

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