La prima traccia documentata della storia di Novate Milanese, comune limitrofo a Milano, si riferisce a un atto notarile redatto a Trenno il 17 marzo 877 relativo al subentro nel possesso di talune terre novatesi, oggetto di un lascito testamentario.
Nel corso della sua storia, Novate Milanese mantenne in prevalenza un assetto agricolo, che cessò solo con la seconda metà del XX secolo. Nel corso del medioevo, la città fu inserita nel tempo in diverse ripartizioni territoriali della Lombardia: dapprima inclusa nel contado della Martesana, nel 1385 fu da esso scorporata per essere inclusa nel contado di Milano e ancora, meno di un secolo più tardi, inclusa nel feudo di Desio. Nel corso dell'età moderna Novate Milanese formò con la città di Roserio un proprio feudo fino alla cessazione del regime feudale ad inizio Ottocento, quando la città seguì le sorti della Lombardia nell'ambito dell'unificazione italiana.
Nel secondo dopoguerra Novate Milanese conobbe un significativo sviluppo demografico e urbanistico, che segnò la definitiva fine della natura rurale della città, che a lungo l'aveva caratterizzata, per essere strettamente inserita nell'area metropolitana milanese.
Medioevo
Novate nel contado della Martesana
Il primo, più antico documento che ricorda Novate Milanese è una pergamena datata "Trenno 17 marzo 877", che si trova conservata nell'Archivio dei Canonici della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano. Si tratta di un atto notarile, redatto da un certo notaio Dominator, che contiene il verbale della presa di possesso di alcune terre di Novate Milanese, da parte di due sacerdoti della basilica di Sant'Ambrogio, la quale le aveva ricevute in eredità da un certo giudice Averolfo..
In quel tempo, Novate, dal punto di vista religioso, faceva parte della cosiddetta pieve di Bollate. Le pievi sorsero in Lombardia verso la metà del V secolo, come le prime circoscrizioni territoriali religiose dell'antichità; circoscrizioni che, di norma, si identificavano e si sovrapponevano a preesistenti distretti territoriali, celtici o romani, di natura politica o amministrativa.
Dal punto di vista politico, Novate faceva invece parte del contado della Martesana, il quale era una vera e propria circoscrizione territoriale di natura politico-amministrativa, in cui venivano ripartite tutte le terre agricole che in quel tempo attorniavano la città di Milano. In particolare il contado della Martesana comprendeva la quasi totalità delle terre situate fra Milano ed il lago di Como.
Pur dipendendo politicamente dal contado della Martesana, Novate, seppur molto indirettamente, aveva peraltro certamente risentito delle movimentate vicende politiche che si maturavano nella vicina città, assoggettata nel tempo ai conti Carolingi (840), al governo del conte associato all'arcivescovo (964), al governo comunale (1065), alla signoria dei Della Torre (1240), ed a quella dei Visconti (1277).
Peraltro, in numerosi documenti notarili del X e XI secolo, Novate era costantemente denominata come un vicus, ossia come un borgo agricolo periferico, che si contrapponeva al pagus, ossia al centro urbano di Bollate che stava a capo della pieve.
Risalgono proprio a questo lungo periodo storico due dati particolarmente rilevanti per la storia di Novate: in un atto notarile redatto a Novate nell'aprile dell'anno 1042.. risulta contenuta la prima, più antica testimonianza dell'esistenza in quel periodo di una chiesa dedicata a san Protasio, che costituisce il primo ricordo della chiesa parrocchiale di Novate.
Novate nel contado di Milano
Nel 1385, in forza di un decreto di Giangaleazzo Visconti, Signore di Milano, la pieve di Bollate, ivi compresa la terra di Novate, venne scorporata dal contado della Martesana e aggregata al contado di Milano: contado che comprendeva tutte le terre della campagna lombarda che circondavano la città, fino a circa 10 miglia da questa.. Più intimamente collegata, in tal maniera, al contesto politico di questa città, Novate ne aveva quindi seguito tutte le movimentate vicende politiche: dall'estinzione della signoria viscontea nel 1447, alla breve parentesi della repubblica ambrosiana, fino alla instaurazione, nel 1450, della nuova signoria degli Sforza.
Cominciarono intanto a farsi conoscere, in diversi documenti, sia pubblici che privati, i nomi di alcuni personaggi della famiglia da Novate; fra questi si ricordano Vincenzo da Novate, ingegnere e consulente del Consiglio dei XII di Provvisione nel 1391 e Antonio da Novate, ingegnere del comune di Milano nel 1450. Fra tutti questi personaggi, il più importante risulta senz'altro essere Bertola da Novate, valente ingegnere idraulico che, specializzatosi nella progettazione e nella costruzione di canali e navigli, lavorò a diverse opere pubbliche in campo idraulico, su incarico di Francesco Sforza e Filippo Maria Visconti...
Sempre in questo particolare periodo storico, si inserisce anche il ricordo di un antico legato testamentario novatese. Con suo testamento del 24 agosto 1451, il novatese Montolo Bossi legò al Consorzio della Misericordia di Milano (una delle più antiche e ricche Opere Pie di quella città), diverse terre da lui possedute a Novate; con l'onere però, posto a carico di questa Opera pia, di far celebrare in perpetuo, il giorno anniversario della sua morte (il 26 agosto), 12 Messe nella chiesa parrocchiale di Novate; e di far distribuire ai poveri di quella città, in perpetuo, in quello stesso giorno, 2 moggia di pane di frumento, ben cotto.
Da questo documento si ricava poi anche un dato di notevole interesse storico: il nome del primo, più antico titolare della chiesa parrocchiale di Novate Milanese, di cui sia pervenuto il ricordo: il reverendo Antonio de Lucino.
Nel 1461, per spontanea iniziativa di un gruppo di pii novatesi, sorse il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata la Scuola, o meglio la Confraternita, della Natività della Vergine Maria:. una numerosa e attiva confraternita, proprietaria di diverse terre della zona, la cui attività durò ininterrottamente fin verso la fine del XVIII secolo, quando tutte le confraternite religiose furono sciolte per decreto del governo imperiale austriaco.
Novate nel feudo di Desio
Il 1476 costituisce un anno particolarmente importante per la storia di Novate. Infatti, in forza di un decreto del 13 giugno 1476, le terre delle pievi di Bollate e Desio andarono a costituire il feudo di Desio, che Galeazzo Maria Sforza attribuì alla sua cortigiana Lucia Marliani, dalla quale aveva avuto due figli naturali. Da questa data, pertanto, la storia di Novate iniziò a divergere da quella del contado di Milano, per seguire definitivamente le sorti del feudo desiano..
I feudi, a quell'epoca, erano di norma costituiti da un certo numero di terre che il duca conferiva a una persona, o a titolo gratuito, per qualche benemerenza acquisita dall'infeudato nei suoi confronti, o a titolo oneroso, mediante l'esborso di una certa somma di denaro, per ottenerne un utile. Nel caso specifico, le somme venivano versate dal feudatario alla Regia Camera Ducale, la quale costituiva il più elevato organo centrale che amministrava i feudi camerali. L'infeudato, peraltro, al quale era riservato di norma il diritto di amministrare la giustizia sul suo territorio e di percepire i proventi di alcuni dazi e gabelle, doveva, a sua volta, prestare giuramento di fedeltà al sovrano concedente, impegnandosi a soccorrerlo, anche materialmente, in caso di necessità. A Lucia Marliani succedettero nel 1482 i due figli Galeazzo e Ottaviano Maria Sforza, avuti dalla relazione con Galeazzo Maria Sforza.
Età moderna Nel periodo tra il 1500 e il 1520 il feudo desiano (nel mentre divenuto contea) si trovò a periodi alterni nelle mani degli Sforza e dei francesi, guidati da Luigi XII, per essere nel 1520 assegnato al conte Ottaviano Ro e nel 1524 a Galeazzo Ferrario.
Dopo la morte del Ferrario, la contea passò, nell'ordine, a Vespasiano Roadino (1529), Giacomo Gallarati (1530), Francesco Gallarati (1556), Ludovico Gallarati (1564 circa), Guido Gallarati (1572 circa);. alla morte di quest'ultimo, senza eredi maschi, la contea di Desio passò alla Regia Camera Ducale, che il 7 maggio 1580, la rivendette all'asta - per lire imperiali - a Giorgio Manrique de Lara, la cui famiglia rimase feudataria per 96 anni.
Il 19 aprile 1674, il marchese Giovanni Manríquez retrovendette le terre di Novate e di Roserio alla Regia Camera Ducale e Novate venne così definitivamente scorporata dal feudo desiano, del quale aveva seguito le sorti per poco meno di 200 anni.
Il feudo di Novate e Roserio
Lo stesso giorno che le terre di Novate e di Roserio erano state acquistate dalla Regia Camera Ducale, questa le rivendette per la somma di lire imperiali a Carlo Pogliaghi.. In forza di questa vendita, intervenuta il 19 aprile 1674, Novate diventò il centro di un nuovo feudo, di cui faceva parte con la vicina terra di Roserio, sottoposto, forse solo più nominalmente che sostanzialmente, alla famiglia dei marchesi Pogliaghi.
Pochi anni dopo questa nuova infeudazione, e più esattamente nel 1683, il Luogo Pio Elemosiniero della Misericordia di Milano fece redigere un documento denominato comunemente "cabreo", che conteneva la descrizione di tutte le terre di Novate che in quell'epoca erano di proprietà di questa antica Opera Pia milanese. Questo documento si è rivelato di particolare interesse per la storia novatese in quanto non solo consente di individuare, pur con una certa approssimazione, l'ubicazione di numerose antiche località terriere del comune, il cui nome risulta ormai quasi completamente dimenticato, ma anche di conoscere l'ubicazione dei due antichi mulini di Novate, il percorso dei numerosi fontanili che un tempo solcavano l'abitato della città ed altre interessanti notizie. Pochi anni dopo che il trattato di Rastadt aveva definitivamente sanzionato il passaggio della Lombardia all'Austria (1714), venne realizzato un atto di particolare interesse economico per la storia di Novate: la compilazione, nel 1722, del primo vero e proprio catasto del comune. Quest'ultimo, che dal nome del suo propugnatore, avrebbe poi preso il nome di catasto di Carlo VI, è conservato presso l'Archivio di Stato di Milano. Tale documento si rivela molto rilevante per la storia novatese, in quanto consente di conoscere la forma e la estensione delle diverse proprietà terriere del tempo, con il nome dei loro rispettivi proprietari, nonché di poter studiare dettagliatamente la configurazione topografica del centro urbano di Novate, come si presentava nella prima metà del Settecento.
Nell'estate del 1731 scoppiò a Novate una breve ma violenta epidemia di vaiolo che colpì prevalentemente gli infanti, per cessare con l'inverno seguente:. delle 31 persone decedute in quel periodo, 20 di queste persero la vita proprio a causa del vaiolo..
Nell'ambito della guerra di successione polacca, che aveva interessato la vicina Milano (occupata nel 1733 da truppe gallo-sarde), tra il gennaio e l'aprile 1735 vennero combattute nelle terre vicino a Novate una lunga serie di scaramucce fra gallo-sardi e austriaci: scontri che provocarono la morte, sul territorio novatese, di 52 militari sardi facenti parte del reggimento di "Tarantasia".. Nel frattempo, nonostante questi avvenimenti guerreschi, la parrocchia di Novate continuava ad essere periodicamente visitata dai suoi arcivescovi.
Al 1770 risale poi un dato demografico di notevole interesse, derivante dal primo vero e proprio censimento del Comune; l'esito risultò essere il seguente: 970 abitanti, dei quali 494 uomini e 476 donne. Nel 1786 vi fu un altro importante avvenimento cittadino, ossia l'inaugurazione del nuovo cimitero; prima di questa data, i defunti venivano seppelliti o in chiesa o nel piccolo cimitero che anticamente si trovava situato accanto alla chiesa parrocchiale.
Età contemporanea Novate fino all'unità d'Italia