La fibra vegetale o plant-based, è una fibra tessile costituita principalmente da risorse naturali e rinnovabili di origine vegetale. Queste fibre derivano da piante che forniscono principalmente cellulosa ma anche altre componenti come emicellulosa, lignina, pectine e cere che gioca un ruolo importante nella produzione di materiali tessili naturali e artificiali. Queste rappresentano una risorsa chiave nell'ambito della sostenibilità e dell'economia circolare.

Classificazione Fibre vegetali naturali Le fibre vegetali sono presenti in natura e possono assumere diverse forme: fibre leggere come il cotone e il kapok, fibre robuste come il cocco e il sisal, o fasci di fibre come nel caso di lino, canapa e iuta. Si suddividono in primarie e secondarie: le prime provengono da piante come canapa, iuta e kenaf, mentre le seconde derivano da sottoprodotti di altre piante, come il cocco e l'ananas. Le principali categorie di fibre vegetali sono:

Fibra di rafia (es. lino, canapa, iuta, kenaf) Fibra di foglie (es. abaca, ananas, sisal) Fibra di semi (es. cocco, cotone, kapok) Fibra di paglia (es. mais, riso, grano) Fibra di erba (es. bagassa, bambù) Fibra di legno (proveniente da legno tenero e legno duro).

Fibre vegetali semi-sintetiche

Le fibre vegetali semi-sintetiche conosciute anche come o fibre rigenerate o Man-Made Cellulosic Fibers abbreviate con MMCF, sebbene derivate da risorse naturali, sono considerate semi-sintetiche perché il processo di trasformazione per produrle comporta la modifica della struttura originale della cellulosa. Queste fibre, come il lyocell, rayon e modal, derivano principalmente dalla polpa di legno e dalla cellulosa vegetale estratta chimicamente. La loro produzione infatti comporta un trattamento chimico della cellulosa per ottenere filamenti che vengono estrusi per rientrare in applicazioni tessili e non solo. “Fu George Audemars a scoprire, nel 1855, che dissolvendo la forma nitrata della cellulosa in alcool ed etere si formavano delle fibre quando il collodio risultante veniva tirato nell'aria. Il suo brevetto, intitolato "Obtaining and Treating Vegetable Fibres", descrive il processo di preparazione della polpa dalla corteccia interna del gelso per estrarre la fibra di cellulosa, che può poi essere pettinata, cardata e filata come il cotone. In alternativa, la fibra può essere trattata con acido nitrico, disciolta in una miscela di alcool ed etere, mescolata con una soluzione di caoutchouc ed etere, e poi tirata in sottili fili o filamenti.”

L'estrazione di risorse per la produzione di materiali tessili può provenire da diverse fonti, come il legno, le foglie delle piante e altri materiali lignocellulosici, inclusi scarti e sottoprodotti agricoli e forestali, come la paglia e i gusci di semi. Questi materiali contengono componenti come emicellulosa, lignina, pectine e cere, con percentuali variabili di ciascuno, che influenzano le proprietà meccaniche delle fibre. A seconda della composizione e dei trattamenti a cui sono sottoposte, i materiali tessili finali, generalmente trasformati in filamenti, possono avere diverse caratteristiche, come resistenza, elasticità e durabilità.

Circolarità e raccomandazioni per l'industria tessile sostenibile

L'economia circolare è un modello che mira a rendere l'industria tessile più sostenibile attraverso l'ottimizzazione dell'uso delle risorse, la riduzione degli sprechi e il riutilizzo dei materiali. L'economia circolare nell'industria tessile non solo contribuisce a un modello economico più sostenibile, ma anche a una gestione più responsabile delle risorse, con vantaggi tangibili sia per l'ambiente che per l'economia. Il concetto di economia circolare è supportato dal Circular Economy Action Plan dell'Unione Europea, che promuove l'efficienza delle risorse e la riduzione dei rifiuti, nonché dalla EU Strategy for Circular Textiles che mira a trasformare l'industria tessile in un sistema circolare e sostenibile. Il principio dell'economia circolare nel settore tessile è quello di mantenere le risorse nel sistema economico il più a lungo possibile. Ciò significa ridurre l'uso di nuove materie prime, promuovendo il riutilizzo e il riciclo dei materiali. Quando un prodotto tessile raggiunge la fine della sua vita utile, le risorse in esso contenute possono essere reinserite nel processo produttivo tramite il riciclo e il riutilizzo, riducendo così la necessità di estrarre nuove risorse naturali e diminuendo l'impatto ambientale derivante dallo smaltimento dei tessuti in discarica. Nel settore tessile, l'economia circolare si applica in vari modi:

Uso di fibre sostenibili: si promuove l'uso di fibre naturali o semi-sintetiche, che sono più facili da riciclare rispetto alle fibre sintetiche. Riutilizzo dei materiali di scarto: durante la produzione tessile si generano scarti che possono essere riutilizzati, riducendo i rifiuti e ottimizzando l'uso delle risorse. Progettazione per la circolarità: progettare tessuti facili da riciclare o riutilizzare è fondamentale per allungare la vita dei prodotti tessili.

La EU Strategy for Circular Textiles si concentra sulla promozione di strategie e raccomandazioni per ridurre l'impatto ambientale dei tessuti e migliorare la progettazione tessile orientata all'estensione del loro ciclo di vita. L'obiettivo è progettare tessuti che possano essere facilmente riciclati, ridurre gli sprechi e favorire il riutilizzo dei materiali, in modo da usare meno risorse naturali e ridurre l'inquinamento. La strategia dell'Unione Europea stabilisce definisce infatti una serie di azioni chiave qui sintetizzati:

Stabilire requisiti di progettazione per i tessuti, per renderli più duraturi, facili da riparare e riciclare, nonché per introdurre un contenuto minimo di materiale riciclato. Creare informazioni più chiare per i consumatori, inclusi passaporti digitali dei prodotti. Invertire la sovrapproduzione e il consumo eccessivo, scoraggiando la distruzione di tessuti invenduti o restituiti. Affrontare il rilascio involontario di microplastiche dai tessuti sintetici. Contrastare il greenwashing, per dare maggiore potere ai consumatori e aumentare la consapevolezza sulla moda sostenibile. Introdurre norme obbligatorie sulla responsabilità del produttore in tutti gli Stati membri, incentivando i produttori a progettare prodotti più sostenibili. Limitare l'esportazione di rifiuti tessili e promuovere tessuti sostenibili a livello globale. Incentivare modelli di business circolari, compresi i settori del riutilizzo e della riparazione. Incoraggiare le aziende e gli stati membri a sostenere gli obiettivi della strategia.

L'approccio circolare nell'industria tessile offre numerosi vantaggi, tra cui l'ottimizzazione dei processi produttivi, la riduzione dell'impatto ambientale e l'allungamento della vita dei prodotti tessili. L'adozione di pratiche circolari migliora l'efficienza produttiva e riduce i costi, in quanto diminuisce la necessità di acquistare nuove materie prime e abbassa la quantità di sprechi. Inoltre, il riciclo e il riutilizzo dei materiali contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, il consumo di acqua e gli altri impatti ambientali legati sia alla produzione che allo smaltimento dei tessuti. Le pratiche circolari consentono di prolungare il ciclo di vita dei prodotti tessili, riducendo la quantità di rifiuti generati e limitando la necessità di smaltirli, grazie al riutilizzo e al riciclo.

Processi e implicazioni L'economia circolare offre una soluzione alternativa al modello lineare tradizionale, puntando a ridurre le emissioni di gas serra, il consumo di risorse naturali, l'inquinamento e la produzione di rifiuti, con effetti positivi su salute, economia e ambiente. Uno schema chiave dell'economia circolare largamente adottato dal settore tessile e abbigliamento è il Butterfly Scheme che distingue due cicli principali: il ciclo tecnico e il ciclo biologico. Nel ciclo tecnico, i materiali e i prodotti vengono mantenuti in circolazione attraverso il riutilizzo, la riparazione, la rifabbricazione e il riciclaggio. Nel ciclo biologico, i materiali biodegradabili vengono restituiti alla Terra per rigenerare la natura. “Nel settore del tessile e della moda si registra da anni una vera e propria accelerazione dell'impiego di biomateriali, all'insegna della decarbonizzazione e abbattere l'impatto sull'ambiente circostante. Diventare circolare e sostenibile, passando fa fonti fossili a quelle biologiche rinnovabili come materia prima, è la grande sfida che stanno affrontando i principali attori di questo mercato.”

"Generalmente, la maggiore sfida che il settore tessile affronta è che solo alcune fibre possono essere compostate e molti tessuti contengono sostanze chimiche dannose, creando sfide per la chiusura dei cicli." Nel settore tessile, chiudere i cicli significa riutilizzare le fibre, riciclare i materiali tessili o rendere alcune fibre naturali compostabili. Questo riduce la necessità di produrre nuovi tessuti e aiuta a ridurre l’impatto sull’ambiente. L’obiettivo è ridurre al minimo la produzione di rifiuti e il consumo di risorse, mantenendo i materiali e i prodotti in uso il più a lungo possibile. Ciò implica progettare i prodotti in modo che possano essere facilmente riparati, riutilizzati, riciclati o rigenerati, evitando sin da subito lo smaltimento in discarica. Infatti, chiudere i cicli significa assicurarsi che i materiali non vengano gettati via o inquinino, ma vengano sempre riutilizzati o riciclati. Questo approccio aiuta a ridurre l'uso di risorse nuove e a minimizzare l’impatto ambientale.

“È importante sottolineare che i metodi di riciclo sono attualmente applicati principalmente in un sistema a ciclo aperto (il prodotto di scarto viene elaborato e utilizzato in un'altra catena del valore, ad esempio una maglietta diventa materiale di isolamento per auto), poiché i processi di riciclo a ciclo chiuso (il prodotto di scarto viene elaborato e utilizzato all'interno della stessa catena del valore, ad esempio una maglietta diventa fibra tessile e può essere utilizzata per produrre nuove magliette) sono ancora in fase di sviluppo. Inoltre, è stato dimostrato che, chiudendo il ciclo del tessile, gli impatti ambientali possono essere ridotti e la qualità può essere controllata.“ Le difficoltà che il settore riscontra dovrebbero essere superate sviluppando strategie alternative che possano combinare i cicli tecnico e biologico. Ad esempio, nell'ottica di riciclo i rifiuti tessili possono essere recuperati, trattati chimicamente o meccanicamente per produrre nuove fibre, oppure utilizzare trattamenti biologici che utilizzano organismi biologici, come batteri, enzimi o funghi, per modificare o migliorarne le proprietà di tessuti e quindi capi di abbigliamento, rendendo i rifiuti idonei al riciclo.

Questi concetti comportano il superamento del modello di economia circolare con un focus maggiore sul ciclo biologico e perseguendo i principi chiave della bioeconomia. "La bioeconomia circolare è un sistema economico rigenerativo e a basso impatto, volto a massimizzare il valore delle risorse biologiche locali e a promuovere obiettivi di sostenibilità come la mitigazione dei cambiamenti climatici e la sicurezza energetica." Questa promuove l'uso sostenibile delle risorse naturali, la rigenerazione dei territori e la salute del suolo, integrando risorse da diversi settori economici, come l'agricoltura e la silvicoltura. Un esempio di sinergia tra settori è rappresentato da Orange Fiber, un marchio che produce tessuti sostenibili utilizzando i residui dell'industria agro-alimentare, in particolare la cellulosa ricavata dalle arance.