Il Museo dell'Arciconfraternita del Carmine di San Severo, allestito nella Sacrestia Nuova della chiesa confraternale e inaugurato nel 2024, è articolato in quattro sezioni (storia dell'arciconfraternita, liturgia, processionali, devozione), con paramenti sette e ottocenteschi, argenti sacri, preziosi e soprattutto eccezionali opere tessili del XIX secolo (tre stendardi e il baldacchino processionale).
In occasione del 150° anniversario dell'elevazione della confraternita del Carmine, fondata nel 1684, ad arciconfraternita (1874), la Sacrestia Nuova, realizzata tra il 1902 e il 1903, è stata trasformata in spazio museale in cui esporre il patrimonio artistico-storico-culturale del sodalizio precedentemente conservato in deposito e fruito solo parzialmente in alcuni momenti dell'anno.
Nella prima sezione sono esposti oggetti significativi (tra cui l'urna delle elezioni e la piccola tela settecentesca di san Vincenzo Ferreri dipinta da Alessio d'Elia) e alcuni documenti (ricevute, pergamene, statuti, lettere) che consentono di tracciare a grandi linee la storia della congregazione laicale carmelitana sanseverese.
Nella seconda sezione, dedicata alla liturgia, si ammirano paramenti del Settecento e dell'Ottocento, una raggiera e un tronetto per il Sacramento e alcuni pezzi del parato bronzeo dell'altare maggiore, l'argenteria liturgica (tra cui spiccano il messale del primo Ottocento e il monumentale ostensorio del 1907, opera degli orafi Muscetti di Napoli) e i sette paliotti della seconda metà del XIX secolo, uno per ogni altare della chiesa.
La sezione dedicata alle processioni è aperta dal raffinato calvario ligneo del 1909, grande croce coi simboli della Passione che si usava per la Via Crucis e per la visita ai Sepolcri del Giovedì Santo. Seguono i tre sfarzosi stendardi dell'arciconfraternita, ricamati in oro su lama d'argento, il primo opera di Giuseppa Trengia (Napoli, 1874), il secondo di Maria Francesca Carnevale (Napoli, 1890), il terzo realizzato a metà del Novecento trasformando la tenda della nicchia della Madonna del Carmine, ricamata negli anni settanta dell'Ottocento dalla stessa Trengia. Al centro della sala è collocata, sulla pedana processionale in legno dorato del 1841, una riproduzione del simulacro della Madonna, realizzata per preservare la raffinata scultura lignea del 1790, opera di Michele e Gennaro Trillocco su modello di Giuseppe Sanmartino. Sul simulacro è aperto il grande baldacchino a otto aste piumate realizzato dalla Carnevale nel 1891, un raffinato e ricchissimo manufatto dell'arte napoletana del ricamo in oro su lama d'argento: il cielo, di seta azzurra, è costellato di oltre seicento stelle in oro. Tra le aste del baldacchino sono sei lanterne processionali in metallo sbalzato.
L'ultima sezione, dedicata alla devozione, contiene reliquiari e preziosi (in oro e argento) legati ai culti praticati dall'arciconfraternita (Vergine del Carmine, santa Croce, santa Lucia, santa Teresa d'Avila, san Simone Stock, sant'Antonio da Padova, san Luigi Gonzaga), un piccolo busto reliquiario ottocentesco di santa Lucia, due crocifissi e un bozzetto di Sebastiano Conca raffigurante la Madonna del Carmelo tra i santi Agostino e Antonio abate, oltre a libri di preghiera e immagini sacre fatti stampare dal sodalizio. Completano l'esposizione alcune statuette in terracotta di devozione domestica ritraenti la Madonna del Carmine e il bozzetto della statua di san Luigi (1819), opera dello scultore campano Giuseppe d'Onofrio.
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