Il burnout da apprendimento (Learning Burnout) è una forma di sindrome da burnout (esaurimento psicofisico) che si manifesta a seguito di sessioni di studio troppo intense. Questo burnout, oltre a manifestarsi negli autodidatti, si manifesta in particolare negli studenti durante il periodo della scuola dell'obbligo o degli studi superiori, per cui è associato al burnout dello studente. Alcuni studi affrontano il burnout da apprendimento e nello studente in una disciplina particolare, come ad esempio l'apprendimento o acquisizione della lingua inglese e lo studio di Medicina e management.
Il burnout dello studente, pur essendo situato in contesto scolastico, si distingue dall'esaurimento psicofisico che colpisce i docenti durante la loro attività di docenza, che si può definire come "burnout del docente, burnout del professore, burnout dell'insegnante". Si distingue anche dal burnout in contesti professionali diversi da quello scolastico (e.g., medici, manager e assistenti sociali), dal dating burnout e dal burnout genitoriale.
Il burnout dello studente
Il nome Il nome "burnout da apprendimento" e "burnout da studio" sono la traduzione dei corrispettivi nella letteratura scientifica internazionale, cioè Learning Burnout e il più raro Study Burnout.
"Burnout dello studente" è la traduzione del terzo corrispettivo, Student Burnout (SB); altre due traduzioni possibili sono burnout studentesco e burnout del discente. "Burnout accademico" è la traduzione del quarto corrispettivo, Academic Burnout.
Se gli studenti sono universitari, in Italia è noto anche come burnout universitario.
La sindrome da burnout
Il burnout è un momento nella vita professionale di un individuo in cui il lavoratore sente una mancanza di entusiasmo e soddisfazione verso il proprio lavoro, indifferenza verso le persone e ha attitudini negative verso il proprio lavoro. In modo sintetico, si può definire come una risposta di stress (stress response). Secondo la definizione di Leiter e Maslach (2003), il burnout è un fenomeno caratterizzato da esaurimento emotivo (mancanza di vitalità e entusiasmo, frustrazione verso il lavoro e tensione), depersonalizzazione (trattare le persone come oggetti, mostrare distaccamento emotivo e insensibilità, mostrare cinismo, sentirsi estranei anche quando si è in mezzo ai colleghi di lavoro) e da una sensazione diminuita di realizzazione personale. Quest'ultimo fattore porta a una valutazione di sé negativa, al sentirsi inadeguato sul posto di lavoro e a una scarsa autostima.
Il burnout porta a conseguenze psicologiche e anche a un calo di produttività (e.g., quiet quitting e assenteismo) e può anche portare alla depressione, alcolismo e consumo di droghe.
Le origini del burnout sono spiegate dalla teoria della conservazione delle risorse (Conservation of Resources Theory, COR): secondo questa teoria, le persone sono motivate a ottenere e proteggere risorse preziose; nel momento in cui queste risorse sono perse o minacciate da perdita, sorge lo stress. Lo stress sorge anche quando le risorse da ottenere sono parecchie in partenza. Pertanto, il carico eccessivo di lavoro e l'esaurimento fisico possono minare la confidenza di una persona nelle proprie capacità di sostenere la motivazione per ottenere e/o proteggere le risorse. L'ansia è una risposta alla minaccia di perdere le risorse (per cui nasce lo stress) o, se le risorse sono state perdute, aumenta la percezione della perdita.
Il carico di lavoro in generale è un fattore ambientale di forte impatto nel fare sorgere lo stress ed è definibile come un insieme di problemi da risolvere simultaneamente in un tempo limite; se una persona non è capace di risolverli tutti, si crea una situazione di "sovraccarico di ruolo" (role overload). Il carico di lavoro eccessivo porta a insoddisfazione verso il proprio lavoro, produttività ridotta, scarsa qualità dei risultati finali, rabbia e sensazioni di fallimento personale; inoltre, ha un impatto anche sulla salute fisica (e.g., aumento dei livelli di colesterolo e tachicardia, cioè un battito cardiaco di frequenza elevata). L'esito finale è una scarsa performance/resa lavorativa, oltre a malessere psico-fisico. Nel caso dei professionisti sanitari, il carico di lavoro che porta al burnout è rappresentato per esempio dalla frequenza delle interazioni dei medici e infermiere con i pazienti e dalla durata scarsa delle pause. Un carico di lavoro eccessivo, oltre a provocare stress psicofisico, altera la bilancia vita-lavoro.
La teoria della conservazione delle risorse (COR) ha delle lacune che sono integrabili con la teoria cognitiva sociale (Social Cognitive Theory, SCT) di Bandura: quest'ultima illustra i fattori che determinano il comportamento umano e uno di essi è l'auto-efficacia (self-efficacy), cioè il risultato di un giudizio/valutazione delle proprie capacità in una situazione, per cui un determinato comportamento si adotta o meno in base alla valutazione e confidenza nelle proprie capacità. Le esperienze di successo nel proprio passato aumentano la confidenza, per cui impattano in modo positivo; anche osservare le azioni di successo degli altri, ricevere incoraggiamento ed essere in uno stato psico-fisiologico positivo ha un impatto positivo.
Il burnout nella letteratura scientifica ha tre modelli che influenzano in parte la definizione e che si distinguono per il numero di componenti: il modello più diffuso è quello tridimensionale (esaurimento emotivo, depersonalizzazione, scarso senso di realizzazione), seguito da quello bidimensionale (naturale e sociale, cioè esaurimento fisico e spirituale) e da quello monodimensionale di Pines e Shirom (solo l'esaurimento emotivo: infatti, la depersonalizzazione è una strategia disadattativa di affrontare l'esaurimento emotivo, mentre lo scarso senso di realizzazione è una mera conseguenza dell'esaurimento emotivo).
I primi studi Il burnout è presente ad esempio tra i professionisti sanitari (e.g., medici e infermiere), tra i lavoratori del settore industriale e gli assistenti sociali; le prime ricerche storicamente si sono concentrate su queste figure. Il primo studio che ha introdotto il concetto di burnout è di Freudenberger (1974) ed era basato sui professionisti sanitari, mentre Maslach ha apportato ulteriori contributi. Successivamente, sono iniziati anche gli studi sul burnout tra le figure manageriali e sul burnout da apprendimento avvertito dagli studenti della scuola dell'obbligo e dell'università e nei docenti. Nel caso delle figure manageriali, il burnout avvertito è collegato direttamente al burnout avvertito durante gli anni di studio per la preparazione alla propria professione futura in quanto è precursore al burnout sentito quando si affrontano sfide simili a quelle affrontate durante il periodo degli studi; in altre parole, il burnout di queste figure professionali è collegato al burnout dello studente e il burnout dello studente può essere predittivo del futuro burnout occupazionale e/o post-laurea, con tutte le sue conseguenze negative. Gli studenti universitari che sono colpiti duramente dal burnout hanno un rischio maggiore di subire burnout quando saranno professionisti. Secondo Pines e Kafry (1980), nel campo dei lavori orientati al sociale (people-oriented), il burnout degli studenti universitari è spesso più alto di quello dei professionisti.
A partire da questi risultati, gli studi sul burnout si sono estesi al mondo scolastico, includendo gli studenti e anche i docenti.
Il burnout dello studente Il burnout dello studente, in base a una modifica della definizione generale di Leiter e Maslach (2003) è dunque un fenomeno in cui gli studenti sentono un esaurimento emotivo, depersonalizzazione e uno scarso senso di realizzazione personale a causa di pressioni accademiche, del carico di lavoro eccessivo o di altri fattori personali psicologici presenti durante il processo di apprendimento. Secondo Rong, Lixian e Lanhua (2005), il burnout da apprendimento è la conseguenza dello studio forzato di una materia che i discenti non vogliono apprendere per mancanza di interesse o motivazione: lo studio porta alla noia ma anche alla stanchezza, frustrazione e depressione.
Molti studi del passato hanno usato la teoria della conservazione delle risorse per spiegare il burnout, per cui nel caso del burnout dello studente, le risorse investite e a rischio di perdita sono il tempo e gli sforzi. Quando uno studente investe una grande quantità di tempo prezioso nello studio ma non raggiunge il risultato sperato, ha perso le risorse (tempo e sforzi) e sente stress. In ambito scolastico, il carico eccessivo è uno dei fattori primari che porta allo stress dello studente, ovvero una causa di stress ("stressore" o "elemento stressogeno"): tra gli studenti del college, il carico di lavoro è lo stressore principale. Secondo una ricerca di Villanova e Bownas (1984), non solo il carico di lavoro è lo stressore principale secondo gli studenti del college, ma altri stressori sono gli esami e la pressione causata dalle scadenze temporali sono altri stressori. Lo stress eccessivo impatta il processo di apprendimento degli studenti.
Il burnout degli studenti può manifestarsi anche quando le attività didattiche sono online e a distanza, dunque in DaD.
In generale, un filone di ricerca sul burnout dello studente nell'ambito di materie di studio precise si è concentrato proprio sul burnout dello studente nello studio della lingua inglese (English Learning Burnout, ELB). Secondo Li, Zhang e Jiang (2021), l'ELB è uno stato psicologico e emotivo cronico correlato al proprio percorso di apprendimento dell'inglese come lingua straniera (L2) e alle lezioni di L2; esso è caratterizzato per esempio dalla sensazione di fatica/esaustione e dal cinismo, cioè indifferenza verso l'apprendimento. Altri filoni di ricerca riguardano specificatamente gli studenti di Medicina, gli allievi di discipline sportive, gli studenti impegnati nel volontariato, i musicisti e i normalisti, cioè gli studenti delle scuole normali (le scuole che preparano alla carriera di docente e/o ricercatore). In Cina, dal 25,8% al 52,1% degli studenti di Medicina in particolare avverte il burnout accademico (Chunming et al., 2017); la categoria è tra le più esposte, ma le differenze nelle misurazioni sono spiegabili in base al fatto che le definizioni di burnout accademico usate per impostare le ricerche e sondaggi variano da un paper all'altro.
Cause e oscillazione Le cause del burnout dello studente, oltre a quanto indicato dalla teoria della conservazione delle risorse, possono essere:
le richieste eccessive legate allo studio e dunque i carichi pesanti di studio/lavoro ("pressione accademica"), per cui il discente si sovraccarica di studio e avverte lo stress accademico e stanchezza la presenza di troppe attività extrascolastiche/extracurriculari, per cui l'effetto è il medesimo l'attitudine cinica verso la scuola la sensazione di inefficacia accademica, cioè di sentirsi incompetenti; contestualmente, mancanza di confidenza in se stessi la mancanza di ricompense la mancanza di supporto da parte del docente unita a una relazione conflittuale docente-studenti la mancanza di supporto sociale (e.g., da compagni di classe, familiari e parenti) la mancanza di competenza digitale laddove le attività prevedono l'uso delle tecnologie l'ipercompetitività del discente, che può essere un mindset passato dal contesto culturale o dai genitori (per cui è una causa esogena/esterna, cioè non endogena/interna); nei caso in cui sia causato dai genitori, le aspettative di questi ultimi sono troppo alte e scollegate sia dalla realtà che dalla motivazione dei figli le aspettative troppo basse dei genitori nei confronti dei figli in periodo scolastico, per cui i figli sono demotivati e incentivati a impegnarsi poco