Durante tale periodo storico, tre sovrani salirono al trono bosniaco, ovvero Tvrtko II, Tommaso, Stefano Tomašević e l'anti-re Radivoj (fratello maggiore di re Tommaso) prima che il paese sperimentasse la conquista ottomana.

Figlio dello knez di Drina, Vukac Hranić e di Caterina, la cui ascendenza resta sconosciuta, Stefano nacque forse nel 1404. Il padre di Stefano possedeva dei feudi nella regione dell'Alta Drina. Stefano discendeva dalla nobile famiglia dei Kosača e ne divenne capo nel 1435, succedendo allo zio, il duca Sandalj, come duca di Zaclumia e granduca di Bosnia. Stefano influenzò lo sviluppo del tardo Stato medievale bosniaco più di qualsiasi altra persona della sua epoca.

Il nobile sostenne Radivoj nella linea di successione al trono bosniaco e si rifiutò di riconoscere l'ascesa di re Tommaso, generando una serie di guerre civili nel regno. In questo periodo, Stefano aggiunse il titolo di herzog (in serbo croato herceg) al proprio titolo. In cerca di supporto, si schierò prima con l'impero ottomano, poi con la corona d'Aragona e di nuovo con l'impero ottomano. Il matrimonio di re Tommaso con la figlia di Stefano, Caterina di Bosnia, ripristinò temporaneamente la pace, ma con la morte di re Tommaso e l'ascesa al trono bosniaco di suo figlio ed erede Stefano Tomašević, tornò a imperare la tranquillità e si giunse a una riconciliazione. Ciò garantì il pieno sostegno della nobiltà, incluso lherceg Stefano, al re e la lealtà al regno, che stava fronteggiando l'avanzata degli ottomani. Al titolo di herceg adottato da Stefano si deve l'origine del nome dell'Erzegovina (in serbo croato Hercegovina), già utilizzato il 1° febbraio 1454 in una lettera del comandante ottomano Esebeg scritta a Skopje. Nel 1470, l'Erzegovina fu separata dal sangiaccato di Bosnia e riorganizzata nel sangiaccato di Erzegovina, il cui centro principale corrispondeva a Foča. Il nome continua tuttora a definire lo Stato moderno, la cui designazione ufficiale è appunto Bosnia ed Erzegovina. La città di Herceg Novi, nell'attuale Montenegro, fu fondata da Tvrtko I di Bosnia con il nome di Sveti Stefan e passò in seguito ai Kosača, divenendone la propria località di residenza nei mesi invernali. Grosso modo nello stesso frangente storico, la città fu nuovamente rinominata aggiungendo il titolo di Stefano, quello di herceg (pronuncia serbo-croata del termine tedesco herzog), al nome Novi, che le conferì l'attuale nome di Herceg Novi, reso in italiano come Castelnuovo.

Biografia Primi anni e ascesa

Stefano Vukčić Kosača, nato probabilmente nel 1404, era il figlio dello knez di Drina Vukac Hranić Kosača e di sua moglie Caterina, i cui legami di parentela risultano sconosciuti. Le modeste terre ereditarie del padre di Stefano si trovavano nella regione dell'Alta Drina, situata nella parte orientale del regno di Bosnia.. I propri possedimenti si concentravano attorno all'insediamento che deve il nome della famiglia tuttora impiegato, Kosače, e si trova vicino a Ilovača, nella župa di Osanica, circa 12 km a sud-ovest di Goražde...

Nei primi due decenni del XV secolo, dopo la morte del suo primo re Tvrtko I, il regno di Bosnia iniziò a svilupparsi in uno Stato meno centralizzato con tre potenti famiglie nobili: i Pavlović, i Vukčić e i Hranić. Queste famiglie avevano una notevole indipendenza nella conduzione dei propri affari politici ed economici e influenzarono la vita politica del regno al punto da avere un ruolo importante nell'ascesa e nella successione dei sovrani, compresa la direzione della politica estera.. Durante tale frangente, tra il 1392 e il 1420, svariati monarchi salirono al trono bosniaco: Stefano Dabiša (1391-1395), Elena (1395-1398), Stefano Ostoja (1398-1404; 1409-1418), Tvrtko II (1404-1409) e Stefano Ostojić (1418-1420). Per decenni, l'unità del regno fu simboleggiata dalla corona bosniaca, posta sul capo del monarca di turno,. e dalla Chiesa bosniaca, che godeva di una totale autonomia e non era sottoposta né alla Chiesa cattolica (che la riteneva scismatica ed eccessivamente vicina al bogomilismo) né a quella ortodossa.. Verso la fine del secondo decennio del XV secolo, tuttavia, l'aristocrazia finì per divenire più potente della monarchia, in particolare una cerchia assai ristretta capeggiata dal granduca di Bosnia e zio di Stefano, Sandalj. Diversi dei re succedutisi al potere tentarono attivamente di ripristinare la supremazia della corona, talvolta con successo, talaltra invano.

Nel 1419, Sandalj, che non aveva figli, decise di nominare Stefano quale suo erede.. Quando suo padre morì nel 1432, Stefano ereditò le sue terre nell'Alta Drina insieme al titolo di knez della regione; il 15 marzo 1435, invece, in concomitanza con la dipartita di Sandalj, il giovane nobile gli succedette appieno.. Oltre ai titoli aristocratici di Sandalj, Stefano ereditò le terre di suo zio con ogni diritto e dovere che ne derivavano, oltre a situazioni spinose.. Succedendo allo zio, Stefano divenne di fatto il più potente magnate della Bosnia..

Cittadinanza di Ragusa

Insieme al padre e agli zii Sandalj e Vuk, Stefano venne a contatto con l'élite della Repubblica di Ragusa, una realtà marittima che si sviluppava perlopiù attorno al porto di Ragusa, nella Dalmazia meridionale, e che era circondata sin dal 1326 da quella regione nota come Primorje (ovvero la costa adriatica bosniaca)...

Era consuetudine per la repubblica concedere a tutti i bosniaci di spicco lo status di cittadini e nobili della repubblica. Era inoltre tradizione concedere loro un palazzo e un rifugio in caso di necessità a Ragusa. Il consiglio comunale concesse a Stefano e ai suoi figli Ladislao e Vlatko la cittadinanza come riferito da un atto del 30 ottobre 1435, un palazzo e un rifugio sicuro in caso di necessità..

Lotta per l'eredità familiare Nel 1435, pochi giorni dopo la morte di Sandalj, il legittimo re bosniaco Tvrtko II fu costretto a fuggire quando gli ottomani imposero Radivoj e gli assicurarono il sostegno di importanti nobili bosniaci quali Sandalj Hranić e Radislao Pavlović, nonché del despotato di Serbia. Tvrtko II fece ritorno dall'esilio, trascinatosi per due anni, dall'Ungheria e riuscì a tornare sul trono per la seconda volta.. La scomparsa dello zio di Stefano e la sua comparsa sulla scena politica fu accolta con speranza dai suoi vicini, i quali immaginavano il giovane avesse una personalità debole e che dunque la sua eredità fosse esposta a minacce esterne.

L'imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo di Lussemburgo voleva assumere il controllo della Zaclumia, motivo per cui strinse dei contatti con Tvrtko II, sperando che potesse aiutarlo nel suo intento. Il sovrano rimase perlopiù inattivo nel suo primo anno al comando, rivolgendosi a Stefano e assicurandogli buoni rapporti, contrariamente alle aspettative di Sigismondo. Ciò spinse Radislao Pavlović a cercare il sostegno degli ottomani e a riferire delle relazioni armoniose tra il re e Stefano, i cui rapporti rimasero stretti almeno fino al 1440.

Sigismondo si rivolse quindi agli altri nemici di Stefano, sia interni che esterni alla Bosnia, instaurando relazioni costruttive con i Radivojević e i Vojsalić, oltre a cercare di convincere Ragusa ad unirsi a questa coalizione. Frattanto Sigismondo ordinò ai suoi vassalli, principalmente Matko Talovac e altri aristocratici croati della famiglia dei Frankopan, di attaccare e mantenere il controllo del territorio della Zaclumia per suo conto...

Conflitti sul Narenta e con i Pavlović

Il primo tra i maggiori nobili bosniaci ad agire fu Radislao Pavlović, che si mosse contro Stefano nella Zaclumia orientale, mentre i Vojsalić e i Radivojević attaccarono la bassa valle della Narenta con successo.. Pavlović agì tre giorni dopo la morte di Sandalj, avvenuta il 18 marzo, e il 29 marzo si preparò a fare il suo ingresso in Dračevica.. Pavlović conquistò alcune terre di Stefano, ma non fu in grado di infliggere danni significativi, sebbene Stefano stesse incontrando delle asperità con il re ungherese, i suoi vassalli croati e gli alleati bosniaci a ovest del fiume Narenta. Radislao chiese quindi ai ragusani di mediare e assisterlo affinché si raggiungesse la pace. Riluttanti ad accettare l'impresa, essi risposero affermando che la Bosnia aveva molti uomini maggiormente validi per compiere un simile compito.. In seguito, i ragusani guidarono i negoziati e implorarono entrambi i contendenti che una guerra avrebbe arrecato molti «pericoli e sfortune» a loro e ai propri sudditi, e alla Bosnia nel suo complesso. Stefano domandò a Pavlović di cedere quanto aveva conquistato in precedenza, ma dopo numerose discussioni alle corti di entrambi, i negoziati si inabissarono. Gli altri bosniaci coinvolti appartenevano alle famiglie dei Vojsalić e dei Radivojević. L'attacco di Đurađ Vojsalić ottenne qualche risultato e portò alla conquista della città mercantile medievale (trgovištè) si Drijeva, un'azione questa che favorì anche Radivojević, morivo per cui si formò una coalizione tra i Vojsalić e i Radivojević. Poiché però Sigismondo desiderava anch'egli il controllo di quell'area, presto pretese da Ragusa il pagamento di ogni dazio doganale e inviò alcuni dei suoi uomini a Drijeva per garantire il suo riconoscimento quale nuovo signore..

Finanche la Repubblica di Venezia cercò di trarre vantaggio dal passaggio di potere da Sandalj a Stefano, provando infruttuosamente a conquistare la fortezza di Novi tramite la vicina Cattaro e le manovre del suo knez. Venezia sognava di insediarsi in città esercitando pressione e influenza sul castellano (governatore) della fortezza. Nonostante l'intricata situazione, in alcuni momenti divenuta davvero complicata, Stefano mantenne saldamente la città..

Durante queste prime lotte, Stefano ricevette l'aiuto dei turchi ottomani e poté contare sulla presenza alla sua corte dell'anti-re bosniaco Radivoj. La situazione di Stefano appariva difficile, ma non critica. Sollecitando gli ottomani a intervenire in Bosnia, le sue avversità vennero dissipate tutte..

Acquisizione di Trebigne

Durante i conflitti iniziali per la sua eredità, l'avversario più tenace si rivelò il duca Radislao Pavlović, contro cui si allearono re Tvrtko II e Stefano.. Alla fine del 1437, il duca Radislao perse il sostegno della Sublime Porta, mentre Stefano ricevette l'approvazione del sultano a sottrargli Trebigne. All'inizio del 1438, Radislao Pavlović si trovava in una situazione difficile; Stefano si era impossessato di Trebigne e aveva riconquistato la città di Jeleč, nell'Alto Podrinje, che Radislao probabilmente conquistò a Kosača subito dopo la morte di Sandalj. L'altra fortezza di Pavlović, Klobuk, localizzata nel Vrm, fu cinta d'assedio. A quel punto, i ragusani dissero a Stefano che «si era vendicato dei suoi nemici più di chiunque altro dei suoi predecessori».. Il trionfo di Stefano, tuttavia, si dimostrò effimero, poiché Radislao riconquistò presto le simpatie del sultano e Stefano dovette restituire Trebigne e altre terre che gli aveva di recente sottratto. Probabilmente grazie alla mediazione ottomana, due aristocratici avviarono delle trattative trascinatesi fino al giugno del 1439 e conclusesi con la pace tra le due famiglie e il ripristino dei legami precedenti; Radislao si risposò dunque con la sorella di Stefano.

All'inizio del 1440, la situazione di Radislao Pavlović cambiò in maniera radicale. Poiché doveva al sultano una grossa somma di denaro per essersi probabilmente indebitato durante le campagne di riconquista delle sue terre e Trebigne nel 1439, Murad II statuì che Stefano Vukčić avrebbe dovuto ripagare quel debito ottenendo, in cambio, Trebigne e i suoi dintorni da Pavlović. A marzo, Stefano espugnò Trebigne e scatenò una guerra, mentre ad aprile si avviarono nuove trattative tra i «due principali occhi del regno bosniaco», come dicevano i ragusani per riferisi alla vanità di Stefano, mentre cercavano di mediare tra i due contendenti..