Corezzo è una frazione del comune italiano di Chiusi della Verna nella provincia di Arezzo, in Toscana.
Il paese è anche conosciuto per il suo prodotto tipico, il tortello alla lastra.
Geografia fisica Posizione e territorio
Corezzo è una frazione del comune di Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo, situata a circa 760 metri di altitudine sul livello del mare. È il principale paese della Vallesantavalle ubicata nel casentino e sorge su un crinale dell'Appennino tosco-romagnolo, vicino al confine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il territorio circostante è caratterizzato da rilievi con un paesaggio montano definito da crinali, valli e aree boschive. L'assetto geografico di Corezzo è influenzato dalla sua posizione di spartiacque fluviale.
Rilievi principali
Il paesaggio di Corezzo è dominato da diversi rilievi montuosi. I più importanti sono il Passo della Serra (1102 m), che costituisce uno storico collegamento e il Monte Falterona (1654 m), da cui nasce il fiume Arno, che influenza l'idrografia locale. Ulteriori rilievi importanti sono a sud il Monte Penna, con affioramenti di pietre macigno, a nord-est il Monte Zuccherodante (1267 m), a est il Monte Fatucchio (904 m), le cui pendici sono caratterizzate da calanchi, e a sud-est il Monte Castelsavino (1242 m).
Idrografia
L'idrografia locale è dominata dal torrente Corsalone, il torrente Corezzo e una fitta rete di fossi come il fosso Serra, creando microambienti favorevoli alla presenza di specie acquatiche.
Clima
Il clima di Corezzo è di tipo montano, influenzato dall'altitudine e dalla presenza dei rilievi appenninici. Nei periodi di transizione stagionale sono presenti nebbie mattutine. Gli inverni risultano rigidi, con frequenti nevicate tra dicembre e marzo e temperature minime che spesso scendono sotto lo zero. Le estati sono fresche, con massime che raramente superano i 26-28 °C e notevoli escursioni termiche tra giorno e notte.
Vegetazione e uso del suolo
La vegetazione di Corezzo è caratterizzata da boschi misti di faggio e abete bianco alle quote più elevate, residui delle foreste primarie dell'Appennino, oggi protette nell'ambito del Parco Nazionale. A quote inferiori si trovano estesi castagneti e rovi, un tempo fondamentali per l'economia locale. Intorno al borgo si estendono terreni coltivati e una rete di mulattiere che collega Corezzo ai centri vicini, come Chiusi della Verna, Badia Prataglia, Serra, Val della Meta, Frassineta, Rimbocchi e Biforco.
Fauna
La fauna di Corezzo è ricca e variegata, grazie alla vicinanza al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. I principali animali che popolano l'area sono i mammiferi come il cinghiale, il capriolo, il cervo, la volpe, la lepre e più raro il lupo appenninico, gli uccelli come il tottavilla, il calandro, la civetta, il picchio, la gazza, il gufo e il falco pellegrino, i rettili come la vipera, il saettone e la biscia, gli anfibi come il rospo comune e l'ululone appenninico, i pesci come la trota fario, il vairone, il barbo, l'anguilla e il gambero di fiume. Infine ci sono invertebrati come la farfalla, la falena, la mantide religiosa, numerosi xilofagi e coleotteri come il cervo volante.
Storia Origini e prime testimonianze
Il nome Coretio suggerisce una possibile origine umbra del luogo, ma la prima testimonianza scritta risale soltanto al 967, anno in cui l'imperatore Ottone I concesse il forestum de Corezo in feudo a Gausfredo di Ildebrando. Alto Medioevo
Tra il IX e il X secolo si registrò in Vallesanta una forte presenza di popolazioni germaniche, che mantennero vive le proprie tradizioni e consuetudini, distinguendosi etnicamente dalle popolazioni locali.
Nel maggio del 1016 viene documentata una contessa, “Gemma comitissa” (Cadolingi) che risiedeva con la sua corte (curtis) proprio a Corezzo (Reg. Cam.), forse in seguito ad una concessione fiscale in favore dei Cadolingi come testimoniato da due documenti di cui uno riportato qua sotto tradotto dal latino medievale.
Reg. Leon. n. 40 p. 19 (1016, maggio, Arezzo)
Nei secoli IX e X, il tratto superiore del Corsalone formava un vasto blocco di terre controllato dal fisco, soggetto a essere dato e ripreso successivamente. Dopo il Mille i re non ci ritornarono più e anche i Cadolingi spariscono dalle fonti.
Questa volta, tuttavia, le loro terre non ritornarono al fisco: già nel 1038 i monaci di Prataglia possedevano un dominico a Corezzo che potrebbe risalire a un dono dei Cadolingi. Un atto stipulato nel 1050 riporta la seguente annotazione: “Breve recordationis qualiter factum est in Casale Corectiio, juxta ecclesiam S. Andree”, ovvero un “breve ricordo di ciò che avvenne nel casale di Corezzo vicino alla chiesa di Sant'Andrea”.
Ciò testimonia l'esistenza di una chiesa già a quell'epoca, anche se ancora non erano stati eretti né il castello né le eventuali palizzate difensive. Il castello di Corezzo sorse in seguito, su un'altura conosciuta come Ontaneta (poio de Unteneta), nome ancora oggi conservato nell'area dove si trova il campo sportivo. Un documento del luglio 1065 cita infatti sia il poggio di Ontaneta sia il tracciato della via Maior (Reg. Cam.), che corrisponde all'attuale via Romea.
Basso Medioevo
Durante i secoli XI, XII e XIII, mentre l'Abbazia di Prataglia e l'Eremo di Camaldoli consolidavano il loro dominio sui casali circostanti, il territorio di Corezzo passava di mano: dapprima ai Conti Catani di Chiusi, poi ai Guidi di Romena.
Nel 1257, per volontà di Guido d'Aghinolfo, Corezzo fu restituito a Guglielmino, vescovo e conte di Arezzo, già proprietario anche del castello di Montefatucchio e caduto poi nella battaglia di Campaldino.
Nel frattempo, con la nascita dei primi fermenti comunali, anche la struttura del paese si modificava: attorno al cassero centrale, dominato da una torre che ad oggi si troverebbe nei pressi attuale Piazza Europa insieme alla scomparsa pieve di Sant'Andrea, documentata fin dal 1050 da cui poi iniziò a svilupparsi il borgo verso sud.
Verso nord, invece, fuori dalle mura, sorse un hospitale — una semplice capanna dotata di uno o due letti — destinata ad accogliere i viandanti in transito sulla via di collegamento tra Toscana e Romagna, controllata dai Conti Guidi di Bagno.
Il passaggio alla Repubblica di Firenze (1384-1404) e il periodo Mediceo
Nel 1384 Corezzo, come il resto del contado aretino, fu annesso alla Repubblica di Firenze.
La Repubblica acquistò il feudo dal francese Engerando di Cossè, per poi concederlo, assieme ad altri castelli della montagna, a Guido e Ricciardo dei Conti di Bagno.
Tuttavia, dopo che questi ultimi si resero ribelli, Firenze li spogliò dei loro possedimenti nel 1404, istituendo così la podesteria di Chiusi (Porcellotti).
Del periodo mediceo rimane ancora una traccia visibile sulla facciata di un'abitazione situata nei pressi della perduta torre del cassero, al centro del paese, si conservano l'emblema della Signoria dei Medici e, sotto di esso, il leone dei Conti Guidi, ormai consumato dal tempo.
In una visita pastorale del 1534 la chiesa di Corezzo risulta ormai elevata al rango di pieve. In paese esisteva anche una Fraternitas de Corezo e un ospedale dedicato a San Giuliano, ormai ridotto in rovina e privo di letti.
La vita quotidiana a Corezzo, come in tanti altri piccoli centri dell'Appennino, fu a lungo segnata da gravi difficoltà: isolamento, rinunce e povertà ne caratterizzarono la storia.
Fu anche per questo motivo che, il 20 luglio 1773, durante un viaggio verso la Verna, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d'Austria, colpito dalla miseria del pievano locale Don Giuseppe Mascalchi, decise di esentare Corezzo dal pagamento della tassa sui bestiami.
Periodo postunitario
Negli anni Settanta del XIX secolo venne studiato il progetto di una linea ferroviaria con telegrafo Forlì-Arezzo, che avrebbe dovuto avere una galleria rettilinea nei pressi di Corezzo. La stazione ferroviaria più vicina a Corezzo sarebbe stata quella di Rimbocchi, tale progetto però non fu mai realizzato.
Nel maggio 1954 a seguito della Legge della Montagna si attesta l'arrivo dell'acqua corrente in paese incrementando il benessere degli abitanti.
Monumenti e luoghi d'interesse Piazza Europa
La piazza principale del paese è stata realizzata nel primo quarto del Novecento, in un'area che in precedenza ospitava un'aia, costituita da un rialzo di terra e pietre. In occasione della sua costruzione, fu collocato al centro un obelisco in marmo bianco, dedicato ai soldati caduti in guerra. Nel corso dei decenni la piazza ha subito alcune modifiche, pur mantenendo l'impianto originario.
Chiesa di Sant'Andrea
La chiesa di Sant'Andrea a Corezzo è un edificio a navata unica, costruito in muratura portante tra il 1923 e il 1928. La facciata è a capanna, realizzata in conci di pietra a vista disposti in filari regolari. Al centro, sopra il portale in pietra serena, è presente una tettoia, aggiunta tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Ai lati della facciata si aprono due finestre ad arco a tutto sesto, mentre nella parte alta è collocata una finestra oculare. La copertura dell'aula è a due falde inclinate, sostenute da capriate lignee. Tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento è stato ristrutturato l'altare.
Nel 2022 sono stati eseguiti alcuni interventi di restauro alla facciata: sono stati sostituiti i pinnacoli agli estremi, restaurata la croce centrale e rinnovata la tettoia sovrastante l'ingresso.
La vecchia chiesa
Nel pomeriggio del 29 giugno 1919 una forte scossa di terremoto, propagatasi dal Mugello, compromise irrimediabilmente la chiesa parrocchiale di Corezzo, che già versava in cattivo stato.
Nel luogo dove era ubicata la chiesa perduta, la popolazione volle conservarne memoria, posando nel 1930 una stele di pietra sormontata da una croce di ferro, sostituita con una nuova nel 2024, accompagnata da un cartello informativo sulla storia dell'antica chiesa.cartello informativo posto in Piazza Europa, Corezzo
Storia dell'antica chiesa
La compagnia del Corpo di Cristo e la Compagnia del Rosario La presenza della chiesa è documentata fin dal Quattrocento, come chiesa di patronato della Societàs Corporis Christi. Al suo interno veniva conservato il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia con lampada accesa, non potendo essere custodito nella pieve di Sant'Andrea.
La Compagnia del Corpo di Cristo era amministrata da un Priore, da alcuni consiglieri e da un Camerlengo. Svolgeva funzioni caritative e parrocchiali: accompagnava il pievano quando portava la comunione o l'estrema unzione, assisteva i defunti e aveva l'obbligo di solennizzare, a giugno, la festa del Corpus Domini.
Con il tempo, poiché l'antica pieve di Sant'Andrea risultava scomoda da raggiungere, la chiesa della Compagnia cominciò ad accogliere alcune celebrazioni liturgiche. Questo divenne frequente soprattutto dopo il 1616, quando – come riferì sull'antica pieve il pievano Giulio Corazzesi – «rovinata, hora si rifà da fondamenti».
Dal 1674, nella stessa chiesa operava anche una seconda compagnia: la Societàs Sanctissimi Rosarii, anch'essa amministrata da Priore, consiglieri e Camerlengo. Questa aveva l'onere di celebrare a settembre la festa della Madonna del Rosario. Le due compagnie si distinguevano per il colore della cappa: bianca per la Compagnia del Corpo di Cristo, azzurra per quella del Rosario.
All'inizio del Settecento le due compagnie furono unificate nella Compagnia del Santissimo Sacramento e del Rosario. Questa possedeva diversi appezzamenti di terreno che le erano stati lasciati in eredità da benefattori e confratelli, secondo l'inventario del 1731 redatto dal Priore Matteo Bianchelli e dal Camerlengo Giovan Battista Paggetti, ammontavano complessivamente a 50 staia e mezzo.