Conte di Senigallia e Patrizio di San Marino, è stato un ufficiale di cavalleria e dei bombardieri durante la Prima guerra mondiale. Gabriele d'Annunzio lo definì l'Arditissimo Conte per aver guidato la carica del 7° Lancieri di Milano a San Pietro Novello, vicino a Monastier di Treviso, il 19 giugno 1918, durante la battaglia del Solstizio, che gli valse il conferimento della Medaglia d'Argento al Valor Militare sul campo, che si aggiunse ad una Medaglia di Bronzo meritata nel 1916 al comando di una sezione di bombarde.
Quel fatto d'arme gli diede grande visibilità e favorì l'amicizia con eminenti personaggi militari, politici e artistici della prima metà del Novecento, tra cui Gabriele d'Annunzio, Amedeo di Savoia, Maria José del Belgio, Italo Balbo, Dino Grandi, Galeazzo Ciano, Winston Churchill, Ernest Hemingway, Arturo Toscanini, Giuseppe Prezzolini.
Nel corso della sua vita militare fu in forza a vari reggimenti di cavalleria: Cavalleggeri di Padova (21°), Lancieri di Milano (7°), Lancieri di Aosta (6°), Genova Cavalleria (4°), Cavalleggeri di Novara (5°), Lancieri di Firenze (9°).
Fu anche podestà di Corinaldo e primo sindaco di Ripe dopo la liberazione nel 1944.
Biografia
La famiglia di origine Gino Augusti, conte nobile di Senigallia e Patrizio di San Marino, nacque alle 8 antimeridiane del 10 maggio 1887, in un palazzo storico del centro di Modena. Era il quartogenito figlio del conte Augusto e della contessa Laurentina Castracane degli Antelminelli, ultima discendente di Castruccio che a Lucca fondò la prima signoria italiana. Negli anni precedenti erano nati una sorella e due fratelli: Luisa (1880), Umberto (1883) e Castruccio (1886). Nel 1891 si aggiunse una sorella, Agrippina Maria Natalia. I genitori, entrambi possidenti agrari, si erano sposati nel 1876. La famiglia discendeva da tre antiche casate nobiliari italiane, che avevano dato i natali a politici, condottieri e cardinali dello Stato Pontificio: gli Augusti per parte di padre, gli Antonelli ed i Castracane degli Antelminelli per parte di madre.
Poco si sa del padre (Senigallia, 1844-1896). Maggiori informazioni si hanno sulla madre, nata a Fano il 17 dicembre 1854. Era una donna assai emancipata per l’epoca ebbe una storia d’amore, segreta e prolungata, col celebre compositore Giacomo Puccini.
Trascorse i primi anni della sua prima infanzia tra le dimore di Modena, Firenze e Rimini, con soggiorni estivi nella grande residenza di Brugnetto di Trecastelli, il Palazzo Antonelli Castracani Augusti, noto come “il Palazzo dalle 100 finestre”, che la madre aveva ereditato dal cardinale Giacomo Antonelli.
Collegio e Scuola Militare Al compimento degli otto anni, nel 1895, come uso e costume della nobiltà italiana, venne inviato in un prestigioso collegio, il “Convitto delle Scuole Pie alla Badia Fiesolana”, a nord di Firenze, dove strinse una solida amicizia col futuro asso dell'aviazione italiana, Francesco Baracca. Entrambi fecero parte dell'orchestra del collegio, il primo al violino e il secondo al violoncello.
Uscito dal collegio, frequentò il Regio Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, conseguendo la licenza liceale il 17 agosto 1907. Tre mesi prima, il 17 maggio, avendo da pochi giorni compiuto 20 anni, era stato chiamato alla visita di leva e lasciato in congedo illimitato in attesa dell’inizio del corso allievi ufficiali. Aveva deciso di intraprendere la carriera militare, per seguire le orme del fratello maggiore. Il 7 novembre 1907 fece ingresso alla Scuola Militare di Modena, dove trovò di nuovo Baracca.
Scuola di Cavalleria e guerra italo-turca (1909-1912) Al termine dei due anni di corso, il 18 settembre 1909, col grado di sergente fu assegnato al 7º Reggimento Lancieri di Milano. Giuntagli la nomina a sottotenente prestò giuramento di fedeltà il 20 novembre 1909. Iniziò quindi a frequentare il Corso Complementare di Cavalleria presso la Scuola di Applicazione. Il corso, impegnativo e volto a forgiare abili cavalieri in un’arma all’epoca importante nel Regio Esercito, si teneva a Pinerolo, dove pochi anni prima il capitano Federico Caprilli aveva rivoluzionato il modo di cavalcare a livello mondiale, inventando il cosiddetto “Metodo naturale”, consistente in una tecnica che ottimizzava le prestazioni del cavallo assecondandone il naturale istinto e rendendo la monta spontanea e armoniosa.
In poco tempo, il giovane sottotenente divenne un abile cavaliere, tanto da essere invitato a partecipare a varie competizioni, tra cui il Concorso Ippico Internazionale di Torino, che si tenne dal 27 maggio al 4 giugno 1911. Nella gara disputata il 2 giugno si classificò al 1º posto in sella alla cavalla Laguna, vincendo la “Coppa del Re”. Nel 1912 vinse un'altra competizione a Tor Vergata, che gli valse l'ammirazione e l'amicizia del giovane Manfred von Richthofen, futuro asso dell'aviazione tedesca, che già si firmava Barone Rosso.
Chiamato dal generale Carlo Caneva, comandante del Corpo d'armata speciale incaricato di occupare la Tripolitania e la Cirenaica, partecipò per un breve periodo alla guerra italo-turca, prendendo parte agli scontri che portarono alla presa di Ain-Zara nel dicembre del 1911. Rimpatriato nei primi mesi del 1912, concluse il Corso Complementare di Cavalleria a Pinerolo e fu promosso tenente con anzianità 19 settembre 1912.
Un anno particolare: 1914 Come spesso accadeva in quegli anni, fu protagonista di un duello alla sciabola. La vertenza cavalleresca scaturì da uno scambio di frasi vivaci in Galleria a Milano con un altro ufficiale, il conte Gustavo Douglas-Scotti. Lo scontro ebbe luogo il 16 aprile 1914 nelle vicinanze di Trenno e dopo dodici assalti venne sospeso per le ferite subite dall'avversario. Al termine i duellanti si riconciliarono.
In ottobre si recò a Berlino, dove incontrò il barone Manfred von Richthofen all’hotel Adlon, all'epoca uno degli hotel più belli e lussuosi al mondo, a pochi passi dalla Porta di Magdeburgo. Dietro l’apparente visita di cortesia, non si può escludere che fosse stato incaricato di sondare gli umori dei tedeschi e raccogliere informazioni sull’andamento del conflitto, che da alcuni mesi insanguinava l'Europa.
Il 14 dicembre sposò la milanese Virginia Maltoni. Il matrimonio venne celebrato a San Marino, giacché la famiglia Augusti vantava sin dal 1711 il patriziato di quella Repubblica. Come regalo di nozze Giacomo Puccini gli donò un orologio da parete con dedica incisa sul retro: il tempo scandisca la sinfonia dell’amore.
Dalla cavalleria ai bombardieri (1915-1917) Richiamato in servizio effettivo ai Lancieri di Milano (7°), in quel periodo di stanza a Spilimbergo in Friuli, il 24 gennaio 1915 fu trasferito a Verona come comandante di uno squadrone dei Cavalleggeri di Padova (21°), che qualche settimana dopo lo scoppio delle ostilità contro l'Austria-Ungheria parteciparono all'occupazione della conca ampezzana e di Cortina d'Ampezzo. Il 21 settembre tornò nei ranghi dei Lancieri di Milano. Qualche giorno prima, il 9 settembre 1915 era nata la sua prima figlia, Laurentina Gabriella Warmonda.
Nel frattempo la guerra era diventata statica e di posizione; reticolati e mitragliatrici non lasciavano più spazio per la manovra e per l’impiego della cavalleria. All'inizio del 1916 anche il suo reggimento venne appiedato e inviato a dare il cambio agli esausti reparti di fanteria in trincea. Fece richiesta di trasferimento in una specialità di nuova formazione, i bombardieri. Il 20 maggio 1916 entrò nella Scuola di Susegana, caserma “Le Mandre”, dove frequentò il corso sino al 30 giugno seguente, riportando la classifica di “ottimo”. Anche in ragione di quel risultato, il 1º luglio gli venne affidato il comando di una batteria bombarde leggere 58B, con la quale prese parte alla Sesta battaglia dell'Isonzo, dove quelle bocche da fuoco, impiegate per la prima volta in massa, ebbero un ruolo determinante nell'esito vittorioso, che portò alla conquista di Gorizia. Il 10 agosto 1916 venne promosso capitano.
Durante la Settima battaglia dell'Isonzo, una granata cadde vicino alla sua postazione sulla quota 85 di Monfalcone, quella in cui il 6 agosto precedente era caduto Enrico Toti, MOVM alla memoria, ma per sua buona sorte non esplose.
Durante l'Undicesima battaglia dell'Isonzo, al comando della 184a batteria bombarde operò a Merna, pochi chilometri a sud di Gorizia, nella zona di competenza della 3ª Armata, meritò la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Di nuovo con i lancieri (1918) Il 17 aprile 1918 tornò in forza ai Lancieri di Milano (7°). Durante la Battaglia del Solstizio si rese protagonista dell'azione, passata alla storia come la carica di San Pietro Novello, vicino a Monastier di Treviso. Considerata una delle cariche di cavalleria più celebri, gli valse una grande notorietà, oltre alla Medaglia d'Argento al Valor Militare concessa sul campo.
L'azione venne citata dal generale Armando Diaz nel Bollettino del 21 giugno 1918 con le seguenti parole: Squadroni dei lancieri di Milano (7°) e di Vittorio Emanuele II (10°), intervenendo arditi e decisi nella lotta ad occidente di Zenson per arrestarvi il tentativo di sfondamento del nemico del giorno 19, hanno aggiunto nuove pagine alla storia gloriosa dei loro reggimenti e dell’arma di cavalleria.
Sempre al comando di uno squadrone dei lancieri di Milano, la mattina del 30 ottobre 1918 rimontò in sella e attraversò il Piave. Il 31 ottobre i Lancieri raggiunsero Oderzo e poi Tezze, passando con la III Brigata di Cavalleria in riserva del Comando del Corpo di Cavalleria. Il 3 novembre ricevettero l’ordine di puntare su Palmanova e Gradisca. Il 4 novembre nella zona di Mortegliano, sbaragliate le retroguardie avversarie, catturarono un’intera brigata austriaca. Alle ore 15:00 raggiunsero gli abitati di Cervignano e Aquileia, paralizzando l’intenso movimento ferroviario nemico. Fu quella la loro ultima azione di guerra.
In Libia (1919-1920) Forse su suggerimento del fratello maggiore, Umberto, che in Libia aveva guadagnato tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare, passò a domanda nel Regio Corpo delle Truppe Coloniali e il 4 aprile 1919 si imbarcò a Siracusa con destinazione Bengasi, in Cirenaica, dove fu posto al comando del 2º Squadrone Savari. Il 14 settembre si imbarcò con uomini e cavalli a Bengasi, sbarcando lo stesso giorno a Tripoli. Rimase in servizio in Tripolitania sino all’agosto 1920, senza trovare quelle occasioni per dimostrare ancora una volta il suo valore e meritare un’altra medaglia. Il primo dopoguerra (1920-1935) Uno dei motivi del rientro in Italia fu la condizione di salute della moglie, che, forse come strascico della “febbre spagnola”, si aggravò nei mesi seguenti e si spense il 17 gennaio 1921. Non potendo occuparsi a tempo pieno della figlia, con dispensa regia, poiché aveva solo 5 anni, la affidò all’Educandato della Santissima Annunziata a Poggio Imperiale (Firenze), una struttura per la formazione etica e culturale delle ragazze dell’alta società.
Poiché il reggimento Lancieri di Milano era stato sciolto da alcuni mesi, entrò in forza ai Lancieri di Aosta (6°) di stanza a Ferrara, in qualità di aiutante maggiore in seconda sino al dicembre 1920, poi dal 1º gennaio 1921 come ufficiale addetto all’assistenza morale del Reggimento e, infine, dal 1º gennaio 1923 come comandante di uno squadrone. A Ferrara rimase sino al settembre 1925, stringendo una duratura amicizia con Italo Balbo.
Da metà settembre del 1925 fu ufficiale a disposizione del generale comandante la Divisione Militare di Ravenna. Rimase in quel ruolo sino al 30 gennaio 1926, allorché fece ingresso alle Scuole Centrali Militari di Civitavecchia per svolgere un corso annuale d’istruzione rivolto ai capitani anziani di cavalleria.
Il 5 dicembre 1926 fu promosso al grado di maggiore con anzianità 8 luglio 1926 e, contestualmente, fu trasferito al Genova Cavalleria (4°).