Un viaggetto nella Luna è un racconto satirico e fantascientifico attribuito a Bartolomeo Veratti, giurista, giornalista, filologo e storico della matematica, pubblicato nel 1836 senza indicazione dell'autore.
Ispirato alle false "meravigliose scoperte" attribuite a John Herschel nella Great Moon Hoax, è annoverato tra i precursori della fantascienza italiana.
Storia editoriale La pubblicazione si inserisce nella fortuna europea della Great Moon Hoax, una serie di sei articoli apparsi nel 1835 sul New York Sun che attribuivano falsamente a John Herschel la scoperta di esseri viventi sulla Luna. La notizia ebbe ampia diffusione in Europa e anche in Italia diede origine a libretti, illustrazioni e stampe dedicate alle presunte scoperte lunari.
Negli anni in cui uscì l'opuscolo, Veratti era tra i principali redattori della Voce della Verità, periodico modenese legittimista. Tra il 1833 e il 1836 intrattenne inoltre con Monaldo Leopardi una corrispondenza incentrata soprattutto sulla stampa periodica, sugli articoli da pubblicare e sui libri da recensire.
Un viaggetto nella Luna uscì a Modena nel 1836 presso la Tipografia Camerale, in un opuscolo di 19 pagine intitolato Un viaggetto nella Luna di N. N. accademico tassoniano. Il frontespizio reca soltanto l'indicazione "N. N.". Nella pagina finale l'Accademia Tassoniana di Modena autorizza l'autore a usare nella stampa il titolo di "Accademico Tassoniano".
Nel 1998 l'Editrice Sevagram di Torino ne pubblicò una ristampa anastatica.
Trama Il narratore riceve la visita di un amico che gli chiede se sia possibile che la Luna sia abitata. I due discutono della possibilità di esseri razionali su altri mondi e delle "meravigliose scoperte" attribuite a John Herschel, che rileggono e commentano con ironia. Dopo la partenza dell'amico, il narratore legge alcune poesie romantiche e si addormenta: il viaggio sulla Luna avviene in sogno.
Nel sogno sale su una collina e, mentre osserva il paesaggio, una forza sconosciuta lo solleva dalla Terra. Mentre sale vede il globo terrestre rimpicciolire, finché raggiunge il punto in cui l'attrazione terrestre e quella lunare si equilibrano. Un leggero soffio rompe l'equilibrio e lo fa precipitare verso la Luna. Poco prima di schiantarsi contro le formazioni rocciose lunari viene afferrato da un robusto essere alato, che lo depone al suolo.
Attorno a lui si radunano altri esseri alati, alcuni in volo e altri a terra, che parlano francese. Il narratore ironizza sull'idea che la diffusione del francese tra le nazioni civili dipenda da una "influenza lunare". Gli abitanti della Luna si nutrono di frutta e del latte di animali unicorni, non hanno bisogno di strade perché possono volare e abitano in costruzioni simili a cesti collocate fra i rami di alberi altissimi.
Due abitanti lunari lo accompagnano poi a vedere le "rarità" del loro mondo. Il narratore osserva isole cristallizzate, conchiglie enormi e un gigantesco papavero, già descritti nella relazione sulle presunte scoperte lunari. Osserva anche l'emisfero della Luna non visibile dalla Terra, dove tutti gli oggetti appaiono nelle diverse gradazioni del giallo e vivono animali di molte specie; i lunicoli gli pongono numerose domande sugli usi terrestri.
Desideroso di verificare quanto Ariosto racconta della Luna, il narratore chiede a un vecchio alato dove finiscano le cose perdute sulla Terra. Il vecchio lo conduce in una valle e poi, attraverso una profonda voragine, fino a un grande vuoto all'interno della Luna, dove il narratore trova ciò che Ariosto attribuisce al viaggio di Astolfo. Fra le cose perdute vi sono innumerevoli ampolle contenenti il senno che gli uomini smarriscono sulla Terra.
Il vecchio mostra al narratore varie ampolle e infine gliene consegna una non del tutto piena, spiegandogli che contiene il senno che ha perduto. Gli offre quindi la possibilità di riprenderlo; il narratore apre l'ampolla, ma proprio in quel momento il rumore di un garzone di stamperia che gli porta alcune stampe da rivedere interrompe il sogno.
Critica Nel quadro della moda lunare seguita alla Great Moon Hoax, Riccardo Valla considera comiche, satiriche o metaforiche le descrizioni della Luna e dei suoi abitanti di questa fase e osserva che narrazioni più realistiche compaiono soltanto con la generazione successiva; Paolo Bertetti riprende questa distinzione.
Il Politecnico di Torino include l'opera nel percorso sulla "Protofantascienza". La bibliografia La fantascienza italiana: 60 anni di Urania, curata da Riccardo Valla per le Biblioteche civiche torinesi in collaborazione con il MUFANT, la elenca nella sezione "I precursori italiani a partire dal XIX secolo".
Edizioni
Note
Bibliografia
Voci correlate Abitabilità planetaria Great Moon Hoax Luna nella fantascienza Pluralità dei mondi Storia della fantascienza italiana Viaggio immaginario
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