La repubblica delle api è una breve opera utopica di Giovanni Bonifacio, pubblicata nel 1627. Dedicata a Urbano VIII, descrive un governo democratico le cui leggi si ispirano al governo delle api descritto da Virgilio.
Storia editoriale L'opera uscì a Rovigo nel 1627 presso Daniel Bissuccio con il titolo La repubblica delle api. Con la quale si dimostra il modo di ben formare un nuovo governo democratico. Nel 2009 il testo risultava non più ristampato dal 1628.
Trama Durante il regno di Enrico del Portogallo, alcuni capitani e marinai inviati anni prima da Giovanni III alla scoperta di nuove terre raccontano di aver trovato nell'Atlantico una grande isola abitata da una popolazione priva di principe, leggi e conoscenze. Gli abitanti venerano il Sole e la Luna, conducono una vita semplice e convivono con numerose api.
Il re affida a quattro consiglieri il compito di dare alla popolazione un ordinamento religioso, civile e politico. I quattro propongono una repubblica popolare e democratica e, dopo aver scartato i modelli politici antichi e moderni presi in esame, scelgono di seguire i precetti attribuiti a Virgilio nel quarto libro delle Georgiche.
Il governo delle api diventa il modello della nuova repubblica, che da esse prende il nome. I consiglieri formulano cento leggi, corredate da passi virgiliani, per regolare la fondazione della città e la vita della comunità. Dopo le prime norme sulla costruzione e sull'ordinamento urbano, le leggi sono divise in quattro capi dedicati ai costumi, agli studi e alle arti, al popolo e alla milizia.
Al termine delle cento leggi, il re manda sull'isola uomini esperti e saggi perché costruiscano la città e organizzino la repubblica secondo le norme stabilite, guidando gli abitanti verso una vita religiosa e civile. Il testo si conclude affermando che il progetto venne realizzato.
Accoglienza e critica Nel Dizionario biografico degli italiani Gino Benzoni definisce La repubblica delle api un "semplice scherzo, scritto senza impegno" e osserva che, nonostante la brevità, vi persistono la pedanteria di Bonifacio e la mancanza di un vivace moto fantastico.
Márton Róth colloca l'opera tra le utopie della Controriforma e osserva che le leggi rispecchiano i principi della Chiesa cattolica. Come fonte diretta indica il quarto libro delle Georgiche di Virgilio, non la Città felice di Francesco Patrizi: Bonifacio ne segue lo schema e accompagna i vari argomenti con citazioni virgiliane. Róth osserva inoltre che Bonifacio, nella dedica a Urbano VIII, paragona la Chiesa cattolica alla Repubblica delle Api.
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Voci correlate Apicoltura Costituzione Storia della fantascienza italiana Utopia
Categoria:Racconti utopici Categoria:Racconti di autori italiani