Una donna con tre anime è un romanzo futurista di Rosa Rosà (Edith von Haynau), scritto nel 1917 e pubblicato nel 1918. Le tre improvvise trasformazioni di Giorgina Rossi anticipano possibili cambiamenti nella vita e nel ruolo delle donne; il tema si inserisce nel dibattito futurista sulla condizione femminile, mentre la vicenda presenta elementi del fantastico e della fantascienza. È stato inoltre definito un primo esempio di fantascienza femminista.

Storia editoriale Una donna con tre anime fu scritto nel 1917 e uscì l'anno seguente a Milano presso lo Studio Editoriale Lombardo, insieme alle novelle La sarabanda e L'infermiere. La stampa futurista gli riservò poca attenzione e le recensioni dell'epoca sono rare; nel 1919 Facchi lo pubblicò nella raccolta Non c'è che te! Una donna con tre anime e altre novelle.

Nel 1981 Claudia Salaris curò per le Edizioni delle donne una nuova edizione, con una scelta di articoli, novelle e illustrazioni di Rosà. Nel 2011 Lucia Re e Dominic Siracusa pubblicarono in California Italian Studies la prima traduzione inglese del romanzo, mentre nel 2018 Papero ne pubblicò un'edizione per il centenario.

Trama Giorgina Rossi è una giovane casalinga che conduce una vita monotona, occupandosi della casa e del marito, un commesso viaggiatore. Poco prima che Maria, figlia dell'uomo nata da una precedente relazione, venga a vivere con loro, Giorgina comincia a comportarsi in modo insolito.

Durante la prima trasformazione Giorgina esce da sola, si veste con particolare cura, entra in un ristorante, flirta con uno sconosciuto e finisce in una bisca. La seconda avviene al mercato: davanti alla folla improvvisa un discorso avveniristico e pseudoscientifico, poi ripreso dai giornali. La terza si manifesta mentre scrive al marito, quando la lettera passa dalle faccende quotidiane a una prosa lirica e cosmica. Dopo ogni episodio Giorgina torna alla vita di sempre.

Intanto il professor Ipsilon indaga su un incidente avvenuto durante una notte di tempesta. Un fulmine ha disperso alcuni elementi radioattivi sui quali stava lavorando; subito dopo, lo scienziato è invecchiato all'improvviso e gli organismi presenti nel laboratorio sono cresciuti in modo anomalo. Ipsilon e i colleghi Igreca e Ix attribuiscono questi fenomeni a un'accelerazione del tempo; Ipsilon incarica quindi un investigatore di ritrovare la materia dispersa.

La notizia del discorso di Giorgina al mercato attira l'attenzione di Ipsilon, che la osserva e riconduce le sue trasformazioni allo stesso incidente: un secondo fulmine avrebbe portato fino alla casa della donna frammenti del tempo futuro. Per lo scienziato, le tre "anime" anticipano altrettanti aspetti della vita futura della donna. Gli scienziati sottopongono Giorgina a una scarica elettrica per liberarla dai frammenti del futuro. Dopo trentasei ore senza nuovi episodi considerano il trattamento riuscito e decidono di avvertire le autorità, temendo che fenomeni analoghi possano ripetersi.

Personaggi Giorgina Rossi Casalinga di ventisei anni e protagonista del romanzo, vive le tre trasformazioni che danno il titolo all'opera. Professor Ipsilon Scienziato che studia gli elementi radioattivi dispersi durante la tempesta e riconduce a essi le trasformazioni di Giorgina. Igreca e Ix Colleghi di Ipsilon, coinvolti nell'indagine sugli effetti dell'incidente.

Accoglienza e critica Re collega la struttura del romanzo alla scrittura futurista per il ritmo rapido e sintetico: Rosà rinuncia alle parole in libertà e lavora invece sul tempo e sullo spazio della narrazione. Considera inoltre l'opera soprattutto fantastica, pur riconoscendovi elementi di fantascienza, perché la vicenda resta ancorata alla realtà. Pernice la colloca invece nella fantascienza: Ipsilon dà una spiegazione razionale delle trasformazioni e la vicenda ruota attorno a scienziati, radioattività e tempi che si sovrappongono, senza lasciare l'incertezza tipica del fantastico.

Il rapporto con l'utopia e l'ucronia ha dato luogo a letture diverse. Rodeschini interpreta il futuro che irrompe nella vita di Giorgina come un'ucronia proiettata direttamente nel presente: il cambiamento non avviene in un mondo alternativo, ma in un presente ancora aperto a sviluppi diversi. Pernice esclude invece che il romanzo sia propriamente un'utopia o un'ucronia, perché non descrive una società alternativa; riconosce tuttavia elementi utopici nella rappresentazione del futuro della donna.

Il futuro entra nel presente attraverso le trasformazioni di Giorgina, che Proietti collega a motivi futuristi come l'elettricità, la città e il cosmo. La studiosa interpreta anche il ritorno finale alla vita domestica come un rinvio del cambiamento, non come la sua conclusione. Rodeschini insiste soprattutto sul passaggio dalla casa allo spazio urbano: le trasformazioni portano Giorgina fuori da una vita limitata alla casa e al matrimonio e le permettono di sperimentare modi diversi di vivere il proprio corpo, la città e le relazioni affettive. Per Re, le tre "anime" non sono tappe successive di un'evoluzione, ma aspetti diversi dell'identità e delle possibilità espressive della protagonista. Hanstein nota inoltre la presenza di esoterismo, medianità e telepatia e interpreta le trasformazioni come modelli femminili nuovi, opposti al ruolo tradizionale della donna nella società borghese.

Le letture divergono soprattutto sul significato delle trasformazioni di Giorgina per la condizione femminile. Re definisce il romanzo una "parabola femminista" con venature satiriche, ne sottolinea il tono spesso comico e vede nel comportamento degli scienziati e nel trattamento imposto a Giorgina una critica ai pregiudizi patriarcali della scienza. Hanstein lo considera a sua volta un primo esempio di fantascienza femminista e una critica alla società borghese e al ruolo tradizionale della donna. Rodeschini legge invece il cambiamento di Giorgina soprattutto come una trasformazione individuale: l'uscita dai ruoli legati alla famiglia e al matrimonio non nasce da una lotta politica collettiva, ma dalla possibilità per la donna di assumere gli stessi spazi di libertà riconosciuti agli uomini. Pernice si discosta dalle letture femministe del romanzo: Giorgina non rivendica diritti e l'opera non affronta la condizione delle classi subalterne; pur riconoscendone il carattere antiborghese, non la ritiene quindi né femminista né emancipazionista. Proietti ritiene invece che Rosà dia già per acquisiti gli stessi diritti politici, sociali e sessuali per uomini e donne e che, proprio per questo, vada oltre il femminismo inteso come rivendicazione.

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