Gli Argonauti () furono un mitologico gruppo di circa 50 eroi che, sotto la guida di Giasone, diede vita a una delle più note e affascinanti narrazioni della mitologia greca: l'avventuroso viaggio a bordo della nave Argo, che li condurrà nelle ostili terre della Colchide alla riconquista del vello d'oro.Pindaro, Pitica IV, versi 193-246.
Gli eroi erano accorsi alla chiamata degli araldi inviati in tutta la Grecia per organizzare la spedizione che Pelia, re di Iolco, aveva imposto a Giasone, figlio di suo fratello Esone.
Pelia, infatti, era diventato re di Iolco dopo avere usurpato il trono a suo fratello Esone, legittimo erede al trono, da lui fatto imprigionare insieme al resto della famiglia. Giasone accettò l'insidiosa richiesta alla sola condizione che, in caso di successo, Pelia avrebbe liberato i suoi cari.
Il mito
Il vello d'oro Un tempo, a causa di un oracolo ingannevole, Atamante l'Eolio, re di Beozia, era stato in procinto di sacrificare Frisso, il figlio avuto da Nefele. In lacrime, avrebbe adempiuto ciecamente al verdetto oracolare se non fosse apparso Eracle a distoglierlo dal gesto, convincendolo dell'avversione che suo padre Zeus provava per i sacrifici umani.Robert Graves, I miti greci, pp. 202-203. In seguito Ermes, per ordine di Era o di Zeus, inviò dal cielo Crisomallo, un ariete alato dal vello interamente d'oro. L'animale magico, giunto al cospetto di Frisso, iniziò a parlargli, ordinandogli di montargli in groppa. Il ragazzo accettò l'invito e volò in questo modo verso la Colchide dove, una volta giunto, sacrificò l'animale.Pausania, Libro I, verso 44. Il vello d'oro rimase intatto e fu tenuto in conto come un grande tesoro dagli abitanti del luogo.Anna Maria Carassiti, Dizionario di mitologia classica, p. 128.
Gli Oracoli di Pelia Il primo oracolo Pelia, figlio naturale di Poseidone, divenne re alla morte di suo padre adottivo Creteo, nonostante il legittimo erede fosse suo fratello Esone.Valerio Flacco, Le Argonautiche, libro I, versi 22-25. Avvisato da un oracolo che un discendente di Eolo lo avrebbe ucciso, fece sterminare chiunque avesse un rapporto di discendenza con il dio dei venti: tutti tranne Esone, che nel frattempo aveva avuto un figlio di nome Giasone. Il bambino fu segretamente trasportato fuori dal palazzo e affidato al centauro Chirone, che lo allevò.
Il secondo oracolo
Un altro oracolo mise in guardia Pelia dall'incontro con un giovane che avesse ai piedi un solo calzare.Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 9-11. Tempo dopo gli capitò infatti di incontrare su una spiaggia un giovane, alto e armato di due lance, con un solo piede calzato: si trattava proprio di Giasone, che aveva perso un sandalo aiutando pietosamente una vecchina a guadare le acque fangose del fiume Anauro. Sotto le vesti di quella povera vecchia che, fino all'arrivo di Giasone, aveva inutilmente chiesto aiuto ai viandanti, si nascondeva in realtà una teofania di Era; la moglie di Zeus, continuamente trascurata da Pelia, fu a lui sempre avversa.
Alla vista di quel giovane il re lo interrogò chiedendogli quale fosse il suo nome e chi fosse suo padre e il giovane gli rispose con franchezza; al che il sovrano gli chiese come si sarebbe comportato se un oracolo gli avesse predetto che un proprio concittadino stesse per ucciderlo. Giasone, ispirato da Era, rispose che avrebbe inviato quell'uomo nella Colchide, alla ricerca del vello d'oro.Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro I, 9, 16.
Ma quando riconobbe nel suo interlocutore l'usurpatore, Giasone gli chiese di restituirgli il trono; il re gli rispose ponendogli una condizione: prima avrebbe dovuto salvare il regno da una maledizione.
L'incarico Pelia gli narrò così di essere tormentato dall'ombra di Frisso, fuggito tempo addietro da Orcomeno e a cui mai era stata data degna sepoltura.Igino, Favole, 12. Pelia aggiunse che, secondo un oracolo, la loro terra sarebbe rimasta sempre povera fino a quando non fosse stato riportato in patria il vello d'oro, custode dell'anima di Frisso. Promise a Giasone che, se questi avesse accettato l'incarico, gli avrebbe restituito il trono non appena l'eroe fosse ritornato con il vello.
Giasone inviò araldi in tutte le terre dell'Ellade a chiedere aiuto,Valerio Flacco, Le Argonautiche, libro I, versi 91-99. ma poi, indeciso sul da farsi, si rivolse all'oracolo di Castalia, che gli suggerì di partire al più presto con una nave.Pindaro, Pitica IV, versi 290-292 La nave fu costruita e la stessa Atena ne ornò la prua con una polena apotropaica.
Partecipanti
Molte sono le liste tramandate degli eroi che presero parte all'impresa. Nelle fonti più autorevoli troviamo:Robert Graves, I miti greci, pp. 535-536.
Acasto, figlio di Pelia Admeto, principe di Fere Anceo il Grande di Tegea, figlio di Posidone Anceo il piccolo, il Lelego di Samo Anfirao, il veggente argivo Argo di Tespi, costruttore della nave Argo Ascalafo di Orcomeno, figlio di Ares Asterio, figlio di Comete, un Pelopide Atalanta di Calidone, vergine cacciatrice Attore, figlio di Ippaso, da Pellene Augia, figlio di re Forbante dell'Elide Bute, di Atene, apicoltore Calaide, l'alato figlio di Borea Canto l'Eubeo Castore, lottatore spartano, uno dei Dioscuri Cefeo, figlio dell'Arcade Aleo, Ceneo il Lapita, che un tempo fu donna Corono il Lapita, di Girtone in Tessaglia Echione, figlio di Ermes, l'araldo Eracle di Tirinto Ergino di Mileto Eufemo di Tenaro, il lottatore Eurialo, figlio di Mecisteo, uno degli Epigoni Euridamante il Dolopio, del lago Siniade Falero, l'arciere Ateniese Fano, il figlio cretese di Dioniso Giasone, il capo della spedizione Idas, figlio di Afareo di Messene Idmone l'Argivo, figlio di Apollo Ificle, figlio di Testio l'Etolo Ifito, fratello di re Euristeo di Micene Ila il Driope, scudiero di Eracle Laerte, figlio di Acrisio l'Argivo, futuro padre di Odisseo (Ulisse) Linceo, fratello di Idas Melampo di Pilo, figlio di Amitaone Meleagro il Calidone Mopso il Lapita Nauplio l'Argivo, figlio di Posidone, famoso navigatore e padre di Palamede Oileo il Locrese, futuro padre di Aiace d'Oileo Orfeo, il poeta Tracio Palemone, figlio di Efesto, un Etolo Peante, figlio di Taumaco il Magnesio Peleo il Mirmidone, padre di Achille Peneleo, figlio di Ippalcimo, il Beota Periclimeno di Pilo, figlio di Neleo Piritoo, Re dei Lapiti, figlio di Issione, Polluce, pugile spartano, uno dei Dioscuri Polifemo, figlio di Elato, l'Arcade Stafilo, fratello di Fano Telamone, fratello di Peleo, futuro padre di Aiace Telamonio Teseo, figlio del re Egeo l'ateniese Tifi il timoniere, di Sife in Beozia Zete, fratello di Calaide
Giasone desiderava portare con sé uno dei figli di Pelia, onde evitare che il re indirizzasse le sue maledizioni sul viaggio della nave Argo. Per questo Giasone si recò a reclutare il prode Acasto, uno dei figli del re; ma fu lo stesso Acasto, desideroso di partire per l'avventura, a proporsi a Giasone, andandogli incontro e salutandolo come "fratello".Valerio Flacco, Le Argonautiche, libro I, versi 149-183. Tra i due, in effetti, esisteva una stretta parentela.
Altri partecipantiIl numero dei partecipanti viene riportato in 45, 51 o 55, a seconda delle fonti. Si veda: Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, p. 72. Apollonio Rodio Le Argonautiche aggiungono altri personaggi alla spedizione: Anfidamante Areio Clizio Erito Eulide Eurobote Fleias Laocoonte Leodoco Menezio Talao
Pseudo-Apollodoro Autolico Ialmeno Leito, figlio di Alettore Poias
Argonautiche orfiche Attoride Eneio Erito Etalide, altro nome di Echione Euritone Laodoco
IginoIgino, Favole, 14. Nelle favole ritroviamo: Agriamone, figlia di Perseone Deucalione Filottete Foco Neleo Priaso, figlio di Ceneo Teseo
Il viaggio La partenza A comando della spedizione fu inizialmente proposto Eracle, in virtù della sua fama, ma il semidio rifiutò e propose la candidatura di Giasone che, benché giovane e inesperto, aveva organizzato il viaggio.Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 340-370. Appena la nave ebbe preso il largo, gli Argonauti sacrificarono due buoi ad Apollo, per propiziarsi il viaggio. Mentre il fumo si alzava nel cielo gli Argonauti fecero festa; inebriati e resi violenti dal vino, gli eroi avrebbero sicuramente compromesso l'esito del viaggio, se non fosse intervenuto Orfeo che placò gli animi dei compagni con il dolce suono della sua lira.
L'isola di Lemno La prima isola che gli Argonauti incontrarono lungo il viaggio fu Lemno, abitata da sole donne; queste, abili guerriere, erano state vittime di una maledizione di Afrodite, che le aveva indotte a sterminare tutti i loro uomini. Appena avvistarono l'imbarcazione decisero di attaccarla, pensando che fosse una nave nemica.Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 633-637. Giasone decise allora di inviare come ambasciatore Echione che, con un bastone alla mano, riuscì a dissuaderle guadagnandosene l'ospitalità. Gli Argonauti furono quindi ben accolti dalle donne, che vollero giacere con loro per procreare una stirpe di eroi. Ipsipile offrì a Giasone il trono del piccolo regno, mentendogli sulle circostanze che avvolgevano la scomparsa degli uomini nell'isola, ma Giasone rifiutò, ricordandole lo scopo del suo viaggio, la conquista del vello d'oro.
Ergino, preso in giro dalle donne per la sua canizie, sfidò e vinse nei giochi Calaide e Zete, i due velocissimi figli di Borea, affermando poi che anche ai giovani crescono capelli grigi prima del tempo.Pindaro, Olimpiade, Libro IV, versi 19-27.
In quelle notti furono concepiti molti figli,Igino, Favole, 15. ma alla fine Eracle, stanco di restare solo a guardia alla nave, richiamò tutti gli Argonauti e li obbligò a riprendere il viaggio. Gli eroi partirono alla volta della Samotracia.
Re Cizico Ripreso il viaggio, gli Argonauti si trovarono ad affrontare il terribile passaggio attraverso l'Ellesponto, sapendo che il re troiano Laomedonte non permetteva il libero transito alle navi greche. Attesero quindi la notte per costeggiare lentamente la Tracia, avvicinarsi al mar di Marmara e sbarcare su una penisola chiamata Arto.
Il giovanissimo re dei Dolioni Cizico, figlio di Eneo, li accolse come eroi,Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 961-963.Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro I, 9, 18. invitandoli alla sua festa nuziale che si sarebbe celebrata di lì a poco. Nella notte gli Argonauti furono svegliati dall'attacco di giganti a sei braccia figli della terra, ma riuscirono ad avere la meglio.
Dopo avere consacrato la loro ancora ad Atena, partirono per il Bosforo, ma una tempesta li fece deviare e approdare su una buia spiaggia, dove furono assaliti da guerrieri bene armati. Gli Argonauti ancora una volta vinsero la battaglia, ma ben presto scoprirono chi erano i loro avversari: la sorte li aveva riportati sulla penisola di Arto contrapponendoli inconsapevolmente con i loro ospiti in uno scontro armato; e riconobbero tra gli altri i corpi senza vita dello stesso re e di Artace, il più noto dei suoi sudditi, grandissimo guerriero ed eroe.Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 1021-1036.
Nel dispiacere generale si celebrarono i riti funebri, durante i quali, all'improvviso, giunse un alcione che si poggiò sulla prua di Argo. Mopso, che aveva il dono di sapere interpretare i presagi, capì che quell'uccello era inviato da Gea, la dea della terra, quale segno della sua offesa per la sorte subita dai giganti a sei braccia, suoi figli.Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, versi 1084-1102. Gli eroi prima di riprendere il viaggio, eressero un simulacro della dea per placarne l'ira.
Sulle rive del fiume Chio