La tomba delle Bighe è una tomba etrusca a camera della necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, nel settore detto Secondi Archi. Fu trovata nel 1827 e le sue pitture sono datate intorno al 490 a.C.. Il nome le viene dalle bighe della corsa dei carri raffigurata nel fregio dei giochi funebri; per il primo dei suoi copisti fu detta anche tomba Stackelberg..Il nome va tenuto distinto da quello di altre due tombe. La tomba delle due Bighe di Tarquinia è la tomba Giustiniani, intitolata al cardinale camerlengo Giacomo Giustiniani dopo la riscoperta del 1840: fu Wolfgang Helbig a chiamarla così, per distinguerla dalla tomba delle Bighe, dove le bighe sono più di due. Anche la tomba Golini II di Orvieto, scoperta nel 1863, è detta delle Due Bighe.
La camera è decorata da due fregi sovrapposti, il maggiore con un banchetto e il minore con i giochi celebrati per il defunto: è il ciclo di competizioni sportive più lungo dell'arte etrusca.. La data la colloca al limite fra la fase tardo-arcaica, che Petra Amann fissa a Tarquinia fra il 530 e il 490 a.C., e l'età classica,. e le sue pitture sono fra le poche di quegli anni che risentono dell'influenza figurativa dei vasi attici arrivati in Etruria.. Secondo Mauro Cristofani il pittore ebbe una formazione ionica, e fu lui a dare al banchetto la forma che poi si ripete nelle altre tombe.. Le pitture furono staccate nel 1949 e sono nel Museo archeologico nazionale di Tarquinia; i colori si sono molto indeboliti, e parte dei dettagli è leggibile soltanto attraverso le copie ottocentesche..
Scoperta
A trovarla, nel 1827, insieme alla vicina tomba delle Iscrizioni, fu Vittorio Massi, che era maestro di casa presso il vescovo di Corneto, il cardinale Bonaventura Gazola.. Fu Massi a dare notizia delle due scoperte, e il vescovo cedette a Otto Magnus von Stackelberg e ad August Kestner il permesso di scavo che aveva ottenuto dal Governo Pontificio: i due, affiancati dall'architetto Joseph Thürmer, esplorarono le camere e ne individuarono altre dodici, fra cui la tomba del Barone.. Nello stesso anno ne trassero le prime copie, insieme a quelle delle tombe del Barone, delle Iscrizioni, del Mare e dei Leoni, con l'intenzione di pubblicarle in un volume di pregio che non uscì mai; i fogli rimasero all'Istituto archeologico germanico di Roma..
Sebbene fosse nota fin da allora, la tomba non ebbe mai una pubblicazione adeguata, e per tutto l'Ottocento fu conosciuta soprattutto attraverso le copie.
Le copie Dopo Stackelberg la tomba fu copiata da Henri Labrouste nel 1830 e da Carlo Ruspi nel 1835. L'incarico a Ruspi venne da Ludwig I di Baviera, che nell'autunno del 1834 visitò l'atelier romano del pittore e si fece accompagnare da lui a Tarquinia: in quell'occasione il re ribattezzò la tomba Marzi "Grotta del Re di Baviera", si accollò le spese dei restauri e delle porte da applicare alle tombe, e commissionò le copie delle camere accessibili, fra cui questa. Ruspi vi lavorò nell'agosto e nel settembre del 1835 e i facsimile partirono per Monaco il 22 luglio 1836. A segnalare Ruspi al sovrano era stato Martin von Wagner, suo agente a Roma, dove il pittore stava già eseguendo facsimile di pitture tarquiniesi per il Vaticano..
I pannelli vaticani, del 1837, restituiscono la parete di fondo e le due laterali, queste ultime divise in due ciascuna; della parete d'ingresso, mal conservata, Ruspi non trasse il lucido, e manca. Su richiesta esplicita del pontefice alcune figure furono censurate: le coppie maschili raffigurate in atto sessuale sotto le tribune, due corrette facendo sparire uno dei due e una soppressa del tutto, e per prudenza si rinunciò anche all'atleta nudo caduto in ginocchio durante la corsa. Ruspi introdusse inoltre integrazioni di fantasia all'estremità lacunosa della parete sinistra, distinte con il tratto lineare: tre atleti in corsa e, stando a una sua annotazione autografa sul cartone preparatorio, anche il discobolo che li segue..
Nel 1840 furono aperte al pianterreno dell'Alte Pinakothek alcune sale che accostavano ceramica dipinta, mosaici e lacerti di pittura parietale, destinate a illustrare il preludio della pittura occidentale, e le pareti vi furono rivestite di riproduzioni di tombe tarquiniesi, fra le quali questa. Il progetto decorativo fu di Leo von Klenze, che seguiva un'idea di Martin von Wagner: rendere esplicita la provenienza etrusca dei vasi esposti.. Le copie furono eseguite a encausto e con criteri squisitamente decorativi,. e i bozzetti ad acquerello che Klenze preparò attorno al 1838 mostrano scene di questa tomba.. I bombardamenti del 1943-1944 danneggiarono gravemente l'edificio..
Nell'autunno del 1900 prese avvio la campagna promossa da Wolfgang Helbig per conto di Carl Jacobsen: i facsimile furono eseguiti sia per la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen sia per Boston, e restano oltre ottanta fogli di lucidi distribuiti in tre serie. Helbig e Alessandro Morani confrontarono lo stato di conservazione delle pitture con quanto documentavano le copie di Stackelberg e di Ruspi.. Fu proprio lavorando a questa tomba che i due scoprirono quanta documentazione inedita fosse conservata all'Istituto archeologico germanico. A lavoro concluso, il 21 febbraio 1901, Helbig scrisse che la decorazione della tomba delle Bighe era il risultato più alto della pittura parietale etrusca a lui noto.
Il confronto fra i copisti mostra quanto la lettura dei dettagli sia dipesa da chi guardava. Nel fregio superiore della parete sinistra la figura che si infibula compare in Stackelberg e non in Ruspi; l'uomo che le sta accanto è un discobolo in Ruspi e regge una coppa sopra il capo in Stackelberg; e la phorbeia della suonatrice di flauto della parete destra, che nelle fotografie non lascia traccia, fu fatta dipingere da Helbig sul modello di altre tombe. Nell'archivio dell'Istituto archeologico germanico i lucidi in scala uno a uno di questa tomba, del Barone e del Triclinio, tutti di Ruspi, sono i più noti del fondo, e lungo i contorni delle figure conservano i fori praticati per ricavarne altre copie a spolvero..
Descrizione La camera e i due fregi La tomba è una camera ipogea e il soffitto imita il tetto di una casa. Il suo piano è dipinto a scacchi..
Le pareti portano due fregi sovrapposti, contrapposti per dimensione, per fondo e per soggetto: quello inferiore è più ampio e si stacca su fondo rosso, quello superiore è più stretto e sfrutta come fondo lo scialbo chiaro di preparazione. Al fregio maggiore è riservato il banchetto, al minore i giochi.
La fascia rilevata che ospita il fregio minore fu considerata da Michelangelo Cagiano de Azevedo un intervento posteriore alla decorazione: Alessandro Naso osserva che il giudizio non è stato più ripreso dagli studi successivi, e che si ritiene comunemente che la decorazione delle tombe etrusche fosse stesa in un'unica fase e in tempi brevi, con ripensamenti e correzioni delle singole figure..
Lo stile e il pittore Nella fase tardo-arcaica gli influssi greci sono a Tarquinia una costante, e per Petra Amann arrivano per due strade insieme: i modelli della pittura vascolare greca e la presenza sul posto di artigiani greco-ionici. Quanto ne viene, però, è sempre rielaborato in loco.
Nel primo quarto del V secolo a.C. la pittura parietale di Tarquinia attraversa una fase di ristagno, alla quale sfuggono soltanto le camere che risentono della ceramica attica giunta in Etruria in quegli anni: la tomba delle Bighe è fra queste.
Il maestro che vi lavorò ebbe una formazione ionica e a lui si deve, secondo Mauro Cristofani, la fissazione dell'iconografia del banchetto, che da allora prende il posto delle scene di giochi e di feste rituali diffuse in precedenza. La sua perizia si misura nel disegno dei corpi, accostabili a quelli delle ceramiche ateniesi della grande stagione delle prime figure rosse; il disegno preparatorio fu inciso a mano libera sulla calce, e i colori non vennero stesi puri ma mescolati, così da ottenere i mezzi toni..
La dipendenza dai modelli greci non è però uniforme sulle due fasce: le figure del fregio dei giochi sono state avvicinate alla ceramografia attica, mentre quelle del fregio maggiore sono state giudicate di fattura schiettamente etrusca..
Il banchetto I convitati sono distesi su klinai. Il banchetto è di soli uomini: fra le tombe con scene conviviali questa variante è la meno diffusa, e la tomba delle Bighe ne è l'esempio più noto..
Al centro del timpano della parete di fondo è dipinto un pilastro con un grande cratere, ai lati del quale stanno dei servi; in ciascun angolo del timpano un uomo è disteso a banchetto con una coppa, servito dagli inservienti. Sulla parete destra danzatori e suonatori accompagnano il convito; la parete sinistra, oggi gravemente danneggiata, ne recava in origine altri..
I giochi
Il fregio minore raccoglie le gare celebrate in occasione del funerale: la corsa delle bighe che dà il nome alla tomba, la lotta e il pugilato, il salto, l'equitazione, il lancio del disco e quello del giavellotto.
Sui lati brevi del fregio compaiono strutture su cui siedono degli spettatori, con altre figure e gruppi erotici raffigurati al di sotto. Sulla loro natura gli studi non concordano. Naso le legge come tribune lignee, e vi trova la conferma di allestimenti reali: una caratteristica esclusiva dei tumuli tarquiniesi è il vasto piazzale davanti alla camera sepolcrale, talvolta munito di gradini ricavati nel tufo, adatti a far sedere il pubblico delle cerimonie funebri.. R. Ross Holloway vi riconosce invece il padiglione del banchetto funebre: gli ospiti siedono sotto la tenda e guardano fuori verso le gare, e il piano rialzato su cui stanno lascia sotto di sé lo spazio per le figure accovacciate e distese.
Nel fregio si riconosce anche uno schema che ricorre in altre due tombe, quella dei Giocolieri a Tarquinia e quella della Scimmia a Chiusi: un giovane con dei dischetti, una danzatrice che regge sul capo un alto thymiaterion e un suonatore di doppio flauto, con due canestri. Della danzatrice, in questo punto lacunosa, sopravvive la sola parte inferiore, nella quale si era voluto riconoscere un Hermes Enagonios per via di due presunte alette ai piedi; nel 1923 André Piganiol riconobbe che si trattava dell'orlo di una tunica trasparente in movimento e richiamò la tomba della Scimmia, lettura ripresa da Jean-Paul Thuillier nel 1985 e tradotta in una ricostruzione grafica da Cornelia Weber-Lehmann. Le figure sono ordinate allo stesso modo qui e nella Scimmia, con la sola differenza del rapporto fra il giovane e i canestri, e Bruno d'Agostino ne deduce che la scena chiusina dipenda da una versione simile a questa, alterata da un fraintendimento. Nella tomba delle Bighe, a differenza delle altre due, il contesto è quello dei giochi pubblici..
Il distacco e la sistemazione museale Le pitture furono staccate dalle pareti nel 1949 e portate al Museo archeologico nazionale di Tarquinia. L'operazione riprendeva la tecnica dello strappo sperimentata nel 1863 sulla Tomba François di Vulci e fu condotta, con mezzi più raffinati, sulla tomba delle Bighe e su quella del Triclinio.. Nelle sale di Palazzo Vitelleschi i dipinti staccati e intelaiati sono stati rimontati in una ricostruzione della camera.
Note Note esplicative
Note bibliografiche
Bibliografia
Voci correlate Pittura etrusca Necropoli dei Monterozzi Tarquinia (città antica) Museo archeologico nazionale di Tarquinia
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