Piazza Torquato Tasso è una delle piazze del Quartiere 1, zona Oltrarno a Firenze.
In passato si chiamava piazza Gusciana. La denominazione attuale è in onore del poeta Torquato Tasso (1544-1595) e gli fu conferita nel gennaio del 1913, alcuni anni dopo la prima realizzazione della piazza tra il 1901 e il 1905 grazie all'apertura di un tratto delle mura che chiudevano la zona. Il nome di “Gusciana”, sopravvissuto più al lungo degli altri, è stato poi assegnato, nel 1998, a una strada contigua.
Vicende urbanistiche
L'area ha subito molteplici trasformazioni nel corso dei secoli.
Dal dodicesimo secolo Anticamente questa zona della città, a ridosso delle mura, era detta di Camaldoli, per la presenza di un monastero dell''ordine dei benedettini camaldolesi con annessa la chiesa di San Salvatore a Camaldoli. Abbandonano la città nel 1529 con l'assedio di Carlo V. Inizialmente Alessandro dei Medici vuole destinare il luogo alle monache dell'Ordine di Malta che hanno perso il loro convento nella vicina piazza della Calza. Dopo l'uccisione del duca per mano di Lorenzaccio, Cosimo I, che gli succede, abbatte parzialmente la chiesa e una grossa parte del monastero, insieme agli orti da cui sia i frati che i poveri abitanti del quartiere traggono provviste, per creare dei bastioni da utilizzare come protezione della città.. Lo spazio avrà nei secoli varie destinazioni. In questa zona si trovava la bottega di Bicci di Lorenzo.
Nel diciottesimo secolo Nella pianta di Firenze delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731 si identifica chiaramente la zona, chiusa dall'ultima cerchia di mura, con evidente il già citato monastero.
Nel diciannovesimo secolo In occasione della proclamazione di Firenze come capitale del Regno d'Italia, nel 1865, Giuseppe Poggi elabora un piano, successivamente conosciuto come il "Piano Poggi". Il progetto è approvato dal consiglio comunale nel 1866. Il piano prevede grosse modifiche in più zone della città. Con lo spostamento della capitale a Roma, nel 1871, non viene realizzato nella sua interezza ma porta comunque a modifiche che avevano ormai irrimediabilmente compromesso il tessuto urbano. Il piano prevede nella zona dell'attuale piazza, tra Porta Romana e Piazza Pier Vettori, una stretta fascia residenziale, che sfiori le colline di Bellosguardo e Monte Oliveto.
Con le premesse del Piano Poggi, si assisterà nel giro di pochi decenni, a una massiccia operazione di demolizione dei quartieri fiorentini che proseguirà anche successivamente allo spostamento della capitale, rimanendo vigente parte del Piano Poggi, seppure modificato. In Oltrarno le demolizioni riguardano i resti delle mura vicino al monastero di Camaldoli e alcune case nella via Gusciana per creare una nuova piazza.
Il 9 gennaio 1885, viene proposto al Consiglio Comunale della città dal Cavalier Landi di demolire una sezione delle mura urbane verso Camaldoli. La proposta viene avanzata con l'intento di portare una maggiore aerazione nel quartiere conosciuto per la sua fatiscenza e ridotta igiene. La preoccupazione deriva dalle affinità del quartiere di San Frediano con le zone centrali di Napoli colpiti recentemente dall'epidemia di colera.
Nella zona di Gusciana in cui viene a formarsi la nuova piazzetta, viene proposta una nuova barriera del dazio, che sarà poi denominata di Bellosguardo nel 1887. Il progetto di tale barriera viene affidato a Girolamo Passeri. L'Ufficio del Dazio, richiede oltre alla sostituzione delle mura con una doppia cancellata, un'ulteriore apertura. La terza barriera prevista è tra quella di Gusciana e Porta San Frediano, all'altezza di Torre San Rocco, per facilitare l'entrata nella città che risulta angusta passando per l'antica porta medievale di San Frediano.
Cominciano nuove demolizioni, che riguardano anche i muri che delimitano gli orti di Gusciana, lungo la via di Gusciana e quella delle Murina. Si ipotizza anche un perfezionamento del fronte settentrionale della vecchia via di Gusciana, tra quella di Camaldoli e del Leone, poiché diverrà sfondo della nuova barriera e margine Nord della nuova piazzetta. I lavori della nuova barriera del dazio saranno conclusi nel 1891.
Tra il 1888 e il 1892 il piano di 'riordino' del quartiere di San Frediano procede e si dilata nuovamente.
Il 16 febbraio 1888 un nuovo progetto di demolizione smantella le mura comprese tra la Porta San Frediano e la Torre di San Rocco, compreso il suo oratorio, che sarà però acquistato nel 1889 dal Comune dal Regio Demanio.
Nel 1889 si realizza una strada per un congiungimento tra piazza del Carmine e la nuova piazzetta della barriera di Bellosguardo, che ha preso il nome della scomparsa via Gusciana. In luglio, l'ingegnere Tito Gori presenta due ipotesi progettuali: la prima ipotesi è conforme al piano regolatore generale, mentre la seconda ha delle nuove varianti. La nuova via inizia presso il lato destro della Chiesa del Carmine, all'altezza di Piazza Piattellina e interseca diagonalmente via del Leone e della Chiesa, raggiungendo la barriera frontalmente. La seconda variante del progetto prevede un giardinetto triangolare al perimetro delle due vie precedentemente citate e della nuova via. Nel 1892 la Giunta comunale adotta un nuovo progetto viario. Iniziano le stime degli immobili che devono essere espropriati da via del Campuccio, via del Leone e via della Chiesa. Altri espropri verranno effettuati nei pressi della via lungo le mura di San Rocco.
Negli anni Novanta dell'Ottocento si riprende nuovamente in considerazione la proposta di demolizione delle mura fino a Porta Romana, sostituendole anche in questo nuovo tratto, con una doppia cancellata in ferro, come nuovo confine daziario. Il progetto prevede un viale interno, parallelo al Giardino Torrigiani, uno spazio tra le due cancellate con una corsia per i binari della tranvia, una doppia fila di alberi con percorso pedonale e il viale esterno. Contemporaneamente i Torrigiani decidono di cedere il settore sud del loro personale giardino (verso il Convento della Calza) per destinarlo alla creazione di un nuovo quartiere. Il progetto di Boffi, prevede villette residenziali destinate alla borghesia e viene affidato all'architetto Michelangelo Maiorfi che si occupa della lottizzazione privata personalmente. Essa è approvata il 28 aprile 1891 con una delibera della Giunta Comunale, ma con il decadere del progetto di demolizione delle mura che corrono lungo Viale Petrarca anche la lottizzazione viene ridotta ad un moncone viario, ortogonale a Via dei Serragli, con poche abitazioni.
I piani urbanistici adottati nel corso dell'800 dimostrano incertezza e disordine delle scelte politiche che portano alla distruzione di un antico settore storico dell'Oltrano fiorentino con finalità speculative e funzionalistiche..
Nel ventesimo secolo Il 26 febbraio 1912 nasce l'Unione Fiorentina per il Miglioramento e Risorgimento del Quartiere dell'Oltrarno, con presidente l'avvocato Vincenzo Pagani Nefetti. Come proseguimento degli interventi di riqualificazione ottocenteschi, si vuole risanare ulteriormente il quartiere di San Frediano, intervenendo sui problemi legati alle condizioni igieniche e all'alto tasso di criminalità. Nel simbolo dell'Unione, che ha uno scudo suddiviso nei quattro settori che simboleggiano i quartieri, il quarto che riguarda il quartiere dell'Oltrarno cita la dicitura latina Nondum floruit (Non ancora fiorì).
Si denuncia l'isolamento del quartiere rispetto alla zona del centro storico e alle nuove aree residenziali che stanno nascendo oltre i viali Aleardi e Petrarca. Si propone come soluzione la realizzazione di un nuovo ponte sull'Arno e l'eliminazione delle barriere del dazio che erano state ampliate nel 1911. Si punta soprattutto ad abbattere le cancellate erette lungo viale Aleardi presso Porta San Frediano, innalzate in seguito all'eliminazione del tratto murario e alla costruzione di nuovi palazzi considerati più decorosi. Il quartiere è descritto come una zona occupata da «abitazioni indecenti e asilo in gran parte di gente trista e svergognata»..
Giulio Piccini, in arte Jarro, in Firenze sotterranea scriveva già nel 1881:E ancora:
Le giustificazioni che stanno dietro al progetto di risanamento sono da ricercare nella volontà della borghesia del tempo di affermare il proprio prestigio. Lo scopo degli in realtà è l'eliminazione di una fetta ampia del sottoproletariato urbano, evitando così agitazioni e tumulti. L'operazione punta a far salire i prezzi degli immobili, allontanando di fatto gli abitanti storici del quartiere.
Nel 1912 la piazzetta che era stata denominata Gusciana prende il nome di piazza Torquato Tasso. Tra il 1912 e il 1913 si avviano gli espropri di alcuni vecchi stabili nel lato ovest di via del Leone.
L'ingegnere Giovanni Bellincioni, assessore ai lavori pubblici di Firenze, redige nel 1915 un nuovo piano urbanistico, che prende avvio da uno studio del degrado del quartiere condotto sulle statistiche comunali. Nel progetto sono presenti dei richiami al piano poggiano. Sono previsti un ampliamento verso nord della piazza e la scomparsa di via del Leone e via Camaldoli a favore della creazione di nuovi isolati. L'ingegnere Bellincioni ammette chiaramente che lo scopo dell'amministrazione di cui fa parte, non è quello di sviluppare una moderna edilizia, quanto quello di rendere il quartiere più adatto a famiglie di condizione sociale più elevata. Il piano accende un dibattito non tanto sui contenuti ma sui costi che comporta. Gli economisti si dividono, tra di loro, una parte vede nel progetto un'"apoteosi della patria", in vista di un'uscita vittoriosa dal conflitto mondiale, altri sono più cauti. Il piano entra in vigore solamente nel 1924, data la sospensione dei lavori tra il 1915 e il 1918. Alla fine della prima guerra mondiale, nell'attuale piazza Tasso, via di Camaldoli, via dell'Orto e via del Leone cominciano nuovi espropri che proseguiranno anche negli anni Venti e Trenta. Molte delle case hanno sul retro dei orti e giardini, con molto verde distrutto per ottenere i nuovi blocchi residenziali. Nel 1936 le demolizioni in vista di un allargamento della piazza sono quasi giunte al termine; saranno completate nel 1939.
Con la conclusione della seconda guerra mondiale nel 1945 le rovine rendono la piazza quasi inagibile. Gli scantinati sono aperti, divenuti dei ricoveri d'animali e depositi per l'immondizia. Nello stesso anno, il Comune indice un concorso per la riqualificazione della piazza per arrivare a un riassetto del quartiere, che non ottiene i risultati sperati..
La piazza disarticolata viene scelta come sistemazione per dei giardini pubblici completati nel 1952. Il Comitato per l'estetica cittadina interviene per restaurare gli immobili della zona..
Configurazione attuale Oggi la piazza è uno dei principali centri animati del quartiere: nel grande giardino sono presenti sia con una zona attrezzata con giochi per bambini, sia un campo di calcetto recintato e un piccolo campo da basket. Sulla piazza si affaccia il parcheggio di via Gusciana, già sede della rimessa delle carrozzelle dei fiaccherai fiorentini, oggi traslocata alla Cascine.
All'angolo con Via del Leone e Via della Chiesa, si trova un tabernacolo con un affresco del XIV secolo. Si tratta di un affresco della prima metà del XIV secolo. Fino agli inizi del XX secolo questo affresco era nascosto e praticamente sconosciuto. Restaurato per la prima volta nel 1908, è finalmente visibile. Chiamato «Della Madonna del morbo», si pensa sia stato realizzato come ringraziamento per la fine dell'epidemia di peste del 1348. In origine in Piazza Santo Spirito, è spostato nel XVIII secolo. È attribuito al Giottino o a Nardo di Cione. L'affresco è stato poi rimosso e restaurato nel 1958. Una copia fedele è collocata al posto dell'originale