Regio Patalis è un'espressione latina che significa «la regione di Patala», cioè l'area attorno all'antica città di Patala, situata alla foce del fiume Indo nel Sindh, in Pakistan. Gli storici di Alessandro Magno riportano che l'Indo si divideva in due rami presso la città di Patala, prima di sfociare nel mare, e l'isola così formata era chiamata Patalene, il distretto di Patala. Alessandro costruì un porto a Patala..
Sebbene Patala fosse ben nota a marinai e commercianti dell'antico Mediterraneo, nel Medioevo europeo i cartografi ne avevano perso l'ubicazione. La Regio Patalis comparve nelle mappe e nei globi della fine del XV e dell'inizio del XVI secolo in una varietà di localizzazioni sempre più errate, spostandosi progressivamente a est e a sud dell'India. Su alcune mappe arrivò perfino a essere rappresentata come un promontorio della Terra Australis.
La Regio Patalis nella letteratura classica Plinio il Vecchio (Gaio Plinio Secondo, 23-79 d.C.), riferendosi all'«isola di Patale, alla foce dell'Indo», scrisse nella Historia Naturalis: «Sempre in India [come ad Assuan in Egitto], a Patale, porto frequentatissimo, il sole sorge a destra e le ombre scendono verso sud».In eadem India Patalis, celeberrimo portu, sol dexter oritur, umbrae in meridiem cadunt; Plinio il Vecchio, Historia Naturalis, Libro II, cap. 12 e 75; citato in John Watson McCrindle, Ancient India as described in Classical Literature, being a Collection of Greek and Latin Texts relating to India, Westminster, Constable, 1901, p. 188.
Il geografo Strabone (ca. 64 a.C. - ca. 24 d.C.) affermava: «L'Indo, invece, sfocia nel mare meridionale con due bocche, stringendovi la regione chiamata Patalene, che rassomiglia al Delta egiziano».Strabone, Geografia, Libro XV, cap. 1.13, citato in McCrindle (1901), p. 19. E notava: «Poi, ormai in prossimità della Patalene, pongono la terra di Musikanos, quella di Sabos ovvero la Sindomana e, ancora, la terra di Portikanos e la regione fluviale dell'Indo occupata da altri, che Alessandro piegò tutti; infine la Patalene, che l'Indo forma dopo essersi diviso in due corsi. [...] Nella Patalene si trova l'importante città di Patala, dalla quale l'isola prende il nome».Strabone, Geografia, Libro XV, cap. 1.33; citato in McCrindle (1901), p. 40.
La mappa di Martin Waldseemüller del 1507 mostra Patala in questa posizione.Qui una versione ad alta risoluzione.
Alla fine del II secolo a.C., Agatarchide di Cnido documentò che mercanti provenienti da Patala, o come la chiamava lui Potana, si recavano sull'isola di Socotra per commerciare con i mercanti di Alessandria.Agatharchide di Cnido, On the Erythraean Sea, tradotto e commentato da Stanley M. Burstein (Londra, Hakluyt Society, 1989), p. 169. L'autore del II secolo d.C. Dionigi il Periegeta scrisse nella sua Orbis Descriptio: «Questo fiume [l'Indo] ha due foci e si infrange sull'isola racchiusa tra di esse, chiamata nella lingua dei nativi Patalene».Dionigi il Periegeta, Orbis Descriptio, vv. 1080-1165; citato in McCrindle (1901), p. 188. Oppure, come disse Prisciano nella sua popolare rielaborazione del Periegeta: «il fiume Indo [...] Patalene è cinta dalle sue acque divise».Indum... Dividua cujus Patalanae cingitur unda; Prisciano di Cesarea, Periegesis Prisciani (vv. 998-1000), in Habes candide lector in hoc opere Prisciani volumen maius, Venetiis, Boneto Locatello, 1496, p. 285.
Alcuni studiosi identificano Patala con Thatta, antica capitale del Sindh. Tuttavia, l'identità di Patala è molto dibattuta tra gli studiosi. Poiché «Regio» è latino per «regione», ci si potrebbe aspettare che anche «Patalis» sia di origine latina. In effetti, nell'antico latino patalis significava «dalle corna larghe», di solito usato in combinazione con bos, ossia bue, toro o buoi di qualsiasi tipo, traducibile quindi come «regione dei [tori dai] corni larghi».Thomas Morell, An Abridgement of Ainsworth's Dictionary, English and Latin, Camden Town, Londra: A. Wilson, 1817.
I depositi alluvionali hanno fatto cambiare il corso dell'Indo molte volte dai tempi di Alessandro Magno, e la localizzazione dell'antica Patala è oggetto di molte congetture. Ahmad Hasan Dani, direttore del Taxila Institute of Asian Civilisations di Islamabad, ha concluso: «Vi è stato un vano tentativo di identificare la città di Patala. Se "Patala" non viene considerato un nome proprio, ma indica semplicemente una città, si può correggere in "Pattana", cioè [in sanscrito] città o città portuale per eccellenza, termine che in epoche successive fu applicato a Thatta [antica capitale del Sindh], che si trova idealmente nella posizione descritta dagli storici greci».A. H. Dani e P. Bernard, Alexander and His Successors in Central Asia, in János Harmatta, B. N. Puri e G. F. Etemadi, History of civilizations of Central Asia (Parigi, UNESCO, 1994) Vol. II, p. 85. Herbert Wilhelmy ha sottolineato che l'insabbiamento aveva causato il cambiamento di corso dell'Indo molte volte nel corso dei secoli e che al tempo di Alessandro si biforcava nel sito di Bahmanabad, 75 chilometri a nord-est di Hyderabad, che John Watson McCrindle aveva considerato occupasse il sito dell'antica Patala: Herbert Wilhelmy, Verschollene Städte im Indusdelta, Geographische Zeitschrift, 56: 4 (1968): 258-63; McCrindle (1901): 19, 40, 124, 188; idem, The Invasion of India by Alexander the Great, Westminster, Constable, 1893, pp. 356-7.
Anche il geografo francese del XVIII secolo, Jean-Baptiste Bourguignon d'Anville, identificava Thatta con Patala: «Tatta non è solo una città, ma anche una provincia dell'India, secondo i viaggiatori moderni; questa città ha preso il posto dell'antica Patala o Pattala, che un tempo diede il nome al territorio compreso tra le foci dell'Indo».Jean Baptiste Bourguignon d'Anville, A Geographical Illustration of the Map of India, tradotto da William Herbert, Londra, 1759, p. 19; «Tatta est non seulement un ville, mais encore une province de l'Inde, selon les voyageurs modernes. La ville ainsi nommée a pris la place de l'ancienne Patala ou Pattala, qui donnoit autrefois le nom à terrain renfermé entre les bouches de l'Indus». Jean-Baptiste Bourguignon d'Anville, Eclaircissements géographiques sur la carte de l'Inde, Parigi, Imprimerie Royale, 1753, p. 39. D'Anville, Orbis Veteribus Notus. Questa opinione fu condivisa anche da Alexander Burnes, che risalì l'Indo in missione diplomatica nel 1831-32, e scrisse: «L'antichità di Tatta è indiscutibile. La Pattala dei Greci è stata cercata in questa posizione, e io credo, a ragione; qui l'Indo si divide in due grandi rami; e queste sono le parole dello storico: – "Vicino a Pattala, il fiume Indo si divide in due grandi rami" (Arriano, libro VI). Sia Robertson che Vincent sembrano aver condiviso l'opinione della sua identificazione con Tatta».Alexander Burnes, Travels into Bokhara: Containing the Narrative of a Voyage on the Indus, Londra, Murray, 1839, Vol. I, p. 27. William Robertson, An Historical Disquisition concerning Ancient India, Basilea, Tourneisen, 1792, pp. 20: «Patala (the modern Tatta)»; p. 40: «Pattala (now Tatta)». William Vincent, The Commerce and Navigation of the Ancients in the Indian Ocean, Londra, Cadell and Davies, 1807, p. 138. «Tatta, the Páttala of the ancients». Cfr. M. Nisard, Pomponius Méla, oeuvres complètes, Parigi, Dubochet et Le Chevalier, 1850, p. 656: «Cette région [Patalène], qui tirait son nom de Patala, sa principale ville, est comprise aujourd'hui dans ce qu'on appelle le Sindh y, qui avait autrefois pour capitale Tatta, ville de douze à quinze mille âmes, qui occupe l'emplacement de l'antique Patala».
Il motivo per cui Plinio menzionava Patala, o come la chiamava lui, Patale, era per indicare che essa, come altri luoghi menzionati nello stesso capitolo della sua Storia Naturale, in particolare Siene (Assuan, in Egitto), era situata sul o sotto il Tropico del Cancro, e che quindi lì, a mezz'estate, le ombre erano proiettate verso sud, dimostrando la rotondità della Terra. Plinio, scrivendo in latino, usava la forma Patale: secondo la convenzione, trattava Patala, per lui sostantivo di origine greca, come un sostantivo latino di terza declinazione con genitivo Patalis, come se il nominativo fosse Patale: di qui, Regio Patalis e non Regio Patalae.
Siene è collegata alla misurazione della circonferenza terrestre da parte di Eratostene di Cirene intorno al 240 a.C., sebbene il metodo tradizionalmente attribuito a Eratostene sia in realtà una semplificazione proposta da un altro autore, Cleomede, il quale invitava i lettori a immaginare di osservare l'angolo di un'ombra proiettata ad Alessandria il giorno del solstizio d'estate – ottantatré gradi – e a sottrarlo dai novanta gradi di incidenza solare a Siene nello stesso giorno, ricavando così l'angolo acuto – sette gradi – all'apice del segmento di circonferenza terrestre rappresentato dalla distanza nota tra Siene e Alessandria – 500 stadi – e poi moltiplicando tale distanza per il valore di quell'angolo e dividendolo per i 360 gradi dell'intera circonferenza terrestre: 250.000 stadi (invece dei 252.000 effettivamente misurati da Eratostene), cioè 39.690 km, con un margine d'errore inferiore all'un per cento.
La Regio Patalis nella cosmografia rinascimentale La mappa del mondo realizzata dal matematico e cosmografo francese Oronzio Fineo, pubblicata nel 1531, mostra un grande promontorio attaccato al continente della TERRA AVSTRALIS e che si estende a nord quasi fino al Tropico del Capricorno: questo promontorio è denominato REGIO PATALIS («Regione di Patala»).
La TERRA AVSTRALIS di Fineo, con la sua REGIO PATALIS, sembra essere stata ripresa dal globo del cosmografo tedesco Johann Schoener, realizzato a Norimberga nel 1523.Lucien Gallois, Les Géographes allemands de la Renaissance (Parigi, Leroux, 1890), p. 92; Franz von Wieser, Magalhães-Strasse und Austral-Continent auf den Globen Johannes Schöner (Innsbruck, 1881), p. 65. Su questo globo, il continente antartico, chiamato TERRA AVSTRALIS RECENTER INVENTA SED NONDUM PLENE COGNITA («Terra Australis, recentemente scoperta ma non ancora completamente conosciuta»), presenta anch'esso un grande promontorio con il nome di REGIO PATALIS.F. C. Wieder, Monumenta Cartographica (L'Aia, Martinus Nijhoff, 1925), Vol. I, pp. 1-4, The Globe of Johannes Schöner, 1523-1524, e Tavole 1-3.
Schoener sviluppò il suo globo a partire da quello creato da Martin Behaim a Norimberga nel 1492.George E. Nunn, The Columbus and Magellan Concepts of South American Geography (Glenside, Beans, 1932), pp. 45, 58. Sul globo di Behaim, India potalis è collocata a sud dell'Equatore, sulla penisola Hoch India (Alta India, o India Superior), ossia l'attuale Indocina, sul lato orientale del Sinus Magnus («Grande Golfo», cioè il Golfo di Thailandia).E. G. Ravenstein, Martin Behaim: His Life and His Globe, Londra, George Philip & Son, 1908, p. 95. Un'iscrizione sul globo di Behaim spiega che Hoch India (India Superior) si trovava così a sud che la Stella Polare non era più visibile: «perché questa terra si trova agli antipodi della nostra».daſs macht daſs deſſelb landt ligt recht fuſs gegen fuſs gegen unſer landt; Ravenstein (1908), p. 95.