Le proteste contro la guerra di Gaza si sono verificate in tutto il mondo per contrastare la guerra Israele-Hamas. Tali proteste si sono di volta in volta indirizzate su diverse tematiche legate al conflitto, tra cui la richiesta di un cessate il fuoco, la fine del blocco e dell'occupazione israeliana, il ritorno degli ostaggi israeliani, i crimini di guerra, la fine del sostegno degli Stati Uniti a Israele e la fornitura di aiuti umanitari a Gaza. Ad agosto 2025, la stima delle persone uccise dall'inizio della ritorsione israeliana (per la strage del 7 ottobre 2023) era oltre i .
Alcune delle proteste contro la guerra di Gaza sono degenerate in violenze, oppure in accuse di antisemitismo e/o antipalestinismo. In alcuni Paesi europei i manifestanti sono stati criminalizzati, come Francia, Germania, Regno Unito e Ungheria che hanno limitato la libertà di espressione politica filo-palestinese; mentre a Gaza sono stati giustiziati alcuni manifestanti anti-Hamas. Il conflitto ha anche scatenato grandi proteste presso le ambasciate israeliane e statunitensi in tutto il mondo.
Una ricerca dell'Armed Conflict Location and Event Data Project ha indicato che dal 7 ottobre al 31 ottobre 2024 si sono verificate almeno proteste pro-palestinesi e proteste filo-israeliane in tutto il mondo.
Israele Molti cittadini israeliani hanno partecipato a proteste pubbliche legate alla gestione delle trattative per gli ostaggi israeliani e alle responsabilità del governo israeliano. Gli attivisti ebrei israeliani contro la guerra sono stati spesso presi di mira da gruppi di estrema destra, mentre gli arabi israeliani hanno subito repressioni e restrizioni della libertà di parola, che hanno portato ad arresti per semplici post e like sui social media. Ebrei e israeliani all'estero hanno partecipato alle proteste sia sostenendo che protestando contro la risposta israeliana alla guerra.
Una manifestazione di solidarietà con gli ostaggi tenutasi a Tel Aviv il 14 ottobre 2023 ha criticato la gestione della guerra da parte del governo e ha chiesto le dimissioni del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il giorno successivo, il ministro delle comunicazioni Shlomo Karhi ha proposto un decreto d'urgenza che avrebbe consentito l'arresto di chi danneggiasse il "morale della nazione". Il 28 ottobre 2023, una folla di israeliani si è radunata al Netanya Academic College gridando "morte agli arabi" verso gli studenti palestinesi che vivevano nei dormitori del campus. Il 4 novembre si sono tenute delle proteste vicino alla residenza di Netanyahu.
A seguito di proteste contro la guerra scoppiate nel Triangolo e in Galilea, in cui la polizia israeliana ha represso i dimostranti a Umm al-Fahm, il commissario di polizia Kobi Shabtai ha minacciato di esiliare i manifestanti nella Striscia a bordo di autobus. A marzo, ci fu un'altra protesta in città, esortando Israele a "porre fine alla sua guerra criminale". L'8 novembre, la Corte suprema di Israele ha permesso alla polizia di vietare tutte le proteste contro la guerra e il giorno seguente l'ex parlamentare Mohammad Barakeh viene arrestato a Nazareth proprio per aver tentato di organizzare una protesta. In un'intervista sul Time, Barakeh ha descritto le repressioni israeliane sulla libertà di parola come fasciste. L'8 novembre il parlamento israeliano ha reso fuori legge il "consumo di materiale terroristico", venendo criticato da gruppi per i diritti civili in quanto invadeva "la sfera dei pensieri e delle convinzioni personali". Il 2 dicembre, un avvocato di Adalah ha affermato che le forze dell'ordine stavano usando la legge per sorvegliare e mettere a tacere gli oppositori, mentre la Association for Civil Rights in Israel ha dichiarato che questi fatti erano "senza precedenti nei paesi democratici".
Il 20 novembre, Kan 11 ha pubblicato e poi cancellato un video prodotto da una ONG privata che mostrava bambini israeliani evacuati dagli insediamenti di Gaza che cantavano "li elimineremo tutti e torneremo ad arare i nostri campi". Il 23 novembre, prima dello scambio di ostaggi previsto tra Hamas e Israele, il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che qualsiasi "espressione di gioia" legata al rilascio dei prigionieri palestinesi era "equivalente al sostegno al terrorismo", ordinando quindi di sopprimere qualsiasi tipo di festeggiamenti.
Il 25 novembre, altri manifestanti a Gerusalemme hanno chiesto nuovamente a Netanyahu di dimettersi, non essendo stato in grado di garantire l'incolumità degli israeliani che abitavano vicino al confine con Gaza. Il 29 novembre, la polizia ha arrestato degli attivisti durante una protesta alla Knesset contro il governo. Altre sei persone sono state arrestate il 2 dicembre mentre protestavano fuori dalla casa di Netanyahu a Cesarea. Un sospetto incendio doloso è stato segnalato in un campo di protesta a sostegno delle famiglie degli ostaggi detenuti a Gaza; le famiglie hanno subito molestie da parte dei sostenitori di destra di Netanyahu. Il 16 dicembre, i manifestanti avevano montato delle tende fuori dal Ministero della Difesa israeliano a Tel Aviv dichiarando che non se ne sarebbero andati finché il governo non avesse ripreso le trattative per il rilascio degli ostaggi. Anche ad Haifa due attivisti sono stati arrestati per aver protestato pacificamente contro la guerra.
Il 26 dicembre 2023, l'adolescente israeliano Tal Mitnick è stato condannato a 30 giorni di carcere per essersi opposto alla leva militare per la guerra, condannandola come "una campagna di vendetta... non solo contro Hamas, ma contro tutto il popolo palestinese". Questo commento è stato condiviso da Mesarvot, uno dei gruppi di sostegno per gli obiettori di coscienza alle IDF.
Nell'agosto 2025, una protesta nazionale definita “giornata di lotta” ha coinvolto tutto Israele, con manifestanti che chiedevano un accordo per il rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco. La protesta più grande si è svolta a Tel Aviv, con oltre partecipanti secondo gli organizzatori, molti dei quali esprimevano sfiducia nel governo Netanyahu.
Le lettere aperte Già nel settembre 2023, oltre 200 giovani israeliani avevano pubblicato una lettera aperta intitolata Youth Against Dictatorship (Giovani contro la dittatura), annunciando che si sarebbero rifiutati di prestare servizio.
Alcuni gruppi in Israele hanno espresso sostegno alla guerra. Decine di rabbini hanno firmato una lettera a Netanyahu e ad alti funzionari della difesa affermando che "anche quando il nemico si nasconde dietro uno scudo umano... non vi è alcuna preclusione halakhah o morale, né legale, al bombardamento del nemico dopo un preavviso sufficiente".
Un gruppo di 100 medici chiamato "Medici per i diritti dei soldati israeliani", ha firmato una dichiarazione sostenendo che Israele avesse un "legittimo diritto" di bombardare "covi del terrorismo e quartier generali di Hamas negli ospedali di Gaza". Ciò ha provocato una dura risposta da parte del capo ad interim dell'ufficio etico dell'Israel medical association, il dott. Tami Karni, che ha scritto che "i medici hanno giurato di curare, non di uccidere... I medici israeliani si rifiutano di essere trascinati nel declino cosciente e morale del nemico e continueranno ad agire di conseguenza". The White Robes (I camici bianchi), un'organizzazione che conta centinaia di membri, ha denunciato la lettera come un "opuscolo provocatorio di una minoranza estremista", affermando che "gli appelli alla distruzione e all'uccisione indiscriminate, anche se giustificati militarmente, non fanno parte del codice etico medico". I Physicians for Human Rights (Medici per i diritti umani) hanno pubblicato una lettera aperta firmata da 350 medici e personale medico, che condanna anche la suddetta richiesta.
Palestina Cisgiordania e Gerusalemme Est Il 12 ottobre 2023, Hamas ha invitato i palestinesi a protestare a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, incoraggiando le manifestazioni presso la moschea al-Aqsa. Ha anche richiesto proteste nei Paesi vicini e in tutto il mondo, esortando le comunità musulmane a mobilitarsi a sostegno di Gaza.
Dopo l'esplosione dell'ospedale arabo Al-Ahli, sono scoppiate proteste in Cisgiordania a sostegno di Gaza. Il 27 ottobre, centinaia di persone si sono radunate a Ramallah per sostenere Gaza, nonostante la paura per possibili repressioni violente da parte dei coloni israeliani. Il 1º novembre è stato osservato uno sciopero generale in Cisgiordania e a Gerusalemme Est in protesta agli attacchi israeliani a Gaza. Il 5 novembre, i manifestanti a Ramallah hanno protestato contro la visita del Segretario di Stato americano Antony Blinken in Cisgiordania, esponendo cartelli con la scritta "Blinken, il sangue è sulle tue mani". Il 17 novembre, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni sui manifestanti contro la guerra a Hebron.
L'11 dicembre 2023, i palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est hanno indetto uno sciopero generale per il cessate il fuoco nell'ambito di uno sciopero globale più ampio; l'azione ha portato anche alla chiusura di istituti scolastici ed edifici amministrativi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est. Attivisti palestinesi e organizzazioni di base hanno chiesto uno sciopero mondiale. L'appello all'azione, che ha acquisito slancio attraverso i social media, mirava a comprendere "tutti gli aspetti dell'esistenza pubblica".
Il 23 dicembre, il presepe di Natale a Betlemme rendeva onore ai defunti di Gaza. Il quartiere cristiano di Gerusalemme Est si univa in preghiera. I Boy Scout della Cisgiordania hanno esposto uno striscione in commemorazione delle vittime bambine della guerra durante le celebrazioni della vigilia di Natale. A capodanno, i manifestanti a Ramallah hanno esposto uno striscione con i nomi di migliaia di defunti di Gaza.
Il 3 gennaio 2024 c'è stato un altro sciopero generale in Cisgiordania e il 10 gennaio i manifestanti si sono riuniti in piazza Nelson Mandela a Ramallah per esprimere sostegno al caso giudiziario South Africa's genocide case against Israel, che accusava Israele di genocidio a Gaza presso la Corte internazionale di giustizia. Il 7 febbraio, i manifestanti si sono radunati presso la sede delle Nazioni Unite a Ramallah contro la sospensione degli aiuti.
Il 9 febbraio, palestinesi e israeliani che protestavano a sostegno di un cessate il fuoco sono stati attaccati dalla polizia in Cisgiordania. Il giorno seguente, la polizia israeliana ha disperso una protesta per la pace a Gaza a Gerico. I paramedici in Cisgiordania hanno protestato contro l'uccisione da parte di Israele di due operatori della Mezzaluna Rossa palestinese, morti nel tentativo di salvare Hind Rajab.
Nel marzo 2024, la città di Gerico ha inaugurato una strada intitolata ad Aaron Bushnell, un militare statunitense che si è autoimmolato per protestare contro il sostegno degli Stati Uniti a Israele. Grandi proteste si sono tenute ad Arraba e Jenin, contro l'uccisione da parte di Israele di un uomo di nome Muhammad Jaber. Il 21 marzo, i residenti di Jenin hanno scioperato per protestare contro l'uccisione di tre giovani. Il 26 marzo, un video mostrava centinaia di persone nel campo profughi di Nur Shams che protestavano contro le azioni israeliane a Gaza. Nell’agosto 2024, un rapporto di 7amleh ha scoperto che molti giovani palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est si autocensuravano online per paura di ripercussioni.
Striscia di Gaza
A Gaza, giovani creatori di contenuti come Hind Khoudary, Plestia Alaqad, Motaz Azaiza e Bisan Owda hanno documentato le loro vite durante la guerra, ottenendo un seguito significativo sui social media.