È considerato nella storia della letteratura italiana ed europea uno degli autori più celebri ed influenti del Rinascimento e viene ritenuto l'iniziatore della commedia regolare con Cassaria (1508) e I suppositi (1509), che recuperano le forme e i caratteri del teatro classico latino.. Con il suo Orlando furioso, tra i poemi più importanti della letteratura cavalleresca, divenne il codificatore della favola romanzesca e tra i massimi esponenti del Rinascimento ferrarese, assieme a Matteo Maria Boiardo e Torquato Tasso,. anche grazie alla creazione di una caratteristica ottava rima, definita "ottava d'oro", che fu una delle massime espressioni raggiunte dalla metrica poetica prima dell'illuminismo.

Fu un seguace delle teorie sulla lingua dell'amico Pietro Bembo,. che applicò soprattutto nellOrlando furioso, «prima opera di un autore non toscano nella quale viene usato il toscano come lingua letteraria nazionale».

Biografia

Ludovico Ariosto nacque l'8 settembre 1474 a Reggio Emilia, primo dei dieci figli di Niccolò Ariosto e Daria Malaguzzi Valeri. Il padre fu tra i primi appartenenti al ramo ferrarese della nobile famiglia bolognese degli Ariosti.. e svolse il ruolo di capitano della rocca di Reggio, presidio militare al tempo di Ercole I d'Este. La madre apparteneva invece alla nobiltà reggiana.L'origine dello stretto rapporto con la signoria di Ferrara risale a Lippa Ariosti, figlia di Iacopo Ariosti nobile bolognese, la quale nel 1347, in punto di morte, si sposò con Obizzo III d'Este. Cfr. ..

Due sorelle di Ludovico furono monache domenicane: una, Dorotea, fu nel convento annesso alla chiesa di San Rocco, mentre l'altra, Virginia, era nel convento di Santa Caterina Martire, dove anni dopo sarebbe stata anche una pronipote del poeta, Anna Maria, con il nome di suor Marianna..

Infanzia e formazione Reggio Emilia e Rovigo (1474-1482) Nel 1479 Niccolò Ariosto lasciò la guarnigione reggiana per prestare i suoi servizi a Rovigo, venendo raggiunto dalla moglie e dai figli all'inizio del 1481. Nella città veneta poté godere di alcuni vantaggi economici, come una residenza a titolo gratuito. Il giovane Ludovico vi rimase molto poco, poiché, con lo scoppio della guerra tra il Ducato di Ferrara e la Repubblica di Venezia nel 1482, le truppe della Serenissima entrarono in città e il padre, prima di venire catturato assieme al commissario ducale Giacomo dal Sacrato, rimandò l'intera famiglia a Reggio Emilia, potendo contare sull'accoglienza da parte dei parenti della consorte e su Il Mauriziano, che i Malaguzzi avevano acquistato già nella prima metà del XV secolo. Gli Ariosto persero comunque tutte le proprietà e i beni che avevano nella cittadina. Ludovico, che all'epoca aveva otto anni, non ricordò questo breve intervallo della sua vita, anche se definì Rovigo nel suo Orlando furioso "città delle rose".

Ferrara (1482-1497)

In seguito al rilascio di Niccolò dopo la caduta di Rovigo, nel 1482 gli Ariosto giunsero a Ferrara, stabilendosi in un edificio in strada di Santa Maria delle Bocche, vicino alla chiesa di San Gregorio Magno, dove, nel 1478, il vescovo Bartolomeo della Rovere aveva investito i quattro fratelli Nicolò, Lodovico, Bruno e Francesco.. Nella città estense il padre ricoprì le cariche di tesoriere generale delle truppe e di capo dell’amministrazione comunale e affidò il giovane primogenito, dal 1484 al 1486, al pedagogo Domenico Catabene di Argenta e, dal 1486 al 1489, all'intellettuale Luca Ripa (residente in contrada San Gregorio, vicino alla dimora degli Ariosti), che gli insegnarono grammatica... Natalino Sapegno avvertì come «dell'agitata carriera paterna dovettero risentire l'infanzia e l'adolescenza dell'A., che certo lo seguì nei frequenti e repentini trasferimenti, da Reggio a Rovigo, a Ferrara, a Modena, e poi nuovamente a Ferrara.» Di fatto, dal 1º marzo 1489 Niccolò era diventato capitano di Modena e fece in modo che il figlio fosse al suo fianco e che fosse seguito da un altro grammatico, che gli impartisse alcune nozioni sulla lingua.

Poco tempo dopo, Ludovico fece ritorno a Ferrara e venne affidato alle cure degli zii. Contro la sua volontà si iscrisse all'Università e in cinque anni ottenne il titolo di giurisperito.. I suoi interessi tuttavia non erano indirizzati alla legge, ma al teatro, passione alimentata dal contesto culturale estense della fine del XV secolo. Infatti, da tempo in città convenivano note compagnie teatrali e la stessa grande piazza del palazzo ducale era stata in varie occasioni trasformata in spazio per la rappresentazione scenica..

Nel 1493 Ludovico prese parte ad alcune esibizioni della compagnia teatrale di corte, accompagnando ad agosto il duca Ercole I d'Este a Milano e Pavia., e stese un testo drammatico, Tragedia di Tisbe, ispirato alle Metamorfosi di Ovidio.. L'anno dopo abbandonò gli studi giuridici«dopo molto contrasto», versi 161-162. per dedicarsi alle attività umanistiche presso il palazzo Paradiso, sotto la guida del monaco agostiniano Gregorio da Spoleto.., precettore anche di Rinaldo d'Este (fratello di Ercole I), Ercole Strozzi e Alberto III Pio di Savoia..

Con molta probabilità tra i due si stabilì un rapporto molto affettuoso durato fino al 1497 (anno dopo il quale Ludovico fu affidato a Sebastiano dall'Aquila) e che fu ricordato dall'autore nella Satira VI «da cui traspare, all'interno un legame non solo intellettuale, un sincero attaccamento del poeta verso la figura reverenda del maestro».:

Negli ultimi anni del XV secolo, durante il suo periodo di formazione, Ludovico approfondì i rapporti con Pietro Bembo, che proprio tra il 1497 e il 1499 era a Ferrara con il padre, prima di dover tornare a Venezia... Con Bembo, che mantenne come amico sino alla fine della sua vita, approfondì le conoscenze per il lavoro di Francesco Petrarca, provando un entusiasmo crescente per le prospettive letterarie che offriva.; iniziò così a realizzare le sue prime composizioni in versi latini, tra cui alcuni epigrammi. Tra il 1494 e gli inizi del XVI secolo, questi primi lavori, che risentivano dell'influenza per il mondo greco e romano già presente nella Tragedia di Tisbe, ebbero vari temi e furono aspramente criticati da Lilio Gregorio Giraldi, di cinque anni più giovane di Ariosto, che li definì «duriuscula», ovvero «duretti alquanto». Furono tuttavia il primo approccio al mondo classicista che il poeta avrebbe ampiamente sviluppato in seguito..

Al servizio del cardinale Ippolito d'Este Ludovico «famigliare» di Ercole I d'Este (1498-1503)

Nel 1498 Ludovico venne accolto alla corte di Ercole I d'Este, ormai celebre come mecenate intenzionato a dar lustro alla sua casata, sostenuto in questo dalla consorte Eleonora d'Aragona. Il duca aveva già nominato il poeta Matteo Maria Boiardo suo ministro e aveva offerto protezione a Pandolfo Collenuccio, esule da Pesaro. All'inizio, Ariosto fu un «famigliare e nulla più» e ciò gli permise di occuparsi maggiormente della produzione lirica in lingua volgare. Il periodo rimane ben testimoniato dalle sue rime che, tuttavia, non giunsero mai allo status di un organico canzoniere..

Nel febbraio 1500, alla morte del padre, divenne il capo famiglia e su di lui ricaddero responsabilità e «cura dei domestici affari». Adempì a questo compito con sofferenza, ma «rivelando doti di accorto e paziente massaio, provvedendo ad assistere amorevolmente la madre, ad accasare le sorelle senza intaccare l'eredità comune, e a collocare con onore i fratelli»: Galasso divenne cortigiano del cardinale Innocenzo Cybo e Alessandro entrò a far parte della cerchia attorno al cardinale Ippolito d'Este..

Ludovico venne costretto dalla sua nuova condizione a tralasciare la sua attività poetica e ad allontanarsi da Ferrara per controllare e amministrare i poderi degli Ariosti a Reggio e soggiornando in periodi prolungati, sino al 1503, nel Mauriziano.. Nel 1502 ricevette l'incarico di capitano del castello di Canossa e l'anno successivo nacque il suo primo figlio, Giambattista. Lo ebbe dalla domestica Maria che stava nella casa della famiglia fin dai tempi di Niccolò e non lo riconobbe mai completamente. Lo escluse dal suo testamento del 1522, ma lo incluse in quello di dieci anni dopo, quando gli concesse un vitalizio...

Mansioni da chierico (1503-1509)

Nel 1503 Ariosto rientrò a Ferrara da Reggio Emilia e cominciò a creare una fitta e vasta trama di rapporti e amicizie con molti personaggi di spicco del Rinascimento italiano. Secondo Natalino Sapegno, la città estense attirò nel periodo a cavallo tra il XV e il XVI secolo quasi tutti i maggiori letterati e uomini di cultura del tempo, tra cui Michele Marullo Tarcaniota, Pandolfo Collenuccio, Aldo Manuzio, Gian Giorgio Trissino, Matteo Bandello, Ercole Bentivoglio e Bernardo Tasso.

Inizialmente, Ludovico fu al servizio del cardinale Ippolito d'Este, figlio del duca Ercole., ottenendo in breve gli ordini minori e quindi lo status di chierico. Ciò gli permise di usufruire di benefici ecclesiastici e di rendite, come quella della ricca chiesa parrocchiale di Santa Maria dell'Oliveto di Montericco in provincia di Reggio Emilia, alla quale però rinunciò per una controversia con il conte Ercole Manfredi.

Come in seguito espresse nella Satira I, quel periodo non fu felice, poiché egli «non aveva né inclinazione né talento» per i compiti che il cardinale gli affidava. Spesso Ippolito si serviva di lui nel ruolo di diplomatico e ambasciatore segreto per gli affari che intratteneva con i membri delle principali casate italiane e queste sue attività da «cortigiano poeta», da «cameriere segreto». e da «poeta cavallaro» (come le definì nella Satira VI, verso 238.) gli impedirono di dedicarsi come avrebbe voluto alla sua attività letteraria..

Prime commedie in volgare (1508-1509)

Mentre si trovava al servizio di Ippolito, nonostante le difficoltà lamentate, Ariosto realizzò alcune delle opere che lo fecero conoscere come letterato. Nel 1507 (o già nel 1504) stava ad esempio lavorando ad una «gionta a lo Innamoramento de Orlando», espressione usata dal duca Alfonso I d'Este per descrivere al fratello Ippolito lOrlando furioso, che in tal modo veniva inteso come il seguito del poema cavalleresco Orlando innamorato, di Matteo Maria Boiardo. Quando infatti nel gennaio 1507 fu a Mantova e venne ricevuto alla corte della marchesa Isabella d'Este, il poeta portò, tra gli omaggi e le felicitazioni da parte del cardinale per la nascita del figlio Ferrante I Gonzaga, anche alcuni abbozzi di canti, che recitò alla corte..

Nel 1508 presentò alla corte estense la sua prima opera teatrale completa, dopo la giovanile e perduta Tragedia di Tisbe, ovvero la commedia Cassaria. Fu rappresentata il 5 marzo durante il carnevale e venne seguita l'anno successivo da I suppositi. Entrambe sono "commedie regolari", ispirate nella struttura, nei personaggi e nello svolgimento della trama a quelle di Plauto e Terenzio, volgarizzate dal Boiardo tempo prima, creando il nuovo filone del teatro comico cinquecentesco in lingua volgare...

Nel 1509 nacque il secondogenito di Ariosto, Virginio, avuto da Orsolina di Sassomarino, figlia del chiodaiolo ferrarese Giovanni. Al contrario di Giambattista, venne subito riconosciuto e poté godere di un'attenzione particolare per tutta la vita, accompagnando anche il padre in Garfagnana. Dal canto suo, l'autore rimase legato a Orsolina per molti anni e nel 1514 le comprò una casa nella strada di San Michele Arcangelo (poi via del Turco).

Missioni a Roma (1509-1512)