San Francesco in estasi è un dipinto a olio su tela (114,5x82,5 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1620 e conservato al Museo nazionale di Varsavia.
La tela di Varsavia si inserisce in un nucleo di quattro versioni autografe del soggetto, realizzate da Guercino tra il 1620 e il 1623. Il ripetersi dell'invenzione, con minime varianti compositive, ha costituito un punto di discussione nella storiografia, poiché smentisce il principio - a lungo attribuito all'artista - secondo cui egli non avrebbe mai replicato un proprio modello.
Storia Il San Francesco in estasi conservato a Varsavia è documentato con certezza in Polonia solo dal 1818, quando risulta nella collezione della famiglia Potocki di Cracovia.. Le modalità con cui l'opera vi giunse non sono note: in letteratura è stata avanzata, come possibile antecedente collezionistico, l'ipotesi di un passaggio attraverso l'ambiente di Elżbieta Czartoryska e, per il ramo cracoviano, del conte Artur Stanisław Potocki.. La prima segnalazione in bibliografia risale al 1955, nel volume di Jan Białostocki e Michał Walicki.. L'opera figura anche nel catalogo di Jan Białostocki del 1956..
In un inventario del 1677 della collezione del nobile romano Camillo Massimi, appartenente alla famiglia romana Massimo (o Massimi) e conservata a Palazzo Massimo alle Colonne, è menzionato un San Francesco con l’angelo che suona il violino di Guercino. L'opera fu restaurata da Agostino Tofanelli (Lucca, 1770 - Roma, 1834), ma la data del restauro non è nota..
Per lungo tempo si è ritenuto che il dipinto oggi al Muzeum Narodowe w Warszawie fosse lo stesso menzionato nell'inventario Massimi; tuttavia nel 2004 Denis Mahon ha segnalato una variante pressoché identica nella collezione Grimaldi Fava di Cento.. Di conseguenza non è possibile stabilire con certezza se il dipinto documentato nella collezione Massimi corrisponda all’esemplare oggi a Varsavia o a quello della collezione Grimaldi Fava.
Descrizione e stile
Secondo Mahon, il dipinto conservato al Museo nazionale di Varsavia è stato eseguito immediatamente dopo il San Francesco in estasi con san Benedetto, conservato al Louvre, vista l'estrema somiglianza stilistica.. Il soggetto raffigura l'estasi mistica di san Francesco d'Assisi, ispirata agli scritti agiografici medievali di Tommaso da Celano e di san Bonaventura da Bagnoregio. In uno dei passaggi più noti della Vita secunda, Tommaso da Celano descrive l'esperienza estatica del santo con queste parole: «fu trasformato tutto in Gesù per l'amore e, convertito tutto nel fuoco ardente del serafino, fu fatto simile a colui che apparve nella croce, non per martirio del corpo ma per incendio dell'anima.» Bonaventura, nella Legenda maior, riprende l'episodio scrivendo che Francesco «rapito da Dio a quel canto melodioso, fu invaso da tanta dolcezza che credette di trovarsi nell'altro mondo... Il dipinto riprende il soggetto del San Francesco in estasi con san Benedetto, realizzato da Guercino nel 1620 e conservato al Louvre, ma ne semplifica la composizione escludendo la figura del secondo santo, concentrando l'attenzione sull'apparizione soprannaturale e sulla reazione mistica del protagonista. L'interpretazione iconografica moderna associa questa visione mistica a un'apparizione angelica accompagnata da musica celeste, elemento che Guercino traduce visivamente attraverso la figura dell'angelo musicante, al quale san Francesco sembra reagire schermendosi.
L'angelo musicante, che irrompe tra le nubi nella parte superiore del dipinto, rappresenta l'epifania del divino: la visione estatica della bellezza e dell'armonia celeste, resa attraverso la musica. Il giovane alato, in parte nudo e avvolto in un drappo viola, suona il violino con espressione assorta, sospeso tra le nuvole come manifestazione soprannaturale.
In basso, san Francesco è inginocchiato accanto a un rudere architettonico, simbolo della caducità del mondo. Il suo gesto - il braccio sollevato e la mano aperta a schermare il volto - è stato interpretato come segno di umiltà o di incapacità di sostenere una visione così intensa. Il santo, travolto dalla presenza divina, sembra diviso tra il desiderio di ricevere la grazia e la consapevolezza della propria indegnità.
Il volto, teso e trasfigurato, e l'incarnato pallido riflettono l'intensità spirituale del momento. Accanto a lui, si notano un libro e una corona del rosario, allusivi alla meditazione e alla preghiera. Il paesaggio sullo sfondo e la colonna classica a destra incorniciano la scena, mentre l'uso dinamico della luce e i contrasti chiaroscurali accentuano il carattere teatrale della visione. L'impianto diagonale della composizione sottolinea il legame visivo tra il cielo e la terra, tra la grazia divina e la fragilità umana.
Note
Bibliografia
Malvasia Carlo Cesare, Felsina pittrice. Vite de' pittori bolognesi, Bologna, tipografia per gli eredi di Domenico Barbieri, 1678. Malvasia Carlo Cesare Felsina Pittrice. vite de' pittori bolognesi con aggiunte, correzioni e note inedite a cura di Giampietro Zanotti Bologna, editore Tipografia Guidi all'Ancora, 1841.
Voci correlate San Francesco in estasi con san Benedetto
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Francesco d'Assisi Categoria:Dipinti nel Museo nazionale di Varsavia