Per lungo tempo misconosciuto, è stato rivalutato solo molti anni dopo la sua scomparsa ed è ormai considerato uno dei più importanti narratori italiani del Novecento, oggetto di un'attenzione critica sempre crescente.
Biografia Anni giovanili Nacque a Siena il 1º gennaio 1883, da Annunziata Automi e da Federigo Tozzi, detto Ghigo.
La madre era una trovatella di origini povere, che aveva visto nel matrimonio con Ghigo la possibilità di superare la propria condizione di inferiorità sociale. La donna ebbe una salute cagionevole: era affetta da epilessia. Figura gentile e mite, nei confronti dello scrittore ebbe sempre un affetto sincero, seppur subordinato al timore nei confronti del marito. Resterà sempre sottomessa a Ghigo, incapace di opporsi ai suoi tradimenti e alla violenza esercitata sul figlio.
Il padre, un contadino del contado senese, era un uomo molto abile negli affari, ma piuttosto rude: impose al figlio il suo stesso nome, esercitando su di lui, già nel dato onomastico, una forma di predominio. Nei suoi confronti mantenne sempre un atteggiamento dispotico e violento: i suoi momenti di collera e il suo disprezzo verso la cultura provocarono molti traumi a Federigo, dotato di una forte sensibilità.
Ghigo, dotato di forte senso pratico, possedeva il "Ristoratore il Sasso" presso l'Arco dei Rossiin Introduzione, Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, Istituto Geografico De Agostini, 1981 e due poderi nei dintorni di Siena: grazie a tali attività era riuscito ad arricchirsi notevolmente. Non sopportava che il figlio, concepito come prolungamento della sua identità, si dimostrasse profondamente diverso da lui: il giovane Tozzi rifiutò sempre di occuparsi della trattoria e del podere, è disobbediente e indisciplinato, inadatto all'amministrazione; Ghigo non sopportava, in particolare, che il figlio perdesse tempo con la letteratura, piuttosto che aiutarlo nella gestione della trattoria e dei campi.
La figura paterna ispirò numerosi personaggi delle prose dello scrittore, dai protagonisti delle novelle al cinico Domenico Rosi, genitore di Pietro, protagonista del capolavoro Con gli occhi chiusi.
Dopo la morte della madre nel 1895, il padre si risposò nel 1900; Tozzi avrebbe poi trasposto la matrigna in Luigia, personaggio de Il podere.
La formazione scolastica I contatti del ragazzo con la scuola si rivelarono subito difficili e conflittuali. Tozzi frequentò la scuola elementare da privatista, in seminario e in seguito nel Collegio Arcivescovile di Provenzano, a Siena, dal quale fu allontanato per cattiva condotta nel 1895, anno in cui morì sua madre. Allora il padre, che riteneva le lezioni troppo costose, decise di iscriverlo all'Istituto delle Belle Arti. Vi trascorse tre anni piuttosto burrascosi e nel luglio del 1897 fu espulso per cattiva condotta e assenze ingiustificate. Si iscrisse in seguito alle scuole tecniche e ne frequentò i corsi a Siena e a Firenze, ma con scarso profitto. Nel 1902, essendo rimandato in alcune materie per l'ammissione alla terza classe, abbandonò per sempre gli studi regolari.
In quegli anni, però, pur avendo studiato in modo saltuario e molto disordinato, sviluppò un grande amore per la lettura e cominciò a frequentare la Biblioteca comunale di Siena, dove si formò una cultura aperta ai più diversi influssi, soprattutto a quelli della moderna psicologia. Dallo spoglio dei registri di lettura, risulta che Tozzi richiedesse testi di autori come Edmondo De Amicis e Francesco Petrarca, Gabriele D’Annunzio, Giosue Carducci, Ovidio, Dante, Giacomo Leopardi, Johann Wolfgang Goethe e Henrik Ibsen.
Prime esperienze culturali e amorose Nel 1901 si iscrisse al Partito Socialista degli Italiani, dichiarandosi, tuttavia, anarchico, e strinse amicizia con l'intellettuale Domenico Giuliotti, al quale sarà legato per sempre per ideali politici e poetici.
L'interesse politico si spense, nel 1904, in coincidenza della guarigione da una cecità dovuta ad una malattia venerea che lo costrinse all'isolamento. In seguito alla malattia, entra in crisi esistenziale; crisi che supera con la conversione religiosa. Si stacca dal socialismo e approda a posizioni reazionarie, ispirate a un cattolicesimo apocalittico e medievale.
Nel 1902 lesse Principi di psicologia e Varie forme della coscienza religiosa di William James, testo che influenzò considerevolmente la composizione di Tozzi in testi come Paolo, poema in prosa il cui protagonista è un superomistico eroe sconfitto in chiave biblico-simbolista (scritto nell'estate del 1908), e Adele, romanzo pubblicato postumo a cura del figlio Glauco che tratta di giovane donna isterica, che vive rapporti conflittuali con se stessa, con i propri genitori e con l’ambiente circostante.
In questi anni, iniziò il suo rapporto con una contadina alle dipendenze di famiglia, Isola, ragazza sensuale e astuta, che poco tempo dopo ritrovò a Firenze, incinta di un altro uomo. La personalità della giovane donna venne poi trasposta in Ghìsola di Con gli occhi chiusi. Seppur intensa, la relazione durò poco: l'attenzione di Federigo, dopo la delusione vissuta con la contadina, volse a un'altra donna.
Infatti, risale al 1902 l'inizio dell'intenso carteggio con Annalena, senhal che, Novale, la raccolta di epistole pubblicata postuma come diario intimo dell'autore, ha poi dimostrato nascondere l'identità della futura moglie di Tozzi, Emma Palagi, conosciuta tramite una corrispondenza nata su un giornale. Il legame tra i due giovani fu tuttavia fortemente osteggiato dai genitori di entrambi e aggravò il pessimo rapporto tra Federigo e il padre.
Le prime opere e il sessennio di Castagneto
L'esperienza in ferrovia, la morte del padre, le prime prove letterarie Volendosi allontanare da Siena e dal dominio del padre (che nel frattempo si è sposato per la seconda volta e ha una relazione con una domestica), nel 1907 si recò a Roma cercando impiego come giornalista. Non avendo avuto fortuna, tornò a Siena e, dopo aver vinto un concorso, iniziò a lavorare nelle ferrovie, a Pontedera, dove resta dal 5 marzo al 26 aprile 1908, fino al trasferimento a Firenze. Tuttavia, a seguito di un incidente, nella primavera del 1908 Ghigo fu colpito da un’infezione alle gambe; la sua salute si aggravò e il 15 maggio morì senza lasciare disposizioni testamentarie: rientrato a Siena per tale ragione, il 30 maggio, Tozzi, libero dal disappunto del padre, sposò Emma.
Erede dei beni del padre, decise di lasciare l’impiego alle Ferrovie e di trasferirsi a Castagneto per occuparsi dei possedimenti paterni, dove si stabilì con la moglie e con la matrigna, Carlotta.
Tozzi liquidò immediatamente la trattoria, e il secondo podere venne venduto. Difatti, l’assenza di un testamento diede adito alla famiglia di avviare una serie di contestazioni sulla spartizione ereditaria, contrasti che fecero da cornice a opere successive come L’eredità o Il podere. Le battaglie legali perse, la cattiva gestione amministrativa delle proprietà misero a dura prova le finanze di Tozzi. Nonostante ciò, con il trasferimento a Castagneto, inizia il periodo che la critica è solita definire "Sessennio di Castagneto" (1908-1914), periodo che risultò cruciale per l'esistenza di Tozzi e particolarmente proficuo dal punto di vista letterario.
In questi anni, Tozzi, che nelle lettere ad Annalena si era descritto come «un autodidatta privo di metodo, un rabdomante della cultura», matura tramite le letture e gli studi una vocazione letteraria drammatica, legata ai modi degli antichi e profondamente influenzata dalle letture psicologiche, dagli epigoni della letteratura europea oltre che dagli scrittori italiani: inizia il periodo durante il quale Tozzi si dedica a prove letterarie e scrive la maggior parte dei suoi capolavori, molte novelle ed alcune pièce teatrali.
Nell'agosto del 1909 nacque il figlio Glauco. Nell’ottobre dello stesso anno, assieme ad Angelo Maria Tirabassi, si impegnò nella scrittura della commedia La Pippa, tratta da una novella di Anton Francesco Grazzini (detto il Lasca), per la raccolta Cene. Il progetto prevedeva che i diritti di rappresentazione fossero equamente divisi tra i due; tuttavia, quando venne rappresentata la prima volta nell’ottobre del 1913, l’opera, il cui titolo fu cambiato in La vergine dell’Antella: tre atti boccacceschi e un prologo, recava come autore unico Tirabassi, provocando un temporaneo deterioramento dei rapporti tra i due intellettuali.
Comunque, tra il 1908 e il 1910, Tozzi continuò a dedicarsi al teatro e scrisse L’eredità, Le due sorelle, La famigli, Il ritorno.
Nel 1910 scrisse Ricordi di un giovane impiegato che, sottoposto alla rivista «Lettura», non venne pubblicato. L'opera nasce in seguito all'esperienza di Tozzi a Pontedera e Firenze. Verrà pubblicato da Borgese con il titolo Ricordi di un impiegato (dapprima in «La rivista letteraria», 1920; poi postumo, in volume, per Mondadori, Milano 1924 e 1927). Protagonista di tale rielaborazione autobiografica è Leopoldo, inetto la cui condizione esistenziale è la gioventù vissuta come inettitudine che caratterizzerà tanti altri personaggi.
Nel numero 12 del 15 giugno 1910 di Pagine libere, rivista ticinese, fu pubblicata la lirica A Roma e in un numero successivo In campagna.
Sempre nel 1910 Tozzi conobbe Ugo Ojetti cui inviò le novelle In campagna, La madre, Assunta, Il ritorno e Primo amore che, per alcuni critici, dovrebbe costituire la prima stesura di Con gli occhi chiusi.
Nel 1911 iniziò la collaborazione con la rivista «L'Eroica» sulla quale pubblicò la novella Tregua, la raccolta di aforismi Barche capovolte, Marzo (prosa sulla guerra in Libia) e due liriche.
Dopo la nascita del figlio, Tozzi riprese l'amicizia con Giuliotti. Influenzato dall'opera poetica dell'amico, si dedicò alla composizione poetica e, nel 1911, pubblicò a sue spese il suo primo libro La zampogna verde, passata inosservata al pubblico. Si tratta di un'opera i cui endecasillabi traducono la prorompente sensibilità di artista desideroso di espressione; necessità che fa sì che venga messa al centro la musicalità, intesa come ricerca interiore e strumento di elevazione dell’anima.
L'esperienza della rivista «La Torre» Con Giuliotti, nel 1913 fondò la rivista quindicinale «La Torre. Organo della reazione spirituale italiano». La redazione si trovava a casa di Tozzi e i collaboratori più assidui della rivista furono lo scrittore Ferdinando Paolieri, il poeta sacerdote francese Louis Le Cardonnel, Johannes Joergensen, uno degli esponenti più significativi del simbolismo danese, Guido Battelli, scrittore versatile i cui interessi si concentrarono principalmente sulla letteratura mistica e sull’arte medievale.
Sorta come tentativo di contrapporsi alle esperienze culturali avanguardiste, fu una testimonianza preziosa di una particolare mentalità diffusa in ambienti cattolici alla vigilia della prima guerra mondiale. Faceva propria, seppur con presupposti differenti, l'ansia di rinnovamento che aveva animato anche Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini all'inizio del secolo. La rivista aveva come programma la reazione spirituale italiana, che avrebbe dovuto fondarsi sulla fede e sulla tradizione cattolica; dal punto di vista letterario, si proponeva il recupero dell'arte dantesca e degli scrittori medievali per fondare una nuova letteratura nazionale.
I tre animatori principali della «Torre» svolgevano ruoli diversi all’interno della rivista: Giuliotti stese il programma e mise a disposizione il capitale per la realizzazione del giornale; Tozzi si occupava della realizzazione concreta del giornale, dei rapporti con la tipografia, dell’impaginazione, della corrispondenza, della consegna delle copie ai rivenditori; Paolieri si impegnò a sostenere il giornale ne «La Nazione» della quale era già da tempo apprezzato collaboratore.