Lassedio di Venezia è stato un episodio della campagna d'Italia, durante la guerra della Sesta coalizione. La città, occupata da una cospicua guarnigione francese, sotto il comando del generale Jean Mathieu Séras, fu assediata dalle forze anglo-austriache, guidate dal tenente feldmaresciallo Ignaz Peter Marchal de Perclat, che per circa sei mesi tentarono di sconfiggere i soldati napoleonici e prendere il pieno controllo del Veneto. L'assedio, che coinvolse in realtà più la laguna e le sue fortificazioni che la città stessa, ebbe inizio il 6 novembre 1813 e perdurò sino al 20 aprile 1814, quando giunse notizia della definitiva resa delle forze franco-italiane e la guarnigione capitolò, come stabilito dalla clausole della convenzione firmata tra i due eserciti nei giorni precedenti, lasciando entrare le forze anglo-austriache a Venezia.
Contesto storico
Dopo la disastrosa conclusione della campagna di Russia, le nazioni europee, compresa la debolezza delle armate napoleoniche, si scagliarono contro il loro storico nemico nel tentativo di stroncare una volta per tutte la sua egemonia sull'Europa. Dopo mesi di battaglie, nel giugno 1813, si giunse ad un armistizio, mediato dal neutrale Impero austriaco, con il quale il ministro Metternich sperava di ottenere delle concessioni dalla Francia in cambio della pace. Così non fu: Napoleone non scese a patti con le altre potenze e la guerra ricominciò, stavolta con l'Austria stessa tra i membri della coalizione.
Antefatti
Napoleone aveva ben compreso le intenzioni degli asburgici ed aveva preso le dovute precauzioni: aveva chiamato a sé il proprio figliastro, Eugenio di Beauharnais, e lo aveva istruito a difendere il Regno d'Italia e tutti i possedimenti francesi della penisola. Il viceré partì dalla Germania, dove stava combattendo assieme al resto della Grande Armée, e raggiunse Milano, ove raccolse un esercito di circa uomini. Completati i preparativi, partì verso il Friuli con il grosso del suo esercito, volendo bloccare i due principali accessi alla penisola dal lato austriaco, ossia la valle dell'Isonzo e la sella di Camporosso. Dopo una prima fase che sembrava favorevole, visti i risultati promettenti ottenuti dai generali Verdier e Grenier in Carinzia, la situazione peggiorò notevolmente, specialmente in Slovenia ed in Istria, dove le forze di Eugenio, costrette a difendere un fronte troppo ampio, subirono numerose sconfitte..
Dopo la notizia della pace tra Baviera ed Austria, la prima delle quali era in procinto di cambiare fazione, la situazione si fece critica per le forze napoleoniche nel nord-est della penisola: potenzialmente, le forze asburgiche e quelle bavaresi avrebbero potuto aggirarle passando per il Tirolo ed intrappolarle. Volendo evitare lo scenario a tutti i costi, Eugenio non trovò alternative se non quella di ritirarsi verso il Veneto e imbastire lì la propria linea difensiva... La posizione in cui si fermarono i napoleonici fu la linea dell'Adige: la forte posizione difensiva di Rivoli avrebbe impedito incursioni dal Tirolo mentre le fortezze di Verona e Legnago avrebbero contribuito non poco a rendere solide le difese..In realtà, sia Napoleone sia Eugenio avrebbero preferito difendere la linea del Piave, in modo da mantenere una linea più corta e non dover dislocare numerose forze proprio alla difesa di Venezia. Questo non fu possibile a causa dei ritardi dovuti alla presa di Bassano: l'esercito austriaco si era avvicinato troppo ai napoleonici e non era possibile allestire delle difese appropriate in tempo. Di conseguenza, Eugenio si diresse verso la posizione difensiva migliore rimasta, ossia l'Adige. Verso metà ottobre, l'esercito franco-italiano partì dalle proprie posizioni di Tarvisio e Gradisca verso ovest:. dopo aver sbaragliato le forze austriache a Bassano, Verona fu raggiunta il 6 novembre..
I due schieramenti
Le forze franco-italiane
Durante la ritirata, Eugenio aveva provveduto a lasciare alcune guarnigioni nelle fortezze più importanti del Veneto e del Friuli: aveva destinato diverse forze alla protezione delle piazzeforti di Osoppo e Palmanova nella pianura friulana mentre si era deciso anche a potenziare le difese della città di Venezia.. Questi provvedimenti, già pensati e predisposti nella prima metà di ottobre, anticipando la ritirata delle forze napoleoniche, si scontrarono con la dura realtà della guerra e della costante carenza di uomini che affliggeva l'armata di Eugenio e, più in generale, tutte le altre armate francesi: i tre ulteriori battaglioni promessi a Palmanova furono assegnati alla fortezza solo quando l'esercito, ormai in ritirata, si fermò nei pressi della cittadina mentre a Venezia, dove avrebbero dovuto essere raccolti uomini, non si riuscì a raggiungere la cifra desiderata nemmeno con i rinforzi prelevati dal grosso dell'esercito.... Comunque, numerosi rifornimenti erano stati stoccati in città, in modo che fosse possibile sopportare un assedio di oltre 6 mesi e numerose opere difensive erano state allestite: oltre alle opere già presenti in laguna, batterie galleggianti, lance e cannoniere erano state dislocate in tutti i canali accessibili al nemico; tutti gli accessi erano stati barricati con pali e boe galleggianti e le navi da guerra proteggevano l'accesso delle bocche di porto. In totale, oltre 330 bocche da fuoco di ogni sorta erano state sistemate. Il governatore delle Province Illiriche, Fouché, era stato avvertito per tempo dal viceré Eugenio ed era riuscito a lasciare Venezia prima che il blocco fosse instaurato e a raggiungere Bologna.. Il comando delle milizie presenti a Venezia fu quindi affidato al generale Jean Mathieu Séras: a sua disposizione aveva in totale circa uomini, dei quali oltre erano malati, invalidi o non in condizione di combattere. Dei restanti, una consistente fetta era vicina al pensionamento o non adatta al servizio di lungo termine (ossia militari isolati, privi di equipaggiamento o appena ripresi da una convalescenza). Le ultime forze destinate alla difesa di Venezia giunsero a Treviso il 1° novembre e si mossero verso Mestre solo il giorno successivo. Il 3 novembre, questa brigata fece il suo ingresso a Venezia mentre il generale Schilt, responsabile del dipartimento del Tagliamento, ritiratosi a Mestre, si diresse verso il forte di Marghera...Séras divise le sue forze in quattro distretti:
il primo distretto, comandato dal generale di brigata Dupeyroux, si estendeva dall'Adige alla foce di Malamocco e comprendeva il forte di Cavanella, le opere di Brondolo, Chioggia, i forti di San Felice, Ca' Roman, San Pietro e il litorale di Pellestrina; il secondo distretto, che si estendeva dalla foce di Malamocco e del Lido, dalle isole di Sant'Erasmo e Treporti, dai villaggi di Burano, Mazzorbo e Torcello ai forti, alle ridotte e alle altre opere difensive di questi diversi punti, fu posto sotto il comando del contrammiraglio Duperré, responsabile anche della difesa marittima della laguna; il terzo distretto, comandato dal generale di brigata Schilt, comprendeva solo il forte di Marghera, sulla terraferma di fronte a Venezia; il quarto distretto, comandato dal generale di brigata Daurier, comprendeva Venezia stessa, Murano, Campalto, Carbonera, Tessèra, San Secondo, San Giorgio in Alga e Sant'Angelo..
Le forze della Coalizione A mezzogiorno del 3 novembre, parte dell'avanguardia del generale Starhemberg entrò a Mestre, scambiando qualche colpo di cannone con i difensori del posto. Fu seguita il giorno successivo dalla divisione del tenente feldmaresciallo Marchal, a cui il generale von Radivojevich affidò di lì a breve il blocco di Venezia.., riporta che il comando fosse di von Radivojevich e che vi fossero solo le brigate Rebrovich e Mayer, non menzionando il ruolo di Marchal. Marchal pose il proprio quartier generale a Padova mentre von Radivojevich a Cittadella.. Ufficialmente, il ruolo di comandante delle forze di assedio di Venezia venne affidato al tenente feldmaresciallo il 6 novembre, sebbene avesse già iniziato a predisporre le proprie forze nei giorni precedenti, essendo egli arrivato nei pressi della laguna già il 4 novembre..
Inizialmente Marchal disponeva delle seguenti forze:
la brigata Rebrovich, che doveva occuparsi della zona meridionale della laguna. Il suo quartier generale era posto a Piove di Sacco. Le sue forze erano state distribuite come segue: 1 battaglione a Cavarzere e Adria, per il monitoraggio del forte di Cavanella; 1 batteria sul canale di Pontelongo; 1 battaglione con 2 cannoni a Piove di Sacco; 1 squadrone e mezzo tra Piove di Sacco e Battaglia Terme e tra Boara Pisani a Badia Polesine; la brigata Mayer, che si sarebbe occupata della parte centrale della laguna. Era posizionata a Mestre, dove aveva 3 battaglioni, uno squadrone di cavalleria e 1 batteria da 6 libbre..Sebbene la brigata Mayer fosse stabilmente impiegata a Venezia, il generale da cui prese il nome era impegnato in Germania ed arrivò in Italia solo a gennaio inoltrato. Cfr. .
Inoltre, la brigata Fölseis, che si occupava principalmente del blocco di Legnago, contribuì ad occupare alcune posizioni strategiche e a mantenere la comunicazione tra i vari distaccamenti. Le forze di Fölseis occuparono Bevilacqua, 3 battaglioni, 2 squadroni, ed 1 batteria da 6 libbre (nel contesto del blocco di Legnago); si posizionarono con 2 battaglioni tra Monselice ed Este in attesa dell'arrivo dei rinforzi di Nugent da Trieste mentre 2 compagnie sorvegliavano Rovigo ed un'altra Rotta Sabbadina. Lasciarono una batteria di posizione in riserva.
A ciò si aggiungeva un battaglione ed uno squadrone rimasti in riserva a Padova, pronti a supportare all'occorrenza entrambe le brigate. Ovviamente, con il trascorrere dei mesi e lo spostamento del fronte principale, le brigate a disposizione di Marchal cambiarono in numero e si aggiunsero anche altri reparti dell'esercito.Sappiamo ad esempio che Fölseis era a Legnago durante la battaglia del Mincio e che parte delle truppe del generale Nugent sbarcarono nel lato settentrionale della laguna a metà novembre.
Per quanto riguardava gli inglesi, lo squadrone del viceammiraglio Fremantle avrebbe dovuto collaborare dal mare.. Le forze inglesi, inizialmente divise per contribuire alla presa di tutte le altre fortezze sulla costa adriatica, come Zara o Ragusa,. si andarono a concentrare verso Venezia solo in seguito. Inizialmente il loro apporto al blocco di Venezia fu piuttosto scarso, se non completamente assente nelle prime fasi dell'assedio, cosa di cui Hiller si lamentò, richiedendo una partecipazione attiva della flotta adriatica della Royal Navy..
L'assedio
1813: l'accerchiamento della laguna