Biografia Ernesto Giacobbi nacque a Mortizza, un sobborgo di Piacenza, l'11 luglio 1891 da Angelo e Celestina Cattadori, entrambi contadini, che ivi si erano trasferiti da San Pietro in Cerro, un piccolo paese della "bassa" a circa 20 chilometri a est del capoluogo, non lontano dalle rive del Po.
Ebbe due fratelli e due sorelle.Pietro, il primogenito, sposato con Pireina, con negozio di alimentari e osteria in via Borghetto n. 137, fu bersagliere e disperso nella Grande Guerra. Ernesto era il secondogenito. Enrico fu operaio saldatore e si dilettava col contrabbasso. Giuseppina, sposata, faceva la casalinga, invece la Giacoma "stirava in casa". Tutti in tempi diversi andarono a stabilirsi in città. Essendo portato per il disegno, dopo gli studi elementari al paese si iscrisse all'Istituto d'Arte Gazzola di Piacenza che frequentò fino al 1911, quando partì per la guerra di Libia: così almeno risulta dalle testimonianze dei contemporanei, giacché del suo fascicolo scolastico non v'è traccia, verosimilmente andato perduto. Al Gazzola ebbe per maestro un ormai anziano Stefano Bruzzi che prese Giacobbi sotto la sua ala. Per oltre un anno fu allievo anche di Francesco Ghittoni, che succedette a Bruzzi nella cattedra al Gazzola la cui influenza artistica si manifesterà nei dipinti di carattere sacro di Giacobbi.
Terminata la guerra di Libia partì per la prima Guerra Mondiale partecipando al conflitto fino al 1918. Tornato incolume nel 1921 sposò Teresa Aquila, di Groppallo, con la quale si stabilì a Piacenza in due stanzette al primo piano in via San BartolomeoUna strada nella zona nord della vecchia Piacenza che da via Taverna sbocca di fronte al Torrione Fodesta.. Cominciò così per lui un periodo di "bohème" e qui dipinse i suoi primi quadri nel frattempo lavorando come sovrintendente agli stradini, lavoro procuratogli dal suocero che aveva l'appalto per la manutenzione delle strade cittadine. Il periodo da sovrintendente però durò poco, per via dell'incompatibilità di Giacobbi con il lavoro da sorveglianteDirà poi in dialetto agli amici: "Ag n'era mia da bsogn ad la guardia par faia laurà!" (Non c'era mica bisogno della guardia per farli lavorare!).
Nel 1921Libertà, del 21 novembre 1921 e Il falco, del 1° ottobre 1921., con la partecipazione alla II Mostra degli Amici dell'Arte ottenne i primi riconoscimenti da parte della stampa locale per le sue opereAssociazione nata nel 1920, tutt'ora attiva e con sede a fianco della Galleria Ricci Oddi. cosa che si ripeté anche l'anno successivo nella terza edizione della mostraLibertà del 16 settembre 1922.; insieme agli elogi della critica giunsero anche i primi acquisti da parte di privati, cosa che risolse parte dei problemi economici che avevano afflitto fino a quel momento Giacobbi.
In questo periodo Giacobbi affittò un proprio studio dapprima in via Felice Frasi, per poi spostarsi in un locale al pianterreno di palazzo ScottiPalazzo Scotti di Sarmato (Douglas Scotti) è uno dei palazzi più significativi di Piacenza. Ricostruito nella prima metà del Settecento su un precedente fabbricato trecentesco (che avrebbe ospitato S. Caterina) ha pianta a U col fronte principale su via S. Siro. che diventerà lo studio dove opererà anche per il resto della sua vita.
Ernesto Giacobbi fu poco avvezzo a spostarsi dalla città in cui viveva, durante un breve soggiorno al Sud produsse una serie di pregevoli marine, tutte di formato orizzontale, proposte in una sua mostra personale alla "Galleria Rancati" nel 1951.
Nel settembre del 1964 mentre lavorava nel suo studio di Palazzo Scotti fu colpito da un ictus che ne causò la morte l'11 settembre dello stesso anno.
Le opere
Ernesto Giacobbi ebbe una produzione pittorica molto cospicua, dedicandosi ai temi tradizionali con profittoF. Arisi, Giacobbi, pp. 38 - 43.. Giacobbi crebbe nella severa scuola di Bruzzi che poneva alla base di ogni sviluppo artistico personale la capacità di riprodurre graficamente il realeF. Arisi, Giacobbi, 1981, p.38.. I ritratti di Giacobbi vennero considerati dalla critica raffinati e curati e dotati di effetto "dinamico" in grado di esprimere l'anima e la personalità del soggettoMario Dossena, citato in un articolo di G. Pantaleoni su Libertà del 17 ottobre 1974. dimostrandosi abile nel raffigurare in particolare modelli di sesso femminileGaetano Pantaleoni in La settimana del 6 novembre 1950..
Dipinse paesaggi del Po e dell'Appennino piacentino con pecore al pascolo e pastori che rimandano - talora con fin troppa fedeltà - allo stile di Bruzzi, allontanandosi però dal suo stile ottocentesco incorporando uno stile più moderno con una pennellata più veloce e dinamicaF. Bianchi, La silenziosa bellezza, p. 21.. Tra gli altri soggetti spesso ritratti dall'artista abbiamo anche i fiori e numerose rappresentazioni di "Ciotti", una figura al confine tra il venditore di limoni e il clochard che era diventato una sorta di mascotte per la città di PiacenzaF. Arisi, Giacobbi, p. 43..
Durante la sua produzione artistica non si segnalarono inimicizie o rivalità con gli altri artisti di PiacenzaF. Arisi, La pittura del Novecento a Piacenza, p. 79,, e grazie alla sua clientela riuscì a mantenere un discreto tenore di vita. L'attenzione verso i desideri dei suoi committenti gli fece rivolgere alcune criticheF. Bianchi, in La silenziosa bellezza; F. Arisi, in Giacobbi pittore di paesaggi e vedute piacentine, 1993, p. 25.con le sue opere accusate di rappresentare la superficialità della borghesia committente che nel salotto di casa voleva appendere immagini di una realtà edulcorataF. Arisi, Piacenza e provincia viste da Ernesto Giacobbi, p. 17..
Di carattere schivo ed abitudinarioF. Arisi scrive in La pittura del Novecento a Piacenza, p. 79, che "lavora col ritmo (e a volte, purtroppo, anche con la mentalità) d'un artigiano"., Ernesto Giacobbi non nutrì ambizioni di successo e lavorò sempre in completa indipendenza anche nel periodo del regime fascista, cosa che non gli attirò certo il favore di chi a quei tempi avrebbe potuto agevolarlo. Partecipò regolarmente alle Mostre nella sua città e vi allestì anche alcune PersonaliAlla Galleria Rancati, articolo di Gaetano Pantaleoni su La Settimana del 6 novembre 1950., ma non concorse alle manifestazioni nazionali.
Nel 1939 dipinge una grande telaFerdinando Arisi su Libertà del 12 luglio 1971 (con foto)., 2,70 x 3,30 metri, La forza del lavoro (o Redimere la terra)Libertà del 14 ottobre 1974 a firma G. Pantaleoni.. L'opera è presentata nel 1940 alla seconda edizione del Premio CremonaSala X, n° 68.La prima edizione, nel 1939, era stata vinta dal suo concittadino Luciano Ricchetti con In ascolto (Ascoltando il Duce)., e poi tra le cinquanta migliori va alla collegata Mostra di Hannover, ambedue con tema "La battaglia del grano". Il quadro non vince, ma è fortunato perché, rifiutata la proposta d'acquisto del gerarca FarinacciGaetano Pantaleoni su La Settimana del 28 novembre 1971., supera indenne le vicende bellicheNon così il quadro di Ricchetti In ascolto che aveva vinto nel 1939 e che finì smembrato e disperso durante la guerra. (Il quadro fu poi parzialmente ricomposto in una esposizione fatta a Piacenza nel 2003). per essere appeso nel dopoguerra, in una più grande versione di quasi cinque metri di baseVersione un po' semplificata, in cui mancano i due personaggi con la "barella" caricata di sassi in alto a sinistra., in un salone del palazzo delle Cooperative in via Scalabrini; dimenticato, è stato riscoperto nel 2021 e fatto oggetto di una Mostra presso gli Amici dell'Arte. L'anno seguente 1941 Ernesto Giacobbi partecipa ancora alla successiva III edizioneSala II, n° 14., questa dedicata a "La Gioventù Italiana del Littorio" con un'opera dal titolo omonimo e che riprende pressoché fedelmente una foto dello Studio di Gianni CroceGianni Croce nasce a Lodi nel 1896. Compiuti gli studi tecnici si dedica alla fotografia e nel 1921 si trasferisce a Piacenza dove apre un proprio Studio Fotografico che ha presto successo collaborando anche attivamente con numerosi pittori. Muore nel 1981., con cinque Balilla in parata coi fucili di legno, anche questa volta senza vincere.
Nel febbraio del 1945, a Piacenza nei locali della Galleria Ricci Oddi si tiene una Mostra dedicata agli artisti locali ed il MinCulPop acquista per la collezione della Galleria l'opera di Ernesto Giacobbi La ModellaAcquistato il 12 marzo 1945 per lire 8000. Vedi delibera del Commissario Prefettizio del 12 marzo 1945. (n° 600 dell'Inventario della Galleria). Vedi F. Arisi, La Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, p. 293. Vedi anche il testo omonimo dello stesso autore, edizione del 1967, Ed. Arti grafiche di Bergamo, pp. 214 - 216. che riprende il tema di Primo strappo di Alfredo Protti del 1924. Poi alcuni anni dopo nel 1948 la Galleria stessa acquista direttamente dal pittore Incontro di Gesù con le pie donneAcquistato il 13 aprile 1948 direttamente dall'artista per lire 25000. Vedi delibera del 13 aprile 1948 e atti del 24 marzo, 11,19, e 27 aprile 1948. (n° 611 dell'Inventario della Galleria). Vedi F. Arisi, La Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi, p. 293. Vedi anche il testo omonimo dello stesso autore edito nel 1967, Ed. Arti grafiche di Bergamo, pp. 214 - 216..
Lo stile La pittura di Ernesto Giacobbi è una pittura facile, discorsiva, narrativa, che si rifà senza troppi problemi ai suoi Maestri, Stefano Bruzzi in primisLa cosa in fondo risultava molto facile perché Bruzzi stesso, per far conoscere al pubblico e divulgare l'arte sua, aveva promosso attraverso lo Studio Fotografico Alinari la stampa di cartoline postali - che viaggiavano - con la riproduzione dei suoi dipinti.. Giacobbi non è annoverabile tra i pittori d'èlite della sua epocaAngelo Martini su Libertà del 6 maggio 1969. anche per via della sua poca ambizione sia sociale che artisticaFranco Bernocchi, La vicenda umana di Ernesto Giacobbi, in Giacobbi, p. 44 - 45..
Anche le sue vicende familiari ed esistenzialiLa morte prematura della moglie, preceduta da una paralisi; il matrimonio del figlio, e il suo trasferimento per qualche tempo in Argentina. (F. Arisi, La vicenda umana di Ernesto Giacobbi, 1981, p. 32). concorsero a fare di lui un uomo e un artista "disimpegnato". Nella sua pittura egli non fu certamente un precursore, ma nemmeno un esteta decadente, bensì un artista fortemente legato alla sua terra d'origine e alla sua formazione artistica, poco o nulla disposto a modificare il proprio cliché inizialeF. Bianchi, La silenziosa bellezza, p. 22..
Note
Bibliografia Nuovissimo dizionario biografico piacentino, Edito da Banca di Piacenza, Piacenza, 2018, p. 245. ISBN 8007204850006 Ferdinando Arisi, La pittura del Novecento a Piacenza, Edizioni TIP.LE.CO, Piacenza, 2020, pp. 77-80. ISBN 9788832174229 Ferdinando Arisi, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, Edizioni TI.PLE.CO, Piacenza, 1988, p. 293. ISBN 8879290800 Rodolfo Bona, Il Premio Cremona (1939 - 1941) Opere e protagonisti, Edizioni Scritture, Piacenza, 2016, p. 88. ISBN 9788889864593 Ferdinando Arisi e Franco Bernocchi, Giacobbi, Edizione Amici dell'Arte, Piacenza, 1981. Ferdinando Arisi, Piacenza e Provincia viste da Ernesto Giacobbi, Edizioni TI.PLE.CO, 1993. Luigi Galli, Signor Giacobbi, è permesso?, Tipolito Farnese, Piacenza, 2001. Antonio Lusignani, Fabio Bianchi, La silenziosa bellezza, Edizione Amici dell'Arte, Piacenza, 2014. Ferdinando Arisi, Altre cose piacentine d'arte e di storia, Edizioni TI.PLE.CO, Piacenza, 1987, pp. 279 - 294. ISBN 8005341750005
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Categoria:Pittori italiani del XX secolo Categoria:Sepolti nel cimitero di Piacenza