La collezione di Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria (o più comunemente di Francesco Maria del Monte) è stata una collezione d'arte nata a Roma nel Seicento e appartenuta all'eponimo cardinale di origini toscane.
Si tratta di una delle più importanti raccolte d'arte a Roma dei primi decenni XVII secolo, testimone del passaggio stilistico che intercorre dal pontificato Aldobrandini a quello Borghese, nota in particolare per il cospicuo numero di opere del Caravaggio presenti in elenco, di cui il cardinal del Monte, avendone intuito il talento artistico, fu il primo protettore e committente.
Storia
I primi passi al servizio del cardinale Ferdinando de' Medici Il cardinale Francesco Maria del Monte afferma la propria posizione sociale muovendosi tra i territori veneziani, urbinati e fiorentini. Il suo nome nelle élites culturale compare la prima volta nel 1587 quando figura nella cerchia dell'allora cardinale Ferdinando de' Medici. Proprio con la potente famiglia fiorentina il cardinale Francesco Maria, all'epoca abate, muove i primi passi in campo mecenatistico. Del Monte ricopre in quegli anni un ruolo politico cruciale per la corte medicea, spinto anche da motivazioni più allettanti poiché una volta rifiutato l'arcivescovato di Pesaro dal duca di Urbino Francesco Maria II della Rovere, presso cui era al servizio, potendosi dedicare pienamente agli interessi del cardinale de' Medici questi gli consentivano di poter restare di stanza a Roma.
Durante i trascorsi fiorentini il prelato entra in contatto con tutta una nuova generazione di artisti locali che poi troveranno di lì a qualche anno fortuna a Roma, come Ludovico Cigoli, Domenico Passignano, Cristofano Allori, Andrea Boscoli e Gregorio Pagani. Una delle prime collaborazioni è tuttavia con il pittore Jacopo Ligozzi, all'epoca assieme ad altri artisti attivo alla corte medicea fiorentina, con cui organizza nel palazzo Madama di Roma (di proprietà della famiglia Medici) un piccola Galleria che ricalcasse quella fiorentina degli Uffizi. Allo stesso pittore vengono contestualmente chiesti dal del Monte copie di diversi quadri della collezione granducale da tenere per sé o da donare a suoi amici.
Non si hanno documenti puntuali comprovanti l'attività politica e culturale di Francesco Maria del Monte al servizio del de' Medici a Roma, quanto il prelato abbia potuto partecipare alla costruzione delle residenze familiari in città o all'organizzazione della fastosa collezione archeologica e pittorica del cardinale Ferdinando, tuttavia è plausibile ipotizzare che proprio grazie a questo rapporto il del Monte abbia potuto tessere la propria ragnatela di relazioni con il mondo artistico e culturale romano e fiorentino, dai collezionisti agli artisti, musicisti e letterati.
Nel 1588 Francesco Maria ottiene la promozione cardinalizia. Viene quindi proiettato dall'oramai granduca Ferdinando de' Medici a Roma, presso la residenza medicea di palazzo Madama, col fine di svolgere un ruolo di diplomatico per conto della corte fiorentina.
La protezione a Caravaggio Nel 1589 il cardinal del Monte è a Roma presso palazzo Madama, concessogli come residenza a vita dai Medici, proprietari legali dell'edificio. Il palazzo era stato totalmente restaurato per l'occasione: le stanze ammobiliate e abbellite a spesa del granduca di Toscana, il quale regalò al del Monte anche quadri e opere artistiche per impreziosire le pareti di rappresentanza. Il direttore dell'arredo è l'amico Emilio de' Cavalieri, già attivo per i Medici nella riorganizzazione dell'allestimento della Galleria degli Uffizi, da cui si spiega il perché entro la collezione del palazzo compaiono sin dal principio opere copie di quelle della collezione Medici.
L'interesse per l'arte culmina nel 1595 con la nomina a protettore dell'Accademia di San Luca, succedendo nel ruolo al cardinale Federico Borromeo.
Gli ambienti del palazzo diventano ben presto crocevia dei maggiori intellettuali di passaggio a Roma:"Lo frequentavano rappresentanti di diverse discipline e scienza: letterati (Giovan Battista Marino, Torquato Tasso, Battista Guarini, Gian Vittorio Rossi, Cesare Ripa), musici (Emilio de' Cavalieri, Giovanni de' Bardi, Giuseppe Olivieri, Girolamo Mei), archeologi (Girolamo Aleandro, Fulvio Orsini, Filippo Pigafetta, Paolo e Francesco Gualdo) collezionisti (Cassiano Dal Pozzo, Giulio Mancini), naturalisti (Federico Cesi, Fabio Colonna) e quasi tutti gli artisti residenti a Roma o qui di passaggio": Zygmunt Wazbinski, IL CARDINALE FRANCESCO MARIA DEL MONTE (1549 – 1626), LEO S.OLSCHKI EDITORE, FIRENZE 1994 , pp. 215-216. alcuni di essi vi soggiornarono più volte, come Galileo Galilei, Giulio ManciniAlvin K. Benson, Great Lives from History: John Ericsson - Irving Langmuir, Salem Press, 2010, p. 408. e Caravaggio.” Quando Francesco Maria del Monte morì nel 1626, fu fatto l’inventario della sua ricca pinacoteca. Le opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio il pittore maledetto, “Morto malamente come male avea vissuto” sedici anni prima, erano tante. Queste alcune: I bari, La buona ventura, San Francesco in estasi, Giovanni Battista, Santa Caterina, Il suonatore di liuto, La musica dei ragazzi…”: http://www.altrapagina.it/wp/caravaggio-e-il-cardinale/ . L'appoggio del cardinale al giovane artista lombardo risultò fondamentale nei primi anni della sua carriera romana,A lui si deve la persuasione dei committenti della cappella Contarelli:Ernesto Liberatori, Luci e Ombre su Michelangelo Merisi, Youcanprint, 4 set 2015, p. 66. ospitandolo a palazzo almeno dal 1598 al 1601,Unitamente a Mario Minniti, secondo C. Frommer, Caravaggios Frühwerk und der Kardinal Francesco del Monte, Storia dell'arte, 9–10 (1971):5–29. Il sodalizio con questo pittore messinese cessò quando Caravaggio si spostò a palazzo Mattei sotto il patronato del cardinale Girolamo Mattei: v. Creighton E. Gilbert. Caravaggio and His Two Cardinals. University Park: Pennsylvania State University Press, 1995: ma il rapporto col cardinale protettore rimase inalterato, se è vero che il 29 luglio 1605, dopo l'aggressione al notaio Pasqualone, "il pittore era fuggito subito verso la casa del cardinal Del Monte, distante pochi metri da piazza Navona": Caterina Bagnato, Rossella Vodret, Caravaggio e Mattia Preti a Taverna: Un confronto possibile, Gangheri, 2015, p. 85. stimolandolo a realizzare nuove opere per luiWazbinski, p. 214 e nello stesso tempo a ricercare successi anche in altri ambienti culturali circostanti, ad esempio il vicino palazzo Giustiniani a Roma.” Quando morì, Vincenzo aveva accumulato quindici tele di Caravaggio, mentre Del Monte ne possedeva solo otto”: Francesca Bonazzoli, Quei ricchi potenti ammaliati dal genio «borderline», Corriere della sera, 13 dicembre 2011 .
In questo lasso di tempo le commesse avanzate dal cardinal del Monte al giovane pittore lombardo sono numerose: la Medusa, I musici, I bari, la Buona ventura, il Suonatore di liuto, la Santa Caterina d'Alessandria, un San Francesco in estasi e una Marta e Maria Maddalena. Il rapporto tra i due è talmente forte che per il cardinal del Monte Caravaggio si cimenta anche nella pittura su parete, l'unico caso conosciuto della sua attività, l'olio su muro di Giove, Nettuno e Plutone nella stanza dedicata all'alchimia del casino di porta Pinciana di proprietà del cardinale, essendo l'uomo un appassionato di medicina. Il del Monte è in questo giro di anni una delle persone più influenti sotto il profilo mecenatistico di Roma, la cui collezione artistica personale diviene rinomata in ogni ambito culturale cittadino e non solo.
Al cardinale va con ogni probabilità riconosciuto anche il merito di aver esportato opere del Merisi in terra fiorentina e lombarda. Nel primo caso quando nel luglio del 1599 conduce con sé in dono a Ferdinando de' Medici la Medusa, per lui appositamente commissionata, mentre il Bacco di qualche anno dopo (1602) viene commissionato per farne dono al figlio Cosimo II de' Medici in occasione delle sue nozze del 1608. Nel secondo caso rientra la Canestra di frutta, pervenuta all'amico e frequentatore di casa del Monte il cardinale Federico Borromeo.
Grazie alla mediazione del cardinal del Monte Caravaggio ottiene anche le prime commesse pubbliche, quindi le tele della cappella Contarelli, quelle della cappella Cerasi e con ogni probabilità anche la pala della cappella Cherubini in Santa Maria della Scala. Un altro dipinto del Merisi sarà invece acquisito nel 1624, il San Giovanni Battista, dalla collezione Mattei (oggi ai Capitolini) per dono di Giovanni Battista Mattei.
L'attenzione verso la pittura del Caravaggio non si focalizza solo nelle opere autografe dell'artista, ma anche a tutta la cerchia di caravaggeschi che gli ruotano attorno, pertanto entrano nella collezione del Monte opere di Antiveduto Grammatica, Gerrit Van Honthorst, Battistello Caracciolo, Simon Vouet e Jusepe de Ribera.
Il successo del Caravaggio presso il del Monte è infine testimoniato anche dalle numerose copie di suoi dipinti fatti fare dal cardinale per dono a personalità che circolano nell'orbita delmontiana. Tra le più replicate ci sono I bari, la Buona Ventura e il Suonatore di liuto. Grazie a questo rapporto palazzo MadamaEgli "frequentò l’area compresa tra piazza Madama, piazza Navona e San Luigi dei Francesi": v. Nicola Barone, Arriva al Senato l’opera di Caravaggio acquistata dallo Stato. Sarà in mostra fino al 21 giugno, Il Sole 24 ore, 27 maggio 2026. diventa per il pittore un vero e proprio trampolino di lancio: di conseguenza Francesco Maria del Monte è il più influente contributore al suo successo, seguito subito dopo dagli amici Giustiniani e Mattei.
Le proprietà del Monte
Nel 1615 il cardinale acquista il palazzo Avogadro in via di Ripetta sul Tevere presso piazza del Popolo a Roma, voluta per annetterla alla vigna in suo possesso e dimorarvici successivamente all'ipotesi di ritorno dei don Francesco de' Medici a palazzo Madama nel 1610, spostando di conseguenza in loco la quasi totalità della sua collezione. Nonostante l'usufrutto perpetuo di palazzo Madama, il cardinale dispone comunque di molte sue proprietà: la vigna di Ripetta il palazzo marchionale di Monte Santa Maria Tiberina, capoluogo del feudo imperiale di cui era reggente, la vigna di porta Pinciana, acquistata nel 1596Da tal Cecchino Del Nero. e che probabilmente era la più bella tra tutte ma che per via del suo prestigio era troppo ambita dai vari cardinali nipoti che si succedevano e pertanto poco "stabile" come residenza,Fu infatti prima venduta al cardinale Pietro Aldobrandini nel 1597 e poi, una volta riacquisita da Francesco Maria del Monte nel 1599, venduta nuovamente al cardinale Ludovico Ludovisi nel 1621. quella di Albano Laziale e quella di Genzano. Della villa Medici sul Pincio il del Monte rimane responsabile insieme all'ambasciatore Niccolini della sua gestione, utilizzata per lo più per banchetti politici.