Summum bonum è un'espressione latina che significa "bene supremo" o "sommo bene". Fu introdotta dal filosofo romano CiceroneDe finibus, Libro II, 37 ss. per indicare il principio fondamentale su cui si basa un sistema etico, ovvero lo scopo delle azioni che, se perseguito con coerenza, conduce alla migliore vita possibile.
Da Cicerone in poi, l'espressione ha acquisito il significato secondario di essenza o principio metafisico ultimo del Bene, ciò che Platone chiamava Forma del Bene.
Questi due significati non coincidono necessariamente. Ad esempio, i filosofi epicurei e cirenaici sostenevano che la "vita buona" mirasse costantemente al piacere, senza suggerire che il piacere costituisse il significato o l'essenza del Bene al di fuori della sfera etica. Nel De finibus, Cicerone mise a confronto i sistemi etici di diverse scuole della filosofia greca, tra cui lo stoicismo, l'epicureismo, l'aristotelismo e il platonismo, in base al modo in cui ciascuna di esse definiva il summum bonum etico.
Il termine è stato utilizzato anche nella filosofia medievale. Nella sintesi tomista dell'aristotelismo col cristianesimo, il Sommo Bene è solitamente definito come la vita dei giusti e/o la vita condotta in comunione con Dio e secondo i Suoi precetti.
Nel kantismo, è stato utilizzato per descrivere il fine unico e supremo che gli esseri umani dovrebbero perseguire.
Platone e Aristotele La Repubblica di Platone si afferma:
La contemplazione silente era la via per apprezzare l'Idea del Bene.Alexandre Kojève, Introduction to the Reading of Hegel (1980), p. 108
Aristotele nella sua Etica Nicomachea accettava l'idea che l'obiettivo dell'attività umana «deve essere il “Bene”, cioè il bene supremo». Il perseguimento del bene supremo non sembrava migliorare le attività quotidiane degli uomini. Aristotele contestava l'idea platonica del Bene con una domanda pragmatica:
Tuttavia, il concetto aristotelico di Motore immobile era stato influenzato dall'idea platonica del Bene.H, Tredennick revd, The Ethics of Aristotle (1976) p. 352
Sincretismo ellenistico Filone di Alessandria armonizzò il Dio dell'Antico Testamento con il Motore immobile aristotelico e l'Idea del Bene platonica.J. Boardman ed., The Oxford History of the Classical World (1991) p. 703 Plotino, filosofo neoplatonico, basò il suo concetto di Uno -inteso come principio supremo- sul Bene di Platone, mentre Plutarco attinse dallo zoroastrismo per sviluppare il suo principio eterno del bene.J. Boardman ed., The Oxford History of the Classical World (1991) pp. 705-707
Agostino di Ippona nei suoi primi scritti propose il summum bonum come il fine ultimo dell'uomo, ma in seguito lo identificò come una caratteristica del Dio cristianoJ. McWilliam, Augustine (1992) p. 152-4 nel De natura boni (Sulla natura del bene, 399 circa). Agostino negò l'esistenza del male assoluto, descrivendo un mondo in cui Dio è il bene supremo da cui il male si allontana gradualmente.
Medioevo Tommaso d'Aquino identificò il Sommo Bene col Dio cristiano. Nella Summa Theologiae spiega che soltanto Dio è intimamente buono nella sua vera essenza, mentre tutte le altre creature derivano la loro bontà da quella Divina e prendono parte a quest'ultime.
Nel Compendium Theologiae afferma che il bene supremo coincide con il fine ultimo (capp. 104 e 113), che è il desiderio e bisogno naturale di conoscenza delle cause e delle cose nella loro essenza, che conduce alla Causa prima e alla visione di Dio nel Suo essere.
Sviluppi successivi Il summum bonum ha continuato ad essere al centro dell'attenzione della filosofia occidentale, sia laica che religiosa. Hegel sostituì l'ascesa dialettica al Bene supremo di Platone con la propria ascesa dialettica al reale.Kojève, p. 181-4
G. E. Moore collocava il bene supremo nelle relazioni personali e nella contemplazione della bellezza.H. Lee, Virginia Woolf (1996) p. 253
La dottrina del bene supremo sostenuta da Immanuel Kant può essere vista come il compimento dell'intera volontà razionale. Il bene è il fine supremo della volontà e ciò è vero al di là del raggiungimento di una volontà buona, che consiste nell'eccellenza morale conseguita con l'osservanza dell'imperativo categorico e della pura ragione pratica. Tale fine è comunque reale, a prescindere dal suo raggiungimento, e quindi non è riducibile a un imperativo ipotetico quale è la felicità. Inoltre, in virtù della dottrina del bene supremo, Kant postula l'esistenza di Dio e l'esistenza eterna degli agenti razionali, al fine di conciliare tre premesse: (i) che gli agenti siano moralmente obbligati a raggiungere pienamente il bene supremo; (ii) che l'oggetto dell'obbligo di un agente debba essere possibile; (iii) che la piena realizzazione del bene supremo da parte di un agente non sia possibile.
Giudizi filosofici I giudizi dei filosofi sul concetto di Sommo Bene si possono in genere riassumere in quattro tipologie: Utilitarismo, quando il bene supremo è identificato con la massima felicità psicologica possibile per il maggior numero di persone; Eudemonismo o etica della virtù; Deontologismo razionale, quando il bene supremo è identificato con la virtù o il dovere; Eudemonismo razionale, o deontologismo temperato, quando sia la virtù che la felicità sono combinate nel bene supremo.
Note
La voce incorpora i contenuti di Dinneen, M.F. (1909). "The Highest Good". In Herbermann, Charles (ed.). Catholic Encyclopedia. Vol. 6. New York: Robert Appleton Company. (pubblico dominio)
Voci correlate Onnibenevolenza Senso della vita
Collegamenti esterni Chisholm, Hugh, ed. (1911). "Summum Bonum" . Encyclopædia Britannica. Vol. 26 (11th ed.). Cambridge University Press. p. 81. (pubblico dominio)
Categoria:Terminologia latina della filosofia Categoria:Neoplatonismo Categoria:Frasi di Tommaso d'Aquino