Teoria sociale e giuridica In Coming Clean: The Rise of Critical Theory and the Future of the Left, Eric Heinze sostiene che il mondo progressista si sia concentrato su una lettura critica della storia occidentale, ma non abbia dedicato la stessa attenzione e non abbia applicato lo stesso metodo critico alle diverse storie della sinistra stessa. In un'intervista alla National Public Radio, Heinze ha affermato che il suo obiettivo non era quello di “definire” in astratto cosa sia la sinistra, bensì quello di individuare le “correnti dominanti” che l’hanno guidata nella politica e nell’attivismo. Sul New York Post ha scritto che la sinistra deve cambiare quella che spesso viene definita la sua “politica della memoria”. Un editorialista dell'Irish Times ha chiesto se Heinze potesse essere accusato di Whataboutery, in quanto secondo lui enfatizzerebbe le atrocità della sinistra per distogliere l’attenzione da quelle della destra. Secondo una recensione pubblicata sul quotidiano danese Berlingske, Heinze non sostiene che “i progressisti debbano smettere di fare teoria critica, o abbandonare le politiche di diversity, la teoria queer o il femminismo”, ma piuttosto che essi debbano trovare “un nuovo modo per farlo”.
In The Concept of Injustice, Heinze esamina quello che definisce lo stile “classico” della teoria della giustizia, che va da Platone a Rawls. Secondo Heinze, i teorici classici della giustizia partono dalle nozioni di "ingiustizia" dando per scontato che “giustizia” e “ingiustizia” siano opposti logici. Per Heinze, “ingiustizia”, nelle lingue occidentali sia antiche che moderne, è invece un mero accidente etimologico. “Giustizia” e “ingiustizia” appaiono sì come opposti all’interno di contesti convenzionali, già predefiniti, nei quali determinate norme sono assunte acriticamente. Al di fuori di tali presupposti, tuttavia, il rapporto tra i due termini diventa molto più complesso.
Per superare tale errore ricorrente, Heinze propone una nozione di teoria della giustizia “post-classica”, utilizzando testi letterari come modelli. Questo progetto si pone in scia con le pubblicazioni precedenti di Heinze nell’ambito della Law & Literature In un articoloAdrian Howe, A 'Right to Passions'? Compassion's Sexed Asymmetry and a Minor Comedy of Errors, Law & Critique (2012), vol 23, pp 83-102. pubblicato sulla rivista Law & Critique, la studiosa femminista Adrian Howe esamina come Heinze abbia offerto letture alternative di William Shakespeare attraverso un approccio innovativo della teoria critica. Citando l'esempio di La commedia degli errori, Howe spiega come, fino al XX secolo, gli studiosi spesso pensassero che Shakespeare non avrebbe cercato di trasmettere una seria critica socio-giuridica in un'opera apparentemente frivola. Secondo Howe, Heinze scopre una “serie di dualismi socio-giuridici: padrone-servo, marito-moglie, nativo-straniero, genitore-figlio, monarca-parlamento, acquirente-venditore. La commedia, sostiene [Heinze], utilizza i concetti di 'comicità' ed ‘errore’ per riflettere le problematiche relazioni socio-giuridiche basate su modelli tradizionali ma in evoluzione di dominio e subordinazione socio-giuridica".Adrian Howe, A 'Right to Passions'? Compassion's Sexed Asymmetry and a Minor Comedy of Errors, Law & Critique (2012), vol 23, p.98 Howe aggiunge che, secondo l'interpretazione di Heinze, "è il punto di vista dell'uomo privilegiato ad essere messo in discussione nell'opera teatrale."Adrian Howe, A 'Right to Passions'? Compassion's Sexed Asymmetry and a Minor Comedy of Errors, Law & Critique (2012), vol 23, p.99 In The Concept of Injustice, Heinze approfondisce questi temi. Egli esamina le teorie classiche della giustizia, da Platone a Rawls, mettendo in discussione le loro ipotesi di un'opposizione apparentemente logica tra i concetti di “giustizia” e “ingiustizia”.
Libertà di espressione Nel campo dei diritti umani, Heinze ha spesso contestato le restrizioni alla libertà di espressione imposte dall'Europa occidentale, incarnate nei cosiddetti divieti di “incitamento all'odio” (divieto di hate speech). Heinze sostiene che una democrazia moderna disponga di mezzi più efficaci e legittimi per combattere l'intolleranza sociale, senza dover limitare la libertà di espressione nella sfera pubblica.Kay Goodall, Human Rights Pitted Against Man (II) - A Response, International Journal of Human Rights, 14(7), 2010, 1165-1184 Secondo l'esperto di libertà di espressione Eric Barendt, Heinze individua nei divieti di incitamento all'odio ulteriori problemi di coerenza. Barendt scrive che i divieti, secondo la critica di Heinze, “sono spesso giustificati come necessari per prevenire la discriminazione nei confronti dei gruppi presi di mira, gruppi razziali o di altro tipo. Ma in realtà essi stessi discriminano tra i gruppi protetti dalle leggi sull'incitamento all'odio (gruppi razziali, etnici, religiosi e omosessuali) e quelli lasciati senza protezione (altri gruppi culturali, i disabili fisici e mentali, i transessuali)”.Eric Barendt, Religious Hatred Laws: Protecting Groups or Belief?, Res Publica (2011), vol 17, pp 41-53.
Nel suo libro Hate Speech and Democratic Citizenship, Heinze esamina i dibattiti in corso sulla legalità dei discorsi pericolosi, provocatori o offensivi. Egli ammette che alcune democrazie potrebbero essere talmente fragili da richiedere dei divieti, ma una democrazia che abbia superato una soglia ben definita, tale da diventare quella che Heinze definisce una “democrazia stabile, prospera e di lunga data” (‘longstanding, stable and prosperous democracy’ - LSPD) può legittimamente limitare l'espressione nel dibattito pubblico solo sulla base di criteri ‘selettivi’ e secondo criteri indipendenti e verificabili di uno “stato di eccezione” che costituisca un'emergenza di sicurezza nazionale.
Heinze riconosce che l'incitamento all'odio ha condotto alla violenza in Ruanda, nella Repubblica di Weimar tedesca, nella Jugoslavia immediatamente dopo la Guerra Fredda e in altre democrazie più deboli. Nessuna di queste, osserva Heinze, era una “democrazia stabile, prospera e di lunga data” (LSPD). Le democrazie mature, al contrario, dispongono di mezzi legittimi e più efficaci per combattere la violenza e la discriminazione senza dover punire le persone che sostengono opinioni provocatorie. Secondo Lesley Abdela, "al centro del modello LSPD, si può dimostrare che gli Stati democratici occidentali hanno assunto posizioni di tipo morale e simbolico - non sempre perfette o prive di contraddizioni - ma certamente in modo significativo e non solo in via astratta. Misure quali leggi contro la discriminazione, istruzione primaria pluralista (e divieti di stalking, molestie o “parole offensive” rivolte a singoli individui) esprimono i messaggi morali e simbolici dello Stato contro l'intolleranza o la violenza".
In The Most Human Right: Why Free Speech Is Everything, Heinze sostiene che i diritti umani riconosciuti a livello internazionale sono crollati in parte a causa dell'incapacità delle istituzioni di distinguere tra “human rights” e “human goods”. Heinze sostiene che molte tradizioni nel corso della storia hanno riconosciuto i beni umani essenziali, quindi se gli “human rights” devono svolgere un ruolo distinto, devono fare qualcosa di più che limitarsi a ribadire gli “human good”. Esaminando attentamente il concetto di diritto, Heinze sostiene che solo attraverso la libertà di parola i beni umani possono diventare oggetto dei diritti umani, il che porta alla conclusione che al di fuori della democrazia il concetto di “human rights” non ha senso e, nella migliore delle ipotesi, si riduce semplicemente a un concetto di “human goods”.
Nella sua rubrica periodica 'Unthinkable' sull'Irish Times, il giornalista Joe Humphreys riassume così l'argomentazione di Heinze: “Se non esiste un contesto sufficientemente democratico, ciò che si cerca come "diritto" è semplicemente un "bene", qualcosa di desiderabile che un governo può o meno fornire”. Recensendo il libro per il sito svedese Dixicon, l'esperto internazionale di diritti umani Hans Ingvar Roth aggiunge: "non è una coincidenza che molti leader autoritari nel corso della storia si siano sempre concentrati prima su quel diritto prima di iniziare a minacciare anche gli altri".
Sessualità nel contesto dei diritti umani